Petelia

antica città del Bruzio

«Queste terre d'Italia e questa riva / vèr noi vòlta e vicina ai liti nostri, / è tutta da' nimici e da' malvagi / Greci abitata e cólta: e però lunge / fuggì da loro. I Locri di Narizia / qui si posaro; e qui ne' Salentini / i suoi Cretesi Idomeneo condusse; / qui Filottete il melibeo campione / la piccioletta sua Petilia eresse.»

(Virgilio, Eneide, libro III. Traduzione di Annibal Caro)

Petelia (Πετελία) è un'antica città della Magna Grecia. In passato oggetto di alcuni errori di localizzazione, non vi è dubbio che oggi debba individuarsi nel territorio dell'odierna cittadina di Strongoli in Provincia di Crotone.

StoriaModifica

Antica città della Magna Grecia, la quale secondo uno studioso inglese deriverebbe il suo nome da “Baet Ylia”, "Città di Dio". Spesso ricordata in epoca romana, sita in forte posizione sul versante orientale della Sila, si affaccia sul Mare Ionio, presso l'odierna Strongoli, dove sono state trovate monete, iscrizioni, una famosa laminetta orfica, reperti e individuati siti archeologici. Fondata, secondo una leggenda rodia, da Filottete dopo la guerra di Troia, le sue campagne furono specialmente conosciute per la coltura delle viti aminee.

Ancora prima dei fasti di Kroton, i greci petilini erano rinomati per essere maestri muratori, abili ingegneri ed architetti che venivano ingaggiati dalla madre patria per edificare templi, infrastrutture e grandi opere, oltre ad essere straordinari nell’arte della guerra, per cui seppero intessere rapporti di convenienza e mutuo soccorso con le città della Grecia. A causa di questo tipo di primazia, riuscirono ad assorbire culturalmente prima gli autoctoni Choni e poi i Bruzi e Lucani, tant’è che Petelia fu metropoli per quelle genti, mantenendo sempre una sfera d’indipendenza dalle altre città stato magno greche, compresa Kroton, che non ritenevano opportuno inimicarsela.

Estesa la propria influenza sui Bruzî nel 344, Petelia acquistò con il tempo autonomia da Crotone e cominciò a battere monete di bronzo con leggenda greca. Dopo la battaglia di Canne, malgrado la generale defezione dei Bruzî, Lucani e città della Magna Grecia (fatta eccezione per Reggio) rimase fedele a Roma e si elevò a sì gran fama per la strenua quanto disperata resistenza all'assedio dei Cartaginesi (anno 215) da essere paragonata nella letteratura latina all'eroica Sagunto. Nel 203 Annibale, che l'aveva perduta e ripresa (anno 205), l'abbandonò ai Bruzî, dopo aver asservito i primarî cittadini e armati gli schiavi. Ma ricostituita dai Romani (anno 202), divenne città federata e riprese la monetazione con la legenda ΠΕΤΗΛΙΝΩΝ e con il sistema divisionale romano; conservò tuttavia la lingua greca, finché non fu elevata a municipio (anno 89) e ascritta alla tribù Cornelia (Gens Cornelia).

Durante le guerre servili, Spartaco, sulle sue alture, riuscì a battere un luogotenente di Crasso.

La parte più nota della storia di Petelia è il patto di amicizia con Roma durante le lotte dei Romani contro i Cartaginesi.

Quando nel 264 a.C. ebbero inizio le guerre puniche, Petelia rimase fedele a Roma. Con la sconfitta di Canne (216 a.C.) l'esercito romano venne dimezzato ed Annibale, dopo aver conquistato gran parte della penisola e dopo aver lasciato a Capua una guarnigione di 700 uomini, si diresse alla conquista dell'Italia meridionale.

Molte città si schierarono con i Cartaginesi; solo Petelia ebbe l'ardire ed il coraggio di opporsi alle truppe puniche per ben undici mesi, arrivando i petilini a cibarsi delle cortecce e dei ramoscelli teneri di tutte le piante che trovavano in città.[1] Quando, alla fine i cartaginesi si apprestavano ad entrare nella città, ormai ridotta allo stremo, i Petelini gridarono dall'alto delle loro mura il disprezzo all'ineluttabile disfatta col famoso grido, riportato dal poeta latino Valerio Massimo[2]: «Itaque Hannibali non Peteliam, sed fidei Petelinae sepulcrum capere contigit» («Così ad Annibale toccò prendere non Petelia, ma il sepolcro della fedeltà petelina»).

Questa grande prova valse a Petelia l'appellativo di seconda Sagunto (città della Spagna anch'essa fedele a Roma). L'autore latino Silio Italico con molta ammirazione scrive:

«Fumabat versis incensa Petelia tectis, infelix fidei miseraeque secunda Sagunto» («Fumava Petelia incendiata con i tetti riversi, una seconda Sagunto infelice per la fedeltà compassionevole»).

Per questo motivo ebbe il titolo di Fidelis, per cui passò alla storia come Fidelis Petelia. (Fonte: Università Cattolica del Sacro Cuore - VACCARO, Angelo, Fidelis Petelia, Obelisco, Palermo-Roma 1933).

Durante gli undici mesi di assedio, una piccola delegazione di petelini si recò alla curia romana per chiedere aiuto, ottenendo un netto rifiuto in quanto gli eserciti romani erano impegnati su altri campi di battaglia. I Romani, ben consapevoli delle difficoltà che Petelia avrebbe dovuto fronteggiare, lasciarono libertà di arrendersi alle truppe nemiche, ma Petelia a costo dell'enorme sacrificio si oppose al nemico e riuscì a frenarlo per undici mesi, al contrario di città potenti come Crotone che si erano subito arrese.

Nel frattempo le truppe romane riacquistarono le loro forze e tutte le città perdute furono riscattate ad opera di Publio Sempronio Tuditano. Ormai la guerra stava per arrivare all'epilogo ed Annibale fu richiamato in patria, ma in attesa del vento favorevole per salpare, fu assalito e molti suoi Numidi rimasero uccisi sulle spiagge di Crotone. Circa 1 000 Petilini furono riportati nella loro patria dai romani.

Dichiarata quindi Petelia “libera e federata” (si governava con magistrati e leggi proprie), Roma le concesse il diritto di battere la sua moneta (VACCARO, Angelo, Fidelis Petelia, Obelisco, Palermo-Roma 1933). Fu un grande privilegio quello di coniare monete in bronzo, con tipi e legenda greci uniformati (diritto concesso a pochi); mantenne questi privilegi fino all'89 a.C. quando in seguito alla legge Plautia-Papira cambiò condizione divenendo municipio e fu classificata nella gens Cornelia. Petelia fu la sola a sopravvivere anche alla decadenza di Crotone.

A tutt'oggi il valore della gloriosa città è dimostrato dai continui ritrovamenti archeologici (esempio: ariballos medio - corinzio, esposto a Reggio Calabria).

Maria Letizia Lazzarini, docente di Epigrafia Greca presso la Sapienza di Roma, è intervenuta con un’accurata analisi dei documenti epigrafici rinvenuti a Strongoli.

Una delle epigrafi analizzate ha visto lo studio del Testamento di Magno Megonio, patrono municipale, iscritto su Base marmorea. “Un testamento nel quale – come ha affermato la docente – il personaggio cede alla città la sua vigna, il suo terreno più importante oltre che una somma di 10000 sesterzi”.

Fra le epigrafe visionate c’è da ricordare “l’iscrizione dei Pelaggi, iscrizione greca che testimonia la presenza del Ginnasio a Petelia, considerato il luogo in cui si addestravano culturalmente e fisicamente i giovani”.

Molti ricercatorI hanno testimoniato su disparati ritrovamenti, che hanno portato alla luce, nel tempo, numerose realtà archeologiche.

Importanti le testimonianze di Luigi La Rocca ed Armando Grasso; tecnici che hanno seguito da vicino numerosi scavi archeologici a Strongoli.

La Rocca ha relazionato sull’imponente edificio di età ellenistica del III Secolo a.C., rinvenuto in località Pianette e della villa di Via Vigna del Principe, rinvenuta nei pressi della palestra.

Alcuni di essi sono custoditi dalla Soprintendenza dei Beni archeologici della Calabria. Altri luoghi individuati invece sono stati interrati e purtroppo il mercato nero assorbe larga parte dei ritrovamenti effettuati, risalenti al periodo "ellenico", sparsi in tutto il mondo.

Monetazione di PeteliaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Monetazione di Petelia.

La monetazione di Petelia, interamente in bronzo, fu l'espressione, a partire del III secolo a.C. dello status di autonomia che la città seppe garantirsi nei rapporti con la potenza di Roma. Inestimabile traccia della monetazione della città, può essere ammirata al British Museum di Londra, dove è custodita anche una laminetta aurea con formula di defixio, importante da un punto di vista giuridico - religioso.

Questione sulla identificazione del sitoModifica

Viene incontrovertibilmente identificata con Strongoli.

L'attuale città di Petilia Policastro (KR) è stata erroneamente in passato ritenuta da storici locali corrispondere all'antica Petelia. Nel corso degli anni, la mole di rinvenimenti archeologici ha definitivamente smentito questa tesi, ma la città dal 1863 ne ha conservato comunque il nome.

NoteModifica

  1. ^ Polibio, VII, 1, 3.
  2. ^ Facta dictaque memorabilia, lib. VI cap. VI Ext 2.

BibliografiaModifica

Fonti primarie
  • (GRC) Appiano di Alessandria, Historia Romana (Ῥωμαϊκά), VII e VIII. Versione in inglese qui Archiviato il 20 novembre 2015 in Internet Archive..
  • (GRC) Polibio, Storie (Ἰστορίαι), VII. Versioni in inglese disponibili qui e qui.
  • (GRC) Strabone, Geografia, V. Versione in inglese disponibile qui.
  • (LA) Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI-XXX.  
  • Bibl.: H. Nissen, Ital. Landesk., II, Berlino 1902, p. 935; A.W. Byvanck, De Magnae Graeciae hist. antiquiss., L'Aia 1912, p. 115; D. Comparetti, Laminette orfiche, Firenze, p. 31; B. V. Head, Hist. num., 2ª ed., Oxford 1911, p. 107; E. Ciaceri, Storia della Magna Grecia, I, 2ª ed., Città di Castello 1928, p. 419; III, Milano 1932, pp. 133, 199, 218. Enc. Treccani.
  • VACCARO, Angelo, Fidelis Petelia, Obelisco, Palermo-Roma 1933.
  • Per un approfondimento sulla parte antica si consulti: Emanuele Ciaceri, Storia della Magna Grecia, Roma-Milano 1928-32. J. Bérard, La colonisation dans l'Italie méridionale et la Sicile, Parigi 1941. T. J. Dunbabin, The Western Greeks, Oxford 1948. H. Nissen, Italische Landeskunde, Berlino 1883. Per le monete: B. V. Head, Historia numorum, Oxford 1911.

Voci correlateModifica