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Paolo De Michelis

politico italiano
Paolo De Michelis

Deputato dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Partito Socialista Italiano
Collegio Cuneo
Incarichi parlamentari
  • Componente della Commissione speciale per l'esame del disegno di legge costituzionale che proroga il termine di otto mesi per la durata dell'Assemblea Costituente
  • Componente della Commissione speciale per l'esame delle leggi elettorali
  • Componente della Commissione speciale per riferire sul disegno di legge che modifica il Decreto Legislativo 10 marzo 1946, per l'elezione della Camera dei deputati
  • Componente della Commissione speciale per riferire sul disegno di legge riguardante norme per la compilazione delle liste elettorali nella provincia di Gorizia
  • Componente della Commissione speciale per l'esame del disegno di legge che detta norme per la limitazione temporanea del diritto di voto ai capi responsabili del regime fascista
Sito istituzionale

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXV
Gruppo
parlamentare
Partito Socialista Italiano

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria
Professione impiegato

Paolo De Michelis (Valenza, 24 febbraio 188926 marzo 1961) è stato un politico italiano. È stato deputato all'Assemblea Costituente e del Regno d'Italia.

BiografiaModifica

Paolo De Michelis nacque a Valenza Po (Alessandria) il 24 febbraio 1889. Operaio orafo, aderì giovanissimo, nel 1904, al Partito Socialista Italiano (PSI) e nel 1914, a venticinque anni, fu eletto consigliere comunale nella sua città natale. L'anno seguente fu nominato segretario generale della Camera del lavoro della Confederazione generale del lavoro di Alessandria, divenendo uno dei più rappresentativi organizzatori sindacali della provincia.

Collaborò attivamente come pubblicista a numerosi periodici locali tra cui La Scure di Valenza, Bandiera Rossa di Casale Monferrato, L'Idea Nuova settimanale della federazione socialista alessandrina, e l’Avanguardia organo nazionale d'informazione della Federazione giovanile socialista. Allo scoppio del conflitto mondiale assunse posizioni antimilitariste e fu attivo propagandista del neutralismo. Morì nel 1961 all'età di settantadue anni.

Vita politicaModifica

Nelle elezioni politiche del 1919, le prime con il sistema proporzionale, fu eletto deputato e per le sue riconosciute doti di organizzatore, fu nominato segretario del gruppo parlamentare socialista alla Camera dei deputati. Rimasto nel partito socialista dopo la scissione comunista del gennaio 1921, nell'aspro dibattito tra le correnti interne De Michelis si schierò con la fazione "centrista", capeggiata da Gregorio Agnini, che cercava di mediare tra le posizioni dei riformisti turatiani, sostenitori di una politica gradualista e i massimalisti guidati da Serrati, favorevoli all'azione rivoluzionaria e all'adesione all'Internazionale comunista. Il tentativo, destinato all'insuccesso per l'intransigenza della maggioranza massimalista, era quello di evitare una nuova scissione, attraverso un compromesso tra l'autonomia d'azione rivendicata dal gruppo parlamentare, in larga maggioranza riformista, e la direzione del partito, che non intendeva abdicare al suo ruolo di guida complessiva del movimento socialista, sindacato compreso.

De Michelis aderì, nell'ottobre del 1922, al Partito Socialista Unitario (PSU), forte di oltre 80 deputati, che raccoglieva i dirigenti politici e sindacali riformisti espulsi dal PSI massimalista e di cui divenne segretario Giacomo Matteotti. Con il giovane deputato veneto egli strinse subito un forte sodalizio politico, diventandone il segretario particolare, fino al rapimento e all'uccisione del leader riformista nell'estate del 1924[1].

AntifascismoModifica

Nell'ambito delle attività organizzative del PSU, De Michelis aveva assunto nel 1923 l'incarico di segretario della Federazione interprovinciale Laziale-Umbra e l'anno seguente era stato inviato in Sicilia, quale fiduciario della direzione nazionale per promuovervi l'organizzazione del partito. Nel 1925, invece, fu nominato segretario della sezione di Roma. Sciolto il PSU nel novembre del 1925 a causa dell'attentato a Benito Mussolini compiuto da un ex deputato riformista, Tito Zaniboni, De Michelis, dopo la morte della sua compagna, lasciò la capitale e ritornò a Torino, per continuare la battaglia politica contro il fascismo oramai imperante. In Piemonte ricoprì il delicato incarico di fiduciario-segretario della sezione regionale del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), erede del disciolto PSU. Il Piemonte era una delle ultime roccaforti dell'opposizione al fascismo ed in particolare una roccaforte dei riformisti, che nelle elezioni del 1924, contrassegnate dalle violenze squadriste, erano stati il primo partito della sinistra nella regione, sopravanzando sia il PSI massimalista che il Partito Comunista d'Italia (PCd'I) di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, ottenendo oltre 50.000 voti e portando in Parlamento ben tre deputati (Giulio Casalini, Oddino Morgari e Bruno Buozzi). Abbandonata l'attività politica durante il ventennio, De Michelis dopo la caduta di Mussolini, nel luglio del 1943, si recò a Casale Monferrato per riallacciare i rapporti con i vecchi compagni socialisti e dopo l'8 settembre partecipò attivamente alle riunioni del locale Comitato di liberazione nazionale che operava nel comprensorio casalese e a Valenza. Per questa sua attività resistenziale De Michelis fu arrestato nel marzo del 1944 e condotto alle carceri "Nuove" di Torino, dopo essere transitato nella caserma di via Asti, luogo di tortura delle milizie nazi-fasciste operanti nel capoluogo subalpino.

Dopo la LiberazioneModifica

Dopo la Liberazione riprese il lavoro di riorganizzazione delle disperse file socialiste che si erano riunite nel PSIUP, nato nel 1943 dall'unione del PSI con il Movimento di Unità Proletaria (MUP) di Lelio Basso e l'Unione Proletaria Italiana (UPI) di Giuliano Vassalli e Achille Corona), assumendo l'incarico di segretario della federazione provinciale di Alessandria.[2]. Nel gruppo socialista alla Costituente De Michelis ritornò a ricoprire l'incarico di segretario, che aveva svolto prima del fascismo sia nel PSI che, dopo il 1922, nel PSU[3]. L'acceso dibattito interno al partito socialista tra i sostenitori di un'alleanza organica con i comunisti per approdare, in tempi brevi, ad un partito unico dei lavoratori e i fautori, al contrario, di una maggiore autonomia del PSI rispetto al Partito Comunista Italiano (PCI), sfociò nella scissione di Palazzo Barberini e la fondazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), erede del PSU pre-fascista. A differenza della stragrande maggioranza dei riformisti, De Michelis decise di non aderire al PSLI per continuare la sua militanza nel partito socialista. Il suo contributo in sede costituente lo diede soprattutto nell'ambito delle cinque diverse commissioni di cui fece parte per l'esame di disegni di legge governativi, per lo più in materia di norme elettorali[4].

NoteModifica

  1. ^ A testimonianza di questo legame, Filippo Turati in una corrispondenza con Anna Kuliscioff, scriveva, all'indomani della scomparsa di Matteotti, che De Michelis "gli era accanto come un caro padre"
  2. ^ Nelle consultazioni del 2 giugno 1946, De Michelis fu il terzo degli eletti socialisti alla Costituente, con 16.733 preferenze personali, per la circoscrizione del Piemonte Sud (Cuneo-Alessandria-Asti), dopo Giuseppe Romita, ministro dell'Interno e Umberto Calosso, la popolare "voce" di Radio Londra.
  3. ^ Dal sito della Camera dei Deputati, si apprende con precisione che fu capogruppo parlamentare dal 15 luglio 1946 al 7 febbraio 1947 sostituito poi da Pietro Nenni, e segretario dello stesso gruppo dall'8 febbraio 1947)
  4. ^ Raramente intervenne in aula se non per interrogazioni a tutela di interessi delle popolazioni locali. li 29 marzo 1947 fu delegato dal gruppo socialista per commemorare il dodicesimo anniversario della morte, in esilio, di Filippo Turati. Nelle elezioni del 18 aprile 1948 fu candidato, in rappresentanza dei socialisti, nelle liste del Fronte popolare nella circoscrizione di Cuneo-Alessandria-Asti. Come accadde in moltissimi collegi, la maggiore forza organizzativa dell'apparato comunista consentì ai candidati del PCI di sopravanzare quasi ovunque i socialisti (i deputati del PSI saranno solamente 42 sui 183 eletti del Fronte) e De Michelis, nonostante l'appoggio di tutte e tre le federazioni del Piemonte Sud, non fu più rieletto.

BibliografiaModifica

  • Circolo di Studi Sociali di Alessandria studi sociali: Paolo De Michelis.
  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, ad vocem
  • F. Andreucci - T. Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, "De Michelis Paolo", vol. V, Roma, Editori Riuniti, 1976, pp. 211–212.
  • G. Subbrero, La divisione Matteotti "Marengo": profilo di una formazione partigiana, in "Quaderno di storia contemporanea", 1994, n. 15, pp. 5583.
  • Atti dell'Assemblea Costituente, Roma, 1946-1948;
  • R. Ruffilli, "Cultura politica e partiti nell'età della Costituente", Bologna, Il Mulino, 1979, vol. 11.

Collegamenti esterniModifica

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