Winston Churchill

politico, storico e giornalista britannico
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« Era come se tutta la mia vita fosse stata una lunga preparazione a quel momento[1] »

(Winston Churchill dopo la sua nomina a Primo ministro il 10 giugno 1940)
Winston Churchill
Sir Winston Churchill - 19086236948.jpg

Primo ministro del Regno Unito
Durata mandato 10 maggio 1940 –
26 luglio 1945
Monarca Giorgio VI
Predecessore Neville Chamberlain
Successore Clement Attlee

Durata mandato 26 ottobre 1951 –
7 aprile 1955
Monarca Giorgio VI
(fino al 6 febbraio 1952)
Elisabetta II
(dal 6 febbraio 1952)
Predecessore Clement Attlee
Successore Sir Anthony Eden

Cancelliere dello Scacchiere
Durata mandato 6 novembre 1924 –
4 giugno 1929
Capo del governo Stanley Baldwin
Predecessore Philip Snowden
Successore Philip Snowden

Segretario di Stato per gli Affari Interni
Durata mandato 19 febbraio 1910 –
24 ottobre 1911
Capo del governo Herbert Henry Asquith
Predecessore Herbert Gladstone
Successore Reginald McKenna

Leader del Partito Conservatore
Durata mandato 9 novembre 1940 –
6 aprile 1955
Predecessore Neville Chamberlain
Successore Anthony Eden

Dati generali
Suffisso onorifico KG OM CH TD FRS PC (Can)
Partito politico Partito Conservatore (1900-04; 1924-64)
Partito Liberale (1904-24)
Università Harrow School, Royal Military Academy Sandhurst
Firma Firma di Winston Churchill

Sir Winston Leonard Spencer Churchill (Woodstock, 30 novembre 1874Londra, 24 gennaio 1965) è stato un politico, storico, giornalista e militare britannico.

È stato primo ministro del Regno Unito dal 1940 al 1945 e nuovamente dal 1951 al 1955. È stato inoltre membro del Parlamento dal 1900 al 1922 e dal 1924 al 1964, rappresentando nel corso della sua carriera cinque diversi collegi. Come primo ministro, è noto per aver guidato il Regno Unito alla vittoria nella seconda guerra mondiale; fu anche leader del Partito conservatore per quindici anni, dal 1940 al 1955.

Churchill nacque in una famiglia aristocratica, figlio di Lord Randolph Churchill, importante statista conservatore; arruolatosi nell'esercito britannico, combatté in India, nella guerra mahdista in Sudan e nella seconda guerra boera, ottenendo fama per le sue corrispondenze giornalistiche e per i libri di memorie sulle campagne a cui aveva preso parte. Entrato in politica agli inizi del XX secolo, ricoprì incarichi ministeriali nel governo liberale presieduto da Herbert Henry Asquith e, insieme con il Cancelliere dello Scacchiere David Lloyd George, svolse un'intensa attività riformatrice in campo sociale. Nominato Primo Lord dell'Ammiragliato, dopo lo scoppio della prima guerra mondiale dovette abbandonare il governo in seguito all'esito disastroso della campagna di Gallipoli, della quale era stato il principale promotore; nel 1916, caduto Asquith, Churchill tornò a importanti incarichi di governo nel nuovo gabinetto di David Lloyd George. Dopo la guerra ottenne la carica di Cancelliere dello Scacchiere del nuovo governo presieduto da Stanley Baldwin (1924-1929) e si fece promotore di una politica deflazionistica, restaurando la parità aurea della sterlina ai livelli pre-bellici.

Escluso da incarichi governativi durante gli anni 1930, Churchill divenne una delle voci più critiche riguardo alla Germania nazista, guidando la campagna per il riarmo. Allo scoppio della seconda guerra mondiale divenne nuovamente Primo Lord dell'Ammiragliato, ma in seguito alle dimissioni di Neville Chamberlain nel maggio 1940 venne nominato Primo ministro. I suoi discorsi e trasmissioni radiofoniche furono decisivi nel sostenere la resistenza britannica, specialmente nel difficile periodo 1940-1941 quando il Commonwealth e l'Impero britannico si trovarono a fronteggiare da soli la minaccia nazista. Churchill guidò poi il Regno Unito durante l'intero conflitto e nei mesi successivi alla resa tedesca. In seguito alla sconfitta dei Conservatori nelle elezioni del 1945, Churchill divenne leader dell'opposizione mantenendo comunque un grande prestigio internazionale; nel 1946 pronunciò a Fulton il famoso discorso sulla "Cortina di Ferro", che convenzionalmente segna l'avvio della Guerra fredda. Rieletto primo ministro nel 1951, il suo secondo mandato fu dominato da problemi di politica estera come l'insurrezione comunista in Malesia, la Rivolta dei Mau-Mau in Kenya, la guerra di Corea e il colpo di stato iraniano del 1953. Churchill si dimise dalla carica nel 1955, rimanendo comunque parlamentare fino al 1964. Alla sua morte la Regina gli concesse gli onori del funerale di stato, al quale parteciparono un gran numero di statisti.

Per l'attività di storico e scrittore portata avanti durante tutta la vita ricevette anche il Premio Nobel per la Letteratura nel 1953. Protagonista di prima piano delle vicende politiche britanniche e internazionali per oltre cinquant'anni, Churchill è tra le figure più significative del XX secolo. La sua memoria rimane oggetto ancora oggi di elogi e critiche, e il dibattito intorno alla sua complessa eredità resta acceso[2].

Indice

GiovinezzaModifica

Infanzia e istruzione (1874-1895)Modifica

 
Blenheim Palace, dimora avita dei Marlborough e luogo di nascita di Churchill
 
Lord Randolph Churchill e Jennie Jerome fidanzati. Parigi, 1874

Churchill nacque nella dimora avita della famiglia paterna, Blenheim Palace nell’Oxfordshire, il 30 novembre 1874[3][4][5]. Diretto discendente dei duchi di Marlborough, il suo casato apparteneva ai massimi ranghi dell’aristocrazia britannica[6][7]. Discendendo dai Duchi di Marlborough, Winston Churchill è legato da una lontana parentela a Diana Spencer, Principessa del Galles (1961-1997), consorte sino al 1996 di Carlo, principe di Galles, figlio della Regina Elisabetta II. Il nonno paterno, John Spencer-Churchill, VII duca di Marlborough, era stato per dieci anni parlamentare per il Partito conservatore e ministro nel governo di Benjamin Disraeli[8]. Suo padre Lord Randolph Churchill, era stato eletto Membro del Parlamento per Woodstock nel 1873[9][10]. Attraverso la nonna paterna, lady Frances Anne Vane-Tempest-Stewart Churchill era pronipote del celebre statista irlandese lord Castlereagh, l'artefice dell'Europa post-napoleonica al Congresso di Vienna[11]. Dalla stessa linea Churchill poteva vantare anche avi italiani delle famiglie fiorentine dei Guicciardini e degli Strozzi, in particolare dal fratello di Francesco Guicciardini Jacopo, che era stato ambasciatore di Firenze in Inghilterra nel XVI secolo[12]. La madre, Jennie Jerome era americana, figlia di Leonard Jerome, un facoltoso uomo d’affari di New York nonché proprietario del New York Times[13][14]; anche il nonno materno era stato attivo politicamente come acceso sostenitore di Abraham Lincoln attraverso i suoi giornali[15]. I genitori di Winston si incontrarono per la prima volta nell’agosto 1873 ad una regata sull’Isola di Wight, quando furono presentati dal Principe di Galles, amico di entrambi[16]. Jennie e Randolph si fidanzarono dopo appena tre giorni, ma il matrimonio fu ritardato a causa delle diatribe dei suoceri sull’ammontare della dote[17]. La coppia si sposò infine nell’aprile 1874 all’ambasciata britannica a Parigi[18]. Il primogenito nacque meno di otto mesi dopo le nozze; il bambino venne battezzato “Winston Leonard”, in onore del capostipite della schiatta, padre del celebre condottiero John Churchill, chiamato anch’egli Winston, e del nonno materno, Leonard Jerome[19]. Secondo il biografo William Manchester egli era stato concepito prima del matrimonio[20], ma altri autori hanno sostenuto che fosse nato prematuro a causa di una caduta da cavallo della madre[21]. Quando gli fu chiesto delle circostanze della sua nascita, Churchill rispose: “Sebbene fossi presente all’occasione, non ricordo bene gli eventi che mi ci portarono[22].

 
Churchill all'età di sette anni, nel 1881

Nel 1877 il duca di Marlborough venne nominato Viceré d’Irlanda e Lord Randolph divenne il suo segretario privato; pertanto, l’intera famiglia Churchill si trasferì a Dublino[23][24]. Qui, nel 1880 nacque il secondo figlio della coppia, John Strange Spencer-Churchill detto “Jack”[25]. Secondo le sorelle di Jennie il vero padre del bambino era Evelyn Boscawen[26] ma tale insinuazione, dettata forse dalla gelosia delle sorelle per Jennie, è stata confutata dagli storici[27]. Durante gli anni ’80 comunque i genitori di Churchill si estraniarono sempre più e la madre cominciò a frequentare vari amanti[28]. Il piccolo Winston non ebbe in pratica alcuna relazione con il padre, mentre riguardo alla madre più tardi ricordò: “La amavo, ma a distanza[29][30]. Molti anni più tardi, mentre Londra veniva bombardata dalla Luftwaffe, l’unico oggetto prezioso che Churchill portò nel bunker fu un ritratto di Jennie realizzato da John Singer Sargent[31]. Con il fratello, che visse sempre nella sua ombra, i rapporti rimasero invece molto stretti e affettuosi per tutta la vita, fino alla morte di Jack nel 1947[32]. A Dublino Churchill ricevette i primi insegnamenti di lettura e aritmetica da una governante[33], mentre lui e il fratello vennero accuditi dalla tata Elizabeth Everest, alla quale Winston rimase devotissimo per tutta la vita[34]. Nella sua autobiografia “My Early Life” (La mia giovinezza) scrisse a proposito della Everest: “Per tutta la mia infanzia e adolescenza è stata la mia più cara amica e confidente[35].

 
Lady Randolph Churchill con i figli John (a sinistra) e Winston (a destra) nel 1889

All’età di sette anni, Churchill venne mandato alla St. George’s School di Ascot, ma odiò la scuola, ebbe voti mediocri e fu indisciplinato[36]. I genitori si erano nel frattempo trasferiti a Connaught Place a Londra, dove Churchill li visitava regolarmente, mentre nello stesso periodo fu portato nella sua prima vacanza all’estero, nella località termale di Bad Gastein in Austria-Ungheria[37]. A causa della salute precaria, nel settembre 1884 fu trasferito alla Brunswick School di Hove nel Sussex dove i suoi risultati migliorarono, ma la condotta rimase indisciplinata[38]. A malapena passò gli esami di ammissione per la prestigiosa Harrow School dove si iscrisse nell’aprile 1888[39]. Qui il rendimento rimase alto, eccelse soprattutto in storia, ma gli insegnanti lamentavano la sua mancanza di puntualità e precisione[40]. Scrisse anche poesie e lettere che furono pubblicate nel giornale della scuola, l’Harrovian, vincendo anche una competizione di scherma[41]. Il padre aveva deciso che il giovane Churchill dovesse intraprendere la carriera militare, quindi trascorse gli ultimi tre anni ad Harrow nei corsi preparatori per l’accademia; superò gli esami finali con voti bassi[42]. Nel gennaio 1893, durante una vacanza a Bournemouth, cadde e rimase incosciente per tre giorni[43]. Nel marzo dello stesso anno lavorò brevemente in una scuola serale a South Kensington[44], prima di trascorrere le vacanze in Svizzera e Italia[45]. Dopo due tentativi respinti, fu infine ammesso all’Accademia militare di Sandhurst, dove fu accettato come cadetto in cavalleria, cominciando i corsi nel settembre 1893[46][47]. Nell’agosto 1894 Churchill e il fratello trascorsero le vacanze in Belgio[48] e durante il tempo libero a Londra si unì alle proteste per la chiusura dell’Empire Theatre, del quale era un assiduo frequentatore[49]. I corsi a Sandhurst terminarono dopo quindici mesi e Churchill si diplomò nel dicembre 1894, con ottimi risultati[50], particolarmente nell’equitazione[51][52]. Poco dopo tuttavia il padre, Lord Randolph Churchill, morì per cause mai del tutto chiarite, probabilmente di sifilide o per un cancro al cervello[53]. Winston rimase molto scosso per la morte del genitore, ricavandone la convinzione che anche lui avrebbe avuto il destino di morire giovane[54].

Cuba, India e Sudan (1895-1899)Modifica

 
Churchill in uniforme, 1895

Nel febbraio 1895 Churchill fu assegnato al IV reggimento Ussari dell’Esercito britannico, di stanza ad Aldershot[55]. Lo stipendio ammontava a 150 sterline all’anno, ben al di sotto del suo tenore di vita[56]. Nel luglio dello stesso anno, Churchill fece ritorno a Londra per organizzare i funerali della sua vecchia tata Everest, che pagò personalmente[57]. Ansioso di partecipare ad azioni militari, sfruttò l’influenza della madre per farsi assegnare in zone di guerra[58]. Nell’autunno del 1895 partì per Cuba insieme a Reginald Barnes, per assistere alla guerra d’indipendenza che l’isola stava combattendo contro la Spagna. Qui si unì alle truppe spagnole come corrispondente di guerra e fu testimone di vari scontri con i ribelli indipendentisti[59]. Da Cuba Churchill riportò anche una delle passioni che l’avrebbero distinto negli anni successivi, quella per il sigaro, che lo accompagnerà fino alla morte[60]. Terminata questa esperienza trascorse un periodo di soggiorno negli Stati Uniti, il paese di sua madre, dove fece la conoscenza di Bourke Cockran, famoso uomo politico e oratore del tempo, che ebbe notevole influenza sul giovane Winston[61]. Churchill ammirava gli Stati Uniti, e scrisse a suo fratello che erano “davvero un grande paese”, dicendo anche alla madre: “che grande popolo sono gli americani![62].

 
La battaglia di Omdurman a cui Churchill prese parte in una carica di cavalleria

Al seguito degli Ussari Churchill giunse a Bombay nell’India britannica, nell’ottobre 1896[63]. Presto trasferito a Bangalore, prese alloggio in un Bungalow con l’amico Barnes[64]. Descrisse l’India come “Una terra di noiosi snob senza Dio”[65]; Churchill rimase di stanza a Bangalore per diciannove mesi, facendo frequenti visite a Calcutta, spedizioni nello Hyderabad e due visite in licenza in Gran Bretagna[66]. Ritenendo di aver ricevuto una scarsa educazione, Churchill cominciò in questo periodo a studiare da autodidatta, leggendo opere di Platone, Adam Smith, Charles Darwin ed Henry Hallam[67]. Ebbero particolare influenza su di lui il Declino e caduta dell'impero romano di Edward Gibbon, il “Martirio dell’uomo” di William Winwood Reade, un’opera storica di impronta materialista e darwinista che influenzò l'agnosticismo di Churchill, oltre alle opere del famoso storico Whig Thomas Babington Macaulay[68]. Interessato sin d’allora di politica[69], nelle lettere private si definiva “un liberale in tutto tranne che nel nome”, aggiungendo però che non poteva sostenere il Partito liberale a causa del suo sostegno all’Home rule per l’Irlanda[70]. Piuttosto, si definiva un aderente dell’ideologia della c.d. Tory democracy, della quale già il padre era stato tra i principali esponenti[71]. In questa veste, durante una delle visite in patria, tenne il suo primo discorso pubblico a Bath ad un raduno della “Primrose League” (“Lega della Primula”), un’organizzazione militante fondata dal padre anni prima a sostegno dell’ala “uninazionale” dei Tories[72]. Churchill espresse in questo periodo una miscela di istanze conservatrici e riformiste allo stesso tempo: si dichiarò ad esempio in favore di un sistema di istruzione pubblico e laico, ma allo stesso tempo si oppose al suffragio femminile, definendo le SuffragetteUn movimento ridicolo[73]. Il biografo Keith Robbins ha sostenuto che fu in questo periodo che Churchill formò gran parte del proprio pensiero politico[74].

 
La copertina di "The River War", 1899

In India, Churchill decise di unirsi al Corpo di Spedizione del Malakand, comandato da Bindon Blood nella campagna contro i ribelli Pashtun della tribù Mohmand nella Valle di Swat in India nord-occidentale[75]. Per poter partecipare alla campagna dovette accreditarsi come corrispondente di guerra per il “The Pioneer” e per il “Daily Telegraph[76]. Nelle lettere ai familiari descrisse come fosse pratica di entrambi gli schieramenti massacrare i feriti dopo gli scontri, ma non ne fece cenno nelle sue corrispondenze giornalistiche[77]. Rimase al seguito dell’esercito per sei settimane prima di fare ritorno a Bangalore nell’ottobre 1897[78]. Qui scrisse il suo primo libro, “The story of the Malakand Field Force”, relativo alla campagna appena trascorsa, che fu poi pubblicato da Longman e ricevette un’ottima accoglienza[79]. Nello stesso periodo scrisse anche un romanzo a chiave dal titolo “Savrola”, ambientato in un immaginario regno balcanico, che fu pubblicato a puntate sul Macmillan’s Magazine tra maggio e dicembre 1899, prima di apparire in forma di libro[80].

Nel 1898, mentre soggiornava ancora a Bangalore, Churchill esplorò la possibilità di unirsi alle forze di Lord Kitchener che stavano per cominciare la campagna sudanese contro gli insorti del Mahdi[81]. Kitchener fu inizialmente reticente, sostenendo che Churchill fosse solo in cerca di fama e di medaglie[82]. Dopo aver passato del tempo a Calcutta, Meerut e Peshawar, nel giugno del 1898 Churchill fece ritorno in patria[83]. Qui fece uso dei suoi contatti, tra cui il primo ministro Lord Salisbury, vecchio collega del padre, per farsi assegnare al corpo di spedizione sudanese[84]. In cambio accettò di scrivere degli articoli di corrispondenza per il Morning Post[85]. Partì quindi per l’Egitto, dove si unì al XXI Lanceri al Cairo prima di risalire il Nilo verso sud alla volta del Sudan. Qui prese parte alla famosa Battaglia di Omdurman, nella quale le forze del Mahdi (messia islamico) Abd Allah al-Ta'aysh subirono una decisiva sconfitta[86][87]. Nei suoi articoli, Churchill espresse giudizi molto critici sul comportamento di Kitchener verso i feriti, e soprattutto sulla profanazione della tomba del Mahdi da lui ordinata[88]. Per questo Kitchener odiò Churchill[89], un'ostilità le cui conseguenze si sarebbero viste molti anni dopo. In seguito alla battaglia, Churchill donò una parte di pelle del suo petto perché fosse trapiantata a un commilitone ferito[90]. Tornato in Gran Bretagna in ottobre, pubblicò un’altra opera, intitolata “The River War” (“La guerra sul fiume”), dedicata alla campagna del Sudan[91].

Prime esperienze politiche e Guerra Boera (1899-1900)Modifica

 
Churchill a cavallo durante la guerra boera, 1899

Avendo preso la decisione di intraprendere una carriera parlamentare, Churchill approfondì i suoi contatti politici e tenne comizi a tre riunioni del Partito conservatore. In questo periodo conobbe anche il suo primo amore, Pamela Plowden; anche se la relazione non durò a lungo, i due rimasero amici per il resto della vita[92]. In dicembre fece ritorno in India per tre mesi, dove coltivò assiduamente la sua passione per il polo[93]. Durante la permanenza a Calcutta fu ospite del Viceré George Nathaniel Curzon[94]. Durante il viaggio di ritorno in Gran Bretagna soggiornò all’Hotel Savoy del Cairo, dove fece la conoscenza del Khedivè Abbas II[95], prima di tornare in patria in aprile. Qui si concentrò nuovamente sulla politica, partecipando ad incontri di partito e ad eventi mondani, come le cene a casa Rothschild[96]. Fu scelto come candidato per le elezioni suppletive del giugno 1899 ad Oldham nel Lancashire[97]. Sebbene il seggio fosse stato in precedenza tenuto dai Conservatori, i Liberali ottennero una vittoria di misura[98]. Churchill raccolse 11.477 voti contro i 12.770 del candidato liberale Walter Runciman[99]; questi, rivolgendosi al rivale commentò: “Non si preoccupi, non credo che questa sia l’ultima volta che il Paese sentirà parlare di noi[100].

 
Churchill tiene un discorso a Durban dopo la fuga dalla prigionia, 1899

Avendo avuto presentimento dello scoppio della Seconda guerra boera, Churchill salpò da Southampton per il Sudafrica come corrispondente per il Daily Mail e il Morning Post[101]. Sbarcato a Cape Town raggiunse il fronte a Ladysmith, allora assediata dalle truppe boere[102]. Tra i corrispondenti di guerra britannici era presente anche la zia di Churchill, lady Sarah Wilson, una delle prime donne della storia ad aver svolto questa professione[103]. Durante un viaggio in treno verso Colenso, nella provincia del KwaZulu-Natal, il convoglio venne attaccato dai boeri e Churchill fu catturato e internato in un campo di prigionia a Pretoria[104]. Tuttavia in dicembre, Churchill e altri due prigionieri riuscirono a evadere attraverso i bagni del campo. Si nascose dapprima in un treno abbandonato e poi in una miniera appartenente a un simpatizzante dei britannici. Ricercato dai boeri, Churchill riuscì infine a nascondersi su un convoglio che lo portò al sicuro nell’Africa Orientale Portoghese (odierno Mozambico)[105].

Da qui si imbarcò per Durban, dove scoprì che la sua evasione lo aveva reso famoso[106]. Invece di tornare in patria, Churchill preferì essere assegnato come tenente nel reggimento dei South African Light Horse e in questa veste si unì alle truppe del generale Redvers Buller che sconfissero i boeri a Ladysmith e presero Pretoria[107], segnando la vittoria britannica nel conflitto. Nei suoi scritti durante la campagna, Churchill criticò aspramente l’ostilità britannica verso i boeri, invocando invece un trattamento generoso degli sconfitti e una pace rapida[108]. Churchill e suo cugino, il duca di Marlborough, entrarono a Pretoria alla testa delle truppe britanniche e ottennero la resa di 52 guardie boere dei campi di prigionia[109]. Dopo la vittoria, Churchill tornò a Cape Town e da lì, in luglio, salpò per il Regno Unito[110]. Nel maggio, quando ancora era in Sudafrica, i suoi dispacci al Morning Post furono pubblicati con il titolo “London to Ladysmith via Pretoria” (Da Londra a Ladysmith via Pretoria), che ottenne un buon successo di vendite[111].

Primi anni di carriera politica (1900-1939)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Carriera politica di Winston Churchill (1900-1939).

Dall'ingresso in Parlamento alla Prima guerra mondiale (1900-1914)Modifica

Forte della popolarità conseguita nel conflitto sudafricano, Churchill venne eletto per il seggio di Oldham alle Elezioni generali del 1900, le ultime dell’età vittoriana, nota anche come “Khaki election” (elezione khaki), per il decisivo vantaggio dato ai Tories dalla vittoria nella guerra boera[112]. Tuttavia, Churchill non prese parte alla cerimonia di apertura del Parlamento del dicembre 1900, ma si dedicò a un tour di conferenze in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Grazie al successo del tour di conferenze negli Stati Uniti e alla prolifica attività di collaborazione con giornali e riviste Churchill riuscì a guadagnare la somma di 10.000 sterline, equivalenti a circa 500.000 sterline nel 2001[113]. All’epoca i parlamentari non percepivano alcun compenso e Churchill non aveva ereditato quasi nulla alla morte del padre, poiché questi aveva perso gran parte del suo patrimonio[114]. Churchill prese infine possesso del suo seggio nel febbraio 1901.

In Parlamento, Churchill si unì a un gruppo di giovani deputati conservatori il cui leader era Lord Hugh Cecil, figlio del primo ministro Lord Salisbury. Da lui il gruppo prese il nome di “Hughligans”. Il primo intervento parlamentare di Churchill fu un duro attacco al Segretario di Stato per la Guerra St. John Brodrick, che aveva proposto di aumentare gli effettivi dell’esercito a sei corpi d’armata, tre dei quali da stanziare all’estero. Churchill aveva preparato con cura il suo intervento per sei settimane e parlò per un’ora senza appunti. L’intervento mostrò abilità retoriche notevoli e fu subito paragonato alle famose allocuzioni del padre[115].

 
Churchill nel 1904

A partire dal 1903 Churchill cominciò ad allontanarsi dai conservatori. In particolare, si oppose al leader dei Liberali Unionisti Joseph Chamberlain, vecchio amico e alleato politico del padre, il cui partito era in coalizione con i Tories. Chamberlain propose un vasto piano di tariffe protezioniste per preservare il primato dell’industria britannica davanti all’emergente concorrenza tedesca e americana[116]. Churchill allora e in seguito fu invece un sostenitore del libero commercio[117]. Quando gli attacchi alle politiche protezioniste dei conservatori e di Chamberlain si moltiplicarono, fu sfiduciato dal suo stesso collegio. Oldham era infatti un importante centro dell’industria tessile e gli elettori locali erano favorevoli alle politiche protezioniste sostenute da Chamberlain e dagli Unionisti, che prevedevano dazi sui prodotti tessili stranieri. Churchill continuò comunque a sedere in Parlamento per Oldham fino alle successive elezioni[118].

Passato ufficialmente ai liberali dopo la Pasqua del 1904, quando il partito giunse al governo nel dicembre 1905, con il primo ministro Henry Campbell-Bannerman Churchill ottenne il suo primo incarico ministeriale come Sottosegretario alle Colonie[119]. In questa veste, Churchill si occupò da subito di questioni di grande rilievo, come l’adozione di una nuova costituzione per le repubbliche boere del Transvaal e dell’Orange e con lo scandalo del lavoro forzato degli immigrati cinesi nelle miniere sudafricane[120].

Dopo le elezioni generali del 1906, vinte a schiacciante maggioranza dai liberali, Churchill venne nominato Ministro del Commercio (President of the Board of Trade). In questo nuovo incarico, unitamente al Cancelliere dello Scacchiere David Lloyd George promosse molte riforme sociali, come l'istituzione del salario minimo e il limite della giornata lavorativa a otto ore per i minatori, influenzato anche da William Beveridge, da lui chiamato a collaborare nel Board of Trade[121].

Astro in ascesa della politica britannica, Churchill divenne nel 1910 Ministro dell'Interno. Quando, nello stesso anno, ebbero luogo gli scioperi di minatori nel Galles, Churchill, nonostante la persistente leggenda, impedì all'esercito di intervenire, venendo per questo criticato dai giornali conservatori come il Times[122]. Nel 1911, prese l'inusuale decisione di presenziare personalmente all'Assedio di Sidney Street, un'operazione di polizia contro una banda di rapinatori. Anche in quest'occasione la sua decisione sollevò numerose critiche[123]. Come Ministro dell'Interno, Churchill si dedicò anche ad un'ampia riforma del sistema penale che aveva come obiettivo la riduzione del numero dei detenuti[124].

Passato all'Ammiragliato nel 1911, l'anno della Crisi di Agadir, Churchill si dedicò da subito ad un ampio programma di ammodernamento della Royal Navy, per mantenere la superiorità rispetto alla Germania. Predispose il varo di nuove classi di navi, come la Queen Elizabeth e la Arethusa. In questo contesto, promosse anche la modifica dei motori delle navi militari da combustibile a carbone in quelli a petrolio, il che rese necessario garantire un rifornimento continuo di questa materia prima[125]. A questo scopo, Churchill negoziò e fece approvare alla Camera dei Comuni un contratto di acquisto da parte dello Stato della quota del 51 per cento della Anglo-Persian Oil Company, con diritto di utilizzazione di tutto il petrolio estratto dalla compagnia[126].

Prima guerra mondialeModifica

 
Churchill (al centro) al comando del VI battaglione dei Royal Scots Fusiliers, 1916

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, Churchill rimase a capo della Marina britannica. L'eventi più noto e controverso di questo periodo fu la fallita Campagna di Gallipoli, della quale Churchill fu promotore insieme all'ammiraglio John Fisher e al generale Kitchener[127]. L'operazione aveva l'obiettivo di eliminare le difese turche nello Stretto dei Dardanelli per consentire alle truppe da sbarco britanniche, australiane e francesi di raggiungere Costantinopoli e unirsi così all'esercito russo. La flotta predisposta per l'azione non riuscì tuttavia ad annientare le difese dei turchi e Churchill, essendo il ministro responsabile, venne considerato il colpevole dell'insuccesso[128]. Per questo, nel 1915, anche su forte pressione dei conservatori, dovette dare le dimissioni[129].

Churchill a questo punto riprese servizio nell'esercito, pur rimanendo parlamentare, come tenente colonnello del VI battaglione dei Royal Scots Fusiliers. Durante il suo periodo al comando Churchill e il suo battaglione furono di stanza a Ploegsteert, ma non presero parte ad azioni sul campo[130]. Churchill mostrò interesse per le condizioni dei suoi uomini, emanando severe disposizioni igieniche e deplorando gli assalti frontali che portavano a carneficine inutili[131]. Schieratosi all'opposizione del nuovo governo, il 7 marzo 1916 tenne un discorso in cui attaccava il nuovo Primo Lord dell'Ammiragliato Arthur Balfour e chiedeva il ritorno di Fisher[132]. Il 3 maggio il suo battaglione venne accorpato alla XV divisione e Churchill, deciso a rientrare in politica a tempo pieno, chiese di essere congedato.

Churchill divenne Ministro degli Approvvigionamenti nel nuovo governo di Lloyd George. Da poco entrato in carica, presentò alla Camera un disegno di legge che tutelava particolarmente le libertà sindacali dei lavoratori dell'industria bellica, dichiarando che senza il loro appoggio la guerra non poteva essere vinta[133]. Churchill fu un abile organizzatore, e riuscì ad aumentare notevolmente la produzione di armamenti nella fase finale del conflitto, dando un grande vantaggio materiale agli Alleati di fronte ad un'esausta Germania[134]. Quando nel marzo del 1917 cominciò l'ultima disperata offensiva tedesca Churchill rappresentò il coordinamento tra il Governo britannico e i comandi francesi[135]. Dopo la vittoria alleata, Churchill consigliò di essere moderati nella pace con la Germania sconfitta, soprattutto per evitare lo scoppio di una rivoluzione comunista nel Paese[136].

Nel dopoguerra (1919-1929)Modifica

Nel 1919 dopo le elezioni generali del 1918 che assegnarono una vittoria schiacciante alla coalizione di Lloyd George, Churchill divenne Ministro della Guerra e dell'Aviazione, unendo i due dipartimenti in precedenza autonomi. Il suo primo incarico fu quello di organizzare la smobilitazione dei combattenti. Churchill dispose che la priorità venisse data ai veterani che avevano servito più a lungo[137]. Fu anche il principale artefice della c.d. "Regola dei dieci anni" (Ten Years Rule), la quale prevedeva che il Tesoro avrebbe assunto il controllo delle spese della Difesa per i successivi dieci anni, sulla base del fatto che in tale periodo non ci sarebbero stati nuovi conflitti europei su larga scala[138].

Uno degli episodi che maggiormente segnarono il suo mandato al War Office fu l'Intervento alleato nella rivoluzione russa. Churchill era un accanito sostenitore dell'intervento, avendo dichiarato che il Bolscevismo andava "strangolato nella culla"[139]. Si assicurò, contro un Gabinetto diviso e incerto la prosecuzione e l'intensificazione dell'intervento britannico, contro il parere della maggioranza dei gruppi parlamentari e l'ostilità aperta del Partito laburista[140][141]. Anche dopo che Lloyd George impose il ritiro britannico dall'Europa orientale, Churchill fece inviare armi e munizioni ai polacchi impegnati in guerra contro i bolscevichi (guerra conclusasi vittoriosamente con la Battaglia di Varsavia)[142]. La sua decisa attività anticomunista portò ad una rottura con Lloyd George che non si sarebbe mai rimarginata, a critiche dalla stampa e a ulteriore ostilità dei laburisti[143]. Quando nel 1920 scoppiò un'insurrezione dei curdi in Iraq, Churchill autorizzò espressamente l'uso di gas non letali[144] per disperdere gli insorti.

 
Churchill a Gerusalemme con Herbert Samuel nel 1921

Nel 1921 Churchill divenne Segretario di Stato per le Colonie. I due principali eventi che caratterizzarono il suo mandato furono la firma del Trattato anglo-irlandese del 1921 e la definizione del nuovo assetto del Medio Oriente alla Conferenza del Cairo dello stesso anno. Alla conferenza parteciparono il colonnello Lawrence (Lawrence d'Arabia), Gertrude Bell, Hugh Trenchard, sir John Salmond e sir Percy Cox[145]. Nei preliminari dell'incontro, Churchill aveva incontrato delegati sia degli arabi che del Jewish National Council.

La conferenza presieduta da Churchill fu alla base dell'assetto politico del Medio Oriente ancora esistente oggi. Il Libano e la Siria, definiti nei loro confini attuali, rimasero sotto mandato francese. Vennero anche tracciati i confini dell'Iraq, unendo i precedenti Vilayet ottomani di Bassora, Baghdad e Mosul[146], e della Giordania, affidati rispettivamente ai fratelli Faysal e Abdullah della Dinastia hashemita, imparentata con Maometto. In particolare, Churchill fu il principale artefice della Giordania attuale e tracciò personalmente a penna il confine tra Giordania e Arabia Saudita, detto per questo "Winston's Hiccup" (Il singhiozzo di Winston)[147]. Il padre dei due nuovi sovrani, lo sceriffo Husayn di La Mecca divenne Re dello Hejaz e Abdul Aziz ibn Saud, fondatore della Dinastia Saudita, vide riconosciuto il suo controllo sulla regione del Najd, strappata agli ottomani[146], nucleo dell'attuale Arabia Saudita.

In questo periodo, Churchill fu anche protagonista della soluzione del conflitto irlandese. Nel novembre 1921 incontrò più volte i delegati del Sinn Féin Arthur Griffith e Michael Collins per definire le clausole del Trattato anglo-irlandese. Infatti Lloyd George, conoscendo le sue abilità di negoziatore, aveva affidato a Churchill la conduzione le trattative[148]. Il trattato venne firmato alle tre del mattino del 6 dicembre, nell'abitazione di Churchill a Londra[149]. Quando gli irriducibili dell'IRA rifiutarono la firma del trattato, Churchill sostenne le forze armate del neonato Stato Libero d'Irlanda a reprimere le insurrezioni, schierandosi con Michael Collins[150].

Dopo la sconfitta dei liberali alle elezioni generali del 1922 e 1923 Churchill non venne rieletto in Parlamento per la prima volta dopo oltre vent'anni. Quando i liberali appoggiarono il primo governo laburista di Ramsay MacDonald Churchill , che si era opposto alla scelta, si candidò per il seggio conservatore di Epping, venendo eletto nel 1924.

Ritorno al partito conservatoreModifica

Cancelliere dello Scacchiere (1924-1929)Modifica

Isolamento politico (1930-1939)Modifica

La questione indianaModifica

Riarmo tedesco e conflitti in Manciuria e Abissinia (1931-1936)Modifica

Crisi dell'abdicazioneModifica

Ritorno dall'esilioModifica

Di nuovo all'Ammiragliato (1939-1940)Modifica

« Qui non si tratta di combattere per Danzica o per la Polonia. Combattiamo per salvare il mondo dalla pestilenza della tirannide nazista e in difesa di quanto vi è di più sacro per l'uomo. [...] È una guerra, considerata nella sua qualità intrinseca, per edificare su fondamenta incrollabili i diritti dell'individuo, una guerra per affermare e ripristinare la statura dell'uomo[151] »

(Winston Churchill alla Camera dei Comuni, 3 settembre 1939)

Il 3 settembre 1939, terminato il dibattito alla Camera Chamberlain convocò Churchill nel suo ufficio e gli offrì di ricoprire nuovamente l'incarico di Primo Lord dell'Ammiragliato. Quando la notizia giunse agli uffici del Ministero venne telegrafato immediatamente un messaggio a tutte le navi: "Winston is back" (Winston è tornato)[152]. Quando giunse nel suo ufficio Churchill aprì un armadio e trovò, appesa a un'anta, una mappa da lui lasciata oltre vent'anni prima con la disposizione di tutte la navi tedesche nel 1915. Convocati i funzionari del ministero, aggiornò la riunione dicendo "Signori, al lavoro!"[153]. Nella riunione del Gabinetto di guerra del 4 settembre Churchill propose di attaccare immediatamente il fronte tedesco sulla Linea Sigfrido, per alleggerire la pressione sul fronte polacco, ma l'azione non fu intrapresa[154]. In questa fase detta della "drole de guerre" (la "Strana guerra"), britannici e francesi rimasero sostanzialmente inerti di fronte all'avanzare delle truppe naziste in Europa orientale, fatto che confermò Hitler nella convinzione che le potenze occidentali non volessero realmente combatterlo[155].

 
Churchill (secondo da sinistra in piedi) membro del War Cabinet 1939

Fu Churchill a prendere l'iniziativa, promuovendo dapprima un'incursione navale nel Baltico e in seguito propose di minare le acque territoriali della Norvegia per bloccare l'afflusso di materie prime, soprattutto ferro, all'industria bellica tedesca[156]. In ottobre propose la creazione di una milizia territoriale composta da tutti gli uomini sopra i 40 anni (veterani della Prima guerra mondiale), per sorvegliare le istallazioni militari in patria[157]. Il 14 ottobre, un sommergibile tedesco penetrò nella base di Scapa Flow e affondò la corazzata Royal Oak. Recatosi sul posto il 31 ottobre Churchill ordinò il rafforzamento delle difese, note pertanto come Churchill Barriers[158]. Agli inizi di novembre si incontrò con l'ammiraglio francese François Darlan per consegnare alla flotta alleata i nuovi sistemi di localizzazione dei sommergibili in dotazione ai britannici[159]. Quando il 30 novembre l'Unione Sovietica invase la Finlandia, l'opinione conservatrice sembrò molto più entusiasta all'idea di scendere in campo contro l'Urss che contro la Germania nazista. Churchill tuttavia rimase fermo nel ribadire che la priorità doveva essere data alla sconfitta del nazismo[160]. Rinnovò la richiesta di effettuare un'operazione in Norvegia, occupando Narvik e prendendo il controllo delle miniere di ferro per tagliare i rifornimenti alla Germania. Il 13 dicembre l'Ammiragliato mise a segno un importante successo, quando tre incrociatori agganciarono la corazzata Graf Spee e la costrinsero a ritirarsi nel porto di Montevideo, dove si autoaffondò[161]. Il 20 gennaio Churchill parlò alla radio elogiando i finlandesi:

« Solo la Finlandia, superba o meglio sublime, pur nella morsa del pericolo mostra che cosa possono fare gli uomini liberi[162] »

(Winston Churchill, 20 gennaio 1940)

Fu sarcastico verso gli Stati neutrali: "Ognuno spera che se nutre a sufficienza il coccodrillo, questo lo mangerà per ultimo". Anche in quest'occasione ribadì la sua ostilità equanime tanto contro il nazismo che contro il comunismo: "Se Gran Bretagna e Francia dovessero fare una pace disonorevole, gli Stati minori d'Europa [...] non avrebbero altro destino che venire spartiti tra le barbarie opposte eppure simili del nazismo e del bolscevismo"[163].

Il Consiglio supremo di guerra anglo-francese che si tenne a Parigi il 5 febbraio stabilì di inviare 30.000 uomini in Scandinavia[164]. Quando, lo stesso giorno, fu avvistato in acque territoriali norvegesi il mercantile tedesco Altmark, che si sospettava trasportasse prigionieri britannici, Churchill ordinò personalmente al comandante del cacciatorpediniere Cossack di abbordare la nave tedesca e liberare i prigionieri[165]. Tuttavia il Gabinetto si oppose a minare le acque norvegesi. Hitler, comprendendo la volontà alleata di occupare la Norvegia per tagliare alla Germania l'afflusso di materie prime, predispose l'invasione del Paese. Solo all'inzio di aprile venne deciso di effettuare lo sbarco a Narvik ma ormai era troppo tardi. Chamberlain aveva proclamata alla Camera che Hitler "aveva perso l'autobus"[166], ma nel giro di poche settimane Danimarca e Norvegia furono occupate dai nazisti. Le proposte strategiche di Churchill furono adottate con mesi di ritardo e l'incertezza britannica diede modo a Hitler di prevenire i suoi avversari[167]. Il fallimento norvegese condannò definitivamente Chamberlain e spianò a Churchill la strada per Downing Street.

Sir Winston Leonard Spencer Churchill
Ritratto di Churchill con l'uniforme del British Army
30 novembre 1874 – 24 gennaio 1965 (90 anni)
Nato aWoodstock
Morto aLondra
Cause della morteturbe circolatorie
Luogo di sepolturaSt Martin's Church
Dati militari
Paese servito  Regno Unito
Forza armata  British Army
ArmaTerritorial Army
SpecialitàCorrispondente di guerra
Anni di servizio1895-1916
GradoTenente colonnello
GuerreGuerra mahdista
Seconda guerra boera
Prima guerra mondiale
BattaglieBattaglia di Omdurman
Decorazioni     
   
     
   
Altre carichepolitico
"fonti nel corpo del testo"
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Seconda guerra mondialeModifica

Primo ministroModifica

« Non posso promettervi altro che sangue, fatica, lacrime e sudore. Chiedete, qual è la nostra politica? Rispondo che è condurre la guerra per mare, per terra e nel cielo con tutta la forza e tutto lo spirito battagliero che Dio può infonderci; condurre la guerra contro una tirannide mostruosa che non ha l'eguale nel tetro, miserabile catalogo del crimine umano. [...] Chiedete qual è il nostro scopo? Rispondo con una parola sola: vittoria, vittoria ad ogni costo, vittoria nonostante ogni terrore, vittoria, per quanto la strada possa essere lunga e dura. Senza vittoria infatti non c'è sopravvivenza.[168] »

(Winston Churchill, discorso di insediamento alla Camera dei Comuni, 13 maggio 1940)

Nel dibattito che seguì la sconfitta in Norvegia, le forze ostili a Chamberlain in Parlamento, prima di tutto i laburisti, ma anche i liberali guidati da Archibald Sinclair, amico di vecchia data di Churchill, presero la parola. Parlò anche l'anziano Lloyd George, che chiese le dimissioni di Chamberlain. Leopold "Leo" Amery, amico di Churchill sin dai tempi di Harrow e deputato conservatore, citò le celebri parole di Oliver Cromwell: "Siete rimasto seduto troppo a lungo, quale che sia il bene che avete fatto. Andatevene, vi dico, e liberateci dalla vostra presenza. In nome di Dio andatevene!"[169]. Churchill tuttavia, in qualità di Ministro responsabile, difese il governo, in segno di lealtà verso Chamberlain[170]. Alla votazione che seguì Chamberlain poteva contare su una maggioranza ridotta a soli 81 voti. Quando uscì dall'aula fu sommerso da urla "Vattene!Vattene!"[171]. Chamberlain tuttavia non presentò subito le dimissioni. Comunicò a Giorgio VI che intendeva formare un governo di coalizione che comprendesse anche i laburisti. In ogni caso, lui e il re avrebbero voluto che a succedergli fosse Lord Halifax, non Churchill[172]. Quando la notizia trapelò, il 9 maggio, i deputati conservatori vicini a Churchill mostrarono irritazione. Questi erano guidati dalla potente famiglia Cecil, una delle più influenti del partito e da sempre alleata dei Churchill[173]. Il principale esponente della famiglia, Lord Salisbury, disse: "Nel corso della giornata bisogna nominare Winston Primo ministro."[174]. Nel pomeriggio giunse notizia che Clement Attlee aveva negato qualsiasi supporto laburista a un governo Chamberlain; questi rassegnò allora le dimissioni e il 10 maggio Churchill, che Chamberlain aveva suggerito come suo successore, formò il governo[175].

L'invasione tedesca dei Paesi Bassi, del Belgio e della Francia era già in corso. Il fronte occidentale collassò rapidamente davanti all'urto tedesco, dividendo l'esercito francese dal corpo di spedizione britannico e dirigendosi verso i porti sulla Manica. Churchill si recò più volte a Parigi per spingere gli alleati ad un'azione più decisa, ma ormai le truppe naziste puntavano direttamente sulla capitale francese. Il comandante francese Maxime Weygand rifiutò qualsiasi azione concertata con i britannici[176]. Churchill avviò allora le operazioni di evacuazione del corpo di spedizione britannico, che sarebbero culminate con l'Operazione Dynamo a Dunkerque.

Fu in questa fase, la più disastrosa del conflitto, quando sembrava certo il trionfo del nazifascismo (Mussolini aveva dichiarato guerra il 10 giugno), che Halifax, rimasto nel Gabinetto di guerra come Ministro degli Esteri (insieme a Chamberlain, Ministro senza portafoglio), propose di prendere contatto con Mussolini per mediare una pace tra la Gran Bretagna e la Germania[177]. A questo scopo, Halifax si incontrò il 25 maggio con l'ambasciatore italiano Giuseppe Bastianini; la proposta prevedeva una mediazione italiana di una pace europea, in cambio di concessioni territoriali all'Italia[178]. Churchill, sebbene non si mostrasse ostile in principio ad un approccio verso Mussolini, sostenne che avvicinare il duce avrebbe "compromesso l'integrità della nostra posizione di belligeranza"[179]. Churchill, sempre su suggerimento di Halifax, aveva già scritto a Mussolini il 13 maggio dicendo:

« È troppo tardi per impedire che scorra un fiume di sangue tra il popolo inglese e quello italiano? L'Inghilterra andrà avanti fino in fondo, anche da sola, come ci è già accaduto, e ho valide ragioni per ritenere che verremo aiutati in misura crescente dagli Stati Uniti, o meglio da tutta l'America[180] »

(Winston Churchill a Benito Mussolini, 13 maggio 1940)

Mussolini oppose uno sprezzante rifiuto all'approccio di Churchill[181]. Quest'ultimo ritenne dunque che non si potesse fare affidamento su Mussolini, ormai chiaramente deciso a legare il suo destino a quello di Hitler. Chamberlain annotò nel suo diario: "Il Primo ministro disapprova ogni contatto con Musso"[182]. Il 28 maggio si tenne la riunione decisiva del War Cabinet, che Churchill estese a tutti i ministri del governo. Disse:

« Ho attentamente valutato in questi giorni se prendere in considerazione trattative con quell'uomo[Nota 1] rientrasse tra i miei doveri. Ma era insensato pensare che, se avessimo cercato di concludere la pace ora, avremmo ottenuto condizioni migliori di quelle che avremmo ottenuto continuando a combattere. La Germania esigerebbe la nostra flotta, quello che verrebbe definito "disarmo", le nostre basi navali e molto altro ancora. Il nostro diverrebbe uno Stato asservito, anche se verrebbe creato un governo britannico che, sotto Mosley[Nota 2] o altri del suo genere, sarebbe un burattino nelle mani di Hitler[183] »

(Winston Churchill al Gabinetto di guerra, 28 maggio 1940)

La prova di forza di Churchill ebbe successo, grazia anche all'appoggio dei ministri laburisti Attlee e Greenwood. Churchill aveva adesso ricompattato il Gabinetto, isolando gli appeasers[184]. Il 3 giugno l'evacuazione da Dunkerque fu completata, portando a termine il salvataggio di oltre 300.000 soldati britannici e francesi[185]. Il giorno seguente pronunciò alla Camera uno dei suoi discorsi più celebri:

« Anche se un gran numero di antichi e famosi Paesi sono caduti o possono cadere nelle grinfie della Gestapo e di tutto l'odioso apparato del dominio nazista, noi non capitoleremo. Andremo avanti fino alla fine. Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e sugli oceani, combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell'aria, difenderemo la nostra isola, qualunque possa essere il costo. Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sulle piste d'atterraggio, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline. Non ci arrenderemo mai. E anche se, cosa che non voglio credere neanche per un momento, l'isola o gran parte di essa fosse soggiogata e affamata, il nostro Impero al di là dei mari, armato e sorvegliato dalla flotta britannica, porterebbe avanti la lotta finché, quando sarà il momento, il Nuovo Mondo, con tutto il suo potere e la sua forza, si farà avanti per la salvezza e la liberazione del vecchio[186] »

(Winston Churchill alla Camera dei Comuni, 3 giugno 1940)

Il 10 giugno, Churchill si incontrò nuovamente con i comandi francesi, per incitarli alla resistenza a oltranza in Bretagna; "È possibile che i nazisti dominino l'Europa, ma sarà un'Europa in rivolta"[187]. Quando seppe che i francesi stavano evacuando Parigi urlò "All'inferno!"[188]. Il presidente del Consiglio Paul Reynaud e Charles de Gaulle erano con Churchill, ma Weygand e Pétain "senile, passivo e disfattista"[189] volevano negoziare la resa. Il ministro dell'Interno francese Georges Mandel definì Churchill "L'energia e la sfida in persona. L'unico raggio di sole sul suolo francese"[190]. Un'ultima volta Churchill esortò Reynaud: "Non cedete al nemico! Continuate a combattere!"[191], ma il 16 giugno la Francia capitolò.

Relazioni con la FranciaModifica

Dopo l'armistizio, il governo della Francia venne assunto dal maresciallo Pétain. Questi, assunti i pieni poteri, concluse l'armistizio e divenne successivamente capo del regime collaborazionista di Vichy. Churchill sostenne immediatamente il generale de Gaulle il quale, dalle stazioni londinesi della BBC, lanciò il famoso Appello del 18 giugno:

« Qualunque cosa accada, la fiamma della resistenza francese non si dovrà spegnere e non si spegnerà[192] »

(Charles de Gaulle, 18 giugno 1940)

Il punto più basso dei rapporti tra i due Paesi fu toccato pochi giorni dopo l'armistizio, quando Churchill ordinò alla flotta britannica di impedire che la flotta francese cadesse in mano tedesca. In particolare, il grosso della flotta francese nel Mediterraneo si trovava a Mers-el-Kébir, in Algeria. Furono inviati a parlamentare lord Lloyd e l'ammiraglio Thomas Phillips, ponendo ai francesi l'alternativa tra la smobilitazione della flotta o l'affondamento. Dopo che i francesi rifiutarono, su ordine di Churchill, l'ammiraglio James Somerville aprì il fuoco, affondando un incrociatore e arenandone un altro. 1.200 marinai francesi persero la vita. Churchill definì la decisione "La più penosa della mia vita"[193].

 
Churchill a Parigi accanto a de Gaulle durante le celebrazioni per la liberazione della Francia, 1944

Le relazioni tra Churchill e de Gaulle, sebbene tempestose a causa del forte carattere di entrambi, furono sempre improntate a una sostanziale stima reciproca. Churchill era sempre stato un accanito francofilo, grande ammiratore di Napoleone, e nel 1940 definì de Gaulle "Il Connestabile di Francia"[194]. De Gaulle, nelle sue memorie definì Churchill "Un grande" e aggiunse "Io, naufrago sbarcato nella desolazione sulle coste d'Inghilterra, che avrei potuto fare senza il suo aiuto?"[195]. Nel 1940 Churchill, insieme a Jean Monnet, aveva proposto un progetto di Unione franco-britannica per contrastare la Germania. La proposta, accettata da de Gaulle ma rifiutata da tutto il governo francese, non ebbe seguito[196]. Scrive John Lukacs:

« Churchill comprendeva de Gaulle e lo rispettava.; per quanto riguardava le loro concezioni della storia (e anche della natura umana), Churchill e de Gaulle, due leader nazionali di destra, avevano molto più in comune di Churchill e Roosevelt. [...] Nel 1940, i più sinceri oppositori dell'hitlerismo non furono uomini della sinistra, ma della destra: Churchill e de Gaulle[197] »

(John Lukacs)

Il ruolo di Churchill fu poi cruciale nel sostenere, contro le resistenze soprattutto americane, il ruolo della Francia di de Gaulle tra i vincitori della guerra. Fu Churchill a imporre la presenza francese tra i vincitori alla Conferenza di Jalta e un seggio permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (che tuttora conserva)[198]. Questo anche allo scopo di avere a fianco della Gran Bretagna un'altra potenza coloniale europea, per bilanciare le superpotenze (entrambe, per motivi diversi, anticoloniali) di Stati Uniti e Unione Sovietica[199]. Accanto al calcolo politico vi era però anche un sincero sentimento d'affetto per la Francia e il suo popolo, che Churchill coltivò sempre, anche contro un establishment britannico tradizionalmente francofobo[200]. Ancora Lukacs afferma:

« Churchill amò la Francia e il suo popolo per tutta la vita. È evidente non solo dai grandi gesti generosi del 1940 (con quell'inimitabile trasmissione radio ai francesi nel mese di ottobre "Dieu protège la France!") ma da come egli lottò a favore della Francia e di de Gaulle cinque anni dopo a Yalta [...] Tutto questo per Churchill fu più che una scelta politica. Egli apparteneva a una generazione di inglesi aristocratici e patrizi che, giunta alla maturità nel periodo edoardiano, fu, di tutte le generazioni britanniche, quella che meglio conobbe la storia politica del continente, e la più profondamente in sintonia con le bellezze e le raffinatezze della cultura e della civiltà francesi[201] »

(John Lukacs)

Quando Churchill morì, nel 1965 de Gaulle scrisse alla figlia Mary:

« Nella grande tempesta fu il più grande[202] »

(Charles de Gaulle su Churchill, 1965)

Crisi siriana del 1945Modifica

Dopo la vittoria in Europa, si ebbe uno scontro tra Gran Bretagna e Francia riguardante il mandato francese in Siria e Libano che degenerò rapidamente in un grave incidente diplomatico[203]. Nel maggio de Gaulle ordinò il rafforzamento del contingente francese in Siria, provocando lo sdegno dei nazionalisti[203]. Il 20 maggio, le truppe francesi aprirono il fuoco sui dimostranti a Damasco facendo anche uso di bombardieri[204]. Il 31 maggio, quando il numero dei morti era salito a oltre mille, Churchill intervenne e inviò a de Gaulle un ultimatum che recitava: "Per evitare uno scontro tra le truppe britanniche e francesi, vi chiedo di ordinare immediatamente alle truppe francesi di cessare il fuoco e di ritirarsi nei loro alloggiamenti"[205]. L'intimazione venne ignorata e Churchill ordinò alle truppe britanniche di stanza in Giordania, comandate dal generale Bernard Paget di entrare in Siria. L'invasione ebbe successo e i britannici tagliarono le linee di comunicazione tra il generale francese Fernand Oliva-Roget e il comando a Beirut; soverchiati nel numero, i francesi si ritirarono e furono scortati alle loro basi sulla costa dai britannici. L'episodio scatenò una furiosa reazione diplomatica francese e un'incrinatura dei rapporti personali tra de Gaulle e Churchill[204].

In gennaio Churchill aveva detto ai colleghi che de Gaulle era "Il più grande pericolo per la pace e per la Gran Bretagna. Dopo cinque anni, sono convinto che è il peggior nemico della Francia nei suoi guai. È uno dei più grandi pericoli per la pace europea. Sono sicuro che nel lungo periodo nessun accordo potrà essere raggiunto con il generale de Gaulle"[205]. Di contro, de Gaulle accusò Churchill di aver istigato la rivolta per sottrarre la Siria alla Francia[203].

Relazioni con gli Stati UnitiModifica

 
Churchill e Roosevelt con il leader cinese Chiang Kai-shek alla Conferenza del Cairo nel 1943

L'amicizia personale tra Churchill e il presidente americano Franklin Delano Roosevelt fu decisiva per le sorti della guerra[206]. Già a a partire dal 1940, Roosevelt, nonostante la neutralità formale degli Stati Uniti, cominciò a scambiare corrispondenza con Churchill[207]. Quest'ultimo e il presidente condividevano, dal punto di vista strategico, l'approccio talassocratico alla potenza. Non a caso, Churchill mise subito in guardia Roosevelt, nel momento più cupo del conflitto, che in caso di resa la flotta britannica avrebbe potuto passare sotto controllo tedesco, alterando così in maniera decisiva gli equilibri navali e mettendo a rischio la sicurezza americana[208]. In sostanza, l'aiuto americano alla Gran Bretagna, fondamentale per sostenerne lo sforzo bellico, fu reso possibile dalla convinzione di Roosevelt e del suo entourage (importante fu anche il ruolo del diplomatico Averell Harriman), che sostenere la Gran Bretagna e, in seguito, scendere in campo direttamente per sconfiggere le ambizioni egemoniche naziste, fosse essenziale per garantire la sicurezza internazionale degli Stati Uniti[209]. Churchill fu molto abile a sostenere queste convinzioni, ottenendo così l'imprescindibile sostegno americano.

Il 26 dicembre 1941, poco dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, Churchill tenne un discorso alle Camere riunite del Congresso degli Stati Uniti, nel quale rimarcò le sue origini americane:

« Vorrei che mia madre, della quale conservo preziosa memoria, fosse qui per vedere. Non posso fare a meno di pensare che se mio padre fosse stato americano e mia madre inglese, invece del contrario, ora potrei stare qui per mio conto[210] »

(Winston Churchill al Congresso degli Stati Uniti, 26 dicembre 1941)
 
Churchill parla al Congresso degli Stati Uniti, 1941

Nel 1940 Churchill aveva dato incarico al Ministro per la guerra economica Hugh Dalton di organizzare gli Special Operations Executive, programma di addestramento dei membri della Resistenza europea nei paesi occupati dai nazisti[211]. Una delle operazioni di maggior successo del SOE fu l'uccisione del capo della Gestapo Reinhard Heydrich ("il boia di Praga") da parte di partigiani cecoslovacchi. Anche l'istituzione dei Commandos, antenati delle odierne Forze speciali[211] fu un'iniziativa di Churchill[211]. Fino al 1943 Churchill dettò di fatto la strategia alleata. Dalla Legge affitti e prestiti alla sottoscrizione della Carta Atlantica nel 1941, alla linea detta Germany first, concordata alla Conferenza Arcadia, volta a dare appunto la priorità strategica alla sconfitta tedesca, fino all'Operazione Husky e all'apertura del fronte italiano (1943), fu Churchill a imporre agli americani la condotta bellica[212]. In seguito, a partire soprattutto dalla Conferenza di Teheran, divenne chiaro che la Gran Bretagna era diventata socia di minoranza dell'alleanza, dovendo accodarsi alle decisioni americane[213]. Alla Seconda Conferenza di Quebec Churchill riuscì a ottenere un modifica in senso meno duro delle clausole del Piano Morgenthau[214].

Fu a questo punto che emersero le divergenze principali tra Roosevelt e Churchill, sopratutto riguardo all'Unione Sovietica. Churchill avrebbe voluto un approccio molto più assertivo degli occidentali verso Stalin, soprattutto per tutelare l'indipendenza di nazioni come la Polonia, il cui governo in esilio si trovava a Londra[215]. Roosevelt invece, e come lui Eisenhower, non avevano interesse nell'Europa orientale, ritenevano che l'opinione pubblica americana non avrebbe accettato la permanenza in Europa di forti contingenti militari dopo la fine della guerra[216]. In sostanza, fu paradossalmente Churchill a farsi assertore di un ruolo imperiale degli Stati Uniti che la classe dirigente americana fece proprio solo con l'avvento di Harry Truman. Churchill definì Truman "Il tipo di leader di cui il mondo ha bisogno in questo momento"[217].

Churchill fu sempre un assertore convinto del ruolo guida che le potenze anglosassoni avrebbero dovuto svolgere nell'ordine mondiale post-bellico. Come scrisse a Roosevelt già nel 1940: "Se vinceremo la guerra, dovremo assumerci la grave responsabilità di un nuovo ordine mondiale"[218]. L'idea trovò compiuta formulazione in un discorso che Churchill tenne all'Università di Harvard nel 1943, nel quale pose l'accento sull'importanza della lingua come elemento di unione tra i popoli di lingua inglese e come fattore egemonico:

« Non potrebbe anche essere di vantaggio per molte razze e un aiuto per costruire nuove strutture per il mantenimento della pace? Questo offre molti vantaggi rispetto al conquistare terre o province da altri popoli [...] Gli imperi del futuro saranno gli imperi della mente[219] »

(Winston Churchill all'Università di Harvard 1943)

Churchill era consapevole che l'ascesa degli Stati Uniti avrebbe significato il declino degli imperi coloniali europei. Tuttavia era sua convinzione, derivatagli anche dalle origini familiari, che i legami culturali ed etnici fra i popoli anglofoni fossero talmente stretti da consentire un passaggio indolore della potenza imperiale da Londra a Washington[220]. Nel discorso di Harvard Churchill prefigurò l'essenza dell'Impero americano, erede di quello britannico, incentrata sul "Soft power" linguistico e sulla globalizzazione degli scambi, cinquant'anni prima che questa si realizzasse.

Relazioni con L'Unione SovieticaModifica

Vita privataModifica

Matrimonio e figliModifica

 
Winston Churchill con la fidanzata Clementine Hozier nel 1908 poco prima del matrimonio

Churchill incontrò la sua futura consorte, Clementine Hozier, nel 1904 a un ballo alla Crewe House, residenza di Robert Crewe-Milnes, conte di Crewe e della moglie Margaret Primrose[221]. Quattro anni dopo s'incontrarono nuovamente a una cena, ospiti della baronessa di Saint Helier. I due si trovarono seduti uno accanto all'altra e presto ebbe inizio la relazione della loro vita[222]. Il 12 settembre 1908 la coppia si sposò nella chiesa di Saint Margaret nella City of Westminster, e si trasferì nel marzo 1909 nella casa di Eccleston Square, al numero 33.

Da Clementine e Winston nacquero:

  • Diana (11 luglio 1909 - 20 ottobre 1963), maritata il 12 dicembre 1932 al baronetto sir John Milner Bayley, dal quale non ebbe figli e divorziò nel 1935; il 16 settembre dello stesso anno sposò il politico conservatore Duncan Sandys (1908 - 1987), dal quale ebbe tre figlie:
Anche questo matrimonio fallì e i due divorziarono nel 1960. Diana morì suicida ingerendo un'overdose di barbiturici.
  • Randolph (28 maggio 1911 - 6 giugno 1968), militare e politico di non grande successo; sposò dapprima (1939) Pamela Digby (1920 - 1997)[223], dalla quale ebbe un figlio, Winston, (1940 - 2010), e dalla quale divorziò nel 1945.[224]. Sposò successivamente June Osborn, dalla quale ebbe una figlia, Arabella (1949 - 2007).
  • Sarah Churchill (7 ottobre 1914 - 24 settembre 1982). Fu ballerina e attrice. Andata sposa a Victor Oliver von Samek nel 1936, divorziò nel 1945; sposò quindi Anthony Beauchamp (1949) ma ne rimase vedova nel 1957 e sposò quindi in terze nozze nel 1962 Henry Tuchet-Jesson, 23º barone Audley, ma l'anno successivo rimase nuovamente vedova.
  • Marigold Frances (15 novembre 1918 - 23 agosto 1921), deceduta per setticemia.
  • Mary (15 settembre 1922 - 1º giugno 2014), sposò nel 1947 il barone Christopher Soames (1920 - 1987), dal quale ebbe cinque figli:
    • Nicholas (12 febbraio 1948, vivente),
    • Emma (9 settembre 1949, vivente),
    • Jeremy,
    • Charlotte,
    • Rupert (18 maggio 1959, vivente).

ControversieModifica

Responsabilità nel bombardamento di DresdaModifica

Durante la seconda guerra mondiale, Churchill perseguì la strategia (elaborata e attuata con inesorabile fermezza dal controverso capo del comando dei bombardieri della RAF Arthur Harris) dei bombardamenti notturni terroristici sulle città della Germania nazista, nonostante le gravi perdite civili tra la popolazione tedesca e le enormi distruzioni materiali inflitte. Il risultato fu la distruzione quasi totale di gran parte delle città tedesche (compresi i centri storici) e la morte di circa 135.000 civili.

In particolare, Churchill si rese responsabile del terribile bombardamento di Dresda, avvenuto poco prima della fine della guerra. La città, importante centro culturale europeo, non aveva alcun valore strategico militare ed era stata bombardata soltanto occasionalmente dagli statunitensi nell'agosto 1944. Ciò nonostante disponeva di pochi rifugi antiaerei e di una difesa contraerea inadeguata. Le vittime furono principalmente civili, nella città che all'epoca ospitava un gran numero di sfollati provenienti da altre aree della Germania.

 
Macerie di Dresda, dopo il terribile bombardamento

L'attacco fu condotto congiuntamente dalla Royal Air Force britannica e dalla United States Army Air Force ed avvenne nella notte fra il 13 e il 14 febbraio 1945. Il 13 febbraio più di 800 aerei inglesi volarono su Dresda, scaricando circa 1.500 tonnellate di bombe esplosive e 1.200 tonnellate di bombe incendiarie. Il giorno dopo la città fu attaccata dai B-17 americani che in quattro raid la colpirono con altre 1.250 tonnellate di bombe.[225] I bombardieri alleati rasero al suolo una gran parte del centro storico di Dresda con un bombardamento a tappeto, causando una strage di civili, con obiettivi militari solo indiretti.

L'esatto numero totale di vittime è impossibile da definire: la popolazione di Dresda nel 1939 contava circa 642.000 abitanti[226] ma alcune fonti hanno affermato che i rifugiati fossero fino a 200.000[227]. La commissione di storici incaricata dalla città di Dresda di studiare il bombardamento, invece, ha concluso che « [...] a Dresda non potevano essere arrivati profughi a decine o persino a centinaia di migliaia».[228] Secondo alcuni storici, una valutazione verosimile sarebbe fra 25.000 e 35.000 morti[229][230].

Numerosi sono i critici che ritengono che il bombardamento sia stato un crimine di guerra, anche in riferimento alla straordinaria importanza culturale della città. Dresda (nota come Elbflorenz, la Firenze dell'Elba) era una splendida città e uno dei cuori artistici e culturali d'Europa. Churchill fu uno strenuo sostenitore di tale azione terroristica, accuratamente premeditata, anche se tentò di distanziarsene nel tempo.[231]

Traduzioni italianeModifica

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  • I discorsi segreti di Churchill, Editori Riuniti, 1946
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  • In Guerra: Discorsi pubblici e segreti, 2 voll.: Volume I 1938-1942, Volume II: 1943-1945, Rizzoli, Milano-Roma, I ed. 1948
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte prima: L'addensarsi della tempesta: volume I: Da Guerra a Guerra (1919-1939), trad. Olga Ceretti Borsini, Mondadori, Milano, I ed. luglio 1948
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte prima: L'addensarsi della tempesta, volume II: Guerra in sordina (3 settembre 1939 - 10 maggio 1940), trad. Olga Ceretti Borsini, Mondadori, Milano, I ed. 1948
  • Seconda Guerra Mondiale: parte II: La loro ora più bella, volume I: Il crollo della Francia, trad. Giorgio Monicelli, Mondadori, Milano, I ed. marzo 1949
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte II: La loro ora più bella, volume II: Isolati, trad. Giorgio Monicelli Mondadori, Milano, I ed. 1949
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte III: La Grande Alleanza, volume I: La Germania punta a Oriente, trad. Arturo Barone, Mondadori, Milano, I ed. 1950
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte III: La Grande Alleanza, volume II: La guerra investe l'America, trad. Arturo Barone, Mondadori, Milano, I ed. 1950
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte IV: La svolta fatale, volume I: Il Giappone all'attacco, trad. Arturo Barone, Mondadori, Milano, I ed. 1951
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte IV: La svolta fatale, volume II: La battaglia d'Africa, trad. Arturo Barone, Mondadori, Milano, I ed. 1951
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte V: La morsa si stringe, volume I: La campagna d'Italia, Mondadori, Milano, I ed. 1951
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte V: La morsa si stringe, volume II: Da Teheran a Roma, trad. Arturo Barone, Mondadori, Milano, I ed. 1953
  • Seconda Guerra Mondiale: parte VI: Trionfo e Tragedia, volume I: L'Onda della Vittoria, trad. Arturo Barone e Glauco Cambon, Mondadori, Milano, I ed. 1953
  • Seconda Guerra Mondiale: parte VI: Trionfo e Tragedia, volume II: La Cortina di Ferro, trad. Arturo Barone e Glauco Cambon, Mondadori, Milano, I ed. 1953
  • Storia dei popoli di lingua inglese: Nascita dell'Inghilterra (titolo originale: A History of the English-Speaking People. vol.I - The Birth of Britain), trad. Bruno Maffi, Mondadori, Milano, I ed. 1956 - 1965; Prefazione di Luca Codignola, Collana Saggi, BUR, Milano, ottobre 1999 ISBN 88-17-25851-2
  • Storia dei popoli di lingua inglese: Libertà e Stato Sovrano (titolo originale: A History of the English-Speaking People. vol. II - The New World), trad. Bruno Maffi, Mondadori, Milano, I ed. 1957 - 1965; Collana Saggi, BUR, Milano, ottobre 1999 ISBN 88-17-25852-0
  • Storia dei popoli di lingua inglese: L'età della Rivoluzione (titolo originale: A History of the English-Speaking People. vol. III - The Age of Revolution), trad. Bruno Maffi, Mondadori, Milano, I ed. 1957 - 1965; Collana Saggi, BUR, Milano, I ed. gennaio 2003 ISBN 88-17-10096-X
  • Storia dei popoli di lingua inglese: Le Grandi Democrazie (titolo originale: A History of the English-Speaking People. vol. IV - The Great Democracies, trad. Bruno Oddera, Mondadori, Milano, I ed. 1959 - 1965
  • Gli anni della mia giovinezza. La formazione di un grande leader nell'Inghilterra degli anni gloriosi (titolo originale: My early Living - A Roving Commission, I ed. orig. 1930), trad. Ugo Tolomei, Collana i Garzanti n.276, Garzanti, Milano, 1961-1973; col titolo Gli anni dell'avventura. L'India, la guerra anglo-boera, la politica: la formazione di un grande leader, Collana I Grandi Tascabili, Bompiani, 1997 ISBN 978-88-452-3026-4; col titolo Dall'Avana a Durban: Viaggi e avventure di gioventù, CDA & Vivalda, 2005 ISBN 978-88-7480-068-1
  • Marlborough. La vita e i tempi del «duca di ferro» (titolo originale: Marlborough: His Life and Times, 4 voll., 1934-1938), biografia dell'antenato John Churchill, duca di Marlborough, trad. Giovanna Paroni, a cura di Henry Steele Commager, Mondadori, Milano, 1973; Prefazione di Emilio Radius, Note bio-bibliografiche di Vincenzo Mantovani, Collana Scrittori del Mondo: i Nobel n.60, 2 voll., UTET, Torino, 1973-1979
  • Riconquistare Khartoum (titolo originale: The River War: An Account of the Reconquest of the Sudan), trad. A. Audisio, Piemme, Novara, I ed. 1999 ISBN 978-88-384-4326-8
  • La Seconda Guerra Mondiale. Edizione condensata (titolo originale: The Second World War), Edizione italiana a cura di Paolo A. Dossena, Prefazione di Sergio Romano, trad. Arturo Barone, Glauco Cambon, Olga Ceretti Borsini, Giorgio Monicelli, Collana Saggi, 2 voll.: VOL. I: Dal Trattato di Versailles all'Operazione Barbarossa, VOL. II: Da Pearl Harbor alla Cortina di Ferro, BUR, Milano, I ed. novembre 2000 ISBN 88-17-86576-1

FilmografiaModifica

Il personaggio di Winston Churchill appare in diversi film e da alcuni suoi scritti sono state tratte delle sceneggiature:

SceneggiatureModifica

Film o documentari dove appare ChurchillModifica

AscendenzaModifica

Winston Churchill Padre:
Randolph Spencer-Churchill
Nonno paterno:
John Spencer-Churchill, VII duca di Marlborough
Bisnonno paterno:
George Spencer-Churchill, VI duca di Marlborough
Trisnonno paterno:
George Spencer-Churchill, V duca di Marlborough
Trisnonna paterna:
Susan Stewart
Bisnonna paterna:
Jane Stewart
Trisnonno paterno:
George Stewart, VIII conte di Galloway
Trisnonna paterna:
Jane Bailey Paget
Nonna paterna:
Frances Vane-Stewart
Bisnonno paterno:
Charles Stewart, III marchese di Londonderry
Trisnonno paterno:
Robert Stewart, I marchese di Londonderry
Trisnonna paterna:
Frances Pratt
Bisnonna paterna:
Frances Vane-Tempest
Trisnonno paterno:
Henry Vane-Tempest, II baronetto di Wynyard
Trisnonna paterna:
Anne Katherine McDonnell, II contessa di Antrim
Madre:
Jennie Jerome
Nonno materno:
Leonard Walter Jerome
Bisnonno materno:
Isaac Jerome
Trisnonno materno:
Aaron Jerome
Trisnonna materna:
Elizabeth Ball
Bisnonna materna:
Aurora Murray
Trisnonno materno:
Reuben Murray
Trisnonna materna:
Sarah Guthrie
Nonna materna:
Clarissa Hall
Bisnonno materno:
Ambrose Hall
Trisnonno materno:
Ambrose Hall
Trisnonna materna:
Mehitable Beach
Bisnonna materna:
Clarissa Willcox
Trisnonno materno:
David Willcox
Trisnonna materna:
Anna Baker

OnorificenzeModifica

Influenza culturaleModifica

 
Monumento a Winston Churchill a Londra

Il programma televisivo della BBC 100 Greatest Britons lo ha eletto il più grande britannico di tutti i tempi.[232]

A lui è dedicato un sommergibile nucleare inglese della classe Churchill, così come un cacciatorpediniere statunitense della classe Arleigh Burke, il DDG-81, entrato in servizio nel 2001.

Una delle tante statue che lo rappresentato si trova in Parliament Square a Londra, di fronte al Big Ben.

È uno dei personaggi storici che appaiono nella serie tv britannica di fantascienza Doctor Who: nel terzo episodio della quinta stagione, L'arma di Churchill, il Dottore salva Londra dai Dalek, che Churchill pensava fossero stati creati da uno scienziato dell'esercito britannico; Churchill e il Dottore sembrano essere vecchi amici.

Un estratto di un suo celebre discorso (We shall fight on the beaches) venne utilizzato dalla band heavy metal londinese Iron Maiden in apertura dei concerti del World Slavery Tour come introduzione al brano Aces High. La traccia è intitolata Intro: Churchill's Speech ed è la prima traccia del doppio disco live Live After Death.

Appare nel videogioco Assassin's Creed: Syndicate nelle missioni ambientate nella Prima Guerra Mondiale come alleato di Lydia Frye; si occupa dello spionaggio tedesco nella zona del Tower Bridge e della Torre di Londra.

Nei filmModifica


NoteModifica

Note esplicativeModifica

  1. ^ Hitler
  2. ^ Il capo dei fascisti britannici, peraltro parente di Churchill

Note bibliograficheModifica

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