Fidel Castro

Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba
Fidel Castro
Fidel Castro in Washington.jpg
Castro in visita negli Stati Uniti nel 1959

Presidente del Consiglio di Stato di Cuba
Durata mandato 2 dicembre 1976 –
24 febbraio 2008
Predecessore Osvaldo Dorticós Torrado
(come Presidente di Cuba)
Successore Raúl Castro

Primo ministro di Cuba
Durata mandato 16 febbraio 1959 –
24 febbraio 2008[1]
Predecessore José Miró Cardona
Successore Raúl Castro

Segretario generale del Movimento dei paesi non allineati
Durata mandato 10 settembre 1979 –
6 marzo 1983
Predecessore Junius Richard Jayawardene
Successore Neelam Sanjiva Reddy

Durata mandato 16 settembre 2006 –
24 febbraio 2008
Predecessore Abdullah Ahmad Badawi
Successore Raúl Castro

Primo segretario del Partito Comunista di Cuba
Durata mandato 24 giugno 1961 –
19 aprile 2011
Predecessore carica istituita
Successore Raúl Castro

Leader del Movimento del 26 luglio
Durata mandato 1955 –
1º gennaio 1959
Predecessore carica istituita
Successore carica abolita

Dati generali
Partito politico Partito Ortodosso
(1947-1952)
Movimento del 26 luglio
(1955-1965)
Partito Comunista di Cuba (1961-2016)
Università Università dell'Avana
Professione avvocato, giornalista
Firma Firma di Fidel Castro
Fidel Alejandro Castro Ruz
Fidel Castro 1950s.jpg
Fidel Castro in uniforme negli anni'50
13 agosto 1926 – 25 novembre 2016 (90 anni)
Soprannome "Lider Maximo"
Nato a Birán
Morto a L'Avana
Luogo di sepoltura Cemeterio Santa Efigenia di Santiago di Cuba
Dati militari
Paese servito Cuba Cuba
Forza armata M-26-7.svg Movimento del 26 luglio
FAR emblem.png Forze Armate Rivoluzionarie cubane
Specialità Guerriglia
Anni di servizio 1953-2008
Grado Comandante
Guerre Rivoluzione cubana
Crisi dei missili di Cuba
Battaglie Invasione della baia dei Porci
Altre cariche politico, avvocato
"fonti nel corpo del testo"
voci di militari presenti su Wikipedia

Fidel Alejandro Castro Ruz (Speaker Icon.svg audio; Birán, 13 agosto 1926[2]L'Avana, 25 novembre 2016[3]) è stato un rivoluzionario, politico e avvocato cubano.

Grande protagonista della storia politica del Novecento e figura estremamente controversa[4][5][6][7], è stato primo ministro di Cuba dal 16 febbraio 1959 all'abolizione della carica, avvenuta il 2 dicembre 1976, ed è stato, dal 3 dicembre 1976 al 18 febbraio 2008, Presidente del Consiglio di Stato[8] e Presidente del Consiglio dei ministri, nonché Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, il partito unico del Paese, che tuttavia non partecipa direttamente alle elezioni.

Castro, assieme al fratello Raúl, a Ernesto Che Guevara e Camilo Cienfuegos è stato uno dei principali protagonisti della rivoluzione cubana contro il regime del dittatore Fulgencio Batista e, dopo il fallito sbarco nella baia dei Porci da parte di esuli cubani appoggiati dagli Stati Uniti d'America, proclamò l'istituzione della Repubblica di Cuba, uno Stato monopartitico di stampo socialista, che secondo Castro e i suoi sostenitori è una democrazia popolare apartitica,[9][10] ma che i dissidenti e buona parte degli analisti politici internazionali definiscono come regime totalitario.[11]

Ha spesso giocato un ruolo internazionale maggiore di quanto lascino supporre le dimensioni geografiche, demografiche ed economiche di Cuba, a causa della posizione strategica e della vicinanza geografica agli Stati Uniti del Paese. Castro è una figura molto controversa: i detrattori lo considerano un nemico dei diritti umani, mentre i suoi sostenitori lo considerano un liberatore dall'imperialismo e sottolineano i progressi sociali che egli ha promosso a Cuba.[12]

È noto anche con l'appellativo di Líder Máximo ("Condottiero Supremo"), a quanto pare attribuitogli quando, il 2 dicembre 1961, dichiarò che Cuba avrebbe adottato il comunismo in seguito allo sbarco della baia dei Porci a sud dell'Avana, un fallito tentativo da parte del governo statunitense di rovesciare con le armi il regime cubano; nel corso degli anni Castro ha rafforzato la popolarità di quest'appellativo.

Secondo i suoi sostenitori, la leadership di Castro si è mantenuta così a lungo grazie al sostegno delle masse, dovuto al miglioramento delle condizioni di vita. Secondo i detrattori, invece, le cause andrebbero cercate nell'utilizzo di metodi coercitivi e repressivi.

Indice

BiografiaModifica

 
Una lettera scritta in inglese dal 14enne Castro al presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt[13]

Primi anniModifica

I primi anni di vita di Fidel Castro includono gli iniziali 26 anni della sua esistenza, dal 1926 al 1952.

Infanzia e istruzioneModifica

Fidel Alejandro Castro Ruz nacque il 13 agosto 1926 a Birán. Nonostante l'ottima situazione economica genitoriale, Fidel crebbe accanto ai figli della forza lavoro dell'azienda paterna, molti dei quali erano migranti economici africani.[14] Questa esperienza permise a Fidel di "non assorbire la cultura borghese" fin dalla precoce età.[15] A sei anni, Castro, insieme ai fratelli più grandi Ramón e Angela, venne mandato a vivere con il loro insegnante a Santiago di Cuba, in una dimora versante in condizioni di relativa povertà. Proprio per questo motivo venivano frequentemente saltati i pasti.[16] All'età di otto anni Fidel venne battezzato secondo la tradizione cattolica, anche se in seguito divenne ateo.[17] Il battesimo permise a Castro di frequentare il collegio "La Salle" di Santiago, dove Fidel assumeva regolarmente un comportamento scorretto; per questa ragione venne trasferito al Belen Jesuit Preparatory School, a conduzione gesuita.[18] Nonostante Castro fosse interessato alla storia e alla geografia, non brillò negli studi: dedicava infatti gran parte del suo tempo a praticare sport.[19]

Università e primo attivismo politico: 1945-1947Modifica

Alla fine del 1945, Castro iniziò a studiare legge presso l'Università dell'Avana.[20] Si unì al movimento di protesta studentesca; sotto i regimi dei presidenti cubani Gerardo Machado, Fulgencio Batista e Ramón Grau San Martín, i manifestanti venivano repressi duramente.[21] Il malcontento generale causato dalla violenta repressione governativa contro la protesta giovanile urbana ridusse la lotta politica a un susseguirsi di attentati e atti di banditismo. Le bande cominciarono a crescere all'interno delle università, ed erano dominate da gruppi studenteschi armati che trascorrevano gran parte del loro tempo a combattere le imprese criminali.[22] Anti-imperialista e contrario all'intervento statunitense nei Caraibi, Castro entrò a far parte del Comitato universitario per l'indipendenza di Puerto Rico (University Committee for the Independence of Puerto Rico) e del Comitato per la democrazia nella Repubblica Dominicana (Committee for Democracy in the Dominican Republic).[23] Durante una campagna elettorale (conclusasi negativamente) per la presidenza della Federazione degli studenti universitari (Federación Estudiantil Universitaria - FEU) presentò una piattaforma basata sull'"onestà, decenza e giustizia", sottolineando la sua opposizione alla corruzione, che associò al coinvolgimento degli Stati Uniti a Cuba.[24]

Castro criticò la corruzione e la violenza del governo di Grau; nel novembre 1946 rilasciò un discorso pubblico su questo argomento, venendo inserito nella prima pagina di diversi giornali. Aveva contatti con molti membri di gruppi studenteschi di sinistra - tra cui il Partito Socialista Popolare (PSP), il Movimento rivoluzionario socialista (Movimiento Socialista Revolucionaria – MSR) e l'Unione rivoluzionaria insurrezionale (Unión Insurrecional Revolucionaria – UIR). In particolare era molto vicino a quest'ultimo movimento, ma non si conosce con certezza se ne facesse parte.[25] Nel 1947, Castro si unì a un nuovo gruppo socialista, il Partito del popolo cubano (Partito ortodosso), fondato dal carismatico politico veterano Eduardo Chibás (1907-1951). Egli lottò nel nome della giustizia sociale e della libertà politica, per un governo onesto. Anche se Chibás perse le elezioni, Castro continuò a militare nel partito.[26] La violenza studentesca aumentò dopo che Grau impiegò i leader delle bande come poliziotti. Fidel ricevette minacce di morte; inizialmente spinto a lasciare l'università, decise alla fine di continuare gli studi, armandosi di una pistola e circondandosi di amici armati.[27] Negli anni successivi Castro venne accusato di avere attentato alla vita di alcuni membri di gang dell'epoca, come Lionel Gómez (UIR), Manolo Castro (leader dell'MSR) e Oscar Fernandez (poliziotto universitario); le accuse non vennero però mai dimostrate.[28]

Ribellioni in America Latina: 1947-1948Modifica

Nel giugno del 1947, Castro apprese di una spedizione programmata per rovesciare la giunta militare dominicana di destra di Rafael Leónidas Trujillo. Considerato dall'opinione pubblica un feroce dittatore, Trujillo si servì di una violenta polizia segreta che uccise e torturò molteplici oppositori politici.[29] Diventando presidente del Comitato universitario per la democrazia nella Repubblica Dominicana, Castro decise di aderire alla spedizione, guidata dal generale dominicano esiliato Juan Rodríguez.[30] La missione ebbe inizio a Cuba, il 29 luglio 1947, e fu realizzata da circa 1.200 uomini, la maggior parte dei quali erano cubani o esiliati dominicani. Tuttavia, i governi dominicani e statunitensi erano a conoscenza dell'insurezione, e riuscirono velocemente ad annullare il progetto rivoluzionario. Il governo di Grau arrestò molte persone coinvolte; Castro riuscì però a scappare dall'arresto saltando fuori dalla sua fregata e nuotando a riva durante la notte.[31]

La fallita missione favorì l'opposizione di Castro all'amministrazione di Grau; tornando a L'Avana ricoprì un ruolo di primo piano nelle proteste studentesche contro l'uccisione di un allievo di scuola superiore commesso da guardie del corpo governative.[32] Le proteste, accompagnate da una repressione imposta dagli USA contro i movimenti comunisti insurrezionali, portarono a scontri violenti tra i manifestanti e la polizia nel febbraio 1948, quando Fidel venne violentemente picchiato.[33] Da quel momento in poi i discorsi pubblici di Castro assunsero un inclinazione decisamente di sinistra, condannando le disuguaglianze sociali ed economiche cubane, allontanandosi dalle sue vecchie critiche pubbliche, incentrate sulla condanna della corruzione e dell'imperialismo statunitense.[33]

Dopo una rapida visita in Venezuela e a Panama, il 31 marzo del 1948 Castro arrivò nella città di Bogotà, in Colombia, dove si svolgeva la Conferenza Pan-Americana. Il gruppo di studenti guidati da Fidel, insieme ad altri, tentarono di organizzare una conferenza opposta a quella citata in precedenza, nota nei Paesi anglosassoni come 1948 Pan-American Students Conference, sponsorizzata da Juan Domingo Perón. Castro rimase in contatto con Jorge Eliécer Gaitán e altri studenti per organizzare una manifestazione al termine della quale Gaitán doveva tenere un discorso. Era inoltre previsto un incontro tra Castro e Gaitán per il 9 aprile, alle 14:00; l'incontro non ebbe luogo a causa dell'assassinio del leader liberale. La sua morte provocò un periodo di violenti proteste conosciute come Bogotazo. A fianco dei suoi compagni cubani, Castro si unì alla causa liberale rubando delle armi da una stazione di polizia, ma le successive indagini stabilirono che né Castro né altri suoi compagni cubani erano stati coinvolti negli scontri.[34]

Matrimonio e marxismo: 1948-1950Modifica

Quando ritornò a Cuba, Castro divenne una figura chiave delle proteste contro una decisione governativa di introdurre il pagamento del servizio degli autobus, utilizzato principalmente da studenti e lavoratori.[35] Nel 1948 sposò Mirta Díaz Balart, una studentessa di una ricca famiglia attraverso la quale Fidel venne esposto allo stile di vita dell'elite cubana. Il rapporto venne criticato e ostacolato da entrambe le famiglie. Il padre di Mirta offrì comunque agli sposi decine di migliaia di dollari da spendere in una luna di miele dalla durata di tre mesi a New York City; la coppia ricevette inoltre un dono di nozze consistenti in 1000 dollari americani da Fulgencio Batista, amico della famiglia di Mirta.[36] Nello stesso anno Grau decise di non ricandidarsi alle elezioni, vinte dal nuovo candidato del Partito Autentico, Carlos Prío Socarrás.[37] Successivamente ebbero luogo vaste proteste, causate dall'assassinio da parte dell'MSR (Movimento rivoluzionario socialista), diventati alleati della polizia, di Justo Fuentes, cubano nero autodidatta nonché importante membro dell'UIR (Unione rivoluzionaria insurrezional) e amico di Castro. In risposta, Prío acconsentì a reprimere le bande, ma si rese presto conto che esse erano diventate troppo potenti per essere controllate.[38]

Castro mutò nuovamente la sua concezione politica, influenzato dagli scritti di Karl Marx, Friedrich Engels e Vladimir Lenin. A questo punto secondo Fidel il problema della Repubblica cubana non è più la corruzione dei politici, ma la società capitalista, o meglio, la "dittatura della borghesia". Adottando l'idea marxista, sostenendo quindi che un cambiamento politico significativo possa essere determinato solo da una rivoluzione del proletariato, Castro visitò i quartieri più poveri de L'Avana, testimoniando le disuguaglianze sociali e razziali della nazione e divenne attivo nel Comitato dell'Università per la lotta contro la discriminazione razziale (University Committee for the Struggle against Racial Discrimination).[39]

Nel settembre 1949 Mirta diede alla luce un figlio, Fidelito; per questo motivo la coppia si trasferì in un appartamento più grande nella capitale cubana.[40] Castro continuò a rischiare la sua vita, rimanendo attivo nella politica della città e aderendo al Movimento del 30 settembre (September 30 Movement), che includeva sia i comunisti che i membri del Partito Ortodosso. Lo scopo del gruppo era quello di opporsi all'influenza delle bande violente all'interno dell'università; come già accennato infatti, Prío non era riuscito a controllare la situazione.[41] Il 13 novembre Castro tenne un discorso in cui espose le trattative segrete del governo con le bande universitarie ed elencò i membri chiave del movimento. L'orazione attirò l'attenzione della stampa nazionale e fece infuriare le bande universitarie; Castro decise allora, per evitare possibili ripercussioni, di nascondersi prima in campagna e migrare poi negli Stati Uniti.[42] Ritornando a L'Avana diverse settimane dopo, Castro si concentrò sugli studi universitari, laureandosi in legge nel settembre del 1950.[43]

Carriera in diritto e politica: 1950-1952Modifica

Castro fondò uno studio legale con due colleghi di sinistra, Jorge Azpiazu e Rafael Resende; il tema principale era affermare i diritti dei cubani più poveri. Ben presto però ci fu un fallimento finanziario.[44] Fidel si prese poca cura nei confronti del denaro e dei beni materiali, e non pagò le sue fatture; i suoi mobili vennero pignorati e l'elettricità interrotta.[45] Nel novembre 1950 partecipò a una protesta studentesca a Cienfuegos, caratterizzata da uno scontro di quattro ore contro la polizia in segno di protesta contro il divieto del ministro dell'istruzione alla formazione di associazioni studentesche. Arrestato e accusato per condotta violenta, il magistrato respinse le accuse.[46] Castro divenne anche un membro attivo del Comitato per la pace di Cuba (Cuban Peace Committee), che si impegnò nella propaganda contro il coinvolgimento occidentale nella Guerra di Corea.[46] Fidel pensava ancora che le uniche speranze per Cuba si concentrassero su Eduardo Chibás e sul Partido ortodosso; tuttavia Chibás commise un errore quando accusò (senza avere le prove) il ministro dell'Istruzione Aureliano Sánchez di aver acquistato un ranch guatemalteca con fondi sottratti. Il governo accusò Chibás di essere un bugiardo e nel 1951 si uccise sparandosi durante una trasmissione radiofonica, mentre stava pronunciando l'"ultima chiamata di risveglio nazionale". Castro era presente e lo accompagnò all'ospedale dove morì.[47]

Considerandosi l'erede di Chibás, Fidel si candidò alle elezioni del giugno 1952 come esponente del Partito Ortodosso. Gli anziani ortodossi però rifiutarono di votarlo perché lo consideravano troppo radicale; venne invece candidato alla Camera dei Rappresentanti dai membri del partito nei distretti più poveri de L'Avana.[48] Il candidato ortodosso riscosse notevole successo e le previsioni per le elezioni affermavano che Fidel avrebbe raggiunto dei buoni risultati.[49]

Rivoluzione cubanaModifica

"Il Movimento" e l'Assalto alla caserma MoncadaModifica

Candidato al parlamento per il Partito Ortodosso, Fidel Castro, nel marzo del 1952, assistette inerme al colpo di Stato del generale Fulgencio Batista che rovesciò il governo di Carlos Prío Socarrás e portò alla cancellazione delle elezioni. Batista definì il nuovo sistema statale come "democrazia disciplinata"; Castro lo considerava invece una vera e propria dittatura.[50] Batista mirò la sua politica a destra, solidificando i legami con la ricca élite e con gli Stati Uniti, tagliando i rapporti diplomatici con l'Unione Sovietica, sopprimendo i sindacati e perseguitando i gruppi socialisti cubani.[51] Castro intentò diverse cause legali contro la nuova amministrazione, sostenendo che Batista aveva commesso sufficienti atti criminali per giustificare la detenzione e accusando vari ministri di violazione delle leggi sul lavoro. Le sue azioni legali non portarono a nulla; Fidel cominciò allora a ideare metodi alternativi per liberare Cuba dal regime.[52] Insoddisfatto dell'opposizione non violenta del Partido ortodosso, Castro diede vita a un gruppo noto come "Il Movimento" ("The Movement"), costituito da un comitato civile e militare e organizzato in un sistema di cellule clandestine; ogni cellula includeva 10 membri. El Acusador (The Accuser) era il giornale clandestino dell'organizzazione. Scopo di quest'ultima era quello di organizzare la lotta armata ostile a Batista.[53] Una dozzina di individui costituirono il nucleo de "Il Movimento", molti erano gli insoddisfatti del Partito Orthosso; tuttavia dal luglio 1952 iniziò una campagna di reclutamento. In un anno vennero reclutati 1200 membri, organizzati in oltre cento cellule. La maggioranza dei membri proveniva dai distretti più poveri de L'Avana.[54] Benché avesse stretti legami con il socialismo rivoluzionario, Castro evitò un'alleanza con il Partito Socialista Popolare, temendo di spaventare i membri più moderati; nonostante questo si tenne in contatto con diversi membri del PSP, tra cui suo fratello Raúl.[55] Successivamente Castro affermò che i membri de "Il Movimento" erano semplicemente ostili a Batista e che solo una minoranza appoggiava fermamente gli ideali socialisti o antimperialisti, fatto che attribuiva al "peso schiacciante delle macchine ideologiche e pubblicitarie degli Yankees" che credeva sopprimesse la coscienza di classe tra gli operai cubani.[56]

 
Fidel Castro in arresto dopo l'attacco alla Caserma Moncada

Fidel decise allora di realizzare l'assalto alla caserma Moncada allo scopo di impadronirsi del suo arsenale comprendente migliaia di armi[57] per dotare il suo gruppo di militanti ribelli delle armi necessarie alla lotta armata.[58] Per l'attacco furono addestrati 1200 ragazzi (provenienti in gran parte dalle file del Partito Ortodosso),[59][60] che furono riuniti rapidissimamente.[61] Il luogo in cui si arruolarono più giovani fu Artemisa (con circa 20-30 partecipanti).[62] Giocarono un importante ruolo gli spagnoli e i galiziani (questi ultimi erano più di 100).[63] Alcuni dei giovani ribelli riuscirono a infiltrarsi nel Partito Autentico (al governo con Carlos Prío Socarrás prima del colpo di stato), organizzazione che possedeva un quantitativo elevato di armi da guerra.[64] Solamente 165 rivoluzionari presero parte effettivamente alla rivoluzione; 138 situati a Santiago, 27 a Bayamo. Castro rese noto che nessun partecipante aveva figli,[65] e che raccomandò i suoi compagni di non provocare spargimenti di sangue se non avessero incontrato resistenza armata.[66] L'attacco venne perpetrato il 26 luglio 1953, ma non andò a buon fine; 3 delle 16 vetture che erano partite da Santiago non riuscirono ad arrivare a destinazione. Nel frattempo, alcuni ribelli assunsero il controllo di un ospedale civile. A causa della forte inferiorità numerica persero la vita 61 rivoluzionari mentre 40 vennero catturati, di cui 22 vennero torturati a morte.[67][68] Quattro uomini (Flores Betancourt, Carmelo Noa, Renato Guitart e Pedro Marrero) persero la vita prima che Fidel ordinasse il ritiro.[69][70] Quelli che erano fuggiti, tra cui Fidel e Raúl, si riunirono nella loro base, dove alcuni decisero di fuggire e altri proposero di arrendersi. Con 19 compagni, Castro decise di partire per Gran Piedra nelle robuste montagne della Sierra Maestra, diverse miglia a nord, dove avrebbero potuto stabilire una base insurrezionale.[71]

In risposta all'attacco di Moncada, il governo di Batista proclamò la legge marziale, ordinando una violenta repressione sul dissenso e imponendo una censura rigorosa dei media. La propaganda sostenne che i ribelli erano comunisti e che avevano ucciso i pazienti ospedalieri. Nonostante questa censura, le notizie e le fotografie riguardanti le torture e le esecuzioni sommarie causarono disapprovazione sia popolare che governativa.[72]

Il processo e "La storia mi assolverà"Modifica

Nei giorni seguenti i ribelli fuggiti vennero arrestati; alcuni vennero giustiziati mentre altri (tra cui Castro) vennero trasportati in una prigione a nord di Santiago di Cuba, precisamente a Boniato.[73][74] Credendo che Castro non sarebbe stato in grado di pianificare l'attacco da solo, il governo accusò i membri del Partito Ortodosso e del PSP di essere coinvolti, e lunedì 21 settembre furono accusate ben 122 persone.[75] Sebbene sotto censura, i giornalisti ebbero il permesso di partecipare al giudizio. Castro convinse i 3 giudici a liberare dalle manette tutti gli imputati in tribunale. Sostenne che il motivo per cui furono accusati, ovvero di "organizzare una rivolta armata contro i Poteri Costituzionali dello Stato", era errato, perché erano sorti contro Batista, che aveva assunto il potere in maniera incostituzionale. Quando li venne chiesto chi fosse l'autore intellettuale dell'attacco, Castro affermò che fosse stato l'eroe nazionale José Martí, citando le opere di egli dove le rivolte erano giustificate.[76]

Il processo rivelò che l'esercito aveva torturato i sospettati, utilizzando la castrazione e altri metodi di tortura (tra cui l'""Eye-gouging"); i giudici decisero di indagare su questi crimini, mettendo in una situazione di forte tensione l'esercito, che tentò senza successo di impedire a Castro di testimoniare ulteriormente, sostenendo che fosse troppo malato per lasciare la sua cella.[77] Il processo si concluse il 5 ottobre, con l'assoluzione della maggior parte degli imputati; 55 furono condannati al carcere per un periodo che va dai 7 mesi ai 13 anni. Castro venne condannato separatamente, il 16 ottobre. Si difese da solo. In veste di avvocato interrogò tutte le forze dell'ordine e tutti i testimoni.[78] Tenne inoltre un lungo discorso dalla durata di quattro ore, riassumibile con la celebre frase "La storia mi assolverà".[79] Anche se la pena massima da poter infliggere a una persona che ha condotto una rivolta è di 20 anni, Fidel venne condannato a 15 anni. Venne imprigionato nell'ala ospedaliera della "Model Prison" ("Presidio Modelo"), un'istituzione relativamente confortevole e moderna situata nell'Isola della Gioventù.[80]

Imprigionamento e il Movimento del 26 Luglio: 1953-1955Modifica

 
Fidel Castro con il piccolo Fidelito, 1954

Imprigionato assieme a 25 compagni, Castro cambiò nome dell'organizzazione da lui guidata da "Il Movimento" a "Movimento del 26 luglio" (M-26-7) in memoria della data dell'attacco della caserma di Moncada. Castro fondò una sorta di scuola per i prigionieri, l'Accademia Ideologica di Abel Santamaría ("Abel Santamaría Ideological Academy"), dove venivano impartite per cinque ore al giorno lezioni di storia antica e moderna, filosofia e inglese.[81] Leggeva molto, in particolare le produzioni scritte di Karl Marx, Vladimir Lenin e Martí, ma leggeva anche libri di Sigmund Freud, Immanuel Kant, William Shakespeare, Axel Munthe, William Somerset Maugham e Fëdor Dostoevskij, analizzandoli in forma marxista. Cominciò inoltre a informarsi sul New Deal, credendo che si sarebbe dovuto realizzare qualcosa di simile a Cuba.[82] In corrispondenza dei suoi sostenitori al di fuori del carcere, mantenne il controllo de "il Movimento" e organizzò la pubblicazione de "La Storia mi assolverà", con una tiratura iniziale di 27.500 copie.[83] All'inizio venne concessa a Castro una libertà relativamente elevata all'interno della prigione rispetto agli altri detenuti; in seguito però venne messo in isolamento dopo che i suoi compagni cantarono dei brani anti-Batista durante una visita del presidente nel febbraio 1954.[84] Nel frattempo, la moglie di Castro, Mirta, accettò un impiego presso il Ministero degli Interni, procuratole dalla propria famiglia. Questa notizia non venne riferita a Castro, che ne venne a conoscenza attraverso un annuncio radiofonico. Abbattuto e arrabbiato, affermò che avrebbe preferito morire mille volte piuttosto che soffrire impotente a un tale insulto. Vennero allora avviati i processi di divorzio mentre Mirta assunse la custodia del figlio Fidelito; Castro non la prese bene, non voleva infatti che suo figlio crescesse in un ambiente borghese.[85]

Nel 1954 si tennero le elezioni presidenziali, ma nessun politico si candidò (tranne ovviamente Batista) per paura di ripercussioni. Il dittatore vinse le elezioni, che vennero però considerate dalla maggioranza della popolazione come fraudolente. Fulgencio permise che l'opposizione esprimesse la sua opinione; i sostenitori di Castro ne approfittarono per chiedere un'amnistia nei confronti di Fidel e dei suoi compagni incarcerati. Alcuni politici suggerirono che un'amnistia sarebbe stata una buona pubblicità per il regime. Con il consenso del Congresso, degli Stati Uniti d'America e delle grandi multinazionali, Batista, credendo che Fidel non avrebbe rappresentato più una minaccia politica, il 15 maggio 1955 concesse l'amnistia a Castro e ai suoi compagni.[86] Verso il ritorno a L'Avana, Castro venne trasportato sulle spalle dai suoi sostenitori, e decise di rilasciare interviste radiofoniche e conferenze stampa; il governo lo controllò strettamente, riducendo le sue attività pubbliche.[87] Divorziato, Castro ebbe rapporti sessuali con due sostenitrici femminili, Naty Revuelta[88] e Maria Laborde;[89] entrambe concepirono un figlio.[90]

Rafforzando l'M-26-7, istituì una Direzione Nazionale composta da 11 persone; nonostante questi cambiamenti strutturali, rimase del dissenso basato sulla leadership autocratica di Castro. Egli respinse le richieste di trasferire il suo potere in un consiglio democratico, sostenendo che una riuscita rivoluzione non si sarebbe potuta realizzare con la direzione di un comitato. Alcuni abbandonarono l'M-26-7, etichettando Castro come un dittatore; nonostante questo la maggioranza rimase fedele al leader.[91]

Messico e addestramento alla guerrigliaModifica

Nel 1955 bombardamenti e manifestazioni violente portarono ad una repressione del dissenso; Fidel venne messo sotto protezione armata dai suoi sostenitori, prima che lui e Raúl fuggissero dal paese. I membri dell'M-26-7 rimasti a Cuba ricevettero il compito di organizzare le cellule locali per un'azione rivoluzionaria, nell'attesa del ritorno di Castro.[92] Inviò una lettera alla stampa, dichiarando che stava "lasciando Cuba perché a me tutte le porte della lotta pacifica sono state chiuse. Sei settimane dopo essere stato liberato dalla prigione sono più convinto dell'interesse della dittatura, mascherato in molti modi, di rimanere al potere per venti anni, governando come ora con l'uso del terrore e del crimine e ignorando la pazienza del popolo cubano, che ha i suoi limiti. Come seguace di Martí, credo che sia giunta l'ora di combattere per i nostri diritti, e non di elemosinarli".[93] I fratelli Castro e molti altri compagni migrarono in Messico, paese con una lunga storia di accoglienza nei confronti degli esuli di sinistra.[94] Nel paese Raúl (uno dei primi a partire per il Messico)[95] strinse amicizia con il medico Ernesto "Che" Guevara, sostenitore della guerriglia e della Rivoluzione Cubana. Anche Fidel ci strinse amicizia, descrivendolo come "un rivoluzionario più avanzato di me".[96] Castro conobbe anche Alberto Bayo, che accettò di insegnare ai ribelli di Fidel le competenze necessarie per la guerriglia, incontrando essi clandestinamente a Chapultepec per addestrarli.[97]

In cerca di finanziamenti Castro visitò gli Stati Uniti in cerca di ricchi simpatizzanti; Prío contribuì con $ 100,000. Castro affermò successivamente di essere stato monitorato dagli agenti di Batista, che orchestrarono un assassinio contro di lui (fallito). Il governo cubano corruppe la polizia messicana per arrestare i ribelli,[98] ma grazie al sostegno di alcuni politici messicani che simpatizzavano con il movimento guidato da Castro, tutti i rivoluzionari vennero velocemente scarcerati.[99] Castro rimase in contatto con la base cubana dell'M-26-7, dove nel frattempo guadagnarono una grande base di appoggio nella Provincia di Oriente.[100] Intanto sorsero nuovi gruppi militanti anti-Batista, appartenenti soprattutto al movimento studentesco; ruolo molto importante rivestì il Directorio Revolucionario Estudiantil (DRE), fondato dal presidente della Federazione degli Studenti Universitari (FEU) José Antonio Echevarría. Antonio raggiunse Città del Messico per incontrare Castro, ma non riuscirono a trovare un accordo sulle tattiche da seguire; José pensava che fosse legittimo assassinare chiunque fosse legato al governo, mentre Castro considerava questa strategia inefficace e avventata.[101]

Castro e Antonio del Conte, acquistarono per 17 000 dollari la Granma, uno yacht di 19,2 metri, progettato per trasportare teoricamente venti persone fra passeggeri ed equipaggio.[102] La nave era di proprietà dello statunitense Robert B. Erickson, che lo battezzò Granma in onore della nonna: granma è infatti l'abbreviazione di grandmother, che in inglese significa proprio "nonna".[102] Vennero compiuti diversi lavori: furono aumentati lo spazio, per trasportare più persone, e la potenza dei motori; si eliminò la zavorra inutile e vennero aggiunti serbatoi per l'acqua.[102] Sullo yacht furono stipati 81 rivoluzionari guidati da Fidel, che partirono dal porto messicano di Tuxpan il 25 novembre verso Cuba per dare inizio alla rivoluzione contro il dittatore Batista.[103] Tra le armi presenti si ricordano 90 fucili, 3 mitragliatrici, e circa 40 pistole.[104] Il viaggio non fu facile a causa del numero eccessivo di persone a bordo, del continuo maltempo e delle pessime condizioni dell'imbarcazione.[105] Sbarcarono il 2 dicembre, dopo più di sette giorni invece dei tre previsti, a due chilometri dalla meta prevista, la Playa Las Coloradas.[106]

Guerriglia nella Sierra Maestra: 1956-58Modifica

Nel giro di pochi giorni, il 5 dicembre, una nave militare iniziò a bombardare gli invasori ad Alegrìa de Pìo,[107] che, in fuga verso l'interno, si diressero verso la catena montuosa boschiva della Sierra Maestra.[108] All'alba del 5 dicembre un distaccamento della Guardia Rurale di Batista li attaccò; i ribelli si dispersero, e proseguirono il viaggio in piccoli gruppi.[109] All'arrivo Castro scoprì che degli 82 ribelli arrivati a Cuba con la Granma, solo 19 avevano raggiunto il punto prestabilito; gli altri erano stati catturati o uccisi.[110]

L'accampamento organizzato nella giungla dai sopravvissuti (tra cui i fratelli Castro, Guevara e Camilo Cienfuegos)[111] frequentemente faceva incursioni sui piccoli uffici dell'esercito per ottenere armi. Nel gennaio 1957 invasero l'avamposto vicino alla spiaggia di "La Plata"; Guevara successivamente medicò i soldati vittime di eventuali lesioni. I rivoluzionari giustiziarono il sindaco locale Chicho Osorio, che oltre ad essere odiato dai contadini, si era vantato, diverse settimane prima, dell'assassinio di un membro del M-26-7.[112] L'esecuzione di Osorio aiutò i ribelli a guadagnare la fiducia della popolazione locale, avversi ai sindaci che sono spesso dalla parte dei ricchi proprietari terrieri.[113] La fiducia verso i ribelli continuò a crescere, e diversi abitanti si unirono alla lotta rivoluzionaria, anche se la maggior parte delle nuove reclute proveniva dalle aree urbane.[114] Con un numero crescente di volontari, oltre 200, nel luglio 1957 Castro divise il suo esercito in tre colonne; una la mise sotto il suo controllo, mentre le altre due passarono sotto il controllo di Raúl e di Guevara.[115] I membri del M-26-7 che operavano nelle aree urbane continuarono il fermento, mandando rifornimenti a Castro; il 16 febbraio 1957 quest'ultimo incontrò alcuni compagni anziani per discutere le tattiche d'azione; qui incontrò Celia Sánchez, che sarebbe diventato un suo stretto amico.[116]

Su tutto il territorio cubano iniziarono i bombardamenti e le azioni di sabotaggio da parte dei rivoluzionari. La polizia rispose con arresti di massa, torture e omicidi extragiudiziali; i cadaveri venivano appesi sugli alberi per intimorire i dissidenti. Il 13 marzo 1957 José Antonio Echevarría guidò un attacco al palazzo presidenziale, che si concluse con la morte di Antonio e quindi con il fallimento dell'offensiva.[117][118] Anche Frank Isaac País García perse la vita, e Castro assunse allora la leadership totale del M-26-7.[119] Al contrario di Guevara e Raúl, Fidel cercò di nascondere i suoi ideali marxisti-leninisti per ottenere il sostegno di dissidenti meno radicali, e nel 1957 si incontrò con i membri del Partido Ortodosso. I leader di quest'ultimo (Raúl Chibás e Felipe Pazos) assieme a Castro redassero e firmarono il Manifesto della Sierra Maestra, in cui presentarono i loro piani per una Cuba post-Batista. Rifiutando la possibilità di creare una giunta militare provvisoria, auspicarono alla creazione di un governo civile provvisorio «sostenuto da tutti», che avrebbe attuato una moderata riforma agraria, un'industrializzazione e una campagna di alfabetizzazione prima di introdurre elezioni "veramente eque, democratiche e imparziali".[120]

Il governo di Batista aveva censurato la stampa cubana, per questo Castro contattò i media stranieri per diffondere il suo messaggio. Herbert Matthews, giornalista del New York Times, intervistò Castro, attirando l'interesse internazionale per la causa del ribelle e rendendo Castro una celebrità.[121] Altri giornalisti (tra cui inviati della CBS) seguirono la vicenda, mentre un giornalista della rivista Paris Match rimase con i ribelli per circa 4 mesi, documentando la loro routine.[122] I guerriglieri castristi incrementarono i loro attacchi sugli avamposti militari, costringendo il governo a ritirarsi dalla regione della Sierra Maestra e nella primavera del 1958 i ribelli controllavano un ospedale, una scuola, una stampa, un macello, una fabbrica di mine e una fabbrica di sigari.[123]

Caduta di Batista e la giunta militare di Cantillo: 1958-1959Modifica

 
Castro (a destra) e Camilo Cienfuegos entrano a L'Avana, 8 gennaio 1959.

Batista era sotto una crescente pressione nel 1958. I fallimenti militari del suo esercito, insieme alla censura della stampa e all'uso da parte della polizia e dell'esercito di torture ed esecuzioni extragiudiziali, causarono sempre più critiche sia a livello nazionale che internazionale. Influenzato dal sentimento anti-Batista tra i suoi cittadini, il governo degli Stati Uniti cessò di fornirgli armi; il dittatore si rivolse allora al mercato bellico britannico.[124] L'opposizione sfruttò questa opportunità per diramare uno sciopero generale, accompagnato da attacchi armati del M-26-7. A partire dal 9 aprile, ricevette un forte sostegno nella parte centrale e orientale di Cuba, poco nel resto del territorio.[125]

Batista decise allora di sopprimere definitivamente la rivolta, e affidò l'incaricò al generale Eulogio Cantillo, che guidò l'Operazione Verano (28 giugno-8 agosto 1958). L'esercito bombardò dall'alto le aree forestali e i villaggi sospettati di aiutare i ribelli, mentre 10.000 soldati circondavano la Sierra Maestra, guidando verso nord agli accampamenti ribelli. Nonostante la loro superiorità numerica e tecnologica, l'esercito non aveva esperienza con la guerriglia e con la regione montuosa. Con soli 300 uomini al suo seguito, Castro evitò il confronto diretto, utilizzando le mine terrestri e le imboscate per fermare l'offensiva nemica.[126] L'esercito subì grandi perdite; nel giugno 1958 un battaglione si arrese, le loro armi vennero confiscate e consegnate alla Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale.[127] Molti dei soldati di Batista, sconvolti dagli abusi dei diritti umani che avrebbero dovuto commettere, hanno difeso i ribelli castristi, che beneficiarono inoltre del sostegno popolare nelle aree comprese nella guerriglia.[128] In estate, l'M-26-7 iniziò l'offensiva, spingendo l'esercito al di là della catena montuosa, in pianura. A novembre le forze rivoluzionarie controllavano la quasi totalità delle provincie di Las Villas e Oriente (oggi non più presenti). Rafforzarono inoltre la loro presenza a Santa Clara e a Santiago. Questo controllo permise di dividere Cuba in due parti, chiudendo le strade principali e le linee ferroviarie, svantaggiando notevolmente il potere di Batista.[129]

Gli Stati Uniti capirono che Batista avrebbe perso la guerra, e temendo che Castro avrebbe attuato una serie di riforme socialiste a sfavore degli USA, decise di sostenere la rimozione di Batista appoggiando una giunta militare di destra guidata dal generale Cantillo, che comandava allora la maggior parte delle forze armate del paese. Dopo essere stato informato della proposta, Cantillo si incontrò segretamente con Castro, mettendosi d'accordo sul diramare il cessate il fuoco dopo che Batista fosse stato arrestato e processato per crimini di guerra.[130] Cantillo fece il doppio gioco, e avvertì Batista delle intenzioni di Fidel. Volendo evitare il tribunale, Batista il 31 dicembre 1958 si dimise, informando le forze armate che erano sotto il controllo di Cantillo. Con la sua famiglia e i suoi consiglieri più vicini, Batista fuggì in esilio nella Repubblica Dominicana con oltre 300 milioni di dollari statunitensi.[131] Cantillo entrò nel palazzo presidenziale de L'Avana, proclamò il giudice della Corte Suprema Carlos Piedra come nuovo presidente e iniziò a nominare i nuovi membri del governo.[132]

Ancora nella provincia di Oriente, Castro era furioso. Riconoscendo la creazione di una giunta militare, concluse il cessate il fuoco e continuò l'offensiva.[133] L'M-26-7 organizzò un piano per rovesciare la giunta Cantillo-Piedra, liberando il colonnello di alto rango militare Ramón Barquín dalla prigione dell'Isola dei Pini (dove era stato detenuto per la sua attività anti-Batista) e gli ordinò di volare a L'Avana per arrestare Cantillo.[134] In vista delle celebrazioni che avrebbero interessato il paese dopo le dimissioni di Batista, Castro ordinò all'M-26-7 di assumersi la responsabilità di mantenere l'ordine nel paese, al fine di prevenire saccheggi e vandalismi.[135] Mentre Cienfuegos e Guevara conducevano le loro colonne a L'Avana il 2 gennaio, Castro entrò a Santiago, accettando la resa della Caserma di Moncada e facendo un discorso che invocava alla guerra per l'indipendenza. Esprimendo il suo forte dissenso verso la giunta Cantillo-Piedra, chiese giustizia contro gli abusi dei diritti umani e annunciò un'era migliore per i diritti delle donne.[136] In direzione di L'Avana, incontrò la madre di José Antonio Echevarría; venne inoltre accolto da folle di persone in diverse città, e tenne convegni e interviste. I giornalisti stranieri giudicarono senza precedenti il livello di adulazione pubblica.[137]

Governo provvisorio: 1959Modifica

Castro rese noto che secondo lui sarebbe dovuto diventare presidente l'avvocato Manuel Urrutia Lleó. Politicamente moderato, Urrutia aveva difeso i rivoluzionari dell'M-26-7 in tribunale, sostenendo che l'attacco alla Caserma di Moncada era legale in base alla costituzione cubana. Castro credeva che Urrutia sarebbe stato un buon capo, visto che entrambi condividevano l'ideale rivoluzionario contro Batista. Con i dirigenti della giunta in stato di arresto, Urrutia venne proclamato presidente provvisorio; la maggior parte del Gabinetto era composto da membri dell'M-26-7.[138] L'8 gennaio 1959 l'esercito castrista entrò a L'Avana. Proclamando se stesso Rappresentante delle Forze Armate Ribelli della Presidenza, Castro - insieme a stretti aiutanti e famigliari - adibì casa e ufficio nell'attico dell'Hotel Tryp Habana Libre, dove si incontrano giornalisti, visitatori stranieri e ministri governativi.[139]

 
Il trentaduenne Líder Máximo il 15 aprile 1959

Ufficialmente Fidel non ricopriva alcun ruolo nel governo provvisorio, nonostante questo esercitava una grande influenza, in gran parte grazie alla sua popolarità e al controllo dell'esercito ribelle. Tentando di sbarazzarsi completamente del governo cubano di Batista, il Congresso eletto sotto il controllo di quest'ultimo venne abolito e tutti quelli eletti nelle elezioni del 1954 e del 1958 furono allontanati dalla politica. Fidel spinse il presidente a proibire temporaneamente tutti i partiti politici, ma affermò ripetutamente che prima o poi sarebbero state celebrate elezioni multipartitiche. Questo non avvenne.[140] Nel frattempo Fidel cominciò anche a conoscere i membri del Partito Socialista Popolare.[141]

Nel sopprimere la rivoluzione, il governo di Batista aveva orchestrato abusi massicci dei diritti umani; la stima dei morti più accreditata è di circa 20.000. Fidel volle assicurare giustizia a tutti quei morti. Pur rimanendo una forza moderata e opposta alle rappresaglie di massa sostenuti da molti, Castro contribuì a incastrare diversi sostenitori di Batista, con conseguenti centinaia di esecuzioni. I critici (in particolare quelli statunitensi) sostenevano che il governo provvisorio era interessato più alla vendetta che alla giustizia. In risposta, Castro proclamò che "la giustizia rivoluzionaria non si basa su precetti giuridici, ma sulla convinzione morale". Partecipò successivamente a diversi processi per assicurarsi che la "giustizia rivoluzionaria" fosse rispettata; quando un gruppo di aviatori accusati di bombardare un villaggio venne considerato non colpevole in un processo a Santiago de Cuba, Castro ordinò un riesame in cui vennero considerati colpevoli e condannati a carcere permanente.[142]

Acclamato in tutta l'America Latina, Castro andò in Venezuela per partecipare alle celebrazioni del primo anniversario del rovesciamento di Marcos Pérez Jiménez. Incontrandosi con il Presidente eletto Rómulo Betancourt, Castro propose maggiori relazioni tra le due nazioni, richiedendo senza successo un prestito di 300 milioni di dollari e un nuovo accordo per il petrolio venezuelano.[143] Quando tornò in patria Fidel si trovò in disaccordo con le figure governative più importanti del paese; il governo aveva infatti bandito la Lotteria Nazionale e aveva chiuso i casinò e i bordelli, lasciando migliaia di camerieri, croupier e prostitute disoccupati. Di conseguenza, il premier José Miró Cardona si dimise e andò in esilio negli Stati Uniti aderendo al movimento anti-castrista.[144]

PremiershipModifica

Consolidamento della leadership: 1959Modifica

Il 16 febbraio 1959 Castro giurò come primo ministro di Cuba e accettò il ruolo a condizione che i poteri del primo ministro fossero aumentati.[145] Tra il 15 e il 26 aprile Castro visitò gli USA[146] con una delegazione composta da più di 50 rappresentanti industriali, ospiti della American Society of Newspaper Editors (ASNE). Il rivoluzionario venne acclamato da molti cittadini statunitensi, che lo consideravano un vero e proprio eroe.[147] Il presidente Dwight Eisenhower si rifiutò di incontrare Castro; quest'ultimo si confrontò allora con il vice-presidente Richard Nixon, che non piacque fin da subito a Fidel. [148] Il suo viaggio non si fermò agli Stati Uniti, ma proseguì in Canada, Brasile, Uruguay e Argentina. Nella capitale, a Buenos Aires, partecipò a una conferenza economica, dove propose senza successo un piano "Marshall" finanziato dagli USA da 30 miliardi di dollari destinato all'America Latina.[149]

Dopo essersi nominato, il 17 maggio 1959, presidente dell'Istituto Nazionale della Riforma Agraria (Instituto Nacional de Reforma Agraria - INRA), Castro firmò una riforma agraria, vietando a un proprietario terriero di possedere più di 993 ettari (4,02 km²) di terreno. Le grandi aziende vennero espropriate e le loro terre ridistribuite; circa 200.000 contadini ricevettero titoli di proprietà. A questo punto la classe benestante cubana non possedeva più il controllo agricolo. Grazie alla riforma agraria Fidel incrementò la sua popolarità tra la classe operaia/contadina, ma alienò molti sostenitori del ceto medio.[150] Fidel si nominò inoltre presidente dell'Industria Nazionale del Turismo. Tentò di incoraggiare gli afro-americani a visitare il paese, affermando che il paese fosse un paradiso tropicale senza discriminazioni razziali, ma non riuscì nel suo intento.[151] Vennero apportate modifiche al salario statale; ai giudici e ai politici venne ridotta la retribuzione, mentre i funzionari pubblici di basso livello videro innalzarsi il loro salario.[152] Nel marzo 1959 Castro ordinò che venissero pagati gli affitti a coloro che ricevevano uno stipendio inferiore ai 100 dollari mensili, e introdusse misure per aumentare il potere d'acquisto del popolo cubano. La produttività diminuì e le riserve finanziarie del paese si prosciugarono in soli due anni.[153]

Anche se inizialmente si rifiutò di classificare il suo regime come "socialista" e negò ripetutamente di essere un "comunista", Castro nominò sostenitori del marxismo-leninismo in posizioni governative e militari di alto livello. In particolare Guevara divenne Governatore della Banca Centrale e poi Ministro delle Industrie. Sconvolto, il comandante dell'Aeronautica militare Pedro Luis Díaz Lanz disertò per gli Stati Uniti.[154] Anche se il presidente Urrutia denunciò la diserzione, espresse pubblicamente la sua preoccupazione verso l'aumentante dell'influenza marxista. Irritato, Castro annunciò le sue dimissioni come primo ministro, accusando Urrutia di complicare la situazione governativa con il suo "anti-comunismo febbrile". Oltre 500.000 sostenitori castristi circondarono il Palazzo Presidenziale chiedendo le dimissioni di Urrutia, che arrivarono. Il 23 luglio Castro tornò a ricoprire l'incarico di Primo Ministro e nominò come nuovo Presidente il marxista Osvaldo Dorticós Torrado.[155]

Castro utilizzò la radio e la televisione per sviluppare un "dialogo con la gente", ponendo domande e formulando dichiarazioni provocatorie.[156] Il suo regime rimase popolare tra i lavoratori, i contadini e gli studenti, che costituivano la maggioranza della popolazione del paese, mentre l'opposizione era costituita principalmente dalla classe media.[157] Migliaia di medici, ingegneri e altri professionisti emigrarono in Florida, negli Stati Uniti, causando una fuga di cervelli.[158] Il governo castrista fece fuori ha gli oppositori politici e arrestò centinaia di contro-rivoluzionari.[159] Il governo di Castro però sanzionò l'uso della tortura psicologica; i prigionieri venivano comunque sottoposti all'isolamento e a un trattamento violento e minaccioso.[160] I gruppi militanti anti-Castristi, finanziati dagli esiliati, dalla Central Intelligence Agency (CIA) e dal governo dominicano di Rafael Leónidas Trujillo, intrapresero attacchi armati e fondarono basi di guerriglia nelle regioni montuose di Cuba. Ciò portò ad una ribellione nelle montagne Escambray, durata sei anni. Il governo, grazie alla superiorità numerica (400.000 uomini, tutti volontari),[161] riuscì a placare la rivolta. I ribelli catturati vennero giustiziati.[162]

Supporto sovietico e opposizione statunitenseModifica

 
Castro insieme a Sukarno, L'Avana, 1960.

Nel 1960 infiammava la guerra fredda, la contrapposizione ideologica, militare e politica tra le due superpotenze mondiali, gli Stati Uniti (USA), una democrazia liberale capitalista e l'Unione Sovietica (URSS), uno stato socialista marxista-leninista, governato dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica. Esprimendo il suo disprezzo per gli USA, Castro stabilì dei rapporti con i sovietici, vista la condivisione degli ideali marxisti-leninisti.[163] Durante l'incontro con il vice-premier sovietico Anastas Ivanovič Mikojan, Castro accettò di fornire all'URSS zucchero, frutta, fibre e pelli, in cambio di petrolio greggio, fertilizzanti, beni industriali e un prestito da 100 milioni di dollari.[164] Il governo cubano ordinò alle raffinerie del paese - controllate dalle società americane Shell, Esso e Standard Oil - di utilizzare il petrolio sovietico, ma sotto la pressione del governo degli Stati Uniti, rifiutarono. Castro rispose espropriando e nazionalizzando le raffinerie. Per vendicarsi, gli USA annullarono le importazioni dello zucchero cubano; in risposta Fidel nazionalizzò la maggior parte dei possedimenti e delle attività commerciali statunitensi sull'isola, tra cui banche e zuccherifici.[165]

Le relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti peggiorarono in seguito dell'esplosione di un peschereccio francese, il La Coubre, nel porto de L'Avana nel marzo 1960. La nave trasportava armi acquistate dal Belgio; la causa dell'esplosione non fu mai determinata, ma Castro insinuò pubblicamente che il governo americano era colpevole di sabotaggio. Terminò il suo discorso con il celebre "Hasta la victoria siempre. Patria o muerte" ("Sempre fino alla vittoria. Patria o morte").[166] Ispirandosi al precedente successo del Colpo di Stato in Guatemala del 1954, il 17 marzo 1960 il presidente USA Eisenhower autorizzò segretamente la CIA a rovesciare il governo di Castro. Fornì loro un budget da 13 milioni di dollari e permise loro di allearsi con la mafia, nemica di Castro in quanto quest'ultimo la aveva combattuta.[167] Il 13 ottobre 1960 gli Stati Uniti vietarono la maggior parte delle esportazioni verso Cuba, iniziando un embargo economico. Il 14 ottobre l'Institut national de la recherche agronomique (INRA) assunse il controllo di 383 imprese private e il 25 ottobre altre 166 società statunitensi operanti a Cuba videro sequestrati e nazionalizzati i loro locali.[168] Il 16 dicembre gli USA smisero definitivamente di importare lo zucchero cubano, l'esportazione primaria del paese.[169]

Nel settembre del 1960 Castro volò a New York per l'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Offeso dall'atteggiamento dell'elite del Shelburne Hotel, Fidel e il suo entourage soggiornarono nell'economico Hotel Theresa di Harlem. Lì incontrò giornalisti e figure anti-sistema come Malcolm X. Conobbe inoltre il premier sovietico Nikita Sergeevič Chruščёv e i due leader evidenziarono pubblicamente la povertà presente in alcune aree statunitensi come Harlem; Castro descrisse New York come una "città di persecuzione" verso i neri e i poveri. Le relazioni tra Castro e Chruščёv erano positive. Sebbene Castro pubblicamente negasse di essere socialista, Chruščëv informò il suo entourage che il cubano sarebbe diventato "un faro del socialismo in America Latina".[170] Successivamente Castro incontrò altri quattro socialisti, il primo segretario polacco Władysław Gomułka, il presidente bulgaro Todor Zhivkov, il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser e il premier indiano Jawaharlal Nehru.[171]

Castro tornò a Cuba il 28 settembre. Temeva un colpo di Stato americano, proprio per questo nel 1959 aveva speso 120 milioni di dollari per armi sovietiche, francesi e belghe. Lo scopo del rivoluzionario era quello di costruire l'esercito più grande dell'America Latina; nei primi anni del 1960 il governo cubano raddoppiò le dimensioni delle forze armate.[172] Temendo elementi controrivoluzionari nell'esercito, il governo creò una milizia popolare per armare i cittadini favorevoli alla rivoluzione e addestrò almeno 50.000 sostenitori nelle tecniche di combattimento.[173] Il 28 settembre del 1960 vennero creati i Comitati di difesa della rivoluzione (CDR), un insieme di organizzazioni di massa cubane che presidiano il territorio con l'obiettivo di combattere la delinquenza e la controrivoluzione. Vennero inoltre organizzate campagne sulla sanità e sull'istruzione. Dopo poco tempo l'80% della popolazione cubana era coinvolta nel CDR.[174] Castro affermò che la nuova amministrazione da lui guidata era una democrazia diretta, in cui la popolazione cubana si sarebbe potuta riunire in massa per manifestare ed esprimere la propria volontà democratica. Di conseguenza, rifiutò la necessità di organizzare le elezioni, sostenendo che i sistemi rappresentativi democratici servivano agli interessi delle élite socioeconomiche.[175] Al contrario, i critici condannarono il nuovo regime, definendolo non democratico. Il segretario di Stato americano Christian Herter annunciò che Cuba stava adottando il modello sovietico, con uno stato monopartitico, il controllo governativo dei sindacati, la soppressione delle libertà civili e l'assenza di libertà di parola e di stampa.[176]

Il governo castrista enfatizzò progetti sociali per migliorare lo standard di vita della popolazione cubana, spesso a scapito dello sviluppo economico.[177] Un'attenzione particolare venne posta sull'istruzione; nei primi 30 mesi del governo castrista vennero aperte più aule scolastiche che negli ultimi 30 anni. Il sistema educativo primario cubano offriva un programma di studio-lavoro: la metà del tempo veniva trascorso in classe, mentre l'altra metà in un'attività produttiva.[178] L'assistenza sanitaria venne nazionalizzata e ampliata. Vennero aperti su tutto l'isola centri sanitari rurali e cliniche urbane, che offrono tuttora assistenza medica gratuita. La vaccinazione universale contro le malattie infantili venne implementata e le percentuali di mortalità infantile vennero ridotte in maniera drastica.[177] Un terzo aspetto dei programmi sociali fu la costruzione di infrastrutture; nei primi sei mesi di governo castrista, vennero costruite oltre 965 km (600 miglia) di strade, mentre 300 milioni di dollari vennero utilizzati in sistemi idrici e sanitari.[177] Nei primi anni di amministrazione castrista vennero costruite oltre 800 case al mese per abbassare il numero di senzatetto; inoltre vennero aperti asili nido e centri per disabili e anziani.[177]

Invasione della baia dei Porci e abbraccio del socialismo (1961-62)Modifica

 
Guevara (a sinistra) assieme a Castro, 1961

Nel gennaio 1961 Castro ordinò all'Ambasciata USA de L'Avana di ridurre i suoi 300 dipendenti, sospettando che molti fossero spie. Gli Stati Uniti risposero con la chiusura delle relazioni diplomatiche e aumentando i fondi della CIA destinati ai dissidenti cubani in esilio; questi militanti iniziarono ad attaccare navi che commerciavano con Cuba e a bombardare negozi e fabbriche di zucchero.[179] Eisenhower e il suo successore John F. Kennedy sostennero un piano della CIA per aiutare una militanza dissidente, il "Fronte Democratico Rivoluzionario", ad invadere Cuba e a rovesciare il governo castrista; il progetto alla fine si concretizzò con l'Invasione della baia dei Porci (17 - 19 aprile 1961). Il 15 aprile, i Douglas A-26 Invader forniti dalla CIA bombardarono tre aeroporti militari cubani; gli USA affermarono che i responsabili erano piloti dell'aviazione cubana che avevano disertato; Fidel considerò queste dichiarazioni come False flag.[180] Temendo un'invasione, ordinò l'arresto di 20.000/100.000 sospetti rivoluzionari,[181] affermando pubblicamente che "ciò che gli imperialisti non ci possono perdonare è che noi abbiamo realizzato una rivoluzione socialista sotto i loro nasi". Si tratta della prima dichiarazione pubblica di Fidel in cui si annunciava che il governo si ispirava all'ideologia socialista.[182] La CIA e il Fronte Democratico Rivoluzionario disponevano in Nicaragua della Brigade 2506, composta da 1.400 unità. L'attacco, dopo 3 giorni, finì con la vittoria dei castristi. Fidel ordinò che i 1189 ribelli catturati venissero interrogati in diretta televisiva da un gruppo di giornalisti; il 25 aprile condusse personalmente l'interrogatorio. 14 ribelli vennero processati per i crimini presumibilmente commessi prima della rivoluzione, mentre tutti gli altri vennero restituiti agli Stati Uniti in cambio di medicinali e alimenti pari a 25 milioni di dollari statunitensi.[183]

Consolidando la "Cuba socialista", Castro unì l'M-26-7, il Partito Socialista Popolare e la Direzione Rivoluzionaria in un partito governativo basato sul principio leninista del centralismo democratico: L'Integrated Revolutionary Organizations (ORI), che successivamente prenderà la denominazione di Partito Unitario della Rivoluzione Socialista di Cuba (PURSC), che nel 1965 cambierà denominazione in Partito Comunista di Cuba (PCC).[184] Anche se l'URSS era esitante riguardo l'abbraccio di Castro al socialismo, i rapporti con i sovietici vennero approfonditi.[185] Castro iscrisse Fidelito in una scuola di Mosca[186] e successivamente ricevette il Premio Lenin per la pace.[187] Nel dicembre 1961 Castro si proclamò marxista-leninista e nella sua seconda dichiarazione a L'Avana invitò l'America Latina a realizzare una rivoluzione.[188] In risposta, gli USA spinsero con successo l'Organizzazione degli Stati americani ad espellere Cuba; i sovietici rimproverarono Fidel di essere stato troppo avventato, mentre i cinesi si congratularono con lui.[189] Nonostante la loro affinità ideologica con la Cina, durante Crisi sino-sovietica, Cuba si alleò con i sovietici, che avevano offerto all'isola aiuti economici e militari.[190]

L'ORI iniziò ad amministrare Cuba secondo il modello sovietico, perseguendo gli oppositori politici e accusando di devianza le prostitute e gli omosessuali; Castro considerava quest'ultimo un tratto borghese.[191] I funzionari governativi si espressero contro l'omofobia di Fidel; nonostante questo vennero create le Unità militari di aiuto alla produzione.[192] Nel 2010 Castro si assumerà le sue responsabilità e affermerà che furono una grande ingiustizia".[193] Nel 1962 l'economia di Cuba era in forte calo, frutto di una scarsa gestione economica e di una bassa produttività associata all'embargo commerciale degli Stati Uniti. Le carenze alimentari portarono al razionamento, causando proteste a Cárdenas.[194] Nel marzo 1962 Castro rimosse dalle loro cariche i più importanti "vecchi comunisti", etichettandoli come "settari".[195] A livello personale, Castro divenne sempre più solitario e le sue relazioni con Guevara si affievolirono, poiché egli dimostrava di essere sempre più anti-sovietico e pro-cinese.[196]

Crisi dei missili di Cuba: 1962-1968Modifica

Militarmente più debole della NATO, Chruščёv volle installare gli MRBM R-12 per riequilibrare la bilancia del potere nucleare, che pendeva dalla parte degli Stati Uniti.[197] Castro accettò la proposta sovietica, credendo che avrebbe garantito maggiore sicurezza e che avrebbe potenziato la causa socialista.[198] Il progetto venne elaborato sottobanco, solo Fidel, Raúl, Guevara, Dorticós e il capo della sicurezza Ramiro Valdés erano a conoscenza del progetto nella sua completezza.[199] Gli USA nell'ottobre scoprirono il piano attraverso aerei Lockheed U-2. Gli Stati Uniti considerarono quei missili come un piano d'attacco, nonostante Castro affermasse che in realtà si trattasse di un piano difensivo.[200] Castro sollecitò Chruščёv a minacciare un attacco nucleare verso gli Stati Uniti in caso di attaccò USA verso l'isola cubana, ma Chruščёv non aveva intenzione di scatenare una guerra nucleare.[201] Castro venne escluso dai negoziati; Chruščёv accettò di rimuovere i missili in cambio dell'impegno statunitense di non invadere Cuba e e di rimuovere i loro missili dall'Italia e dalla Turchia.[202] Sentendosi tradito da Chruščёv, Castro si infuriò e presto si ammalò.[203] Fidel propose 5 punti: che gli Stati Uniti mettessero fine all'embargo, che cessasse di sostenere i dissidenti, che smettesse di violare lo spazio aereo cubano e le acque territoriali e che chiudesse la Base navale di Guantánamo. Incontrò e presentò queste richieste al Segretario generale delle Nazioni Unite U Thant. Gli Stati Uniti ignorarono le proposte; in risposta Fidel si rifiutò di consentire alle Nazioni Unite di ispezionare l'isola cubana.[204]

Nel febbraio del 1963 Castro ricevette una lettera personale da Chruščёv, che lo invitò a visitare l'URSS. Fidel raggiunse Nikita nel mese aprile e rimase nel territorio sovietico cinque settimane. Visitò 14 città, partecipò a una manifestazione nella Piazza Rossa e al Calendimaggio, al Cremlino di Mosca. Ricevette un dottorato onorario presso l'Università statale di Mosca e divenne il primo straniero a ricevere l'Ordine di Lenin.[205][206] Castro tornò a Cuba con nuove idee; ispirato dal giornale sovietico Pravda, unì Hoy e Revolución in un unico quotidiano, Granma[207] Investì molto nello sport, che portò ad un miglioramento della reputazione internazionale sportiva.[208] Il governo decise di consentire temporaneamente l'emigrazione a tutti i cittadini, esclusi quelli maschi tra i 15 e i 26 anni.[209] Nel 1963 morì la madre di Fidel. La stampa in seguito non darà più notizie sulla vita privata di Castro.[210] Nel 1964 Castro tornò a Mosca per firmare un nuovo accordo quinquennale per il commercio dello zucchero, ma anche per discutere dell'assassinio di John Fitzgerald Kennedy.[211] Nell'ottobre del 1965 nacque il Comitato Centrale del Partito Unitario della Rivoluzione Socialista di Cuba (PURSC), che decise di modificarne il nome in Partito Comunista di Cuba (PCC).[209]

Nonostante i dubbi sovietici, Castro continuò a sostenere la rivoluzione globale. Sostenne anche il "progetto andino" di Guevara, un piano non riuscito per creare un movimento di guerriglia negli altopiani della Bolivia, del Perù e dell'Argentina, e permise a gruppi rivoluzionari di tutto il mondo, dai Viet Cong alle Pantere Nere, di esercitarsi a Cuba.[212][213] Fidel era certo del fatto che l'Africa, dominata dall'occidente, fosse matura per una rivoluzione e mandò truppe e medici per aiutare il regime socialista di Ahmed Ben Bella in Algeria durante la Guerra delle sabbie. Inoltre strinse un'alleanza con il governo socialista di Alphonse Massamba-Débat nella Repubblica del Congo. Nel 1965 Castro autorizzò Guevara a raggiungere la Repubblica Democratica del Congo per sostenere la Rivolta dei Simba.[214][215] Dopo l'uccisione di Guevara in Bolivia, Fidel, profondamente colpito, affermò pubblicamente che il Comandante avesse spesso trascurato la sua sicurezza personale.[216][217] Nel 1966 Castro organizzò la OSPAAAL (Organization of Solidarity with the People of Asia, Africa and Latin America) a L'Avana, affermandosi ulteriormente come figura di spicco nel palcoscenico mondiale.[218][219] Da questa conferenza Castro creò l'Associazione di Solidarietà Latinoamericana (Latin American Solidarity Organization, OLAS); L'Avana assunse quindi la leadership del movimento rivoluzionario latinoamericano.[220]

Il ruolo crescente esercitato da Castro sullo scacchiere mondiale tese la sua relazione con i sovietici, guidati da Leonid Brezhnev. Affermando l'indipendenza di Cuba, Castro si rifiutò di firmare il trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari, dichiarando che fosse un tentativo sovietico-statunitense di dominare il Terzo Mondo.[221] A sua volta, lo scienziato sovietico Aníbal Escalante iniziò a organizzare una rete governativa di opposizione a Castro, anche se nel gennaio 1968, lui e i suoi sostenitori vennero arrestati.[222] Castro rifiutò la pressione di Brezhnev ad essere "obbediente"; nell'agosto 1968 Fidel accusò la Primavera di Praga di essere guidata da una "marmaglia fascista reazionaria", e sostenne l'invasione sovietica della Repubblica Ceca.[223][224][225] Influenzato dal Grande balzo in avanti cinese, nel 1968 Castro proclamò una grande offensiva rivoluzionaria, chiudendo tutti i rimanenti negozi e imprese privati e denunciando i proprietari di essere capitalisti contro-rivoluzionari.[226]

Stagnazione economica e terzomondismo: 1969-1974Modifica

 
Castro in Romania, 1972

Nel gennaio 1969 Castro celebrò pubblicamente il 10° anniversario della sua amministrazione in Plaza de la Revolución, sfruttando l'occasione per chiedere alle folle riunite se tollerassero una possibile riduzione dello zucchero, facendo riflettere sui problemi economici del paese.[226] In precedenza la maggioranza della raccolta dello zucchero veniva inviata verso l'Unione Sovietica; essa però nel 1969 venne fortemente danneggiata da un uragano. Castro e molti altri ministri del governo si riunirono insieme a diplomatici stranieri.[227][228] La situazione non migliorò, e Castro pubblicamente offrì di dimettersi, ma il popolo espresse il suo dissenso.[229][230] Nonostante le difficoltà economiche cubane, molte delle riforme sociali di Castro rimasero popolari, in particolare quelle riguardanti i settori dell'educazione, della cura medica e della costruzione stradale, nonché nella politica governativa di "democrazia diretta".[177][230] Cuba si rivolse ai sovietici in cerca di aiuti economici, e dal 1970 al 1972 gli economisti sovietici ri-progettarono e organizzarono l'economia cubana, dando vita alla "Cuban-Soviet Commission of Economic, Scientific and Technical Collaboration"; il presidente sovietico Aleksej Nikolaevič Kosygin visitò il paese nel 1971.[231] Nel luglio del 1972 Cuba entrò nel Consiglio di mutua assistenza economica (COMECON), organizzazione economica e commerciale degli Stati comunisti, anche se questo limitò ulteriormente l'economia cubana alla produzione agricola.[232]

Nel maggio 1970 il gruppo dissidente situato in Florida, Alpha 66, affondò due barche da pesca cubane e catturò i loro equipaggi, chiedendo il rilascio di 66 membri di Alpha 66 imprigionati a Cuba. Sotto la pressione degli Stati Uniti, gli ostaggi vennero liberati e Castro li accolse come eroi.[230] Nell'aprile 1971 Fidel venne condannato internazionalmente per aver ordinato l'arresto del poeta dissidente Herberto Padilla. Quando Padilla si ammalò, Castro lo visitò in ospedale. Il poeta venne rilasciato dopo aver confessato pubblicamente le sue "colpe". Poco dopo il governo istituì il Consiglio Culturale Nazionale per assicurare che gli intellettuali e gli artisti sostenessero l'amministrazione castrista.[233] Nel 1971 Fidel visitò il Cile, dove l'anno precedente aveva conquistato democraticamente il potere il marxista Salvador Allende. Castro sostenne le riforme socialiste di Allende; temendo la presenza di elementi di destra nell'esercito cileno, Castro consigliò ad Allende di eliminarli con un processo di epurazione, temendo un colpo di stato. Fidel ci vide giusto: l'11 settembre 1973 le forze armate cilene rovesciarono Allende, che morì durante il colpo di Stato. Una giunta guidata da Augusto Pinochet prese il potere.[234][235] Castro successivamente viaggiò in Africa occidentale per incontrare il presidente socialista della Guinea Ahmed Sékou Touré, dove affermò pubblicamente che quest'ultimo fosse il più grande leader del continente africano.[236] Poi, nel giro di sette settimane, visitò: Algeria, Bulgaria, Ungheria, Polonia, Germania Est, Cecoslovacchia e Unione Sovietica. Durante ogni visita Castro era desideroso di incontrare gente comune, in fabbriche e aziende, chiacchierando e scherzando con loro. Nonostante esprimesse pubblicamente il suo sostegno ai governi di questi paese, in privato chiese di sostenere maggiormente i movimenti rivoluzionari di altre parti del mondo, in particolare la Guerra del Vietnam.[237]

Nel settembre 1973 il Líder Máximo ritornò ad Algeri per partecipare al quarto vertice del Movimento dei paesi non allineati (Non-Aligned Movement, NAM). Diversi membri del NAM criticarono la presenza di Castro, sostenendo che Cuba fosse allineata al Patto di Varsavia e che pertanto non avrebbe dovuto presenziare alla conferenza, soprattutto perché lodò pubblicamente l'Unione Sovietica, sottolineando il suo carattere anti-imperialista.[238][239] Il 6 ottobre scoppiò la Guerra del Kippur, che vide Israele scontrarsi con Siria ed Egitto (sostenuti da altri paesi arabi). Durante il conflitto il governo castrista inviò 4000 soldati nei territori interessati, per impedire alle forze israeliane di entrare nel territorio siriano.[240] Nel 1974 Cuba interruppe i rapporti con Israele a causa del trattamento riservato ai palestinesi durante il lungo Conflitto arabo-israeliano e le relazioni sempre più strette tra lo stato ebraico e gli USA. Questo permise a Castro di guadagnarsi il rispetto da parte dei leader del mondo arabo, in particolare dal presidente socialista libico Mu'ammar Gheddafi, che è diventato suo amico e alleato.[241]

Durante l'anno Cuba sperimentò un impulso economico, dovuto principalmente all'alto prezzo internazionale dello zucchero, ma influenzato anche da nuovi accordi commerciali con il Canada, l'Argentina e paesi dell'Europa occidentale.[238][242] Il governo cubano adottò una nuova costituzione basata sul modello sovietico, e abolì le cariche di Presidente e di Primo ministro. Castro assunse la presidenza del nuovo Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri, diventando capo di stato e capo del governo.[243][244]

PresidenzaModifica

Interventi militari all'estero e segretario generale del NAM: 1975-1979Modifica

Castro considerava l'Africa "l'anello più debole della catena imperialista", e su richiesta del presidente angolano Agostinho Neto inviò nel novembre del 1975, 230 consiglieri militari nell'Africa del Sud per aiutare il Movimento Popolare di Liberazione dell'Angola (MPLA) durante la Guerra civile in Angola. Quando gli Stati Uniti e il Sud Africa intensificarono il loro sostegno al Fronte Nazionale di Liberazione dell'Angola (FNLA) e all'Unione Nazionale per l'Indipendenza Totale dell'Angola (UNITA), Castro ordinò che altre 18.000 truppe venissero spedite in Angola, fondamentali per la resa del Sud Africa.[245][246] In viaggio verso l'Angola, Castro festeggiò con Neto, il Presidente della Guinea Ahmed Sékou Touré e quello della Guinea-Bissau Luís Cabral; nel frattempo decisero di appoggiare il Fronte di Liberazione del Mozambico contro la Resistenza Nazionale Mozambicana durante la guerra civile.[247] Nel mese di febbraio Fidel visitò l'Algeria e la Libia, trascorrendo dieci giorni con Mu'ammar Gheddafi prima di discutere con il governo marxista della Repubblica Democratica Popolare dello Yemen. Da lì procedette verso Somalia, Tanzania, Mozambico e Angola; venne accolto dalle masse come un eroe, in particolare per la sua opposizione all'Apartheid.[248]

Nel 1977 scoppiò la Guerra dell'Ogaden, causata dall'invasione somala della regione etiope omonima; nonostante il presidente somalo Mohammed Siad Barre fosse un ex-alleato di Castro, egli lo aveva messo in guardia in vista di un possibile attacco. Cuba si schierò allora a fianco del presidente etiope Menghistu Hailè Mariàm, inviando delle truppe sotto il comando del generale Arnaldo Ochoa per aiutare l'esercito etiope sopraffatto. Dopo aver costretto i somali a indietreggiare, Mengistu ordinò al suo esercito di sopprimere il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo, un'azione non sostenuta da Fidel.[249][250] Castro estese il suo supporto ai movimenti rivoluzionari latino-americani, in particolare (dal luglio 1979), al Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale nel suo tentativo di rovesciare il governo di Anastasio Somoza Debayle.[251] I critici anti-castristi accusarono il governo di sprecare troppe vite cubane in questi coinvolgimenti militari; il Scaife Foundations, fondato dal Center for a Free Cuba, stimò che circa 14.000 sodati cubani persero la vita durante azioni militari all'estero.[252][253]

Nel 1979 si tenne a L'Avana l'annuale vertice della NAM, in cui Castro venne nominato segretario generale, incarico che ricoprì fino al 1983. In veste di segretario generale della NAM e di Presidente del Consiglio di Cuba, partecipò nel mese di ottobre 1979 all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e tenne un discorso sulle disparità del mondo. Il suo discorso venne accolto con molti applausi da parte degli altri leader mondiali.[249][254] I rapporti cubani con il resto del continente americano migliorarono sotto la presidenza messicana di Luis Echeverría, del presidente statunitense Jimmy Carter e del primo ministro canadese Pierre Trudeau.[255] Considerando Carter un uomo sincero e dalle buone intenzioni, Castro liberò alcuni prigionieri politici e permise ad alcuni esuli cubani di visitare i loro parenti nell'isola, sperando a sua volta che Carter abolisse l'embargo economico e fermasse il supporto della CIA ai dissidenti anti-castristi.[256][257]

Reagan e Gorbačëv: 1980–1989Modifica

Dal 1980 l'economia cubana si ritrovò nuovamente in difficoltà, a seguito del calo del prezzo di mercato dello zucchero; nel 1979 la raccolta di esso venne decimata.</ref>[258] In seguito, il governo cubano annunciò che chiunque avesse voluto lasciare il paese avrebbe potuto farlo partendo dal porto di Mariel;[259] iniziò di lì a poco un imponente esodo navale. Quest'ultimo però iniziò ad avere risvolti politici negativi per Carter quando si scoprì che un'alta percentuale di esuli era stata rilasciata dalle prigioni e dagli ospedali psichiatrici cubani.[260][261] Nel 1980 Ronald Reagan vinse le elezioni presidenziali statunitensi e intraprese una dura linea antri-Castrista.[262][263] Nel 1981 Castro accusò gli Stati Uniti di guerra biologica contro Cuba.[263]

Pur disprezzando la giunta militare di destra dell'Argentina, Castro li sostenne durante la Guerra delle Falkland contro il Regno Unito (2 aprile - 14 giugno 1982).[264] Fidel decise di appoggiare il Movimento New Jewel (partito politico grenadino d'ispirazione marxista-leninista e indipendentista), inviando inoltre medici, insegnanti e tecnici per sostenere lo sviluppo del paese e stringendo amicizia con il presidente Maurice Bishop. Quando Bishop venne ucciso in seguito a un colpo di stato guidato da un membro interno del partito, il marxista Bernard Coard, nell'ottobre 1983, Castro continuò prudentemente a sostenere il governo del Grenada. Tuttavia, gli Stati Uniti utilizzarono il colpo di stato come giustificazione per l'invasione dell'isola. I soldati cubani presenti nel territorio morirono durante il conflitto; Castro si schierò contro l'invasione statunitense e paragonò gli USA alla Germania nazista.[265][266] Temendo un'invasione targata USA del Nicaragua, inviò Arnaldo Ochoa a formare militarmente i sandinisti in azioni di guerriglia, ma ricevette poco sostegno dai sovietici.[267]

Nel 1985 Gorbačëv divenne Segretario generale del PCUS. La sua politica riformista fece temere a molti ortodossi marxisti (tra cui Fidel) un indebolimento dello stato socialista e il permesso agli elementi capitalisti di riconquistare il controllo.[268][269] Michail accettò le richieste statunitensi di ridurre il sostegno a Cuba;[268] le relazioni tra i due paesi socialisti si deteriorarono.[270] Quando Gorbačëv visitò Cuba nell'aprile 1989, informò Castro che la perestrojka avrebbe dato fine alle sovvenzioni per Cuba.[271][272] Ignorando le richieste di liberalizzazione in conformità all'esempio sovietico, Castro continuò a bloccare i dissidenti interni e in particolare a tenere sotto controllo i militari, la minaccia primaria per il governo. Numerosi ufficiali militari, tra i quali Ochoa e Tony de la Guardia, vennero indagati per corruzione e traffico di droga; in particolare loro due vennero giustiziati nel 1989, nonostante le richieste di clemenza.[273][274] Su consiglio medico fornitogli nell'ottobre 1985, Castro smise regolarmente di fumare sigari cubani, diventando un esempio da seguire per il resto del popolo cubano.[275] Castro si impegnò successivamente nella denuncia del problema del debito del terzo mondo, sostenendo che quest'ultimo non sarebbe mai sfuggito al debito che le banche e i governi del primo mondo li impongono. Nel 1985 L'Avana ospitò cinque conferenze internazionali sul problema del debito mondiale.[276]

Nel novembre 1987 Castro iniziò a dedicarsi maggiormente alla Guerra civile in Angola. Il presidente angolano José Eduardo dos Santos riuscì a farsi inviare altre truppe cubane; Castro ammise poi che dedicasse maggiore tempo all'Angola che alla situazione nazionale, credendo che una vittoria nel territorio straniero avrebbe condotto alla fine dell'apartheid. Gorbačëv propose una negoziazione per dar fine al conflitto, e nel 1988 organizzò un colloquio tra URSS, USA, Cuba e Sudafrica; decisero che tutte le truppe straniere si sarebbero dovute ritirare dall'Angola. Castro si arrabbiò con l'approccio di Gorbačëv, credendo che stesse abbandonando la lotta dei poveri del mondo a favore della distensione politica.[277][278] In Europa orientale tra il 1989 e il 1991 i governi socialisti caddero sotto il controllo di capitalisti riformisti, e molti osservatori occidentali si aspettarono la stessa fine per Cuba.[279][280] Più isolata, Cuba migliorò le relazioni con il governo di Manuel Noriega a Panama - nonostante l'odio personale di Castro verso Noriega. Nel dicembre 1989 però, con l'invasione statunitense, Noriega venne deposto.[280][281] Nel febbraio 1990 gli alleati di Castro in Nicaragua, il presidente Daniel Ortega e i sandinisti vennero sconfitti da Violeta Barrios de Chamorro, appartenente all'Unione d'Opposizione Nazionale), sostenuto dall'amministrazione Bush.[280][282] Con il crollo del Blocco orientale, gli USA condannarono le violazioni dei diritti umani a Cuba alla Commissione per i diritti umani di Ginevra (Svizzera). Cuba affermò che quella risoluzione rappresentasse la manifestazione dell'egemonia statunitense, e rifiutò di consentire a una delegazione investigativa di entrare nel paese.[283]

1990-2000Modifica

Con la fine del favorevole commercio con il blocco orientale, Castro dichiarò pubblicamente che Cuba stava entrando in un "periodo speciale nel tempo della pace". Le razioni di benzina vennero ridotte drasticamente, vennero importate biciclette cinesi per sostituire le automobili, mentre le fabbriche che producevano beni non essenziali vennero chiuse. I buoi cominciarono a sostituire i trattori, la legna da ardere cominciò ad essere utilizzata per la cottura e vennero introdotti tagli elettrici dalla durata giornaliera di 16 ore. Castro ammise che Cuba stesse affrontando una situazione peggiore di una guerra aperta e che il paese avrebbe dovuto ricorrere all'agricoltura di sussistenza.[284][285] Nel 1992 l'economia cubana diminuì in meno di due anni del 40%, con gravi carenze alimentari, malnutrizione diffusa e mancanza di beni di base.[258][286] Castro sperò nel restauro del marxismo-leninismo nell'URSS, ma si astenne dal sostenere il colpo di Stato del 1991.[287] Quando Gorbačëv riconquistò il controllo, le relazioni tra cuba e l'URSS si deteriorano ulteriormente e le truppe sovietiche si ritirarono nel settembre 1991.[288] Il 26 dicembre 1991 cadde ufficialmente l'Unione Sovietica. Il primo presidente russo Boris Nikolaevič El'cin divenne nemico di Castro e sviluppò dei legami con la Fondazione Nazionale Cubano Americana.[287] Castro cercò di migliorare i rapporti con le nazioni capitaliste. Accolse i politici e gli investitori occidentali a Cuba, strinse amicizia con Manuel Fraga e si interessò particolarmente delle politiche di Margaret Thatcher in Regno Unito.[289] Fidel cessò di sostenere i militanti stranieri, astenendosi dal lodare le FARC durante una visita in Colombia nel 1994, e chiedendo un accordo tra il governo messicano e l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale nel 1995. Cominciò allora a presentarsi pubblicamente sulla scacchiera mondiale come un leader moderato.[290]

Nel 1991 L'Avana ospitò i XI Giochi panamericani; per fare ciò venne costruito uno stadio e degli alloggi per gli atleti. Castro ammise che accettare la proposta di ospitare i Giochi fu un grave e costoso errore. Nonostante questo, i Giochi rappresentarono un vero successo per il governo castrista. Le folle che si riunivano regolarmente acclamavano il nome del rivoluzionario di fronte ai giornalisti stranieri. Per la seconda volta dalla nascita dei Giochi, nel medagliere finale gli Stati Uniti furono superati dalla nazione di casa, dopo che nella prima edizione era stata l'Argentina a sopravanzare gli statunitensi.[291] Il sostegno a Castro rimase stabile, anche se ebbero luogo piccole dimostrazioni anti-governative; l'opposizione cubana respinse però le richieste della comunità in esilio di realizzare una rivolta armata.[292][293] Nell'agosto del 1994 si verificò nella capitale cubana la più grave manifestazione anti-castrista: 200-300 giovani cominciarono infatti a gettare pietre verso la polizia. In risposta i manifestanti vennero fronteggiati da una grande folla pro-governativa. I manifestanti vennero dispersi, e non si registrarono feriti.[294][295] Temendo che i gruppi dissidenti a Miami invadessero l'isola, il governo cubano organizzò la strategia di difesa nota come "la guerra di tutta la gente", progettando una campagna di guerriglia diffusa; i disoccupati vennero impiegati in lavori di costruzione di una rete di bunker e tunnel in tutto il paese.[296][297]

 
Il presidente russo Vladimir Putin incontra Castro, 14-17 dicembre 2000

Il governo castrista decise di diversificare l'economia dello stato in biotecnologie e turismo; quest'ultimo nel 1995 superò l'industria dello zucchero come principale fonte di reddito.[298][299] L'arrivo di migliaia di turisti messicani e spagnoli portò a un numero crescente di cubani dediti alla prostituzione; ufficialmente illegale, Castro si astenne dall'utilizzare il pugno di ferro contro la prostituzione, temendo una dura opposizione politica.[300] Le difficoltà economiche portarono molti cubani a rivolgersi verso la religione, in particolare alla Chiesa cattolica e alla Santeria. Nonostante avesse a lungo creduto che la religione fosse un concetto superato, Castro ammorbidì il suo approccio verso la Chiesa e le istituzioni religiose. Riconobbe il senso psicologico che avrebbe potuto portare il credo religioso, e permise ai credenti di unirsi al Partito Comunista.[301][302] Nonostante considerasse la Chiesa cattolica un'istituzione reazionaria e pro-capitalista, Castro decise di organizzare una visita a Cuba di Papa Giovanni Paolo II, avvenuta nel gennaio 1998.[303][304]

Nei primi anni Novanta Castro abbracciò l'ambientalismo, combattendo gli sprechi di risorse naturali e il riscaldamento globale e accusando gli USA di essere il principale inquinante del mondo.[305] Le politiche ambientaliste del governo castrista furono molto efficaci: nel 2006 Cuba era l'unica nazione al mondo ad abbracciare la definizione del WWF di sviluppo sostenibile, con un'impronta ecologica inferiore agli 1,8 ettari per abitante e un indice di sviluppo umano nel 2007 dell'oltre 0,8.[306] Contemporaneamente Castro divenne leader del movimento no-global, criticando l'egemonia globale statunitense e il controllo esercitato dalle multinazionali.[305] Castro mantenne anche i suoi ideali anti-apartheid; durante le celebrazioni del 26 luglio 1991 Castro salì sul palco affianco a Nelson Mandela. Mandela lodò il coinvolgimento cubano nella lotta contro il Sudafrica nel territorio angolano e ringraziò personalmente Castro.[307][308] Fidel successivamente incontrò Mandela durante la celebrazione della vittoria delle Elezioni generali in Sudafrica del 1994.[309] Nel 2001 partecipò alla "Conferenza Contro il Razzismo" in Sudafrica dove si espresse nell'ambito della diffusione globale di stereotipi razziali attraverso i film statunitensi.[305]

2000–2006Modifica

 
Fidel e Raúl Castro nel 2001

Impantanata nei suoi problemi economici, Cuba assistette molto positivamente alla vittoria dell'anti-imperialista e socialista democratico Hugo Chávez alle Elezioni presidenziali in Venezuela del 1998.[310] Castro e Chávez strinsero una forte amicizia, con il primo fungente da guida e figura paterna al secondo;[311] i due leader strinsero una solida alleanza che influenzò tutta l'America Latina.[312] Nel 2000 firmarono un accordo attraverso il quale Cuba avrebbe inviato 20.000 medici in Venezuela, ricevendo in cambio 53.000 barili di petrolio al giorno con tariffe preferenziali; nel 2004 l'accordo venne rafforzato: i medici inviati in territorio venezuelano crebbero a 40.000 e i barili di petrolio giornalieri a 90.000.[313][314] L'8 luglio 2004 venne avviato, con l'impulso dei governi di Cuba e Venezuela, la "Misión Milagro"".[315] L'alleanza tra i due paesi favorì l'economia dell'isola caraibica,[316] e nel maggio 2005 Castro raddoppiò il salario minimo per 1,6 milioni di lavoratori, aumentò le pensioni e fornì nuovi elettrodomestici da cucina ai residenti più poveri di Cuba.[317] Rimasero però alcuni problemi economici: nel 2004 Castro, per compensare una carenza di carburante, chiuse 118 fabbriche (tra cui industrie siderurgiche e zuccherifici).[318]

Il 14 dicembre 2004 Cuba e Venezuela fondarono l'Alleanza Bolivariana per le Americhe, un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell'America Latina e i paesi caraibici.[319] Cuba aprì successivamente ambasciate in tutti i paesi della Caribbean Community.[320] Nel 2004 i rapporti diplomatici tra il governo castrista e Panama vennero interrotti perché la presidente Mireya Moscoso (appartenente al Partito Panameñista) aveva precedentemente graziato quattro esuli cubani accusati di aver tentato di assassinare Castro nel 2000. I legami diplomatici vennero poi ristabiliti nel 2005 con la salita al potere di Martín Torrijos.[321] Castro espresse la sua solidarietà agli Stati Uniti dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, condannando Al-Qaeda e permettendo agli aerei americani di atterrare negli aeroporti cubani in caso di necessità.[322] Castro si rese conto che gli attacchi terroristici avrebbero reso più aggressiva la politica estera degli Stati Uniti.[323] Criticò l'invasione dell'Iraq del 2003, affermando che la guerra guidata dagli Usa aveva imposto una "legge della giungla" internazionale.[324] Nel 1998 il primo ministro canadese Jean Chrétien incontrò Castro a Cuba per evidenziare i loro stretti legami. Fu il primo capo del governo canadese a visitare l'isola da quando Pierre Trudeau visitò L'Avana nel 1976.[325] Nel 2002, l'ex presidente USA Jimmy Carter visitò Cuba, dove sottolineò la mancanza di libertà civili nel paese ed esortò il governo a prestare attenzione al Progetto Varela di Oswaldo Payá.[326]

Ultimi anniModifica

2006 - 2008Modifica

Castro venne sottoposto a un intervento chirurgico intestinale, e il 31 luglio 2006 delegò le sue funzioni presidenziali al fratello Raúl.[327] Nel febbraio 2007 Raúl annunciò che la salute di Fidel stava migliorando e che stava prendendo parte a importanti questioni governative.[328] Nello stesso mese Fidel prese parte allo show radiofonico di Hugo Chávez, Aló Presidente.[329] Il 21 aprile Castro incontrò Wu Guanzheng, appartenente al Comitato permanente dell'ufficio politico del Partito Comunista Cinese.[330] Il 15 e 16 settembre il Movimento dei paesi non allineati tenne il suo 14° vertice a L'Avana, dove Fidel venne nominato segretario generale.[331]

In una lettera del febbraio 2008 Castro annunciò di non voler accettare i ruoli di Presidente del Consiglio di Stato e di Comandante in Capo che gli sarebbero stati proposti durante l'Assemblea Nazionale di quel mese,[332] affermando: "Sarebbe tradita la mia coscienza se assumessi una responsabilità che richiede mobilità e devozione totale, che non sono in condizioni fisiche da offrire".[333] Il 24 febbraio 2008 l'Assemblea nazionale del potere popolare votò all'unanimità Raúl come presidente.[334] Descrivendo il fratello come "non sostituibile", Raúl propose che Fidel continuasse ad essere consultato sulle questioni di maggiore importanza, una mozione approvata all'unanimità dai 597 membri dell'Assemblea Nazionale.[335]

2008–2016Modifica

Dopo il suo ritiro dalla vita politica attiva, la salute del Líder Máximo si deteriorò; la stampa internazionale speculò sul fatto che potesse soffrire di diverticolite, ma il governo cubano non confermò questa ipotesi.[336] Castro continuò a interagire con il popolo cubano, tenendo anche delle conferenze pubbliche.[336] Nel gennaio 2009 Castro chiese ai cubani di non preoccuparsi della mancanza di sue notizie recenti e della sua salute, affermando che una sua futura dipartita non avrebbe dovuto turbare la popolazione.[337] Castro continuò a incontrare leader e dignitari stranieri, tra cui la Presidente dell'Argentina Cristina Fernández de Kirchner.[338] Nel luglio 2010 venne intervistato da Mesa Redonda Internacional sulle tensioni tra gli USA, l'Iran e la Corea del Nord.[339] Il 7 agosto 2010 Castro tenne il suo primo discorso dopo quattro anni all'Assemblea Nazionale, invitando gli Stati Uniti a non intraprendere azioni militari contro quelle nazioni e mettendo in guardia di un possibile olocausto nucleare.[340]

Il 19 aprile 2011 Castro si dimise dal comitato centrale del Partito Comunista,[341] rimanendo allora leader del partito. Raúl venne selezionato come suo successore.[342] Nel marzo 2011 Castro condannò l'intervento militare condotto dalla NATO in Libia.[343] Nel marzo 2012 Papa Benedetto XVI visitò per tre giorni l'isola cubana; durante la visita incontrò brevemente Castro, nonostante l'opposizione (a parole) del Papa al governo di Cuba.[336][344] Più tardi quell'anno Castro rivelò che, insieme a Hugo Chávez, aveva svolto un ruolo significativo nelle trattative tra il governo colombiano e le FARC.[345] Nel dicembre 2014 Castro ricevette il cinese Confucius Peace Prize per aver cercato delle soluzioni pacifiche al conflitto tra il suo paese e gli USA e per i suoi sforzi per evitare una guerra nucleare.[346] Nel gennaio del 2015 espresse la sua opinione riguardo il disgelo tra Cuba e gli Stati Uniti, affermando che sarebbe stato un ottimo affare per entrambe le parti ma che non si fidava del governo statunitense.[347] Non incontrò il presidente statunitense Barack Obama durante la visita di quest'ultimo a Cuba nel marzo 2016, anche se gli inviò una lettera in cui affermava che Cuba "non aveva bisogno di regali dall'impero".[348] Nel settembre del 2016, Castro venne visitato nella sua casa a L'Avana dal presidente iraniano Hassan Rouhani;[349] nello stesso mese incontrò anche il Primo ministro del Giappone Shinzō Abe.[350] A fine ottobre 2016, Castro incontrò il Presidente del Portogallo Marcelo Rebelo de Sousa, uno degli ultimi leader stranieri ad incontrarlo.[351]

MorteModifica

Fidel Castro è morto nella capitale cubana alle ore 22.29 del 25 novembre 2016, esattamente 60 anni dopo il salpamento del Granma; a darne l'annuncio alla televisione di Stato è il fratello Raúl.[352][353] La causa della morte non venne rivelata.[354][355][356] Nel rispetto della volontà del defunto, il corpo è stato cremato nelle ore successive.[352][357] Durante i nove giorni di lutto nazionale, il corteo funebre ha percorso al contrario il medesimo viaggio di 900 km fatto da Castro e dai rivoluzionari nel gennaio 1959, trasportandone l'urna cineraria dall'Avana a Santiago di Cuba. Le varie tappe del tragitto hanno visto la folla accoglierlo con commozione, ammassata lungo le strade per assistere al corteo.[358]

Ideologia politicaModifica

Castro inizialmente si proclamò "un socialista, un marxista e un leninista",[359] mentre dal dicembre 1961 cominciò a definirsi marxista-leninista.[360] Da marxista, Castro cercò di trasformare Cuba da uno stato capitalista dominato dall'imperialismo straniero a una società socialista e, infine, ad una società comunista. Influenzato da Guevara, egli suggerì che Cuba potesse eludere la maggior parte delle fasi del socialismo e progredire direttamente al comunismo.[361] La Rivoluzione cubana tuttavia non incontrò la assioma marxista consistente nel raggiungere il socialismo attraverso la rivoluzione del proletariato: i principali membri delle forze rivoluzionarie impegnate a rovesciare Batista appartenevano infatti alla classe media cubana.[362] Castro dichiarò anche: "Noi non siamo solo marxisti-leninisti, ma anche nazionalisti e patrioti".[363] Fidel descrisse Karl Marx e il nazionalista cubano José Martí come sue principali figure che hanno influenzato la sua ideologia;[364] secondo lo storico e giornalista Richard Gott la politica castrista fu maggiormente influenzata da Martí che da Marx.[365] Castro descrisse le idee politiche di Martí come "una filosofia dell'indipendenza e una eccezionale filosofia umanistica",[366] e i suoi sostenitori e apologisti affermarono ripetutamente che esistevano grandi analogie tra le due figure.[367] Il biografo Volka Skierka descrisse il governo castrista come un sistema altamente individuale socialista e nazionalista.[368] Secondo Theodore Draper l'ideologia di Castro è il "Castroism" (traducibile in "castroismo", o meglio, "castrismo"), ovvero una miscela del socialismo europeo con la tradizione rivoluzionaria latinoamericana.[369] Secondo invece lo studioso di Scienza politica Paul C. Sondrol la politica di Castro poteva essere definita come "utopista e totalitaria".[370] Lo stile della leadership da lui esercitata richiamava (sempre secondo Sondrol) il più ampio fenomeno latinoamericano del caudillo.[371]

Profilo personaleModifica

Il biografo Leycester Coltman descrisse Castro come "fortemente fedele e dedicato al suo lavoro, generoso e magnanimo", ma che poteva anche essere "vendicativo e inflessibile". Affermò che Castro "avesse sempre avuto un forte senso dell'umorismo e di autoironia" ma che poteva essere allo stesso tempo "un pessimo perdente" e che, in caso pensasse di venire umiliato, capace di agire con "rabbia feroce".[372] Secondo Peter Bourne da giovane Fidel era intollerante verso le persone che non la pensavano come lui.[373] Balfour affermò che Castro possedesse una "voracità per la conoscenza" e una "memoria elefantina", che gli permettevano di parlare per ore su diversi temi. [374] Castro era anche noto per il tantissimo tempo occupato per lavorare; spesso si coricava alle 3 o alle 4 del mattino.[375] Preferiva incontrare i diplomatici stranieri verso le prime ore del mattino, credendo che la stanchezza dell'interlocutore avrebbe giovato gli accordi.[376]

Castro affermò che Ernest Hemingway fosse il suo scrittore preferito,Bourne 1986, p. 204 che li piaceva leggere e che non era interessato alla musica.[377] Appassionato sportivo, trascorse anche gran parte del suo tempo libero cercando di mantenersi in forma, intraprendendo un regolare esercizio fisico.[377] Altro suo interesse era la gastronomia (in particolare amava il vino e il whisky); spesso vagava nella sua cucina per discutere con gli chef.[377] La passione per le armi caratterizzò tutta la sua vita.[378] Preferiva la campagna alla città.[379]

Mentre diverse fonti affermano che Castro non si fosse arricchito, che vivesse una vita più modesta rispetto alla maggior parte dei presidenti dell'America Latina,[380] la sua ex guardia del corpo Juan Reinaldo Sánchez sostenne che Castro vivesse nel lusso, con diverse case e yacht che aveva nascosto alla popolazione cubana.[381] Nel 2006 Forbes stimò il patrimonio netto di Castro in 900 milioni di dollari.[382][383] Secondo il quotidiano spagnolo El País, la casa di Fidel Castro "è comoda e funzionale, ma non lussuosa".[384]

FamigliaModifica

 
Albero genealogico completo di Castro

Molti dettagli sulla vita privata di Castro, in particolare riguardo i suoi familiari, sono scarsi, dato che tali informazioni vengono censurate dai media statali.[385][386] Il biografo e storico Robert E. Quirk osservò che per tutta la sua vita il Líder Máximo fu "incapace di formare una relazione sentimentale duratura con qualsiasi donna".[387] La prima moglie di Castro fu Mirta Diaz-Balart, che sposò nell'ottobre del 1948 e con qui ebbe un figlio, Fidel Ángel "Fidelito" Castro Díaz-Balart, nato nel settembre 1949.[388] Mentre Fidel era sposato con Mirta, ebbe una relazione con Natalia "Naty" Revuelta Clews; insieme diedero alla luce Alina Fernández Revuelta.[389] Da Maria Laborde[390] Fidel riceve un altro figlio, Jorge Ángel Castro.[390]

Fidel ebbe un'altra figlia, Francisca Pupo (nata nel 1953), frutto di una storia di una notte. Pupo e suo marito vivono attualmente a Miami.[391] I rapporti sentimentali tra Castro e una donna duravano spesso solo per una notte.[392] Fidel ebbe altri cinque figli dalla sua seconda moglie, Dalia Soto del Valle - Antonio, Alejandro, Alexis, Alexander "Alex" e Ángel Castro Soto del Valle.[389] Sua sorella Juanita Castro ha vissuto negli Stati Uniti fin dagli inizi degli anni '60 ed è contro il regime cubano instaurato da suo fratello Fidel.[393] Mentre era al potere, i due amici di sesso maschile più stretti erano l'ex sindaco di L'Avana Pepín Naranjo e il suo medico personale René Vallejo.[394] Castro ebbe anche una profonda amicizia con la rivoluzionaria Celia Sánchez, che lo accompagnava quasi ovunque nel corso degli anni '60.[395] Castro era anche un buon amico del romanziere colombiano Gabriel García Márquez.[396]

CriticaModifica

Uno dei leader politici più controversi della sua epoca,[397] Castro riuscì durante la sua vita ad ispirare ma allo stesso tempo a rendere sgomenta la popolazione mondiale.[398] The Observer osservò che la sua morte divise tanto quanto la sua vita, e che l'unica cosa su cui i suoi "nemici e ammiratori" erano d'accordo era che fosse una "figura straordinaria", che trasformò una piccola isola caraibica in una grande forza nello scacchiere mondiale.[399] The Daily Telegraph notò che Fidel venne sia lodato in tutto il mondo "come un coraggioso campione del mondo", sia "deriso come un dittatore assetato di potere".[400] Sotto la leadership castrista Cuba divenne una delle società più educate e più sane del Terzo Mondo, e uno dei paesi più militarizzati dell'America Latina.[401] Nonostante le dimensioni ridotte e il peso economico limitato, la Cuba di Castro si guadagnò un ruolo importante nel palcoscenico mondiale.[402] Sull'isola, la legittimità del governo di Castro si basava sui miglioramenti che portò alla giustizia sociale, alla sanità e all'istruzione.[403] L'amministrazione castrista si affidò fortemente anche al sentimento nazionalista, in particolare alla grande ostilità verso il governo USA.[404] Secondo Balfour, la popolarità nazionale di Castro nasce dal fatto che egli simboleggiò per gran parte della popolazione "una speranza di lunga clausura della liberazione nazionale e della giustizia sociale".[405] Balfour notò anche come in America Latina Castro fosse "un simbolo di sfida contro il continuo imperialismo economico e culturale degli Stati Uniti".[406] Wayne S. Smith osservò come l'opposizione di Castro al dominio statunitense e la trasformazione di Cuba in una grande figura politica mondiale portò a ricevere "caldi applausi" in tutto l'Emisfero occidentale.[407]

Vari governi occidentali e organizzazioni per i diritti umani criticarono comunque pesantemente Castro, insultato pesantemente soprattutto negli USA.[408] Dopo la morte di Castro, il presidente eletto Donald Trump lo definì un "dittatore brutale",[409] mentre Marco Rubio lo definì "un dittatore malvagio e assassino" che trasformò Cuba in "una prigione impoverita".[410] Castro ricevette un gran numero di premi e di riconoscimenti da parte di governi stranieri; inoltre il rivoluzione cubano è stato fonte di ispirazione per Ahmed Ben Bella,[411] e Nelson Mandela. [412]

In seguito alla morte di Castro, il governo cubano annunciò che avrebbe passato una legge che vietasse la denominazione di "istituzioni, strade, parchi o altri luoghi pubblici, o l'erezione di busti, statue o altre forme di omaggio" in onore del leader cubano in linea con i suoi desideri di impedire che un culto della personalità si sviluppi intorno a lui.[413]

Diritti umaniModifica

Diritti umani e omofobiaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Diritti umani a Cuba.
  Lo stesso argomento in dettaglio: diritti LGBT a Cuba.
 
Fidel Castro durante una cerimonia ufficiale il 26 settembre 2003

Dagli anni sessanta agli anni ottanta il regime castrista ha adottato forme di persecuzione nei confronti degli omosessuali. Considerati "controrivoluzionari", molti di loro sono stati rinchiusi nei campi di lavoro forzati UMAP (Unidades Militares de Ayuda a la Producción) a causa del loro orientamento sessuale.[414] Nell'ideologia castrista i maricones ("finocchi") erano infatti considerati espressione dei valori decadenti della società borghese:[415]

« Agli omosessuali non dovrebbe essere concesso di stare in posizioni dove potrebbero essere capaci di mal influenzare i giovani. Nelle condizioni in cui viviamo, a causa dei problemi che il nostro Paese deve affrontare, dobbiamo inculcare ai giovani lo spirito della disciplina, della lotta, del lavoro... Noi non arriveremmo mai a credere che un omosessuale possa incarnare le condizioni e i requisiti di condotta che ci permetterebbe di considerarlo un vero rivoluzionario, un vero comunista aggressivo. Una deviazione di questa natura si scontra con il concetto che abbiamo di ciò che un militante comunista deve essere.[416] »

Nel marzo del 1965, Giangiacomo Feltrinelli riuscì a ottenere da Castro una lunghissima intervista chiedendogli anche perché perseguitasse i gay e cosa c'entrasse quel pogrom con la rivoluzione. Il Lìder Maximo, dopo una risata per la domanda sfacciata, rispose accennando alla paura di "mandare un figlio a scuola e vederselo tornare frocio".[417]

In un'intervista del 31 agosto 2010, però, Fidel Castro pronuncerà un mea culpa e ammetterà gli errori commessi in quegli anni.[418]

Nel frattempo i rapporti tra regime e omosessuali erano completamente cambiati: dal 1992 era diventato legale allacciare relazioni omosessuali tra maggiorenni. Nel 2003 Carlos Sanchez, dell'Associazione Internazionale dei Gay e delle Lesbiche, ha presentato un rapporto in cui dichiara che non esiste più una legislazione punitiva verso gli omosessuali e da parte dei cubani esiste un alto livello di tolleranza, anche se non tutti sono d'accordo.[419] Esistono anche programmi culturali per la lotta all'omofobia.[420] Dal 2005, inoltre, gli interventi chirurgici di cambiamento di sesso sono gratuiti e regolati dalla legge.[421][422]

La nipote di Fidel, Mariela Castro, guida il Centro Nacional de Educación Sexual, un ente che, con il sostegno del governo, si occupa di educazione sessuale e conduce campagne a favore dei diritti delle persone omosessuali.[423] Secondo Mariela, suo padre Raúl (succeduto a Fidel alla guida di Cuba) ha espresso opinione favorevole all'introduzione del matrimonio omosessuale, finora respinto dal Parlamento cubano.[424]

OpereModifica

  • La rivoluzione cubana, Roma, Editori Riuniti, 1961.
  • Rivoluzione e pace mondiale, Roma, Samona e Savelli, 1963.
  • Per i comunisti dell'America Latina: o la rivoluzione o la fine!, Milano, Feltrinelli, 1967.
  • Che Guevara, esempio di internazionalismo proletario, Milano, Libreria Feltrinelli, 1967.
  • Orazione funebre per Ernesto Che Guevara, Milano, Feltrinelli, 1967.
  • Le radici storiche della rivoluzione cubana, con altri, Firenze, La nuova Italia, 1968.
  • Cultura e rivoluzione. Discorso di chiusura al Congresso Culturale dell'Avana, Milano, Feltrinelli, 1968.
  • Difficoltà e prospettive della costruzione socialista, Milano, Libreria Feltrinelli, 1968.
  • Dichiarazione di Fidel Castro sulla Cecoslovacchia. La UJC appoggia la dichiarazione di Fidel, Milano, Libreria Feltrinelli, 1968.
  • Cuba 1969: anno dello sforzo decisivo, Milano, Jaca book, 1969.
  • Rivoluzione nell'università, Milano, Feltrinelli, 1969.
  • Socialismo e comunismo. Un processo unico, Milano, Feltrinelli, 1969.
  • Nel centenario di Lenin, Milano, Edizioni della libreria, 1970.
  • L'autocritica di Fidel Castro, S. l., Zephyr, 1971.
  • Cuba dopo l'autocritica. Il potere del popolo, questo è il vero potere, Milano, Feltrinelli, 1971.
  • Lo spirito del popolo. Castro parla alle masse di Cuba, Milano, Jaca book, 1971.
  • La rivoluzione e l'America latina, Roma, Editori Riuniti, 1971.
  • Cuba e il socialismo. Rapporto e conclusioni al primo congresso del Partito comunista di Cuba, Roma, Editori Riuniti, 1976.
  • La storia mi assolverà, Rimini-Firenze, Guaraldi, 1976.
  • Imperialismo e sottosviluppo, Varese, Aurora, 1982. ISBN 88-85039-07-3.
  • La mia fede. Cristianesimo e rivoluzione in un'intervista con Frei Betto, Cinisello Balsamo, Paoline, 1986. ISBN 88-215-1085-9.
  • L'ideale del socialismo e del comunismo sarà mantenuto e difeso a qualunque costo, Milano, a cura del Gruppo di ricerca sui problemi del sud del mondo, 1990.
  • L'isola che non c'è. Presente e futuro di Cuba, Roma, Edizioni associate, 1992. ISBN 88-267-0143-1.
  • Un chicco di mais, Sesto San Giovanni, Il papiro, 1994.
  • Guevara, Roma, Avvenimenti-Liberazione, 1995.
  • Messaggio alla Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo. Rio de Janeiro, giugno 1992, Napoli, Laboratorio politico, 1995.
  • Queremos, Palermo, Edizioni della Battaglia, 1995.
  • Ernesto Che Guevara raccontato da Fidel Castro, Roma, Grandi Tascabili Economici Newton, 1997. ISBN 88-8183-797-8.
  • La WTO, la Cina e il Terzo Mondo, Napoli, La città del sole, 2000. ISBN 88-8292-058-5.
  • Prima della rivoluzione. Memorie di un giovane lider, Roma, Minimum fax, 2006. ISBN 88-7521-085-3.
  • Io e il Che. Un'amicizia che ha cambiato il mondo, Milano, Oscar Mondadori, 2007. ISBN 978-88-04-57250-3.
  • Crisi di civiltà e agonia del capitalismo. Dialoghi con Fidel Castro, di Atilio A. Boron, Roma, Natura avventura, 2012. ISBN 978-88-95009-10-0.
  • L'inverno nucleare. Riflessioni sui rischi di una guerra atomica, Milano, Nemesis, 2012. ISBN 978-88-97105-03-9.
  • Obama e l'impero, Roma, Atmosphere, 2012. ISBN 978-88-6564-042-5.
  • Il libretto rosso di Cuba. Il Lider maximo spiega la giustizia sociale e difende la causa della rivoluzione, Roma, Red star press, 2013. ISBN 978-88-6718-008-0.
  • La rivoluzione cubana. Le origini del socialismo latinoamericano, Milano, Pgreco, 2015. ISBN 978-88-6802-102-3.

BibliografiaModifica

  • Lillian Guerra, Visions of Power in Cuba: Revolution, Redemption, and Resistance, 1959–1971, Chapel Hill, University of North Carolina Press, 2012, ISBN 978-1-4696-1886-9.
  • Rafael A. Lecuona, Jose Marti and Fidel Castro, in International Journal on World Peace, vol. 8, nº 1, 1991, pp. 45–61, JSTOR 20751650.
  • Christina Marcano e Alberto Barrera Tyszka, Hugo Chávez: The Definitive Biography of Venezuela's Controversial President, New York, Random House, 2007, ISBN 978-0-679-45666-7.
  • Martín Sivak, Evo Morales: The Extraordinary Rise of the First Indigenous President of Bolivia, New York, Palgrave MacMillan, 2010, ISBN 978-0-230-62305-7.
  • Paul C. Sondrol, Totalitarian and Authoritarian Dictators: A Comparison of Fidel Castro and Alfredo Stroessner, in Journal of Latin American Studies, vol. 23, nº 3, 1991, pp. 599–620, DOI:10.1017/S0022216X00015868, JSTOR 157386.
  • Alex Von Tunzelmann, Red Heat: Conspiracy, Murder, and the Cold War in the Caribbean, New York, Henry Holt and Company, 2011, ISBN 978-0-8050-9067-3.
  • Timothy P. Wickham-Crowley, Exploring Revolution: Essays on Latin American Insurgency and Revolutionary Theory, Londra, M.E. Sharpe, 1990, ISBN 978-0-87332-705-3.
  • Gianni Minà, Fidel Castro. La sua vita, la sua avventura in due interviste storiche, Milano, Sperling & Kupfer, 1996, ISBN 88-200-2267-2.
  • Carlos Alberto Montaner, Vigilia della fine. Fidel Castro e la rivoluzione cubana, Roma, EDILIR, 1992, ISBN 88-7945-001-8.
  • Jesus Yanez Pelletier, L'uomo che non volle uccidere Fidel Castro, Leonforte, Lancillotto e Ginevra editori, 2000, ISBN 88-87464-04-9.
  • Armando Valladares, Contro ogni speranza. 22 anni nel gulag delle Americhe. Dal fondo delle carceri di Fidel Castro, Milano, Spirali, 2007, ISBN 978-88-7770-807-6.

FilmografiaModifica

Nel 2003 Fidel Castro appare nelle pellicola Comandante e Looking for Fidel di Oliver Stone, entrambi documentari che si sviluppano come lunghe interviste del regista statunitense al Lider maximo.

Nel 2006 partecipa inoltre, nei panni di se stesso, alle riprese della pellicola spagnola Cuando la verdad despierta, diretta dal regista italiano Angelo Rizzo e presentata al Festival di Berlino nel 2008.[425][426]

OnorificenzeModifica

Onorificenze straniereModifica

  Ordine di Georgi Dimitrov (Bulgaria)
— 1972[427]
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia)
— 1972[428]
  Ordine di Klement Gottwald (Cecoslovacchia)
«Per gli eccezionali meriti personali per l'espansione della fraterna e amichevole collaborazione e cooperazione tra i partiti comunisti cubano e cecoslovacco e tra i due paesi e i loro popoli»
— 1989[429]
  Eroe della Repubblica (Corea del Nord)
— [430]
  Ordine della Bandiera Nazionale di I Classe (Corea del Nord)
— 1986[430]
  Ordine della Bandiera Nazionale di I Classe (Corea del Nord)
«Per aver promosso la riunificazione della penisola coreana e la costruzione del socialismo»
— 2006[431]
  Premio d'onore (Dominica)
— novembre 2008[432]
  Ordine della Stella d'Onore dell'Etiopia Socialista (Etiopia)
— 1978[433]
  Membro Onorario dell'Ordine della Giamaica (Giamaica)
— 1977[434]
  Membro Onorario dell'Ordine al Merito (Giamaica)
— [435]
  Collare dell'Ordine del Quetzal (Guatemala)
«In segno di apprezzamento per le oltre 17 milioni di consultazioni e le più 40.000 operazioni del fatte da medici cubani per il bene del popolo guatemalteco»
— febbraio 2009[436]
  Membro dell'Ordine del Coraggio (Libia)
— 1977[437][438]
  Cavaliere dell'Ordine della Corona del Reame (Malesia)
— 11 maggio 2001[439]
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale del Mali (Mali)
— luglio 1998[440]
  Collare dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico)
— 1987[441]
  Ordine dell'Ordine di Welwitchia Mirabilis (Namibia)
— marzo 2008[442]
  Ordine della Gloria e dell'Onore (Patriarcato di Russia)
«Per il contributo al rafforzamento della cooperazione inter-religioso in relazione con la consacrazione della chiesa di Nostra Signora di Kazan all'Avana»
— 19 ottobre 2008[443]
  Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta (Polonia)
— 1973[444]
  Collare dell'Indipendenza (Qatar)
— 15 settembre 2000[445]
  Ordine di Karl Marx (Repubblica Democratica Tedesca)
— [446]
  Gran Croce con Stella d'Oro dell'Ordine al Merito di Duarte, Sanchez e Mella (Repubblica Dominicana)
— 1998[447]
  Ordine della Stella di Romania di I classe (Repubblica Socialista di Romania)
«Per meriti speciali nella lotta rivoluzionaria per la liberazione nazionale e lo sviluppo sociale di Cuba, per la difesa dell'indipendenza e della sovranità in patria del socialismo nazionale contro l'imperialismo e per lo speciale contributo reso alla crescita delle relazioni multilaterali di cooperazione, amicizia e solidarietà internazionale tra il Partito Comunista di Cuba e del Partito Comunista Romeno, tra la Repubblica di Cuba e la Repubblica Socialista di Romania e tra Cuba e il popolo rumeno»
— 1972[448]
  Fascia dell'Ordine della Repubblica di Serbia (Serbia)
«Per i meriti nello sviluppo e nel rafforzamento della cooperazione pacifica e delle relazioni amichevoli tra la Serbia e Cuba.»
— 2015[449]
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Buona Speranza (Sudafrica)
— 1998[450][451]
  Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica)
«Per il suo contributo all'eliminazione del razzismo, del colonialismo, dell'apartheid e dell'ineguaglianza nella società umana.»
— 27 marzo 2009[452]
  Gran Collare dell'Ordine di Timor Est (Timor Est)
«Per il sostegno cubano nella sanità e nell'istruzione»
— novembre 2010[453]
  Ordine di Jaroslav il Saggio di I Classe (Ucraina)
«Per l'assistenza medica prestata alle vittime del disastro di Chernobyl»
— 2000[454]
  Ordine al Merito di I Classe (Ucraina)
«Per il suo importante contributo al ripristino della salute dei bambini di Chernobyl, dopo l'incidente nel 1986 nella Repubblica Socialista Sovietica dell'Ucraina»
— 26 marzo 2010[455]
  Eroe dell'Unione Sovietica (URSS)
«Per la sua eroica lotta di successo per la libertà e l'indipendenza del popolo cubano, che ha dato un contributo degno per la grande causa della pace e del socialismo e per il suo grande ruolo nel rafforzamento e nello sviluppo delle la fraternità sovietico-cubana»
— 23 maggio 1963[456]
  Ordine di Lenin (URSS)
— 23 maggio 1963[457]
  Ordine di Lenin (URSS)
«Per il suo contributo alla promozione di relazioni fraterne tra l'URSS e Cuba»
— 1972[458]
  Ordine della Rivoluzione d'Ottobre (URSS)
— 1976[459]
  Ordine di Lenin (URSS)
— 1986[460]
  Medaglia per il giubileo dei 30 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945 (URSS)
— 1975[461]
  Gran Collare dell'Ordine del Liberatore (Venezuela)
— ottobre 2000[462]
  Collare dell'Ordine dell'Aquila (Zambia)
«Per aver ispirato molti a lottare per la dignità e l'uguaglianza»
— settembre 2009[463]

NoteModifica

  1. ^ Carica unita a quella di Presidente del Consiglio di Stato dal 2 dicembre 1976, con il nome di Presidente del Consiglio dei ministri.
  2. ^ Si ritiene che questa sia la sua data di nascita; tuttavia, non è mai stata accertata ufficialmente: Castro, leader a cavallo di due secoli, in Corriere della Sera, 19 febbraio 2008. URL consultato il 27 novembre 2015.
  3. ^ È morto Fidel Castro, portò la rivoluzione a Cuba, in La Repubblica, 26 novembre 2016. URL consultato il 26 novembre 2016.
  4. ^ Addio al Comandante Fidel Castro, il lider maximo che sfidò l' America, ansa.it.
  5. ^ Fidel Castro morto, a Miami gli esuli cubani festeggiano nelle strade: “Era un dittatore, finalmente”, il Fatto Quotidiano. URL consultato il 10 luglio 2017.
  6. ^ Morte di Fidel, la dissidenza cubana: "Finalmente". E a Miami fanno festa, la Repubblica. URL consultato il 10 luglio 2017.
  7. ^ I dissidenti esultano per la morte di Fidel Castro: “Finalmente!”, La Stampa. URL consultato il 10 luglio 2017.
  8. ^ Carica corrispondente a quella di Capo dello Stato.
  9. ^ Democrazia o farsa? Il pensiero di Fidel Castro, su vivacubalibera.blogspot.it. URL consultato il 27 novembre 2016.
  10. ^ Elezioni, su www.italia-cuba.it. URL consultato il 27 novembre 2016.
  11. ^ Samuel Farber, Cuba Since the Revolution Of 1959: A Critical Assessment, Haymarket Books, 2011, pp. 18-19, ISBN 978-1-60846-139-4.
  12. ^ Al fianco di Cuba per tenere aperta la prospettiva del Socialismo nel XXI secolo, pane-rose.it. URL consultato il 27 accesso 2015.
  13. ^ Quirk 1993, p. 14; Coltman 2003, p. 8.
  14. ^ Bourne 1986, p. 16; Quirk 1993, pp. 3–4; Coltman 2003, pp. 4–5.
  15. ^ Castro e Ramonet 2009, pp. 42–43.
  16. ^ Quirk 1993, p. 6; Coltman 2003, pp. 5–6; Castro e Ramonet 2009, pp. 45–48, 52–57.
  17. ^ Bourne 1986, pp. 29–30; Coltman 2003, pp. 5–6; Castro e Ramonet 2009, pp. 59–60.
  18. ^ Bourne 1986, pp. 14–15; Quirk 1993, p. 14; Coltman 2003, pp. 8–9.
  19. ^ Quirk 1993, pp. 12–13, 16–19; Coltman 2003, p. 9; Castro e Ramonet 2009, p. 68.
  20. ^ Bourne 1986, p. 13; Quirk 1993, p. 19; Coltman 2003, p. 16; Castro and Ramonet 2009, pp. 91–92.
  21. ^ Bourne 1986, pp. 9–10; Quirk 1993, pp. 20, 22; Coltman 2003, pp. 16–17; Castro e Ramonet 2009, pp. 91–93.
  22. ^ Bourne 1986, pp. 34–35; Quirk 1993, p. 23; Coltman 2003, p. 18.
  23. ^ Coltman 2003, p. 20.
  24. ^ Bourne 1986, pp. 32–33; Coltman 2003, pp. 18–19.
  25. ^ Bourne 1986, pp. 34–37,63; Coltman 2003, pp. 21–24.
  26. ^ Bourne 1986, pp. 39–40; Quirk 1993, pp. 28–29; Coltman 2003, pp. 23–27; Castro e Ramonet 2009, pp. 83–85.
  27. ^ Coltman 2003, pp. 27–28; Castro e Ramonet 2009, pp. 95–97.
  28. ^ Bourne 1986, pp. 35–36, 54; Quirk 1993, pp. 25, 27; Coltman 2003, pp. 23–24,37–38, 46; Von Tunzelmann 2011, p. 39.
  29. ^ Coltman 2003, p. 30; Von Tunzelmann 2011, pp. 30–33.
  30. ^ Bourne 1986, pp. 40–41; Quirk 1993, p. 23; Coltman 2003, p. 31.
  31. ^ Bourne 1986, pp. 41–42; Quirk 1993, p. 24; Coltman 2003, pp. 32–34.
  32. ^ Bourne 1986, p. 42; Coltman 2003, pp. 34–35.
  33. ^ a b Coltman 2003, pp. 36–37.
  34. ^ Bourne 1986, pp. 46–52; Quirk 1993, pp. 25–26; Coltman 2003, pp. 40–45; Castro e Ramonet 2009, pp. 98–99.
  35. ^ Bourne 1986, pp. 54, 56; Coltman 2003, pp. 46–49.
  36. ^ Bourne 1986, p. 55; Quirk 1993, p. 27; Coltman 2003, pp. 47–48; Von Tunzelmann 2011, p. 41.
  37. ^ Bourne 1986, pp. 54–55; Coltman 2003, p. 46.
  38. ^ Coltman 2003, p. 49.
  39. ^ Bourne 1986, p. 57; Coltman 2003, p. 50.
  40. ^ Quirk 1993, p. 29; Coltman 2003, p. 50.
  41. ^ Bourne 1986, p. 39; Coltman 2003, p. 51.
  42. ^ Coltman 2003, p. 51.
  43. ^ Bourne 1986, p. 57; Coltman 2003, p. 51; Castro and Ramonet 2009, p. 89.
  44. ^ Bourne 1986, pp. 57–58; Quirk 1993, p. 318; Coltman 2003, pp. 51–52.
  45. ^ Quirk 1993, p. 31; Coltman 2003, pp. 52–53.
  46. ^ a b Coltman 2003, p. 53.
  47. ^ Bourne 1986, pp. 58–59; Coltman 2003, pp. 46, 53–55; Castro and Ramonet 2009, pp. 85–87; Von Tunzelmann 2011, p. 44.
  48. ^ Bourne 1986, pp. 56–57, 62–63; Quirk 1993, p. 36; Coltman 2003, pp. 55–56.
  49. ^ Quirk 1993, pp. 33–34; Coltman 2003, p. 57.
  50. ^ Bourne 1986, pp. 64–65; Quirk 1993, pp. 37–39; Coltman 2003, pp. 57–62; Von Tunzelmann 2011, p. 44.
  51. ^ Coltman 2003, p. 64; Von Tunzelmann 2011, p. 44.
  52. ^ Quirk 1993, pp. 41, 45; Coltman 2003, p. 63.
  53. ^ Bourne 1986, pp. 68–69; Quirk 1993, pp. 50–52; Coltman 2003, p. 65.
  54. ^ Bourne 1986, p. 69; Coltman 2003, p. 66; Castro and Ramonet 2009, p. 107.
  55. ^ Bourne 1986, p. 73; Coltman 2003, pp. 66–67.
  56. ^ Castro and Ramonet 2009, p. 107.
  57. ^ Ramonet 2007, p. 127.
  58. ^ Roberta Dalessandro, Fidel Castro, GOODmood, 2016.
  59. ^ Ramonet 2007, p. 121.
  60. ^ Ramonet 2007, p. 122.
  61. ^ Ramonet 2007, p. 120.
  62. ^ Ramonet 2007, p. 122.
  63. ^ Ramonet 2007, p. 124.
  64. ^ Ramonet 2007, p. 121.
  65. ^ Coltman 2003, pp. 75–76.
  66. ^ Coltman 2003, p. 78.
  67. ^ Ramonet 2007, p. 147.
  68. ^ Quirk 1993, p. 55; Coltman 2003, p. 82.
  69. ^ Ramonet 2007, p. 147.
  70. ^ Bourne 1986, pp. 80–84; Quirk 1993, pp. 52–55; Coltman 2003, pp. 80–81.
  71. ^ Bourne 1986, p. 83; Quirk 1993, pp. 55; Coltman 2003, p. 83.
  72. ^ Bourne 1986, pp. 87–88; Quirk 1993, pp. 55–56; Coltman 2003, p. 84.
  73. ^ Bourne 1986, p. 86; Coltman 2003, p. 86.
  74. ^ Ramonet 2007, p. 155.
  75. ^ Bourne 1986, p. 91; Quirk 1993, p. 57; Coltman 2003, p. 87.
  76. ^ Bourne 1986, pp. 91–92; Quirk 1993, pp. 57–59; Coltman 2003, p. 88.
  77. ^ Quirk 1993, p. 58; Coltman 2003, pp. 88–89.
  78. ^ Ramonet 2007, p. 155.
  79. ^ Bourne 1986, p. 93; Quirk 1993, p. 59; Coltman 2003, p. 90.
  80. ^ Bourne 1986, p. 93; Quirk 1993, pp. 58–60; Coltman 2003, pp. 91–92.
  81. ^ Bourne 1986, pp. 94–95; Quirk 1993, p. 61; Coltman 2003, p. 93.
  82. ^ Bourne 1986, pp. 95–96; Quirk 1993, pp. 63–65; Coltman 2003, pp. 93–94.
  83. ^ Bourne 1986, pp. 98–100; Quirk 1993, p. 71; Coltman 2003, pp. 94–95.
  84. ^ Bourne 1986, pp. 97–98; Quirk 1993, pp. 67–71; Coltman 2003, pp. 95–96.
  85. ^ Bourne 1986, pp. 102–103; Quirk 1993, pp. 76–79; Coltman 2003, pp. 97–99.
  86. ^ Bourne 1986, pp. 103–105; Quirk 1993, pp. 80–82; Coltman 2003, pp. 99–100.
  87. ^ Bourne 1986, p. 105; Quirk 1993, pp. 83–85; Coltman 2003, p. 100.
  88. ^ La struggente storia di Naty l’amante dagli occhi verdi di Fidel, Bergamo Post. URL consultato il 23 luglio 2017.
  89. ^ Fidel Castro e la famiglia: un clan di figli, nipoti ed ex mogli, la Repubblica. URL consultato il 23 luglio 2017.
  90. ^ Bourne 1986, p. 110; Coltman 2003, p. 100.
  91. ^ Bourne 1986, pp. 106–107; Coltman 2003, pp. 100–101.
  92. ^ Bourne 1986, pp. 109–111; Quirk 1993, p. 85; Coltman 2003, p. 101.
  93. ^ Bourne 1986, p. 111; Quirk 1993, p. 86.
  94. ^ Bourne 1986, p. 112; Quirk 1993, p. 88; Coltman 2003, p. 102.
  95. ^ Ramonet 2007, p. 162.
  96. ^ Bourne 1986, pp. 115–117; Quirk 1993, pp. 96–98; Coltman 2003, pp. 102–103; Castro and Ramonet 2009, pp. 172–173.
  97. ^ Bourne 1986, p. 114; Quirk 1993, pp. 105–106; Coltman 2003, pp. 104–105.
  98. ^ Ramonet 2007, p. 168.
  99. ^ Bourne 1986, pp. 117–118, 124; Quirk 1993, pp. 101–102, 108–114; Coltman 2003, pp. 105–110.
  100. ^ Bourne 1986, pp. 111–124;Coltman 2003, p. 104.
  101. ^ Bourne 1986, pp. 122, 12–130; Quirk 1993, pp. 102–104, 114–116; Coltman 2003, p. 109.
  102. ^ a b c Taibo II, p. 111.
  103. ^ Taibo II, pp. 115–116.
  104. ^ Bourne 1986, pp. 132–133; Quirk 1993, p. 115; Coltman 2003, pp. 110–112.
  105. ^ Taibo II, pp. 116–122.
  106. ^ Taibo II, p. 122.
  107. ^ Ramonet 2007, p. 172.
  108. ^ Bourne 1986, p. 135; Quirk 1993, pp. 122–125; Coltman 2003, p. 114.
  109. ^ Bourne 1986, p. 136; Coltman 2003, pp. 114–115.
  110. ^ Bourne 1986, pp. 125–126; Coltman 2003, pp. 114–117.
  111. ^ Bourne 1986, p. 137.
  112. ^ Coltman 2003, pp. 116–117.
  113. ^ Bourne 1986, p. 139; Quirk 1993, p. 127; Coltman 2003, pp. 118–119.
  114. ^ Bourne 1986, p. 114; Quirk 1993, p. 129; Coltman 2003, p. 114.
  115. ^ Coltman 2003, p. 122.
  116. ^ Bourne 1986, p. 138; Quirk 1993, p. 130; Coltman 2003, p. 119.
  117. ^ José Antonio Echeverría Bianchi, EcuRed. URL consultato il 29 luglio 2017.
  118. ^ Bourne 1986, pp. 142–143; Quirk 1993, pp. 128, 134–136; Coltman 2003, pp. 121–122.
  119. ^ Quirk 1993, pp. 145, 148.
  120. ^ Bourne 1986, pp. 148–150; Quirk 1993, pp. 141–143; Coltman 2003, pp. 122–123.
  121. ^ Bourne 1986, pp. 140–142; Quirk 1993, pp. 131–134; Coltman 2003, p. 120.
  122. ^ Bourne 1986, p. 143; Quirk 1993, p. 159; Coltman 2003, pp. 127–128.
  123. ^ Bourne 1986, p. 155; Coltman 2003, pp. 122, 129.
  124. ^ Coltman 2003, pp. 129–130, 134.
  125. ^ Bourne 1986, pp. 152–154; Coltman 2003, pp. 130–131.
  126. ^ Quirk 1993, pp. 181–183; Coltman 2003, pp. 131–133.
  127. ^ Quirk 1993, pp. 189–1916; Coltman 2003, p. 132.
  128. ^ Bourne 1986, p. 158.
  129. ^ Bourne 1986, p. 158; Quirk 1993, pp. 194–196; Coltman 2003, p. 135.
  130. ^ Bourne 1986, pp. 158–159; Quirk 1993, pp. 196, 202–207; Coltman 2003, pp. 136–137.
  131. ^ Bourne 1986, pp. 158–159; Quirk 1993, pp. 203, 207–208; Coltman 2003, p. 137.
  132. ^ Quirk 1993, p. 212; Coltman 2003, p. 137.
  133. ^ Bourne 1986, p. 160; Quirk 1993, p. 211; Coltman 2003, p. 137.
  134. ^ Bourne 1986, p. 160; Quirk 1993, p. 212; Coltman 2003, p. 137.
  135. ^ Bourne 1986, pp. 161–162; Quirk 1993, p. 211; Coltman 2003, pp. 137–138.
  136. ^ Bourne 1986, pp. 142–143; Quirk 1993, p. 214; Coltman 2003, pp. 138–139.
  137. ^ Bourne 1986, pp. 162–163; Quirk 1993, p. 219; Coltman 2003, pp. 140–141.
  138. ^ Bourne 1986, pp. 153, 161; Quirk 1993, p. 216; Coltman 2003, pp. 126, 141–142.
  139. ^ Bourne 1986, p. 164; Coltman 2003, p. 144.
  140. ^ Bourne 1986, pp. 171–172; Quirk 1993, pp. 217, 222; Coltman 2003, pp. 150–154.
  141. ^ Bourne 1986, pp. 166, 170; Quirk 1993, p. 251; Coltman 2003, p. 145.
  142. ^ Bourne 1986, pp. 163, 167–169; Quirk 1993, pp. 224–230; Coltman 2003, pp. 147–149.
  143. ^ Bourne 1986, pp. 169–170; Quirk 1993, pp. 225–226.
  144. ^ Bourne 1986, p. 173; Quirk 1993, p. 277; Coltman 2003, p. 154.
  145. ^ Bourne 1986, p. 173; Quirk 1993, p. 228.
  146. ^ Fidel Castro Fast Facts, CNN. URL consultato il 10 luglio 2017.
  147. ^ "When We Finish Our Job, We Will Cut Off Our Beards": New York Times Coverage of Fidel Castro's 1959 U.S. Visit, JOLLAS. URL consultato il 30 luglio 2017.
  148. ^ Bourne 1986, pp. 174–177; Quirk 1993, pp. 236–242; Coltman 2003, pp. 155–157.
  149. ^ Bourne 1986, p. 177; Quirk 1993, p. 243; Coltman 2003, p. 158.
  150. ^ Bourne 1986, pp. 177–178; Quirk 1993, p. 280; Coltman 2003, pp. 159–160, First Agrarian Reform Law (1959), revolutions.truman.edu. URL consultato il 29 agosto 2006..
  151. ^ Quirk 1993, pp. 262–269, 281.
  152. ^ Quirk 1993, p. 234.
  153. ^ Bourne 1986, p. 186.
  154. ^ Bourne 1986, pp. 176–177; Quirk 1993, p. 248; Coltman 2003, pp. 161–166.
  155. ^ Bourne 1986, pp. 181–183; Quirk 1993, pp. 248–252; Coltman 2003, p. 162.
  156. ^ Bourne 1986, p. 179.
  157. ^ Quirk 1993, p. 280; Coltman 2003, p. 168.
  158. ^ Bourne 1986, pp. 195–197; Coltman 2003, p. 167.
  159. ^ Bourne 1986, pp. 181, 197; Coltman 2003, p. 168.
  160. ^ Coltman 2003, pp. 176–177.
  161. ^ Ramonet 2007, p. 248.
  162. ^ Coltman 2003, p. 167; Ros 2006, pp. 159–201; Franqui 1984, pp. 111–115.
  163. ^ Bourne 1986, p. 202; Quirk 1993, p. 296.
  164. ^ Bourne 1986, pp. 189–190, 198–199; Quirk 1993, pp. 292–296; Coltman 2003, pp. 170–172.
  165. ^ Bourne 1986, pp. 205–206; Quirk 1993, pp. 316–319; Coltman 2003, p. 173.
  166. ^ Bourne 1986, pp. 201–202; Quirk 1993, p. 302; Coltman 2003, p. 172.
  167. ^ Bourne 1986, pp. 202, 211–213; Quirk 1993, pp. 272–273; Coltman 2003, pp. 172–173.
  168. ^ Bourne 1986, p. 214; Quirk 1993, p. 349; Coltman 2003, p. 177.
  169. ^ Bourne 1986, p. 215.
  170. ^ Bourne 1986, pp. 206–209; Quirk 1993, pp. 333–338; Coltman 2003, pp. 174–176.
  171. ^ Bourne 1986, pp. 209–210; Quirk 1993, p. 337.
  172. ^ Quirk 1993, p. 300; Coltman 2003, p. 176.
  173. ^ Bourne 1986, p. 125; Quirk 1993, p. 300.
  174. ^ Bourne 1986, p. 233; Quirk 1993, p. 345; Coltman 2003, p. 176.
  175. ^ Quirk 1993. p. 313.
  176. ^ Quirk 1993, p. 330.
  177. ^ a b c d e Bourne 1986, pp. 275–276.
  178. ^ Bourne 1986, pp. 275–276; Quirk 1993, p. 324.
  179. ^ Bourne 1986, pp. 215–216; Quirk 1993, pp. 353–354, 365–366; Coltman 2003, p. 178.
  180. ^ Bourne 1986, pp. 217–220; Quirk 1993, pp. 363–367; Coltman 2003, pp. 178–179.
  181. ^ Bourne 1986, pp. 221–222; Quirk 1993, p. 371.
  182. ^ Bourne 1986, pp. 221–222; Quirk 1993, p. 369; Coltman 2003, pp. 180, 186.
  183. ^ Bourne 1986, pp. 226–227; Quirk 1993, pp. 375–378; Coltman 2003, pp. 180–184.
  184. ^ Bourne 1986, p. 230; Quirk 1993, pp. 387, 396; Coltman 2003, p. 188.
  185. ^ Quirk 1993, pp. 385–386.
  186. ^ Bourne 1986, p. 231, Coltman 2003, p. 188.
  187. ^ Quirk 1993, p. 405.
  188. ^ Bourne 1987, pp. 230–234, Quirk, pp. 395, 400–401, Coltman 2003, p. 190.
  189. ^ Bourne 1986, pp. 232–234, Quirk 1993, pp. 397–401, Coltman 2003, p. 190
  190. ^ Bourne 1986, p. 232, Quirk 1993, p. 397.
  191. ^ Bourne 1986, p. 233.
  192. ^ Coltman 2003, pp. 188–189.
  193. ^ "Castro admits 'injustice' for gays and lesbians during revolution", CNN, Shasta Darlington, August 31, 2010.
  194. ^ Bourne 1986, p. 233, Quirk 1993, pp. 203–204, 410–412, Coltman 2003, p. 189.
  195. ^ Bourne 1986, pp. 234–236, Quirk 1993, pp. 403–406, Coltman 2003, p. 192.
  196. ^ Bourne 1986, pp. 258–259, Coltman 2003, pp. 191–192.
  197. ^ Coltman 2003, pp. 192–194.
  198. ^ Coltman 2003, p. 194.
  199. ^ Coltman 2003, p. 195.
  200. ^ Bourne 1986, pp. 238–239, Quirk 1993, p. 425, Coltman 2003, pp. 196–197.
  201. ^ Coltman 2003, p. 197.
  202. ^ Coltman 2003, pp. 198–199.
  203. ^ Bourne 1986, p. 239, Quirk 1993, pp. 443–434, Coltman 2003, pp. 199–200, 203.
  204. ^ Bourne 1986, pp. 241–242, Quirk 1993, pp. 444–445.
  205. ^ Bourne 1986. pp. 245–248.
  206. ^ Coltman 2003. pp. 204–205.
  207. ^ Bourne 1986. p. 249.
  208. ^ Bourne 1986. pp. 249–250.
  209. ^ a b Coltman 2003. p. 213.
  210. ^ Bourne 1986. pp. 250–251.
  211. ^ Bourne 1986. p. 263.
  212. ^ Bourne 1986. p. 255.
  213. ^ Coltman 2003. p. 211.
  214. ^ Bourne 1986. pp. 255–256, 260.
  215. ^ Coltman 2003. pp. 211–212.
  216. ^ Bourne 1986. pp. 267–268.
  217. ^ Coltman 2003. p. 216.
  218. ^ Bourne 1986. p. 265.
  219. ^ Coltman 2003. p. 214.
  220. ^ Bourne 1986. p. 267.
  221. ^ Bourne 1986. p. 269.
  222. ^ Bourne 1986. pp. 269–270.
  223. ^ Bourne 1986. pp. 270–271.
  224. ^ Coltman 2003. pp. 216–217.
  225. ^ Fidel Castro, Castro comments on Czechoslovakia crisis, FBIS, August 1968.
  226. ^ a b Coltman 2003. p. 227.
  227. ^ Bourne 1986. p. 273.
  228. ^ Coltman 2003. p. 229.
  229. ^ Bourne 1986. p. 274.
  230. ^ a b c Coltman 2003. p. 230.
  231. ^ Bourne 1986. pp. 276–277.
  232. ^ Bourne 1986. p. 277.
  233. ^ Coltman 2003. pp. 232–233.
  234. ^ Bourne 1986. pp. 278–280.
  235. ^ Coltman 2003. pp. 233–236, 240.
  236. ^ Coltman 2003. pp. 237–238.
  237. ^ Coltman 2003. p. 238.
  238. ^ a b Bourne 1986. pp. 283–284.
  239. ^ Coltman 2003. p. 239.
  240. ^ Bourne 1986. p. 284.
  241. ^ Coltman 2003. pp. 239–240.
  242. ^ Coltman 2003. p. 240.
  243. ^ Bourne 1986. p. 283.
  244. ^ Coltman 2003. pp. 240–241.
  245. ^ Bourne 1986. p. 281, 284–287.
  246. ^ Coltman 2003. pp. 242–243.
  247. ^ Coltman 2003. p. 243.
  248. ^ Coltman 2003. pp. 243–244.
  249. ^ a b Coltman 2003. p. 245.
  250. ^ Bourne 1986. pp. 291–292.
  251. ^ Coltman 2003. p. 249.
  252. ^ Recipient Grants: Center for a Free Cuba, mediatransparency.org, 25 agosto 2006. URL consultato il 25 agosto 2006.
  253. ^ Mary Anastasia O'Grady, Counting Castro’s Victims, Wall Street Journal, Center for a Free Cuba, 30 ottobre 2005. URL consultato l'11 maggio 2006 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2006).
  254. ^ Bourne 1986. p. 294.
  255. ^ Coltman 2003. pp. 244–245.
  256. ^ Bourne 1986. p. 289.
  257. ^ Coltman 2003. pp. 247–248.
  258. ^ a b Gott 2004. p. 288.
  259. ^ (EN) Mariel Boatlift, globalsecurity.org. URL consultato il 6 luglio 2009.
  260. ^ Bourne 1986. p. 295.
  261. ^ Coltman 2003. pp. 251–252.
  262. ^ Bourne 1986. p. 296.
  263. ^ a b Coltman 2003. p. 252.
  264. ^ Coltman 2003. p. 253.
  265. ^ Bourne 1986. p. 297.
  266. ^ Coltman 2003. pp. 253–254.
  267. ^ Coltman 2003. pp. 254–255.
  268. ^ a b Coltman 2003. p. 256.
  269. ^ Gott 2004. p. 273.
  270. ^ Coltman 2003. p. 257.
  271. ^ Coltman 2003. pp. 260–261.
  272. ^ Gott 2004. p. 276.
  273. ^ Coltman 2003. pp. 258–266.
  274. ^ Gott 2004. pp. 279–286.
  275. ^ Coltman 2003. p. 224.
  276. ^ Coltman 2003, p. 255
  277. ^ Coltman 2003. pp. 257–258.
  278. ^ Gott 2004. pp. 276–279.
  279. ^ Coltman 2003. p. 277.
  280. ^ a b c Gott 2004. p. 286.
  281. ^ Coltman 2003. pp. 267–268.
  282. ^ Coltman 2003. pp. 268–270.
  283. ^ Coltman 2003. pp. 270–271.
  284. ^ Coltman 2003. p. 271.
  285. ^ Gott 2004. pp. 287–289.
  286. ^ Coltman 2003. p. 282.
  287. ^ a b Coltman 2003. pp. 274–275.
  288. ^ Coltman 2003. p. 275.
  289. ^ Coltman 2003. pp. 290–291.
  290. ^ Coltman 2003. pp. 305–306.
  291. ^ Coltman 2003. pp. 272–273.
  292. ^ Coltman 2003. pp. 275–276.
  293. ^ Gott 2004. p. 314.
  294. ^ Coltman 2003. pp. 297–299.
  295. ^ Gott 2004. pp. 298–299.
  296. ^ Coltman 2003. p. 287.
  297. ^ Gott 2004. pp. 273–274.
  298. ^ Coltman 2003. p. 288.
  299. ^ Gott 2004. pp. 290, 322.
  300. ^ Coltman 2003. p. 294.
  301. ^ Coltman 2003. pp. 278, 294–295.
  302. ^ Gott 2004. p. 309.
  303. ^ Coltman 2003. pp. 309–311.
  304. ^ Gott 2004. pp. 306–310.
  305. ^ a b c Coltman 2003. p. 312.
  306. ^ Living Planet report
  307. ^ Coltman 2003. p. 283.
  308. ^ Gott 2004. p. 279.
  309. ^ Coltman 2003. p. 304.
  310. ^ Kozloff 2008, p. 24
  311. ^ Wilpert 2007, p. 162; Azicri 2009, p. 100
  312. ^ Azicri 2009, p. 100
  313. ^ Marcano 2007; Kozloff 2008, pp. 23–24
  314. ^ Ruth Morris, Cuba's Doctors Resuscitate Economy Aid Missions Make Money, Not Just Allies, in Sun-Sentinel, 18 dicembre 2005. URL consultato il 28 dicembre 2006.
  315. ^ Kozloff 2008, p. 21
  316. ^ Kozloff 2008, p. 24; Azicri 2009, pp. 106–107
  317. ^ Kozloff 2008, p. 24
  318. ^ Cuba to shut plants to save power, BBC News, 30 settembre 2004. URL consultato il 20 maggio 2006.
  319. ^ Azicri 2009, p. 100
  320. ^ Cuba opens more Caribbean embassies, Caribbean Net News, 13 marzo 2006. URL consultato l'11 maggio 2017.
  321. ^ Stephen Gibbs, Cuba and Panama restore relations, BBC News, 21 agosto 2005. URL consultato il 21 maggio 2017.
  322. ^ Fidel Castro speaks on imperialist war drive, su themilitant.com, Volume 69, Number 39, The Militant, 15 ottobre 2001. URL consultato il 25 luglio 2016.
  323. ^ Coltman 2003, p. 320
  324. ^ "Castro: Kuwait, Iraq Invasions Both Mistakes". Fox News. 23 dicembre 2003.
  325. ^ Canadian PM visits Fidel in April, BBC News, 20 aprile 1998. URL consultato il 21 maggio 2006.
  326. ^ Skierka 2006, p. xvi
  327. ^ Reaction Mixed to Castro's Turnover of Power, su PBS, 1º agosto 2006.; Castro, Fidel, My Shoes Are Too Tight, Juventud Rebelde, 22 marzo 2011. URL consultato il 14 aprile 2011 (archiviato dall'url originale il 27 aprile 2011). ; Castro says he resigned as Communist Party chief 5 years ago, CNN, 22 marzo 2011. URL consultato il 14 aprile 2011 (archiviato dall'url originale il 15 aprile 2011).
  328. ^ Acting president Raul Castro says brother Fidel getting better, CBC News, 9 febbraio 2007. URL consultato il 17 novembre 2016.
  329. ^ Enrique Andres Pretel, Cuba's Castro says recovering, sounds stronger, Reuters, 28 febbraio 2007. URL consultato il 28 aprile 2012.
  330. ^ Castro resumes official business, BBC News, 21 aprile 2007. URL consultato il 21 aprile 2007.
  331. ^ Castro elected President of Non-Aligned Movement Nations, People's News Daily, 16 settembre 2006. URL consultato l'8 dicembre 2013.
  332. ^ Castro, Fidel, Message from the Commander in Chief, in Diario Granma, Comité Central del Partido Comunista de Cuba, 18 febbraio 2008. URL consultato il 20 maggio 2011.(ES)  ; Fidel Castro announces retirement, BBC News, 18 febbraio 2008. URL consultato il 18 febbraio 2008.; Fidel Castro stepping down as Cuba's leader, Reuters, 18 febbraio 2008. URL consultato il 18 febbraio 2008 (archiviato dall'url originale il 3 gennaio 2009).
  333. ^ Fidel Castro announces retirement, BBC News, 19 febbraio 2008. URL consultato il 19 febbraio 22008.
  334. ^ Raul Castro named Cuban president, BBC, 24 febbraio 2008. URL consultato il 24 febbraio 2008.
  335. ^ CUBA: Raúl Shares His Seat with Fidel, Ipsnews.net. URL consultato il 16 marzo 2011 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2011).
  336. ^ a b c Franks, Jeff, Fidel Castro to turn 86, but out of view since June, Reuters, 12 agosto 2012. URL consultato il 13 ottobre 2012.
  337. ^ Fiona Govan, Fidel Castro sends farewell message to his people, in The Daily Telegraph (London), 21 gennaio 2009. URL consultato il 28 gennaio 2009.
  338. ^ Fidel contemplates his mortality, BBC, 23 gennaio 2009. URL consultato il 28 gennaio 2009.
  339. ^ Cuba's Fidel Castro makes rare state TV appearance, BBC News, 13 luglio 2010.
  340. ^ Will Weissert, Fidel Castro warns of nuclear risk in 1st speech to Cuban parliament in 4 years, in The Washington Post, 8 agosto 2010. URL consultato il 16 marzo 2011.; "Fidel Castro Addresses Parliament on Iran Issue". The New York Times. 8 agosto 2010. Recuperato il 25 settembre 2011.
  341. ^ Fidel quits Communist Party leadership as Cuba looks to reform, Euronews.net, 19 aprile 2011. URL consultato il 19 aprile 2011.
  342. ^ Cuban communists opt for old guard to lead reforms, Reuters, 19 aprile 2011. URL consultato il 20 aprile 2011.
  343. ^ "Castro condemns NATO's 'inevitable' war on Libya". CNN News. 3 marzo 2011.
  344. ^ Pullella, Philip e Franks, Jeff, Pope meets Cuba's Fidel Castro, slams US embargo, Reuters, 29 marzo 2012. URL consultato il 13 ottobre 2012.
  345. ^ Beaumont, Peter, Fidel Castro and Hugo Chávez played role in Colombia's peace talks with Farc, in The Observer (London), 13 ottobre 2012. URL consultato il 13 ottobre 2012.
  346. ^ Fidel Castro awarded China's Confucius Peace Prize, Associated Press, 22 dicembre 2014. URL consultato il 17 novembre 2016 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2014). ; Fidel Castro Wins Confucius Peace Prize, in Chian Digital Times, 11 dicembre 2014. URL consultato il 17 novembre 2016.
  347. ^ Daniel Trotta, Fidel Castro appears to lend support to Cuba talks with U.S., Reuters, 26 gennaio 2015. URL consultato il 17 novembre 2016.
  348. ^ Fidel Castro writes caustic note to Obama after Cuba visit, Deutsche Welle, 28 marzo 2016. URL consultato il 17 novembre 2016.
  349. ^ Iran: Hassan Rouhani meets with Cuban leader Fidel Castro during one-day state visit in Havana, su The Indian Express, 20 settembre 2016. URL consultato il 17 novembre 2016.
  350. ^ Japan's Shinzo Abe meets Fidel Castro, discusses North Korea, Deutsche Welle, 23 settembre 2016. URL consultato il 17 novembre 2016.
  351. ^ http://www.tvi24.iol.pt/politica/marcelo-rebelo-de-sousa/marcelo-foi-um-dos-ultimos-lideres-a-estar-com-fidel-castro - In Portuguese
  352. ^ a b Sara Gandolfi, Morto Fidel Castro, Corriere della Sera, 26 novembre 2016. URL consultato il 26 novembre 2016.
  353. ^ Cuba's former leader Fidel Castro dead at 90, Al Jazeera, 26 novembre 2016. URL consultato il 25 novembre 2016.
  354. ^ Fidel Castro Laid to Rest in Cuba, Ending Nine Days of Mourning, in Reuters, Fortune, 4 dicembre 2016. URL consultato il 4 dicembre 2016.
  355. ^ Cuba's Fidel Castro dies aged 90, BBC News, 26 novembre 2016. URL consultato il 25 novembre 2016.
  356. ^ Karla Zabludovsky, Fidel Castro, Longtime Cuban Leader, Dead At Age 90, BuzzFeed, 26 novembre 2016. URL consultato il 26 novembre 2016.
  357. ^ "Fidel Castro, Cuba's leader of revolution, dies at 90", BBC, 25 novembre 2016.
  358. ^ Fidel Castro's ashes buried in Santiago de Cuba, in BBC, 4 dicembre 2016. URL consultato il 4 dicembre 2016.
  359. ^ Castro & Ramonet 2009, p. 157
  360. ^ Sondrol 1991, p. 608
  361. ^ Quirk 1993, pp. 559–560
  362. ^ Balfour 1995, pp. 177–178
  363. ^ Quirk 1993, p. 790
  364. ^ Castro & Ramonet 2009, pp. 101–102
  365. ^ Gott 2004, p. 149
  366. ^ Castro & Ramonet 2009, p. 147
  367. ^ Lecuona 1991, p. 46
  368. ^ Skierka 2006, p. xv
  369. ^ Draper 1965, pp. 48–49
  370. ^ Sondrol 1991, p. 610
  371. ^ Sondrol 1991, pp. 607, 609
  372. ^ Coltman 2003, p. 14
  373. ^ Bourne 1986, p. 178
  374. ^ Balfour 1995, p. 180
  375. ^ Coltman 2003, p. 219
  376. ^ Quirk 1993, p. 11
  377. ^ a b c Coltman 2003, p. 224
  378. ^ Quirk 1993, pp. 10, 255
  379. ^ Quirk 1993, p. 5
  380. ^ Sondrol 1991, p. 610
  381. ^ Admservice, Fidel Castro lived like a king in Cuba, book claims, su The Guardian, 21 maggio 2014. URL consultato il 23 maggio 2014.
  382. ^ 10 Surprises About Fidel Castro's Extravagant Life Forbes, 26 novembre 2016
  383. ^ Fidel Castro Net Worth 2016: How Cuban Leader Built Wealth After 1959 Revolution In Communist Country IBTimes, 28 novembre 2016
  384. ^ Vida secreta de Fidel Castro, El País. URL consultato il 14 agosto 2017.
  385. ^ Skierka 2006, p. 3
  386. ^ Admservice, Fidel Castro's Family, Latinamericanstudies.org, 8 ottobre 2000. URL consultato il 13 gennaio 2010.
  387. ^ Quirk 1993, p. 15
  388. ^ Bardach 2007, p. 67
  389. ^ a b Jon Lee Anderson, Castro's Last Battle: Can the revolution outlive its leader?, in The New Yorker, 31 luglio 2006, p. 51..
  390. ^ a b Quando dissi a Fidel Lavati se no ti lascio, La Stampa. URL consultato il 14 agosto 2017.
  391. ^ Roberto Duarte VIDA SECRETA DEL TIRANO CASTRO in Internet Archive (archiviato 10 dicembre 2006). CANF.org. 29 ottobre 2003
  392. ^ Quirk 1993, p. 231
  393. ^ The Bitter Family (page 1 of 2), in Time, 10 luglio 1964. URL consultato il 19 febbraio 2008.
  394. ^ Bourne 1986, p. 201
  395. ^ .Bourne 1986, pp. 200–201
  396. ^ Bourne 1986, p. 299
  397. ^ Balfour 1995, p. 1
  398. ^ Balfour 1995, p. 6
  399. ^ Fidel Castro: leader proves as divisive in death as he was in life, su The Observer. URL consultato il 5 dicembre 2016.
  400. ^ Fidel Castro: As Divisive in Death as he was in Life, su The Telegraph, 26 novembre 2016. URL consultato il 5 dicembre 2016.
  401. ^ Balfour 1995, p. 1
  402. ^ Balfour 1995, p. 2
  403. ^ Balfour 1995, p. 8
  404. ^ Balfour 1995, p. 9
  405. ^ Balfour 1995, p. 3
  406. ^ Balfour 1995, p. 170
  407. ^ Wayne S. Smith, Castro's Legacy, TomPaine.com, 2 febbraio 2007. URL consultato il 7 novembre 2012 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2007).
  408. ^ Coltman 2003, p. 290
  409. ^ Donald Trump calls Fidel Castro 'brutal dictator', su BBC News, 26 novembre 2016. URL consultato il 5 novembre 2016.
  410. ^ Julian Borger, Trump and Obama offer divergent responses to death of Fidel Castro, su The Guardian, 26 novembre 2016. URL consultato il 5 dicembre 2016.
  411. ^ Quirk 1993, p. 424
  412. ^ Sampson 1999, p. 192
  413. ^ Cuba bans naming monuments after Fidel Castro, CBC.
  414. ^ Intervista ad Alina Castro
  415. ^ Llovio-Menéndez, José Luis. Insider: My Hidden Life as a Revolutionary in Cuba (New York: Bantam Books, 1988), pp. 156-158, 172-174.
  416. ^ Lockwood, Lee (1967), Castro's Cuba, Cuba's Fidel, Revised edition (October 1990), p. 124, ISBN 0-8133-1086-5
  417. ^ Gian Antonio Stella, Negri Froci Giudei & Co., Rizzoli, 2009, p. 274. ISBN 978-88-17-03734-1
  418. ^ Intervista a Fidel Castro su Il manifesto
  419. ^ Rachel Evans, "Rainbow Cuba: the sexual revolution within the revolution" Links International Journal of Socialist Renewal (23rd December, 2011).
  420. ^ "HIV/AIDS in Cuba: A rights-based analysis", Health and Human Rights, published by the François-Xavier Bagnoud Center for Health and Human Rights at the Harvard School of Public Health, authored by Tim Anderson, volume 11, number 1, 2009
  421. ^ Cuba approves sex change operations, Reuters, 6 giugno 2008.
  422. ^ HEALTH-CUBA: Free Sex Change Operations Approved, Inter Press Service, 6 giugno 2008.
  423. ^ Michael Voss, Castro champions gay rights in Cuba, in BBC News, 27 marzo 2008.
  424. ^ Cuba. Presidente Raul Castro: "Sì al matrimonio gay" | Blitz quotidiano, su Blitzquotidiano. URL consultato il 27 novembre 2016.
  425. ^ Redazione Tgcom, Tgcom - Michel Altieri:"Sul set con Castro", su www.tgcom.mediaset.it. URL consultato il 27 novembre 2016.
  426. ^ 200 errore
  427. ^ Dimitrov Order Presentation to Fidel Castro
  428. ^ Castro to keep his state and university distinctions
  429. ^ 1989 Speech Czechoslovak - Jakes Presents Award To Castro
  430. ^ a b Confiere la República Popular Democrática de Corea a Fidel, Orden Héroe del Trabajo
  431. ^ Title of DPRK Labor Hero to Fidel Castro Ruz, in KCNA, 12 dicembre 2006. URL consultato il 19 gennaio 2015.
  432. ^ Fidel Castro to receive Dominica's highest award
  433. ^ «Fidel's visit to Ethiopia», September 24 edition, 1978, p. 2, Granma.
  434. ^ Discurso pronunciado por Fidel Castro Ruz en el acto en que le fue impuesta la "Orden de Jamaica", la más alta distinción nacional que se confiere a gobernantes de otros países, en Kingston, Jamaica, October 16, 1977.
  435. ^ Order of Merit (OM)
  436. ^ Conceden a Fidel Castro la Orden del Quetzal de Guatemala
  437. ^ (ES) Julio García, Impuso el líder de la revolución libia la más alta condecoración de ese país a nuestro Comandante en Jefe, in Granma, 11 marzo 1977, p. 1. URL consultato il 19 gennaio 2015.
  438. ^ Honors Castro Libyan President, in The Daily Tribune, 22 marzo 1977, p. 5.
  439. ^ Rey malasio condecoró a Fidel
  440. ^ Breves de Cuba
  441. ^ Bono recibirá la distinción orden Águila Azteca Vanguardia.com
  442. ^ Conceden en Namibia condecoración a Fidel Castro
  443. ^ Братья Кастро награждены орденами РПЦ
  444. ^ Visita de la delegación del gobierno polaco a Cuba el 25 de abril de 1973.
  445. ^ The Amir visit Cuba
  446. ^ Kuba: Das Ende der Ära Castro. Fidels Finale: Jetzt gibt Castro, schwer krank, die Macht ab
  447. ^ Discurso pronunciado por Fidel Castro Ruz al recibir la Orden del Mérito de Duarte, Sánchez y Mella en el grado Gran Cruz Placa de Oro e imponer al Presidente de la República Dominicana, Dr. Leonel Fernández, la Orden José Martí. Santo Domingo, August 22, 1998.
  448. ^ Castro Speech Data Base
  449. ^ Serbia condecora a Fidel Castro
  450. ^ Discurso pronunciado por el Comandante en Jefe Fidel Castro Ruz, Primer Secretario del Comité Central del Partido Comunista de Cuba y Presidente de los Consejos de Estado y de Ministros, en el acto de imposición de la Orden de Buena Esperanza, efectuado en Ciudad del Cabo, Sudáfrica, el día 4 de septiembre de 1998.
  451. ^ Elenco dei premiati dell'anno 1998.
  452. ^ Sito web della Presidenza della Repubblica: dettaglio decorato.
  453. ^ Fidel Castro recibe la mayor distinción de Timor Oriental
  454. ^ Asistencia a los niños en Cuba
  455. ^ Yanukóvich condecora a Fidel y Raúl Castro por ayuda consecuencias Chernóbil
  456. ^ Кастро Рус Фидель Алехандро, Герой Советского Союза
  457. ^ Concediendo a Fidel Castro Ruz el título de Héroe de la Unión Soviética, La Prensa.
  458. ^ Fidel Castro
  459. ^ Биография Фиделя Кастро
  460. ^ Un día como hoy: 11 de noviembre
  461. ^ CASTRO, PCC OFFICIALS RECEIVE SOVIET DECORATION
  462. ^ La Guerra Sucia Sobra
  463. ^ Distinguen a Fidel Castro con Orden Águila de Zambia

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Predecessore Presidente del Consiglio di Stato di Cuba Successore  
Osvaldo Dorticós Torrado
(come Presidente di Cuba)
2 dicembre 1976 - 24 febbraio 2008 Raúl Castro
Predecessore Primo ministro di Cuba
(dal 2 dicembre 1976: Presidente del Consiglio dei ministri)
Successore
José Miró Cardona 16 febbraio 1959 - 24 febbraio 2008 Raúl Castro
Predecessore Comandante in capo delle FAR Successore
carica istituita 1960 - 24 febbraio 2008 Raúl Castro
Predecessore Segretario generale del Movimento dei Non-Allineati Successore
Junius Richard Jayawardene 10 settembre 1979 - 6 marzo 1983 Neelam Sanjiva Reddy I
Abdullah Ahmad Badawi 16 settembre 2006 - 24 febbraio 2008 Raúl Castro II
Controllo di autorità VIAF: (EN102325430 · LCCN: (ENn80039693 · ISNI: (EN0000 0001 2145 8756 · GND: (DE118519654 · BNF: (FRcb11885942z (data) · NLA: (EN35026565 · BAV: ADV10291314