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Maria Caldora
Duchessa consorte di Melfi
Stemma
Nome completo Maria Giulia Caldora
Trattamento Duchessa
Nascita post 1400
Morte Melfi, 1481
Dinastia Caldora
Padre Jacopo Caldora
Madre Medea d'Evoli
Coniugi Giosia Acquaviva
Francesco Sforza
Troiano Caracciolo
Figli Giovanni
Jacopo
Beatrice
Dianora
Ippolita
Religione Cattolicesimo

Maria Caldora[5], nata Maria Giulia Caldora[6] (post 1400Melfi, 1481), è stata una nobile italiana, duchessa consorte di Melfi.

Indice

BiografiaModifica

Scarse e frammentarie sono le notizie sulla biografia di Maria III Caldora. Nacque in data e luogo sconosciuti da Jacopo/Giacomo I Caldora e Medea d'Evoli e, da adulta, partecipò attivamente alla vita di corte del Regno di Napoli. La tradizione storiografica vuole che della prole lei ne fosse la terzogenita, dopo Antonio e Berlingiero. Tuttavia Maddalone Caldora (Magdalon Candole), membro del ramo francese della famiglia Caldora, stilandone l'albero genealogico, dichiara che ne fosse la primogenita, seguita da Antonio e Berlingiero[7], e che nacque quindi prima del 1400 (data di nascita di Antonio); tesi avvalorata dal fatto che Maria fu la prima a sposarsi – per ben due volte, per giunta – tra i fratelli.

Maria sposò nell'aprile del 1424[8][9] il condottiero Francesco Sforza, 1º duca di Milano, da cui non ebbe figli.[10] Tale matrimonio fu annullato verso la fine del 1430[9] da Papa Martino V per espressa volontà di Francesco.[11][12] Tale decisione portò ad un'accesa rivalità tra Francesco Sforza ed il di lei padre Jacopo Caldora, il quale gli mosse subito guerra nel 1433 sottraendogli alcuni feudi posseduti in Capitanata[8][9], rivalità – legata, tra l'altro, ad i rispettivi successi ottenuti in campo militare – destinata a perdurare nel corso degli anni.[13]

Si risposò il 18 agosto 1432 con Troiano Caracciolo, 2º duca di Melfi, unico figlio maschio di Sergianni Caracciolo, gran siniscalco del Regno di Napoli.[14][15] Sergianni aveva fatto sposare nel 1429 sua figlia Isabella con Antonio Caldora e nel 1431 la figlia Maria con Gabriele Orsini del Balzo, fratello del principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini del Balzo. Tali unioni coniugali ed i pacifici rapporti tra Sergianni, Jacopo e Giovanni Antonio, i quali rivestivano le più alte cariche e possedevano i più estesi territori del Regno di Napoli, alimentarono in Covella Ruffo, da sempre acerrima nemica di Sergianni, il pensiero che questi tramasse contro la Regina Giovanna II d'Angiò-Durazzo e che volesse impossessarsi del Regno, visto che la Regina era senza marito e priva di eredi diretti, e spartirselo con i due per governarlo come vicari dello Stato Pontificio. Covella, assoldati dei sicari ed in accordo con la sovrana, ne ordì una congiura che lo portò alla morte il giorno seguente al 18 agosto.[16] Subito dopo il delitto la Regina tenne prigioniero Troiano fino a quando Caterina Filangieri, vedova di Sergianni, non gli ebbe consegnato il ducato di Melfi. In seguito la sovrana si rappacificò con Troiano e gli riconsegnò il feudo. Ciononostante da allora Troiano, in contrasto con il proprio passato e con le scelte della famiglia della consorte, tradizionalmente legata agli Angioini, volle militare per gli Aragonesi di Alfonso V d'Aragona, pretendente al trono del Regno di Napoli.

Maria si sposò anche con il 6º duca di Atri Giosia Acquaviva, da cui non ebbe figli.[10][17][18][19][20] Si stima che tale matrimonio sia stato effettuato e terminato prima di quello con Francesco Sforza. Ebbe inoltre una relazione sentimentale con il gran pronotario Gorello Origlia, poi conclusasi con un nulla di fatto.[21]

Morì a Melfi nel 1481 e fu ivi sepolta.[15]

DescrizioneModifica

«Sotto una fronte piana e serena vedevansi scintillare due neri occhi or languenti or vivaci, secondo che il vario sentimento dell'anima loro comunicava l'espressione di morbida dolcezza, o l'ardore impetuoso d'una commozione spontanea. Bello era ogni altro lineamento di quel volto, animato per lo più da una spontanea giocondità, quantunque talvolta si componesse con rapida mutazione alla pietà od all'affanno. Bruna, benché non del tutto, nera avea la capellatura, che spartita in due lisce ciocche sulle tempia, dava il maggior risalto all'appariscente nitore del vivido incarnato delle freschissime guancie. Era in complesso una beltà piena di vezzi, di lusinghe, di mobile e fanciullesca trascuranza, e ad un tempo piena di dolcezza e di affetto; una beltà quanto all'esteriore non del tutto meridionale, potendosi ad uno di quei fiori assomigliare, che sotto ciel temperato nascendo, ogni vigor di colore, ed ogni più lieta fragranza contengono loro data dal fecondo raggio d'un purissimo sole, serbando tutta la freschezza di più miti rugiade. La giusta statura, la grazia delle membra, la morbidezza degli atti, la snella e flessibile cintura, ed una leggerezza indefinibile in tutta la persona la dimostravano poi altrettanto leggiadra e graziosa di corpo, quanto bella di sembiante. Tale era la gentile Maria Caldora, figliuola del celebre capitano di ventura Giacomo Caldora, allora gran contestabile del reame di Napoli agli stipendii della Regina Giovanna Seconda.»

(Pietro De Rossi di Santarosa, Due episodii della storia del Medio Evo d'Italia, Milano, 1839, p. 50-51.)

AscendenzaModifica

Maria Caldora Padre:
Jacopo Caldora
Nonno paterno:
Giovanni Antonio Caldora
Nonna paterna:
Rita Cantelmo
Madre:
Medea d'Evoli
Nonno materno:
Francesco d'Evoli
Nonna materna:
?

DiscendenzaModifica

Maria Caldora da Troiano Caracciolo ebbe due figli, Giovanni (così denominato in onore di Sergianni Caracciolo, padre di Troiano, il cui vero nome era Giovanni), condottiero e 3º duca di Melfi, e Jacopo (così denominato in onore di Jacopo Caldora, padre di Maria), condottiero e conte di Avellino, e tre figlie, Beatrice, Dianora ed Ippolita.[22]

NoteModifica

  1. ^ Archivio storico italiano fondato da G. P. Vieusseux e continuato a cura della R. Deputazione di Storia Patria per le provincie della Toscana, dell'Umbria e delle Marche, 3ª serie, volume 15, Firenze, 1872.
  2. ^ Cesare d'Engenio Caracciolo, Enrico Bacco, Ottavio Beltrano et al., Breve descrittione del Regno di Napoli, Napoli, 1617.
  3. ^ Cesare Malpica, La Basilicata, Napoli, 1847.
  4. ^ Francesco Storti, Dispacci sforzeschi da Napoli, volume 4, Carlone, 1999.
  5. ^ In alcune fonti riportata erroneamente come "Antonia Caldora"[1][2][3] o "Margherita Caldora"[4].
  6. ^ André Borel d'Hauterive, Annuaire de la pairie et de la noblesse de France et des maisons souverines de l'Europe, volume 4, Parigi, 1846, p. 187.
  7. ^ Jacques Augustin Galiffe, John-Barthélemy-Gaifre Galiffe, Eugène Ritter, Louis Dufour-Vernes, Aymon Gali, Notices genealogiques sur les familles genevoises depuis les premiers temps jusqu'a nos jours, Ginevra, 1830, p. 576.
  8. ^ a b Condottieri di ventura - Jacopo Caldora, su condottieridiventura.it.
  9. ^ a b c Condottieri di ventura - Francesco Sforza, su condottieridiventura.it.
  10. ^ a b In realtà il suo nome non viene specificato nelle fonti, viene riportato solamente che è la figlia del condottiero Jacopo Caldora. Avendo avuto Jacopo un'unica figlia, di nome Maria, si evince che si tratta della stessa persona. Jacopo Caldora inoltre non ebbe figlie illegittime.
  11. ^ Stefano Olivari, Giulia Brasca, Milano 360°: una metropoli da scoprire tra arte, cultura, tecnologia e moda, OlliService Multimedia, 2014, p. 32.
  12. ^ Michela Pugliese, Messer Cicco milanese eccellentissimo, p. 25.
  13. ^ Giovanni Battista Carafa, Dell'historie del Regno di Napoli, Napoli, 1572, p. 186.
  14. ^ Biagio Aldimari, Memorie historiche di diverse famiglie nobili, così napoletane, come forastiere, Napoli, 1691, p. 241.
  15. ^ a b Filiberto Campanile, Dell'armi, overo insegne dei nobili, Napoli, 1680, p. 285.
  16. ^ Pietro De Rossi di Santarosa, Due episodii della storia del Medio Evo d'Italia, Milano, 1839, da p. 195 a p. 208.
  17. ^ Baldassarre Storace, Istoria della famiglia Acquaviva reale d'Aragona, Roma, 1738, p. 40.
  18. ^ Filiberto Campanile, Dell'armi, overo insegne dei nobili, Napoli, 1680, p. 25.
  19. ^ Francesco Zazzera, Della nobiltà dell'Italia, Napoli, 1615, p. 8.
  20. ^ Scipione Ammirato, Delle famiglie nobili napoletane, volume 2, Firenze, 1651, p. 23.
  21. ^ Pietro De Rossi di Santarosa, Due episodii della storia del Medio Evo d'Italia, Milano, 1839.
  22. ^ Scipione Ammirato, Delle famiglie nobili napoletane, volume 2, Firenze, 1651, p. 126.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica