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Marco Palmezzano, autoritratto

Marco Palmezzano (Forlì, 1459Forlì, 1539) è stato un pittore e architetto italiano allievo di Melozzo da Forlì, col quale costituisce il nucleo della scuola forlivese di pittura. Scrive, infatti, Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani: «A Forlì l'arte figurativa assumeva aspetti distinguibili rispetto a quelli pur simili e fraterni presenti nelle città vicine. Il responsabile della differenza, l'artista che ha dato alla Forlì del Rinascimento una sua specifica identità, è stato Marco Palmezzano». Tra i pittori su cui Palmezzano ha influito, si può citare anche il cosiddetto Maestro dei Baldraccani.

Secondo Clara Erskine Clement, la sua pittura, che, è stata anche definita "geometrica", in quanto fortemente prospettica, come riconosce ad esempio Luca Pacioli, anticipa e prepara quella del Correggio, del Carracci e degli altri barocchi[1].

Indice

BiografiaModifica

Marco Palmezzano nacque a Forlì tra il 1459 e il 1463.

La sua formazione si svolse nell'ambito di Melozzo da Forlì, infatti nelle sue prime opere si firma "Marcus de Melotiis", cioè Marco di Melozzo. Da lui riprese la salda impostazione monumentale delle figure; e con lui fu sia a Loreto, dove partecipò alla decorazione della cappella del Tesoro nella Santa Casa (sua è l'Entrata di Cristo in Gerusalemme), sia a Roma, dove lavorò nell'abside di Santa Croce in Gerusalemme.

Da Roma, Palmezzano riportò in Romagna la decorazione a grottesche (decorazioni ispirate a quelle dell'allora riscoperta Domus Aurea di Nerone e che diventano ben presto di moda), che formavano spesso il rivestimento decorativo delle sue architetture dipinte.

A questo primo periodo è da riferire la Crocifissione della Pinacoteca Civica di Forlì.

Del 1492 è la Madonna col Bambino fra i santi Giovanni Battista e Margherita della Chiesa Parrocchiale di Dozza.

Fra il 1493 e il 1494 fu a Forlì, al fianco di Melozzo da Forlì per la decorazione della Cappella Feo nella Chiesa di San Biagio (distrutta nei bombardamenti della seconda guerra mondiale); la sua mano può essere rintracciata nelle figure pensose degli Apostoli.

Del 1493 sono la Madonna con il Bambino e Santi della Pinacoteca di Brera e la grande Annunciazione oggi nella Pinacoteca civica di Forlì e proveniente dalla Chiesa del Carmine, alla quale probabilmente lavorò con Melozzo; sempre in quell'anno collaborò ancora con Melozzo alla decorazione della cappella Feo in San Biagio a Forlì sua è la lunetta con il Miracolo di san Giacomo, opera distrutta.

Altre opere conservate a Brera sono: L'incoronazione della Vergine con i Santi Francesco e Benedetto, il frammento Testa recisa di San Giovanni Battista e la Adorazione del Bambino.

Palmezzano si trasferì a Venezia nel 1495, dove secondo un documento del 1495 aveva aperto una bottega: dalla pittura lagunare riprende il gusto per i paesaggi, per la luminosità, e per le architetture formate da marmi mischi, ripreso quest'ultimo da Cima da Conegliano. Di Palmezzano, a Venezia, si può oggi vedere la Pietà con due angioletti[3][collegamento interrotto] (1529), alla Ca' d'Oro.

Del 1497 circa è la Madonna col Bambino e i santi Giacomo e Michele, conservata a Faenza.

Nel 1501 si recò a Matelica per realizzare la pala con la Madonna col Bambino e i santi Francesco e Caterina. Sicuramente, di passaggio a Pesaro, vide la pala di Giovanni Bellini con l'Incoronazione della Vergine da cui riprese l'iconografia della cimasa, con una Deposizione dal sepolcro. Degli stessi anni è la Crocifissione fra i santi Gualberto e Maddalena dell'Abbazia di San Mercuriale.

Negli ultimi anni Palmezzano lavorò nella sua città natale, a Faenza e nelle valli che conducono a Firenze, a Cesena, a Ravenna.

Del 1506 è la Comunione degli apostoli di Forlì, con la lunetta [4] alla National Gallery di Londra; da qui in poi oltre agli influssi della pittura veneta subì anche quelli del Francia. Nello stesso anno fornì i disegni di tre cappelle da erigersi nella chiesa di San Francesco a Forlì

Nel 1517 progettò l'ospedale dei Battuti di Forlì.

Si spense a Forlì nel 1539.

Nel 2006 la sua città natale ha voluto onorarlo dedicandogli una grande mostra monografica in occasione dell'inaugurazione del nuovo complesso Museale San Domenico a Forlì.

OpereModifica

 
San Sebastiano, (Museo Cristiano, Esztergom)
 
Crocifissione, (Uffizi, Firenze)

NoteModifica

  1. ^ "His pictures may be called geometrical. He illustrated the system which came to perfection under Corregsio, the Carracci, and other barocchi" - [1]
  2. ^ Un scheda sulle opere di Brisighella si può trovare qui: [2].

BibliografiaModifica

  • Grigioni Carlo, Marco Palmezzano, pittore forlivese: nella vita, nelle opere, nell'arte, Lega, Faenza 1956.
  • Dal Pozzolo Enrico Maria, Palmezzano a Venezia, in Paragone. Arte, 48.1997(1998), Ser. 3, 15/16, p. 47-57.
  • Marco Palmezzano: Il Rinascimento nelle Romagne, (a cura di Antonio Paolucci, Luciana Prati, Stefano Tumidei), Silvana, Cinisello Balsamo 2005.
  • Mambelli Marino, L'altro Palmezzano, Editrice La Mandragora, Imola (Bo) 2005.
  • Tramonti Ulisse, Marco Palmezzano: itinerari nelle Romagne: guida storico-artistica, Cinisello Balsamo, Silvana, 2005.
  • Vallicelli Marco, Franco Vignazia,Cum azuro et cum auro: Marco Palmezzano, la famiglia e il genio' Forlì: Grafikamente, stampa 2005.
  • Russell Francis, Marco Palmezzano: Forlì, in The Burlington Magazineagazine, 148.2006, 1237, p. 294-295.
  • L'Andata al Calvario di Marco Palmezzano. Restauri, ricerche, interpretazioni, atti della giornata di studi (Lovere, Accademia Tadini, 29 settembre 2012), a cura di V. Gheroldi, Lovere 2014.
  • Davide Righini, PALMEZZANO, Marco, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 80, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014. URL consultato il 17 febbraio 2017.

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