Luis Echeverría

politico messicano
Luis Echeverría Álvarez
Luis Echeverria Smiling.png

50º Presidente del Messico
Durata mandato 1º dicembre 1970 –
30 novembre 1976
Predecessore Gustavo Díaz Ordaz
Successore José López Portillo

Segretario degli Interni
Durata mandato 16 novembre 1963 –
11 novembre 1969
Presidente Adolfo López Mateos
Gustavo Díaz Ordaz
Predecessore Gustavo Díaz Ordaz
Successore Mario Moya Palencia

Dati generali
Partito politico Partito Rivoluzionario Istituzionale
Titolo di studio Laurea in legge
Università UNAM
Professione Avvocato

Luis Echeverría Álvarez (Città del Messico, 17 gennaio 1922) è un politico messicano, presidente del Messico dal 1º dicembre 1970 al 1º dicembre 1976.

Il suo mandato come Segretario degli Interni durante l'amministrazione Díaz Ordaz fu segnato da un notevole aumento della repressione politica nel paese; giornalisti dissidenti, politici e attivisti furono soggetti a censura, arresti arbitrari, torture ed esecuzioni extragiudiziali. Ciò culminò con il massacro di Tlatelolco del 2 ottobre 1968, che pose fine a mesi di proteste sociali in tutto il Paese; Díaz Ordaz, Echeverría e il segretario alla Difesa Marcelino García Barragán sono stati considerati i mandanti del massacro, in cui centinaia di manifestanti disarmati furono uccisi da membri dell'esercito. L'anno successivo Díaz Ordaz nominò Echeverría suo successore designato alla presidenza, che assunse il 1º dicembre 1970.

Echeverría fu uno dei presidenti di più alto profilo nella storia del dopoguerra del Messico; tentò di diventare un leader del cosiddetto "Terzo mondo", i paesi che non erano allineati né con gli Stati Uniti né con l'URSS durante la Guerra fredda.[1] Offrì asilo politico a Hortensia Bussi e ad altri rifugiati della dittatura di Pinochet in Cile, stabilì relazioni diplomatiche e una stretta collaborazione con la Repubblica Popolare Cinese dopo la visita a Pechino e l'incontro con il presidente Mao Zedong e il premier Zhou Enlai,[2] e cercò di utilizzare l'influenza di Mao tra le nazioni asiatiche e africane in un tentativo alla fine fallito di diventare Segretario generale delle Nazioni Unite. Echeverría mise a dura prova le relazioni con Israele (e gli ebrei americani) dopo aver sostenuto una risoluzione delle Nazioni Unite che equiparava il sionismo al razzismo.[3][4]

A livello nazionale, Echeverría raggiunse una crescita economica significativa, con l'economia messicana in crescita del 6,1% e promosse in modo aggressivo lo sviluppo di progetti infrastrutturali come i nuovi porti marittimi a Lázaro Cárdenas e Ciudad Madero.[5] Tuttavia, la sua presidenza fu anche caratterizzata da metodi autoritari (infatti, i primi casi documentati di voli della morte in America Latina avvennero in Messico sotto Echeverría),[6][7] il massacro del Corpus Christi del 1971 contro gli studenti manifestanti, la Guerra Sporca contro il dissenso di sinistra nel paese (nonostante lo stesso Echeverría abbia adottato una retorica populista di sinistra),[8][9] e la crisi economica scoppiata in Messico verso la fine del suo mandato.[10] Nel 2006 fu incriminato e condannato agli arresti domiciliari per il suo ruolo nel massacro di Tlatelolco del 1968 e nel massacro del Corpus Christi del 1971,[11] ma nel 2009 le accuse contro di lui sono state archiviate.[12]

A 99 anni, Echeverría è l'ex presidente del Messico più anziano in vita ed inoltre il più longevo capo di Stato messicano di sempre.

BiografiaModifica

 
Luis Echeverría con Richard Nixon.

Laureato in legge, Luis Echeverría si dedicò ben presto alla carriera politica, militando nelle file del Partito Rivoluzionario Istituzionale messicano, che dominava la vita politica del Messico da quasi mezzo secolo. Fu Segretario degli Interni nel governo del presidente del Messico Gustavo Díaz Ordaz dal 1964 al 1970; mentre deteneva questo dicastero, vennero soffocate nel sangue, nell'agosto del 1968, le contestazioni giovanili a Città del Messico in occasione dei Giochi della XIX Olimpiade che dal 12 ottobre al 27 ottobre quell'anno si sarebbero tenuti nella capitale messicana (Massacro di Tlatelolco). Malgrado questo, il 1º dicembre 1970, alla scadenza del mandato di Ordaz, Echeverría venne eletto presidente del Messico, facendosi interprete delle istanze riformatrici che fermentavano nel Paese mesoamericano. Attuò infatti una politica riformista che tentò di incrementare lo sviluppo economico della nazione e renderla sempre meno dipendente dagli Stati Uniti, ad esempio facendo nazionalizzare le miniere, in mano a compagnie straniere. Allo scadere del mandato, il 30 novembre 1976, Echeverría svolse un importante ruolo internazionale come membro dell'esecutivo dell'Unesco (1977), e come ambasciatore in Australia dal 1979 al 1980. Inoltre, per un decennio, 1976 - 1986, l'ex - capo di Stato ha diretto il Centro per gli studi economici e sociali del Terzo mondo. Il presidente Echeverría fece numerose visite di stato; dopo la fine del blocco a Cuba, ha incontrato il leader cubano Fidel Castro, il presidente di Cile Salvador Allende, l'imperatore Hirohito di Giappone, la regina Elisabetta II del Regno Unito, il leader della Cina, Mao Zedong e il presidente Josip Broz Tito di Jugoslavia.

OnorificenzeModifica

Onorificenze messicaneModifica

  Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Azteca

Onorificenze straniereModifica

  Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria)
— 1974
  Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
— 8 febbraio 1974[13]
  Membro Onorario dell'Ordine della Giamaica (Giamaica)

NoteModifica

  1. ^ Ash Narain Roy, The Third World in the Age of Globalisation: Requiem Or New Agenda?, Zed Books, 1999, pp. 56, ISBN 9781856497961.
  2. ^ Fredy González, Paisanos Chinos: Transpacific Politics among Chinese Immigrants in Mexico, University of California Press, 2017, pp. 177, ISBN 978-0-520-96448-8.
  3. ^ Mexico Votes for General Assembly Resolution Condemning Zionism, Jewish Telegraphic Agency, 17 dicembre 1975. URL consultato l'8 marzo 2018.
  4. ^ Alan Riding, Mexico Tells U.S. Jews It Does Not Link Zionism With Racism, in The New York Times, 13 dicembre 1975. URL consultato l'8 marzo 2018.
  5. ^ El sexenio de Luis Echeverría Clío, 1999
  6. ^ Hector Tobar, New Details of Mexico's 'Dirty War', in Los Angeles Times, 27 febbraio 2006. URL consultato il 24 luglio 2019.
  7. ^ Merilee Grindle, Policy Change in an Authoritarian Regime: Mexico under Echeverria, Cambridge University Press, 1977, pp. 523–555.
  8. ^ Rights group urges Mexico to resolve "dirty war", in Reuters, 5 aprile 2007. URL consultato il 29 ottobre 2016.
  9. ^ Michael Evans, The Dawn of Mexico's Dirty War, su Gwu.edu. URL consultato il 29 ottobre 2016.
  10. ^ Gloria M. Delgado de Cantú, Historia de México Vol. II, Pearson Educación, 2003, pp. 387–388.
  11. ^ Warrant for Mexico ex-president, in BBC News, 30 giugno 2006. URL consultato l'11 maggio 2010.
  12. ^ (ES) Exculpa tribunal a Luis Echeverría, in La Jornada, 27 marzo 2009. URL consultato l'8 marzo 2018.
  13. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

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