Mercoledì nero

Nella storia economica dell'Europa, il mercoledì nero è il 16 settembre 1992 quando la lira italiana e la sterlina inglese furono costrette ad uscire dallo SME, in conseguenza di una speculazione finanziaria da cui ricavò profitto soprattutto il finanziere George Soros tramite il suo fondo Quantum[1] . Soros vendette sterline allo scoperto per un equivalente di più di 10 miliardi di dollari e causò una immediata perdita di valore della lira sul dollaro del 7% , guadagnando una cifra stimata attorno agli 1,1 miliardi di dollari.[2]

Il principio alla base della speculazione si basava sulla impossibilità del trio inconciliabile[3] e sfruttava la stabilità del cambio: poiché il cambio ufficiale era definito a meno di piccole oscillazioni, lo speculatore avrebbe venduto allo scoperto valuta debole acquistando valuta forte, avendo la certezza che le banche centrali sarebbero obbligate a convertire le riserve di valuta estera in valuta nazionale, per mantenere il cambio nei parametri accordati con lo SME.

Cause della crisiModifica

Fattori scatenantiModifica

Referendum daneseModifica

Il 2 giugno del 1992 nel Referendum sulla ratifica del trattato di Maastricht, con il 50.7% dei voti contrari e il 49.3% a favore, la Danimarca si pronunciò, con un margine 25 000 voti, contraria all'ingresso nell'Unione monetaria europea [4]. A quel punto lo SME andò subito in tensione, in quanto i mercati avevano perso la certezza che tutti i paesi europei si sarebbero impegnati fino in fondo a perseguire il progetto di costruzione dell'UE, implementando le riforme necessarie a far convergere i parametri macroeconomici, come auspicato nel trattato di Maastricht. Secondo una certa visione, non fu una responsabilità politica alla base della crisi del 1992, ma una spontanea reazione dei mercati al clima di incertezza di quel periodo.

La riunificazione tedescaModifica

Un altro evento che è generalmente riconosciuto come un fattore scatenante della crisi fu la riunificazione tedesca, che impose alla Germania politiche monetarie più restrittive e un aumento dei tassi di interesse per fronteggiare la spinta inflazionistica, proprio in un momento in cui l'Europa aveva bisogno di politiche monetarie più espansive a causa dell'elevato tasso di disoccupazione.

Da una parte i tassi tedeschi attirarono capitali da molti paesi, soprattutto da quelli deboli, dall'altro i timori sul proseguimento dell'unificazione europea portarono a un aumento del rischio percepito sulle economie più deboli del continente, che si sarebbero trovate totalmente isolate se l'unificazione fosse fallita. Quindi i paesi deboli furono erano vittime di due movimenti monetari avversi: attrazione di capitali verso la Germania e paura sulla tenuta delle loro economie.

Sistema di cambi fissiModifica

Molti analisti sostengono che il sistema di tassi cambio fissi, ma aggiustabili con fluttuazioni valutarie consentite entro un margine del ± 2,25 % rispetto ai tassi centrali (per la lira del ±6%)[5], fu l'elemento che permise lo scoppio della crisi in quanto permetteva agli speculatori di "scommettere" sull'uscita di un paese dallo SME, testando le sue riserve di valuta estera.

Sviluppo della crisiModifica

ItaliaModifica

In quel momento il paese più debole dello SME era l'Italia perché durante gli anni '80 aveva accumulato un debito pubblico enorme[6], un deficit pubblico che sembrava incomprimibile e un elevato differenziale inflattivo col la Germania[7], portando in rosso la competitività di prezzo del paese. Questo causò una fuga di capitali dall'Italia e di conseguenza il crollo della lira[8]. I trasferimenti cominciarono a giugno del 1992 e toccarono il picco a settembre, quando avvenne la svalutazione. I capitali bancari italiani dirottati all'estero furono pari a 25.900 miliardi di lire (circa 24 miliardi di dollari, al cambio dell'epoca).[9]

Per quanto riguarda la lira italiana, era particolarmente a rischio perché le aste dei titoli di stato italiano nelle settimane precedenti al mercoledì nero erano andate deserte, l'economia arrancava e la Bundesbank aveva detto chiaramente alla Banca d'Italia che non avrebbe salvato la lira[10]. Tuttavia gli investitori si aspettavano comunque un salvataggio e perciò non si erano scatenate ancora le vendite. Vendendo lire allo scoperto Soros innescò un movimento una spirale speculativa in quanto le aspettative vennero definitivamente meno;[11] le vendite portarono ad una svalutazione del 7% e all'uscita dal Sistema monetario europeo.[2]

Una teoria alternativa che spiega il mercoledì nero è quella riportata dalla Banca d'Italia nella relazione annuale del 1993,[12] secondo cui, a causa dell'eccessivo indice di liquidità monetaria in Germania (l'M3, aggregato monetario che indicava le dinamiche inflattive future, nel 1992 era sul 10%), dovuto alla riunificazione tedesca e al cambio alla pari tra marco dell'ovest e dell'est, la Bundesbank fu costretta ad alzare i tassi d'interesse che a metà del 1992 arrivarono al 9.75%[13]. Quando la Germania, in quel momento il paese finanziariamente ritenuto più stabile e solvibile al mondo, alzò i suoi tassi a livelli così elevati, molti cominciarono a comprare marchi e Bund tedeschi (obbligazioni federali). I capitali esteri che affluirono in Germania causarono da un lato la rivalutazione del marco ma dall'altro la svalutazione delle altre monete.

In questa situazione l'operazione di Soros ebbe un'importanza relativa, dato che i capitali italiani stavano comunque fuggendo dal paese. L'uscita della sterlina inglese dallo SME fu causata alla stessa dinamica, cioè dal differenziale inflattivo accumulato e dal richiamo dei tassi tedeschi. La differenza con l'Italia è che mancava la crisi da debito. Dopo aver svalutato la lira l'Italia dovette fare anche una manovra da 90.000 miliardi di lire e poi proseguirla, cosa non compiuta dal Regno Unito, che invece svalutò e alzò i tassi senza proseguire con altre operazioni.

InghilterraModifica

Gli speculatori approfittarono della riluttanza da parte della Banca d'Inghilterra sia ad aumentare i propri tassi di interesse a livelli confrontabili con quelli degli altri paesi del Sistema Monetario Europeo, sia a lasciare fluttuante il tasso di cambio della moneta. Alla fine, la Banca d'Inghilterra fu costretta a far uscire la propria moneta dallo SME e a svalutare la sterlina. The Times, lunedì 26 ottobre 1992 riportò il commento di Soros: "La nostra esposizione durante il mercoledì nero doveva essere di quasi 10 miliardi di dollari. Noi avevamo previsto un guadagno maggiore. Infatti, quando Norman Lamont appena prima della svalutazione disse che avrebbe avuto bisogno di un prestito vicino ai 15 miliardi di dollari per difendere la sterlina, fummo contenti poiché era all'incirca la cifra che noi volevamo vendere".

Nel 1997, il Ministero del Tesoro del Regno Unito ha stimato il costo del mercoledì nero di un importo pari a 3,14 miliardi di sterline[14], che è stato corretto nel 2005 a 3,3 miliardi di sterline a seguito di documenti rilasciati ai sensi del Freedom of Information Act (le stime precedenti avevano posto le perdite in un intervallo molto più elevato di 13-27 miliardi di sterline)[15]. Le perdite commerciali di agosto e settembre costituivano una minoranza delle perdite (stimate a 800 milioni di sterline) e la maggior parte delle perdite della banca centrale derivavano da profitti non realizzati a seguito di un'ipotetica svalutazione. I documenti del tesoro suggeriscono che se il governo avesse mantenuto riserve di valuta estera di 24 miliardi di dollari e la sterlina si fosse svalutata dello stesso importo, il Regno Unito avrebbe potuto realizzare un profitto di 2,4 miliardi di sterline [16] [17]. Dopo 5 anni dal mercoledì nero il partito conservatore al potere ha subito una sconfitta clamorosa alle elezioni generali del 1997 e non è tornato al potere fino al 2010.

Ripercussioni sul altri paesiModifica

A seguito di questa crisi, la Spagna fu la prima a svalutare la propria moneta, seguita da Italia e Regno Unito che abbandonarono lo SME. Anche la Finlandia una settimana prima del mercoledì nero svalutò nel settembre 1992 di un 15% il marco finlandese, mentre la Svezia fu costretta ad alzare i propri tassi di interesse al 500%[18] per evitare la svalutazione. Una seconda ondata speculativa portò comunque alla svalutazione di peseta spagnola, escudo portoghese e corona svedese nel novembre 1992. Nel maggio 1993 furono di nuovo svalutate la peseta (per la terza volta) e l'escudo (seconda volta) rispettivamente di un 8% e di un 6,5%. La Francia riuscì a non svalutare, al costo però di massicce iniezioni di liquidità per difendere il cambio (32 miliardi di dollari) e un aumento dei tassi di interesse al 7.85% nel dicembre del 1992 nel sistema. Cionondimeno la sua crescita economica nel periodo 1992-1996 fu dimezzata rispetto a quella tedesca (1,2% contro il 2,3%). Nel luglio 1993, a seguito di un ulteriore attacco speculativo, lo SME decise di adottare della bande di flessibilità nel cambio molto più ampie (l'oscillazione massima fu portata dal ± 2,25% al ±15%).[19]

Sviluppi successiviModifica

Il meccanismo di cambio europeo (MCE) è stato de facto smantellato dopo la crisi dell'agosto 1993. Nonostante il grande intervento sia della Banca di Francia che della Bundesbank, è stata introdotta una banda più ampia di ± 15%, un livello talmente elevato da rendere il MCE, nella sostanza, un sistema a cambi flessibili [20]. A questo punto, solo il fiorino olandese e il marco tedesco rimasero nella banda più rigida di ± 2,25.

Solo nel settembre 1993, la Germania ridusse i tassi d'interesse al 6,2% per affrontare la recessione, questo diede molto più stimolo alle economie dello SME, in quanto esse soffrivano, in media, di un tasso di disoccupazione del 12%.

Infine, è interessante notare che sia l'Italia che il Regno Unito hanno beneficiato dell'abbandono del meccanismo di cambio europeo poiché ciò ha permesso loro di svalutare e acquisire competitività sui mercati internazionali. Inoltre, il Regno Unito ha potuto abbassare il proprio tasso di interesse dal 10% al 6%.

NoteModifica

  1. ^ Vita da speculatore, su L'HuffPost, 12 maggio 2013. URL consultato il 5 febbraio 2020.
  2. ^ a b George Soros, lo speculatore (non) pentito: "Giusto l'attacco all'Italia del 1992. Noi solo messaggeri di cattive notizie"
  3. ^ https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2006/html/sp060224_1.en.html "There is a general agreement in the literature that the power of the trilemma’s logic caught up with the EMS policy arrangements in the 1992 crisis."
  4. ^ (EN) Referendum in Denmark: Second chance for voters to get it right:, su The Independent, 17 maggio 1993. URL consultato il 20 giugno 2020.
  5. ^ Una valuta unica per un’Europa unita (PDF), su ec.europa.eu.
  6. ^ Debito pubblico: come, quando e perché è esploso in Italia, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 20 giugno 2020.
  7. ^ (EN) Italian economic growth and the Euro | Bruegel, su bruegel.org. URL consultato il 21 giugno 2020.
  8. ^ 1992, FUGA DA FORMICA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 20 giugno 2020.
  9. ^ I tassi di cambio storici dal 1953 con grafico, su fxtop.com. URL consultato l'8 marzo 2019.
  10. ^ With elections we lose the euro and - In 1992 the euro did not exist and the - Il Sole 24 ORE "At the beginning of September of that year, the Bundesbank told the Bank of Italy that supporting the lira jeopardized the solidity of the Deutche mark and therefore of the entire system."
  11. ^ LA SQUADRA DEL ' 92
  12. ^ Banca D'Italia. Assemblea ordinaria dei partecipanti. Tenuta in Roma il giorno 31 maggio 1993. Anno 1992. Novantanovesimo esercizio. (PDF), su bancaditalia.it.
  13. ^ International Monetary Fund, Interest Rates, Discount Rate for Germany, su FRED, Federal Reserve Bank of St. Louis, 1º gennaio 1950. URL consultato il 25 giugno 2020.
  14. ^ Black Wednesday (PDF), su is.muni.cz.
  15. ^ (EN) Matthew Tempest e political correspondent, Treasury papers reveal cost of Black Wednesday, in The Guardian, 9 febbraio 2005. URL consultato il 21 giugno 2020.
  16. ^ The Cost of Black Wednesday Reconsidered (PDF), su webarchive.nationalarchives.gov.uk.
  17. ^ (EN) How the ERM disaster turned into a triumph, su The Independent, 10 febbraio 2005. URL consultato il 21 giugno 2020.
  18. ^ (EN) Interest rate 500% – the krona floats, su www.riksbank.se. URL consultato il 20 giugno 2020.
  19. ^ Olivier Blanchard, Macroeconomics, 7th edition, pp.438-439
  20. ^ https://www.kansascityfed.org/PUBLICAT/ECONREV/EconRevArchive/1993/4q93HIGG.pdf

Voci correlateModifica