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Ninfa plebea

film del 1995 diretto da Lina Wertmüller
Ninfa plebea
Ninfaplebea.png
Raoul Bova e Lucia Cara in una scena del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1996
Durata110 min
Generedrammatico
RegiaLina Wertmüller
SoggettoDomenico Rea (omonimo romanzo)
SceneggiaturaUgo Pirro, Lina Wertmüller
ProduttoreCiro Ippolito, Fulvio Lucisano
Casa di produzioneEurolux Produzione S.r.l.
Distribuzione in italianoItalian International Film
FotografiaEnnio Guarnieri
MontaggioPierluigi Leonardi
MusicheEnnio Morricone
ScenografiaEnrico Job
Interpreti e personaggi

Ninfa plebea è un film del 1996 diretto da Lina Wertmüller, tratto dall'omonimo romanzo di Domenico Rea, vincitore del Premio Strega 1993.

TramaModifica

Anni Quaranta. A Nofi, paesino immaginario a sud di Napoli, vive la giovane Miluzza con la sua famiglia: il padre Gioacchino è un modesto sarto, la madre Nunziata (disinibita e con tendenze ninfomani) aiuta il marito nel lavoro mentre il nonno materno, Fafele, è uno stimato pizzaiolo. Cresciuta in un ambiente ignorante e promiscuo, Miluzza inizia a conoscere il suo corpo adolescente ed esplora le emozioni e le bizzarrie del sesso con l'ingenuità e l'esuberanza tipiche dell'età; tuttavia la sua bellezza impubere attira le perversioni di alcuni paesani. D'altro canto, in paese tutti conoscono la sessualità irrefrenabile di Nunziata la quale non si preoccupa di nascondere i suoi incontri amorosi coi soldati nella bottega del marito. Il pregiudizio del paese e le naturali pulsioni dell'adolescenza sembrano dunque predestinare Miluzza a una sorte sciagurata. Soltanto suo padre, tuttavia di animo debole, vorrebbe proteggerla e soprattutto evitarle un'improvvisa quanto tragica presa di coscienza riguardo a ciò che le accade intorno.

Una notte, Miluzza scopre Nunziata in atteggiamenti inequivocabili con un soldato e resta scioccata; la sorpresa si trasforma in orrore quando realizza che durante l'amplesso la madre è rimasta vittima di un'emorragia mortale.

Con la morte di Nunziata, la situazione famigliare precipita: Gioacchino, isolatosi nel suo dolore, smette di lavorare mentre Miluzza vende pizze in strada con suo nonno. La ragazza trova lavoro nella fabbrica dell'imprenditore Giuseppe Acella che si invaghisce subito di lei e con l'inganno riesce in seguito ad attirarla in una camera d'albergo abusando di lei.

Resosi conto di quanto accaduto a sua figlia, Gioacchino muore di dolore. Acella organizza una cerimonia fastosa per il funerale accollandosi tutte le spese ma sollevando così le chiacchiere della gente. Miluzza finisce per essere additata come una poco di buono e giorno dopo giorno la vita in paese diventa sempre più difficile per lei: una sera tre giovani si introducono in casa per violentarla ma vengono cacciati da nonno Fafele giunto appena in tempo; inoltre, nonostante i continui rifiuti di Miluzza, Acella continua a perseguitarla chiedendole di diventare la sua amante.

I bombardamenti angloamericani si abbattono su Nofi che viene raso al suolo e lo stesso nonno Fafele muore sotto le macerie della sua casa. Rimasta sola, Miluzza anziché recarsi al rifugio col resto del paese si ripara nella casa, ormai abbandonata, dell'amica Annetta. Qui bussa alla porta Pietro, un giovane disertore ferito che sta tentando di tornare a casa. Miluzza lo accoglie e lo cura, poi nottetempo lo accompagna a casa sua sostenendolo lungo il tragitto. Giunti a destinazione, Miluzza fa per andarsene ma Pietro, innamoratosi di lei, le chiede di restare per sempre.

La famiglia di Pietro accoglie Miluzza con affetto. La madre del ragazzo, Gesummina, dubita però dell'onestà e soprattutto dell'integrità della giovane. Nonostante ciò, Pietro e Miluzza convolano a nozze e, grazie a uno stratagemma escogitato dallo sposo, anche Gesummina accoglierà la nuora a braccia aperte.

ProduzioneModifica

Il film è girato tra la Puglia e la Basilicata, in particolare a Spinazzola, Palazzo San Gervasio, Montemilone e Craco.

RiconoscimentiModifica

Collegamenti esterniModifica

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