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La diga sul Pacifico

film del 1957 diretto da René Clément
La diga sul Pacifico
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia, Stati Uniti d'America
Anno1957
Durata102 min
Rapporto2,35:1 (Technirama, 35 MM)
Generedrammatico
RegiaRené Clément
Soggettodal romanzo omonimo di Marguerite Duras
ProduttoreDino De Laurentiis
Casa di produzioneDe Laurentiis Cinematografica, Columbia Pictures Corporation
Distribuzione in italianoRank Film - Ricordi Video
FotografiaOtello Martelli, Goffredo Bellisario, Arturo Zavattini
MontaggioLeo Catozzo
MusicheNino Rota
ScenografiaMario Chiari Mario Garbuglia
CostumiMaria De Matteis
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

La diga sul Pacifico è un film del 1957 del regista René Clément, tratto dal romanzo Una diga sul Pacifico di Marguerite Duras (1950). Il film è stato girato per gli esterni in Thailandia, gli interni negli Studi De Laurentiis.

TramaModifica

In Indocina la famiglia Dufresne è proprietaria di una risaia difesa dalla forza del mare da una diga. La madre si cura con caparbietà della risaia e della diga, mentre sia la figlia femmina che il maschio cercano disperatamente il modo di andarsene altrove. Dopo vari avvenimenti, alla morte della madre la figlia si unirà ad un uomo e dividerà con lui la vita, mentre il figlio rimarrà ad occuparsi della risaia.

ProduzioneModifica

Coprodotto dalla De Laurentiis Cinematografica e Columbia Pictures, gli esterni sono stati girati in Thailandia, gli interni negli studi di Cinecittà. Per il ruolo di Joseph si pensò inizialmente a James Dean, ma questi morì.

CriticaModifica

«Poderoso e suggestivo l'inizio del film, che descrive il dramma di una terra devastata dal nubifragio e dall'alluvione, in cui s'inserisce la crisi particolare di una famiglia. Poi la vicenda perde quota smarrendosi nel gioco di psicologie strane, contraddittorie: non mancano ottime sequenze, ma difetta nel film l'unità. Sempre molto impegnata la regia, di particolare rilievo l'interpretazione dei personaggi della madre e del figlio. Buona la fotografia, delicato ed espressivo il colore». (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 42, 1957)

«È una singolare beffa che di un testo di tal genere si siano serviti Clément, Fabbri e Perilli per combinare il solito pasticcio romanzesco con sfondo esotico, dove il "cinematografo" invita di continuo al pittoresco (...) ben diverso dalla dura immagine che ne offre la Duras. (...) Non si "moralizza" un testo dolcificandone i personaggi fino a rendere inesistente quello più sconcertante (Carmen), né togliendo ogni rilievo al disegno corale della cornice storico-sociale, la crisi del colonialismo (...)». (Ernesto G. Laura, Bianco e Nero, 1º gennaio 1958)

Collegamenti esterniModifica

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