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Le Grandi Firme (prima serie)
StatoItalia Italia
Linguaitaliano
Periodicitàquindicinale (I Serie); settimanale (II Serie)
Genererivista letteraria
Formatorivista
Fondazione1º luglio 1924 a Torino
SedeCorso Principe Oddone 21 bis, Milano
EditorePitigrilli, poi Mondadori
DirettorePitigrilli
 

Le Grandi Firme o semplicemente Grandi Firme fu una rivista italiana edita tra il 1924 e il 1939.

Indice

StoriaModifica

Prima serieModifica

La pubblicazione nasce nel 1924 a Torino. Inizialmente riporta in copertina solo il nome, scritto come fosse tracciato a mano (le figure femminili disegnate da Boccasile, divenute celebri poi come "signorine grandi firme" apparvero nella seconda serie). Pitigrilli ne era il direttore; una sorta di garanzia sulla qualità dei contenuti. La prima serie aveva un formato "rivista", copertina molto semplice, senza illustrazioni e portava il sottotitolo "Quindicinale di novelle dei massimi scrittori, diretto da Pitigrilli". Le pagine erano di regola tra le 48 e le 56. Come promettevano il titolo e il sottotitolo, ospitava, oltre a rubriche a cura della redazione, novelle e racconti di scrittori all'epoca noti, italiani e stranieri (soprattutto francesi).

La selezione delle opere da pubblicare era curata dallo stesso direttore che, nel numero 10 invita i lettori a non inviare manoscritti alla redazione[1], segno della grande popolarità della rivista e dell'aspirazione di molti a pubblicarvi.

Il genere letterario più presente e caratteristico fu quello del romanzo umoristico (spesso a puntate) e della novella piccante ed erotica.

Nonostante (o forse per merito) dell'alone scandalistico che il genere piccante le procurava, grazie alla capacità promozionale di Pitigrilli e all'accorta selezione degli autori, Le Grandi Firme divenne «la rivista alla moda della buona borghesia italiana[2]».

Seconda serieModifica

La seconda serie inizia il 22 aprile 1937 e termina il 6 ottobre 1938. È la serie più famosa grazie alle copertine, illustrate da Gino Boccasile e talvolta da Rino Albertarelli. A parte il direttore e la testata, cambia praticamente tutto della testata: stampa in rotocalco a colori, prezzo ridotto a un terzo (50 centesimi), nuova linea grafica, cambiamento di formato e diminuzione di numero di pagine.

La proprietà è passata ad una società del gruppo Mondadori e il sottotitolo diventa: "Settimanale di novelle dei massimi scrittori diretto da Pitigrilli".

In questo periodo il tono si fa sempre più leggero e ammiccante, anche grazie alle procaci ragazze in abiti succinti e attillati che animano le copertine. Si tratta delle Signorine Grandi Firme, versione italiana (e mediterranea per tratti e colori) delle pin up statunitensi.

È in quest'epoca, nel 1938, che si svolge la prima edizione del concorso Signorina Grandi Firme, uno dei primi concorsi di bellezza italiani. Ne fu vincitrice Barbara Nardi, in seguito attrice di teatro e di cinema.

Il direttore sarà vittima delle leggi razziali fasciste dell'autunno del 1938 e dovrà abbandonare l'Italia. Ma già nel settembre del 1937 il suo nome scompare dal sottotitolo, nell'aprile seguente anche dalla copertina e la direzione viene assunta da Cesare Zavattini (aprile 1938).

Terza serieModifica

Nell'aprile 1938 Le Grandi Firme diviene il sottotitolo di una "nuova" rivista, Il Milione, che mantiene la linea grafica, la redazione e la direzione del precedente. L'esperimento non ha una lunga vita: dopo solo 43 numeri, nel luglio del 1939, chiude i battenti. Mondadori aveva messo in cantiere un nuovo periodico in rotocalco, Grazia, e la testata Le Grandi Firme - Il Milione dovette cedere alla nuova creatura della casa editrice. Nell'ultimo numero della rivista, uno speciale a soli due giorni dal precedente, la redazione dà l'addio ai lettori, anzi l'arrivederci sul nuovo periodico.

NoteModifica

  1. ^ "Le grandi firme non mi servono a sdebitarmi dei salamelecchi dei giovani e dei piccoli favori delle donne, né a far della beneficenza. Questa rivista non è un'opera pia né un'agenzia di collocamento per ingegni disoccupati. Chi crede di essere una grande firma, o di possedere i numeri per collaborare a questo fascicolo, lo racconti alla sua amica domenicale o al suo barbiere, ma non lo scriva a me. Le grandi firme ho più interesse io a scoprirle di quanto non abbiano esse a rivelarsi. Quando ne sorge una nuova all'orizzonte il primo ad accorgermene e a invitarla sono io".
  2. ^ Armando Balduino, Giorgio Luti, Storia letteraria d'Italia. Il Novecento, t.I, p. 264

BibliografiaModifica

  • Enzo Magrì, Pitigrilli. Un italiano vero, Milano, Baldini & Castoldi, 1999
  • Gino Boccasile, Le Signorine Grandi Firme, Milano, Longanesi, 1981

Collegamenti esterniModifica

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