Pizzo di Cantù

Il pizzo di Cantù è un merletto a tombolo o a fuselli prodotto tradizionalmente ed in modo artigianale a Cantù e nei paesi circumvicini.

StoriaModifica

Carlo Annoni nei suoi appunti storici su Cantù (1835)[1] riferisce l'origine del pizzo di Cantù al secolo XI. Agnese di Borgogna, priora del monastero benedettino cluniacense di Santa Maria di Cantù, avrebbe introdotto, insegnato e diffuso questa attività.

Le prime notizie documentate però confermano la presenza di questa lavorazione alla fine del XV secolo. Inoltre il punto Cluny compare nella lavorazione solo verso la metà del XIX secolo in un contesto non correlato all'ambiente monastico, legato a un lavoro genovese del XVII secolo e conservato nel museo di Cluny a Parigi[2]. I due monasteri cittadini delle benedettine di Santa Maria e delle agostiniane di sant'Ambrogio producevano paramenti liturgici per le chiese cittadine. Possedevano anche propri educandati dove insegnavano alle allieve le tecniche del ricamo e del pizzo per la realizzazione di abbigliamento sia sacro e che profano.

A Cantù, la lavorazione del merletto si afferma nel XVII secolo quando alcune monache ammaestrarono delle ragazze del popolo all’uso dei fuselli del tombolo. Le donne incominciarono a produrre pizzi barattandoli con generi di prima necessità. Da quel momento in poi nacquero le scuole di tombolo in tutta la cittadina e il Pizzo di Cantù divenne un prodotto di alta qualità conosciuto in Europa e non solo[3].

CaratteristicheModifica

Ul pizz, come viene chiamato nel dialetto canturino, è un merletto prodotto intrecciando fili, solitamente cotone, lino o seta, che vengono avvolti su fuselli, i oss. L'intreccio viene lavorato su una base di appoggio, il tombolo, costituita da un cuscino di forma cilindrica imbottito di crine, ul cusin, che viene appoggiato su un cavalletto, ul pundin, e mantenuto inclinato tramite un'assicella di legno, la taparela.

Per realizzare il lavoro occorre inoltre un cartoncino, la cartina, su cui viene disegnata la traccia, che viene forato o spuntato lungo le linee del tracciato e fissato al tombolo. Occorrono inoltre numerosi spilli, i gügitt, per fissare il lavoro sulla cartina, un uncinetto, ul crüscè, di misura piccola (0,40 - 0,60 mm) utile in alcuni punti e una forbicetta.

Una volta terminata la lavorazione, e realizzato il disegno che si era progettato all'inizio, il pizzo di Cantù viene staccato dai punti di supporto per essere fissato a una stoffa come ornamento o viene utilizzato così com'è come succede, ad esempio, nel caso di pregiati bijoux realizzati per signore e donne dello spettacolo. A seconda delle dimensioni del filato e della particolarità dei disegni, il merletto risulta più o meno pregiato e raffinato e aumenta il suo valore.

Al lavoro concorrono diverse figure professionali specifiche: la disegnatrice che progetta la trama sulla cartina, la spuntatrice che esegue i fori sul cartone e infine la merlettaia che realizza il pizzo.

Bene immaterialeModifica

Cantù assieme ad altre 24 Comunità presenti nelle varie regioni d'Italia in rappresentanza di tutte le tecniche e tipologie di merletto, stanno lavorando al dossier per potere inserire "l'arte dei saper fare il merletto italiano" quale bene immateriale, nella lista rappresentativa nazionale. Nel maggio 2019 è stato firmato un Protocollo d'intesa fra le Comunità e contestualmente uno fra le rispettive Amministrazioni a sancire la comunanza di intenti.

NoteModifica

  1. ^ C. Annoni, Monumenti e fatti politici e religiosi del borgo di Canturio e sua pieve, raccolti ed illustrati da Carlo Annoni proposto-parroco nel borgo stesso e dedicati a monsignor Carlo Romanò vescovo di Como, Cantù, La Grafica, 1991
  2. ^ S. DellOca, op. cit, pag. 111.
  3. ^ Artigianato_Italiano, Pizzo di Cantù - Lavorazione Merletto - Fuselli del Tombolo - Artigianato Lombardo - Made in Italy, su artigianatoitaliano.primosu.it, 27 febbraio 2012. URL consultato il 5 settembre 2016.

BibliografiaModifica

  • Dell'Oca Salvatore, Cantù nella storia del pizzo, Como, 1988.
  • Bianchi Carlotta, Montorfano Mariangela, Pizzo di Cantù: il merletto a fuselli nell'Alta Lombardia, Museo didattico della Seta; Enaip Lombardia 1999.
  • Rizzini Maria Luisa, Tra devozione e artigianato. I merletti nell'addobbo liturgico della Pieve di Cantù, 3ª Biennale Internazionale del Merletto, Comitato per la Promozione del Merletto 1997.

Voci correlateModifica