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Mura di Pisa
Mura di Pisa, Vista da Largo Zan Zeno.jpg
vista da Largo Zeno lungo la SS12 del Brennero
Localizzazione
StatoFlag of the Republic of Pisa.svg Repubblica di Pisa
Stato attualeItalia Italia
RegioneToscana Toscana
CittàPisa-Stemma.svg Pisa
Informazioni generali
TipoMura cittadine
Altezza11 m
Costruzione1155-1161
CostruttoreCocco Griffi
Condizione attualeParzialmente restaurate
Proprietario attualeComune di Pisa
Visitabilesì (parzialmente)
Informazioni militari
UtilizzatoreFlag of the Republic of Pisa.svg Repubblica di Pisa
Flag of John the Baptist.svg Repubblica di Firenze
Firenze-Stemma.png Ducato di Firenze
Granducato di Toscana Granducato di Toscana
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Le mura di Pisa erano la cinta muraria della città di Pisa e sono il più antico esempio in Italia di mura cittadine quasi completamente conservate.

Sono accertate almeno tre cerchie murarie, una romana, una altomedioevale e l'ultima a noi pervenuta, quella costruita al tempo della Repubblica di Pisa. In gran parte ancora presenti, circondano il centro storico della città e sono parzialmente visitabili in quota[1].

Indice

StoriaModifica

Periodo altomedioevaleModifica

 
Mappa ipotetica di Pisa nel XI secolo d.C.

In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente le città furono più libere di decidere sulla propria gestione e quindi se e come rafforzare le proprie difese e Pisa fu tra queste. La città era probabilmente già dotata di qualche fortificazione di epoca romana, tuttavia tra il V e IX secolo furono erette nuove mura che però non cingevano tutta la città, ma solo la parte residenziale, collocata tra i fiumi Arno e Ozzeri e lasciando fuori le terme e l'anfiteatro, più a est, così come la zona commerciale posta a sud dell'Arno, zone che caddero in rovina e i cui edifici furono usati come cave di materiale da costruzione.

Due erano gli ingressi principali: il primo, a sud affacciata sull'Arno, era la Porta Aurea dalla quale rientravano i Pisani vittoriosi dalle loro imprese per il mare; il secondo, a nord affacciato sull'Ozzeri, corrispondeva a quella che oggi è nota come la Porta del Parlascio attraverso la quale passavano i personaggi illustri dell'epoca. La Porta Aurea, oggi del tutto scomparsa, era probabilmente ornata e doveva collocarsi a fianco della chiesa di San Salvatore in Port'Ori (al cui posto oggi vi è la chiesa di Santa Maria dei Galletti).

La Porta del Parlascio invece è tuttora visibile perché fu inglobata nelle successive mura del 1155. La porta, grande, possedeva delle decorazioni, tuttavia fu successivamente ridimensionata più volte sotto il dominio fiorentino fino a chiuderla sul lato nord con un bastione, per aprire una nuova porta (Porta a Lucca) nelle immediate vicinanze.

Quando nel 1155, sotto il consolato di Cocco Griffi si decise ad ampliare la cerchia di mura urbane, solo un piccolo tratto a nord venne a coincidere con quelle altomedievali, includendo solo la porta del Parlascio, mentre il resto venne comunque rifatto ex novo. Le mura preesistenti finirono con l'addossarsi alle case e divenire parte integrante di esse: sul lato est esse possono identificarsi col lato sinistro di Borgo Stretto. Infatti i borghi medioevali erano in genere piccoli centri abitati costruiti in prossimità di altri centri più grossi, normalmente al di fuori dalle mura.

Nel 2016 in occasione degli scavi per il posizionamento di cassonetti interrati sono stati trovati i resti delle mura altomedievali nei pressi di Via Cardinale Maffi.[2]

Il tracciato altomedioevaleModifica

 
La porta del Parlascio

Dall'angolo sudorientale in senso antiorario:

  • Porta a mare
  • Porta Aurea
  • Porta San Martino alla pietra
  • Porta San Clemente
  • Porta Samuel
  • Porta San Felice
  • Porta del Parlascio
  • Porta Santo Stefano
  • Porta dell'Arcivescovado
  • Porta Picelle
  • Porta Buoza

Porta a mare e Porta Buoza esistono tuttora nella cinta muraria repubblicana, ma non coincidono con quelle più antiche di cui però hanno ereditato il nome. La Porta Santo Stefano esiste tutt'oggi nella cinta muraria, ma venne chiusa durante il dominio fiorentino.

Periodo repubblicanoModifica

 
Mappa di Pisa nel XVI secolo.

Gradualmente con la rinata importanza di Pisa e dei suoi commerci marittimi, si svilupparono nuovi quartieri con case, chiese e monasteri, specialmente a est e a nord-est, ma anche a ovest nella zona paludosa del fiume Ozzeri[3]; inoltre sulla sponda sinistra esisteva una città satellite, dove si stabilirono liberamente genti di ogni provenienza e religione, lavorando nelle rimesse per carovane, nelle aree di stoccaggio merci e in altre attività commerciali e manifatturiere.

Le mura repubblicane furono iniziate nel 1155 sotto il consolato di Cocco Griffi. La delibera della costruzione delle nuove mura avvenne in un periodo di grande prosperità economica e si procedette senza particolare urgenza essendo previsto fin dall'inizio un tempo di realizzazione attorno ai quindici-vent'anni. Furono impiegati diversi tipi di pietra, che creano tuttora vivaci effetti cromatici, dal bianco in basso al rosato nelle merlature, con bozze regolari e ben squadrate (una prerogativa che ha rarissimi esempi analoghi a quell'epoca), e si creò un recinto su entrambe le sponde dell'Arno che includeva 185 ettari di terreno, per un perimetro di circa sei chilometri, uno spessore medio di due metri e venti e un'altezza media di undici metri. Le mura definirono inoltre una nuova impostazione urbanistica pianificata, con l'asse Borgo-Via di Ponte Vecchio e l'Arno a dividerla in quattro settori quadrangolari.

Nelle mura si innalzano ancora alcune torri difensive (la torre di Santa Maria, la torre di Sant'Agnese e la torre del Leone) e vi si aprono le antiche porte.

Le mura vennero restaurate dai Medici dopo l'occupazione della città nel XVI secolo, con la costruzione di una cittadella che fosse adeguata alle nuove tecniche militari delle armi da fuoco.

Demolizioni del XX secoloModifica

 
La porta Buoza, parte superstite delle demolizioni all'interno dell'ospedale Santa Chiara.

Nel XX secolo, con l'autorizzazione dell'allora soprintendenza di Pisa, alcuni tratti delle mura vennero abbattuti per ragioni urbanistiche e di viabilità[4]. Ad esempio nel 1929 fu abbattuto il tratto tra via Bonanno Pisano e via Paolo Savi per fare spazio all'ospedale Santa Chiara in fase di ampliamento[5], ma già da alcuni anni si stavano abbattendo diversi tratti per diverse motivazioni, per dare maggiore spazio ad esempio in Piazza Vittorio Emanuele II e via Benedetto Croce, oppure per far passare la tranvia di Pisa in via Nino Bixio e nell'area di San Paolo a Ripa d'Arno, oppure per fare spazio alla rampa di accesso al nuovo ponte della Vittoria fu abbattuto un tratto di mura e del bastione della Fortezza San Gallo. Oltre alle demolizioni alcune parti subirono danni durante la seconda guerra mondiale. Alla fine del conflitto mondiale la lunghezza complessiva delle mura, dai 7 km di mura di ridusse così a 5,5 km.[4]

Nell'ultimo scorcio del Novecento le mura pisane sono state danneggiate dallo smog che ne ha causato l'imbrunimento e dal diffondersi di numerosi rampicanti, quali l'edera, che ne hanno compromesso la stabilità con rischio di crollo di alcune parti[6]. Inoltre, molti proprietari di lotti di terreno confinanti con le mura hanno costruito, nel corso degli anni, una lunga serie di superfetazioni, quali garage, magazzini e baracche, in adiacenza ai paramenti murari duecenteschi.

Restauro e camminamento in quotaModifica

 
Il ponte del camminamento in quota in un tratto interrotto presso via San Francesco

A partire da gennaio 2012 è iniziato il restauro dei tratti a nord e nord est, la riqualificazione dei terreni adiacenti, il cosiddetto pomerio e il ripristino dei camminamenti in quota realizzato grazie ai fondi del PIUSS e che è terminato alla fine del 2016. Alcune critiche al restauro sono state mosse dall'architetto Massimo Carmassi, direttore dell'Ufficio Progetti di Pisa dal 1974 al 1990, che denuncia la troppa invasività dell'intervento; in particolare, vengono citati gli stucchi in malta bianca, materiale inadatto per tali restauri, il tamponamento parziale dei merli con inserti in laterizio e l'impatto visivo delle ringhiere a protezione del camminamento.[7]

Dal 2013[8], in giorni specifici a discrezione dell'amministrazione comunale, è stato possibile accedere ai camminamenti sulle mura nei tratti via via ultimati, mentre a partire dal 18 maggio 2018 le mura sono regolarmente aperte alle visite.[1]

Il camminamento aperto è lungo 3,1 km e va dalla torre di Santa Maria a Piazza del Rosso, lungo tale tratto i punti di accesso sono presso la torre piezometrica del complesso Marzotto (vicino alla porta Pacis) e presso Piazza delle Gondole.[1]

CaratteristicheModifica

Le mura avevano una lunghezza complessiva di poco meno di 7 km e sono alte in media 11 m con 2 m sotto terra.[9] La composizione delle mura è, nella parte più antica, di grossi blocchi di panchina di provenienza livornese mentre nel resto è un misto di diversi materiali di cui nella parte grigia inferiore sono presenti calcari di San Giuliano Terme e nella parte rosata superiore conci squadrati di breccia di Asciano.[10]

Il tracciato attualeModifica

 
Torre di Catallo
 
Porta Calcesana (prima del restauro), dove adesso passa Via Giuseppe Garibaldi
 
Porta Mare, ultima del tracciato sud-ovest a pochi passi dall'Arno.

Dall'angolo sudorientale in senso antiorario:

NoteModifica

  1. ^ a b c Mura di Pisa sempre aperte, su pisainformaflash.it, 21 maggio 2018. URL consultato il 24 maggio 2018 (archiviato dall'url originale l'8 luglio 2018).
  2. ^ Raffaele Zortea, Trovati i resti delle prime mura di Pisa, risalgono al VI secolo, in PisaInformaFlash, 26 ottobre 2016. URL consultato il 21 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2017).
  3. ^ Antico nome del fiume Serchio che all'epoca aveva un tracciato diverso dall'attuale [1]
  4. ^ a b Mura di Pisa - Gennaio 1929: la Soprintendenza ne permette la demolizione. Gennaio 2015: il Comune le riqualifica, su Pisa Informa Flash, Comune di Pisa, 10 gennaio 2015. URL consultato l'8 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale il 10 luglio 2018).
  5. ^ Giampiero Lucchesi, Almanacco pisano, Tg Book, 2013, ISBN 8897039987.
  6. ^ Antonia Casini, Erba, bivacchi e siringhe - L'agonia dei gioielli pisani, in La Nazione, 15 luglio 2010. URL consultato il 2 agosto 2010.
  7. ^ Massimo Carmassi, Sul restauro delle mura di Pisa, su Patrimonio sos, 5 gennaio 2013. URL consultato l'8 gennaio 2013.
  8. ^ Passeggiata sulle mura, su pisainformaflash.it, 1º aprile 2013. URL consultato il 24 maggio 2018.
  9. ^ Antiche mura della città di Pisa, su Associazione Stilepisano. URL consultato l'8 gennaio 2013 (archiviato dall'url originale il 7 gennaio 2013).
  10. ^ Piazza Duomo - Mura medievali e porte, su Comune di Pisa - Turismo. URL consultato l'8 gennaio 2013.
  11. ^ I resti sono tuttora presenti nel parcheggio sotterraneo sotto piazza Vittorio Emanuele II

BibliografiaModifica

  • A.A.V.V., Pisa: modernità di una città antica, in “Parametro”, n. 96, maggio 1981 (numero monografico dedicato all'Ufficio Progetti del Comune di Pisa)
  • Massimo Carmassi, Il recupero delle preesistenze storiche: le mura di Pisa, in L. Gelsomino (a cura di), Il recupero dell'ambiente urbano, (Recupero edilizio, vol. IV), Oikos-Ente Fiere Saie, Bologna, 1985, pp. 19–63
  • Massimo Carmassi, Pisa: il recupero delle mura urbane. Ridefinizione dell'immagine urbana attraverso il recupero della cinta medievale, in AU. Rivista dell'Arredo Urbano, V, n. 13, gennaio-marzo 1985, pp. 38–57
  • Massimo Carmassi, Pisa. Il rilievo della città, a cura di Fabrizio Sainati, Firenze, Alinea, 1991.
  • Emilio Tolaini, Le mura del XII secolo e altre fortificazioni nella storia urbana di Pisa, Bandecchi & Vivaldi, 2005, ISBN 8883411331.

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