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Michele Arditi

antiquario, avvocato e archeologo italiano

Il marchese Michele Arditi (Presicce, 13 settembre 1746Napoli, 23 aprile 1838) è stato un antiquario, avvocato e archeologo italiano, zio dello storico Giacomo Arditi.

Indice

BiografiaModifica

Nato a Presicce (Lecce), da Gaspare e da Francesca Villani (dei Nobili di Sanseverino), fu mandato dal padre a Napoli, ove ebbe a insegnante A. Genovesi. Si dedicò allo studio del diritto e quindi all'attività forense, segnalandosi presto con una dotta dissertazione latina pubblicata a Napoli nel 1767 (De obligatione pupilli. sine tutoris auctoritate contrahentis), ristampata nel 1772. La sua attività nel campo giuridico si svolse secondo le linee tradizionali, trattando argomenti di diritto nobiliare e feudale e controversie locali (Degli abusi dei parrochi e dei vescovi, Napoli 1773), con la tendenza a trasferire sul filone della dottrina l'esperienza del foro. Per le sue spiccate attitudini all'archeologia, fu nominato direttore degli scavi del regno di Napoli contribuendo ad ampliare ulteriormente gli scavi di Ercolano e di Pompei. Portò alla luce l'Anfiteatro Campano, le rovine del quarto tempio[qua è?] di Paestum e salvò dalla rovina il tempio di Venere nel sito archeologico di Baia.

Oltre ai titoli ereditari della sua famiglia, di marchese di Castelvetere e degli antichi Baroni di Valentino, per le sue opere ricevette un altro titolo personale di Marchese, una commenda di Napoli e un'altra dell'Aquila Rossa di Prussia, nonché sei decorazioni cavalleresche italiane e straniere.

OpereModifica

Tutte le sue opere furono elencate dal nipote Giacomo Arditi nella Corografia fisica e storica della Provincia di Terra d'Otranto, alla voce Presicce. Tra queste vi sono:

  • Illustrazioni archeologiche sopra gli scavi di Pompei, Ercolano e Stabia.
  • Memoria sul vaso di Locri.
  • L'Epifania degli Dei.

BibliografiaModifica

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Collegamenti esterniModifica

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