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Laomedonte

re di Troia nella mitologia greca, figlio di Ilo
Laomedonte
Aphaia pediment Laomedon E-XI Glyptothek Munich 85 n2.jpg
Laomedonte, statua ritrovata
tra le rovine del Tempio di Afaia
Nome orig.Λαομέδων
SessoMaschio
Luogo di nascitaIlio
ProfessioneRe di Troia

Laomedonte (in greco antico: Λαομέδων, Laomédon) è un personaggio della mitologia greca. Fu il quinto re di Troia dopo Dardano[1].

Indice

GenealogiaModifica

Figlio di Ilo[1][2][3] e di Euridice[1], sposò Strimo[1] o Placia (figlia di Otreo)[1] o Leucippe[1] e fu padre dei maschi Titone[1][4], Lampo[1], Clizio[1], Icetaone[1] e Podarce[1], (quest'ultimo più noto come Priamo) e delle figlie Esione[1], Astioche[1][5] e Cilla[1].

Altre figlie a lui attribuite sono Etilla[5], Medesicasta[5], Procleia[6] e Clitodora[7], Antigone[8] ed ancora i maschi Timete[9] (che Omero chiama Timoete)[10] e Bucolione[1], quest'ultimo (poiché avuto della ninfa Calibe[1] ed essendo nato prima del matrimonio) è il più anziano di tutti[11].

Marco Tullio Cicerone gli attribuisce anche la paternità di Ganimede[12] quando invece molti altri scrivono che sia figlio di Troo[13][14][3].

MitologiaModifica

Laomedonte fu un re ricchissimo ma che non manteneva la parola data e che finì con l'inimicarsi sia gli dèi che Eracle e da questi fu punito ed ucciso.
Laomedonte visse e morì prima della guerra di Troia.

Le versioni di Apollodoro e Diodoro SiculoModifica

Apollodoro e Diodoro Siculo, che riassumono i canti di Omero[15], scrivono che Poseidone ed Apollo si offrirono di aiutare re Laomedonte a costruire le mura della città di Pergamos (in greco antico: Πέργαμος, Pérgamos[16][17], poiché Troia era a volte anche chiamata "la Cittadella") e che, una volta terminato il lavoro il re si rifiutò di consegnare quanto pattuito ai due dèi, così Apollo inviò una pestilenza e Poseidone un mostro marino che, trasportato da un'alluvione, trascinava la gente della pianura via con sé.
Per salvare la città, Laomedonte si rivolse agli oracoli ed ascoltò il consiglio di sacrificare la figlia Esione che doveva essere incatenata sulle rocce vicino al mare per essere divorata dal mostro.
Eracle, vista la donna sulle rocce, promise a Laomedonte di salvarla se gli avesse ceduto le cavalle che Zeus in precedenza aveva dato a suo nonno (a Troo ed in cambio del rapimento di Ganimede) ma, e di nuovo, il re Laomedonte non mantenne la parola e così Eracle ripartì da Troia dopo aver minacciato di fargli guerra[17] e ritornò tempo dopo con un esercito sconfiggendolo ed uccidendo sia lui che alcuni dei suoi figli maschi.
Esione fu data in sposa a Telamone (un compagno di Eracle) ed a lei Eracle lasciò scegliere il nuovo re di Troia, così lei scelse il fratello più giovane (Podarce) che dopo questo episodio prese il nome di Priamo[18][19].

Secondo Omero invece (che racconta dei figli durante la guerra di Troia) Eracle non uccise alcun figlio di Laomedonte[15].

Secondo Gaio Valerio Flacco la pestilenza inviata da Apollo fu un'epidemia che afflisse tutta la popolazione senza distinzione di rango e si estese senza limite lasciando alle persone solo l'attesa di poter morire ed aggiunge che ci furono degli incendi nelle campagne di cui non si seppe se fossero dovuti all'atto di bruciare i cadaveri o se fossero fuochi che nascevano spontaneamente[20].

Ovidio scrive che l'ira di Poseidone trasformò le terre dell'intera Troade in lagune grandi come il mare lasciando i contadini senza alcuna speranza di poterli coltivare[21].

La versione di IginoModifica

Igino, essendo un romano, chiama Poseidone Nettuno ed Eracle Ercole.

(LA)

«Neptunus et Apollo dicuntur Troiam muro cinxisse; his rex Laomedon uouit quod regno suo pecoris eo anno natum esset immolaturum. id uotum auaritia fefellit. alii dicunt +parum eum promisisse. ob eam rem Neptunus cetum misit qui Troiam uexaret; ob quam causam rex ad Apollinem misit consultum. Apollo iratus ita respondit, si Troianorum uirgines ceto religatae fuissent finem pestilentiae futuram. cum complures consumptae essent et Hesionae sors exisset et petris religata esset, Hercules et Telamon cum Colchos Argonautae irent eodem uenerunt et cetum interfecerunt, Hesionenque patri pactis legibus reddunt, ut cum inde rediissent secum in patriam eam abducerent, et equos qui super aquas et aristas ambulabant. quod et ipsum Laomedon fraudauit neque Hesionen reddere uoluit; itaque Hercules ad eos nauibus comparatis ut Troiam expugnaret uenit et Laomedontem necauit et Podarci filio eius infanti regnum dedit, qui postea Priamus est appellatus ἀπὸ τοῦ πρίασθαι. Hesionen recuperatam Telamoni concessit in coniugium, ex qua natus est Teucer.»

(IT)

«…Nettuno e Apollo costruirono le mura di Troia ma il re Laomedonte negò loro la ricompensa promessa per avarizia, allora Nettuno mandò un mostro marino a tormentare Troia. Per decreto oracolare al mostro dovevano essere offerte vergini troiane incatenate. Il mostro divorò molte fanciulle finché Esione fu salvata da Eracle e Telamone che uccisero il mostro. Esione, figlia di Laomedonte, fu restituita al padre con l'impegno che quando i due eroi, che stavano partecipando all'impresa degli argonauti, fossero tornati, ella li avrebbe seguiti nella loro patria. Anche in questo caso Laomedonte non mantenne la promessa, allora Ercole , organizzata una flotta, attaccò Troia, uccise Laomedonte ed affidò il regno al figlio di lui Podarce (poi detto Priamo), prese Esione e la fece sposare a Telamone. Da queste nozze nacque Teucro…»

(Igino Astronomo, Fabulae, 89)

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p (EN) Apollodoro, Biblioteca III, 12.3, su theoi.com. URL consultato l'8 giugno 2019.
  2. ^ (EN) Omero, Iliade XX, 213 e seguenti, su theoi.com. URL consultato l'8 giugno 2019.
  3. ^ a b (EN) Diodoro Siculo, Biblioteca Historica IV, 75.4, su theoi.com. URL consultato il 10 giugno 2019.
  4. ^ (EN) Omero, Iliade XX, 237, su theoi.com. URL consultato l'8 giugno 2019.
  5. ^ a b c (EN) Apollodoro, Biblioteca Epitome VI, 15c, su theoi.com. URL consultato l'8 giugno 2019.
  6. ^ (EN) Apollodoro, Biblioteca Epitome III, 24, su theoi.com. URL consultato l'8 giugno 2019.
  7. ^ (EN) Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane I, 62, su penelope.uchicago.edu. URL consultato l'8 giugno 2019.
  8. ^ (EN) Ovidio, Metamorfosi VI, 93, su theoi.com. URL consultato l'8 giugno 2019.
  9. ^ Ditti Cretese, Ephemeris Belli Troiani 4.22
  10. ^ Omero, Iliade III, 146
  11. ^ (EN) Omero, Iliade VI, 23, su theoi.com. URL consultato l'8 giugno 2019.
  12. ^ Marco Tullio Cicerone, Tusculanae Disputationes, 1. 26
  13. ^ (EN) Apollodoro, Biblioteca III, 12.2, su theoi.com. URL consultato l'8 giugno 2019.
  14. ^ (EN) Omero, Iliade XX, 213 e seguenti, su theoi.com. URL consultato il 13 giugno 2019.
  15. ^ a b Omero, Iliade VII, 452 e XXI, 440 - 457
  16. ^ Pindaro, Olimpiche, VIII, 43 e 55.
  17. ^ a b (EN) Apollodoro, Biblioteca II, 5.9, su theoi.com. URL consultato l'8 giugno 2019.
  18. ^ (EN) Apollodoro, Biblioteca II, 6.4, su theoi.com. URL consultato l'8 giugno 2019.
  19. ^ (EN) Diodoro Siculo, Biblioteca Historica IV, 49.3 - 8, su theoi.com. URL consultato il 10 giugno 2019.
  20. ^ Gaio Valerio Flacco, Argonautica II, 431 - 579
  21. ^ Ovidio, Le metamorfosi, IX, 194 - 220

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