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La caduta di Berlino

film del 1950 diretto da Mikheil Chiaureli
La caduta di Berlino
Titolo originaleПадение Берлина (Padenie Berlina)
Paese di produzioneUnione Sovietica
Anno1949
Durata167 min
Generedrammatico
RegiaMichail Čiaureli
SceneggiaturaPëtr Pavlenko e Michail Čiaureli
Casa di produzioneMosfil'm
FotografiaLeonid Kosmatov
MontaggioTat'jana Lihačjova
MusicheDmitrij Šostakovič
ScenografiaVladimir Kaplunovskij e Aleksej Parhomenko
Interpreti e personaggi

La caduta di Berlino (in russo: Падение Берлина?, traslitterato: Padenie Berlina) è un film di guerra sovietico del 1949 diretto da Michail Čiaureli per la Mosfil'm.

Ripercorre alcune fasi della seconda guerra mondiale, elogiando la figura di Iosif Stalin tanto da essere considerato l'esempio più importante del culto della personalità legato al dittatore sovietico.

TramaModifica

Prima parteModifica

Aleksej Ivanov, un timido operaio di un'acciaieria, supera notevolmente la sua quota di produzione e viene scelto per ricevere l'Ordine di Lenin e incontrare personalmente Iosif Stalin. Aleksej si innamora con l'insegnante idealista Nataša, ma non riesce a stringere un rapporto. Quando incontra Stalin, il leader aiuta Ivanov a comprendere le sue emozioni e gli consiglia di recitarle una poesia.

Dopo esser ritornato a Mosca, Aleksej confessa il suo amore per Nataša ma mentre passeggiano tra i campi di grano, la loro città viene attaccata dai Tedeschi che intanto avevano invaso l'Unione Sovietica.

Aleksej perde conoscenza e rimane in coma ma quando si risveglia viene a sapere che Nataša è sparita e che i Tedeschi hanno raggiunto le porte di Mosca.

Nella capitale, Stalin intanto progetta delle strategie di difesa, illustrando al generale Georgij Žukov il modo con il quale avrebbe dovuto dispiegare le sue forze. Aleksej si arruola come volontario nell'Armata Rossa, partecipando alla parata nella Piazza Rossa e nella battaglia di Mosca.

A Berlino, dopo aver ricevuto benedizioni da parte dei rappresentanti degli stati alleati – la Turchia, il Vaticano, la Romania e il Giappone – e osservando una lunga coda di Ostarbeiter tra i quali figura Nataša, Adolf Hitler diventa furioso per la sconfitta a Mosca. Dimette Walther von Brauchitsch dalla sua carica e offre il comando dell'esercito a Gerd von Rundstedt ma quest'ultimo rifiuta, affermando che Stalin è un ottimo capitano e la sconfitta della Germania è certa. Hitler decide alla fine di attaccare Stalingrado, mentre Göring cerca di negoziare col capitalista britannico Bedstone per i rifornimenti di materiale. Dopo la vittoria sovietica a Stalingrado, Vasilij Čujkov dice a Ivanov che Stalin è sempre con lui e l'Armata Rossa.

Durante la Conferenza di Jalta, Stalin e gli Alleati dibattono sullo svolgimento della guerra: Winston Churchill vuole impedire ai Sovietici di entrare a Berlino e cerca di convincere Franklin Delano Roosevelt ad accettare il suo piano. Intanto la guerra continua a Mosca, con Aleksej sul campo di battaglia e Nataša rinchiusa in un campo di concentramento nazista.

Seconda parteModifica

Stalin chiede ai suoi generali se saranno loro a conquistare Berlino oppure gli alleati, ed i generali affermano che saranno loro a catturare la città. I soldati sovietici, compreso Aleksej, avanzano verso Berlino mentre Hitler ordina al suo esercito di combattere fino alla fine.

Intanto, viene impartito l'ordine di uccidere tutti gli internati nei campi di concentramento prima che l'Armata Rossa potesse raggiungerli, ma le truppe sovietiche riescono a liberare i prigionieri prima della loro esecuzione. Ivanov non trova però Nataša.

Hitler e i leader nazisti cadono sempre di più nella disperazione all'avvicinarsi dei Sovietici a Berlino: il dittatore decide di inondare le stazioni della metropolitana, facendo affogare migliaia di civili. In seguito, sposa Eva Braun e si suicida.

Il generale Hans Krebs riferisce la notizia della morte di Hitler all'Armata Rossa e chiede di cessare il fuoco. Stalin ordina di accettare soltanto una resa incondizionata. Aleksej viene scelto per portare la Bandiera della Vittoria assieme a Mihail Egorov e Meliton Kantaria. La loro divisione assedia il Reichstag e i tre issano la bandiera sulla cima.

I Tedeschi si arrendono e i soldati dell'Armata Rossa festeggiano la vittoria in tutto il territorio dell'URSS. L'aereo di Stalin atterra a Berlino e viene accolto da una folla entusiasta di persone di "tutte le nazioni", reggendo locandine con il suo ritratto e agitando bandiere di vari paesi. Stalin tiene quindi un discorso dove chiede la pace nel mondo. Nella folla, Aleksej e Nataša si riconoscono l'un l'altro e si riuniscono. Nataša chiede a Stalin di baciarlo sulla sua guancia e si abbracciano mentre i prigionieri elogiano Stalin in numerose lingue. Il film finisce con l'augurio del leader sovietico della felicità e della pace.

RiconoscimentiModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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