Poltrona Sacco

Sacco
prodotto di disegno industriale
' Sacco.jpg
Dati generali
Anno di progettazione1968
ProgettistaPiero Gatti; Cesare Paolini; Franco Teodoro
Compasso d'oro nelCompasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 2020
Profilo prodotto
Tipo di oggettopoltrona
ProduttoreZanotta
Prodotto dal1968
alancora in produzione
Materialiplastica; cuoio; polistirolo espanso
NoteIl Sacco è esposto nella collezione permanente di 27 musei di arte contemporanea, fra i quali figurano il MOMA, il Centre Pompidou, il Victoria and Albert Museum.

Sacco è una poltrona progettata dai designer italiani Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro nel 1968 per l'azienda italiana d'arredamento Zanotta. Si tratta di uno dei prodotti di disegno industriale più rilevanti del XX secolo. Ha guadagnato la fama di pezzo d'arte ed è oggi esposto permanentemente in diversi musei nel mondo (Museum of Modern Art di New York, dal Musée des Arts Décoratifs di Parigi, al Victoria & Albert Museum di Londra al Triennale Design Museum di Milano). Nel 1972 partecipò alla esposizione presso il Museum of Modern Art di New York Italy: The New Domestic Landscape. Venne selezionato nel 1970 per il Premio Compasso d'oro e viene prodotta ancora all'inizio del ventunesimo secolo. Nel 2020 ha ricevuto il XXVI Premio Compasso d'Oro

Cesare Paolini, architetto, studiò presso il Politecnico di Torino. Franco Teodoro e Piero Gatti, designer, si diplomarono presso l'Istituto Tecnico Industriale Statale per le Arti Grafiche e Fotografiche di Torino.

StoriaModifica

La poltrona sacco è un prodotto industriale progettato nel 1968 da Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro, i quali fondarono il loro studio di architettura a Torino nel 1965[1]. Il primo prototipo della poltrona viene proposto e respinto da una nota azienda chimica nazionale. Successivamente il prototipo viene proposto a Zanotta, che lo sottopone ad un processo di revisione, a cinque mesi dal prototipo si passa alla produzione di serie del sacco, fu esposto al salone del mobile di Parigi nel 1969. Si trasformò in uno dei più grandi successi commerciali e di costume registrato da un oggetto d'arredo.

La poltrona sacco nasce da una volontà industriale innovativa ed una sperimentazione d'avanguardia al di fuori delle logiche tradizionali d'arredamento e del mercato. Gatti, Paolini e Teodoro sviluppano l'idea di trasferire a livello dell'oggetto d'arredo la trasparenza e la leggerezza, questa scelta, porta alla scelta di un materiale trasparente per il rivestimento. Prerogativa del progetto parte tuttavia da una matrice paradossalmente funzionalista ed ergonomica.[2]

Filosofia di progettoModifica

 
Pietro Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro, autori del Sacco

Questa “poltrona anatomica” nasce dall'incontro tra una volontà dell'industria in cerca di innovazione ed una sperimentazione di progetto più isolata, puntando sempre all'avanguardia ed al di fuori degli schemi e delle logiche tradizionali dell'arredamento e del mercato. Il sacco è in effetti uno dei casi più significativi di come l'industria possa modificare le abitudini e convenzioni abitative raccogliendo stimoli provenienti dalla cultura non ufficiale del progetto, che fa proprie le esigenze di rinnovamento che, seppur in forma inespressa, sono già presenti a livello sociale.

Il progetto del Sacco parte da una matrice paradossalmente funzionalista ed addirittura ergonomica: la scienza dell'adattamento degli oggetti e degli strumenti alle esigenze del corpo umano. I tre giovani architetti torinesi affrontano il tema in termini che andavano contro le opinioni del tempo: infatti invece di progettare complicati meccanismi, pensano a una forma che si modelli sul corpo.[2]

ErgonomiaModifica

L'idea è quella di trovare una forma che si modelli sul corpo per semplice inerzia e la possibilità per sollevare e trasportare l'oggetto proprio come un sacco, al primo prototipo viene applicato un maniglione, per accentuare il carattere nomade dell'oggetto.

Semiotica dell'oggetto[3]Modifica

Componente figurativa[4]Modifica

 
Poltrona Sacco in un contesto d'uso domestico

L'imbottitura è costituita da palline di polistirolo espanso ad alta resistenza, I rivestimenti scelti sono tessuti o pellami, alla base della seduta è stata inserita una chiusura lampo per permettere il cambio dell'imbottitura. La Sacco è una seduta profondamente diversa dalle altre, ne sconvolge la tradizionale concezione: non ha gambe, non ha uno schienale e non ha nemmeno un piano d'appoggio ben definito in modo da dare una conformazione anatomica alla poltrona durante l'interazione con l'utente/utilizzatore

Componente tassica[5]Modifica

Si presenta quindi come un oggetto intero dalla forma non ben definita che da l'idea di morbidezza. Per utilizzarla l'utente essenzialmente si butta sopra l'oggetto definendo il piano d'appoggio mediante il proprio peso esercitato sull'oggetto. Per cui è una seduta non seduta in quanto la posizione d'uso non è vincolata in alcun modo ed è limitata solo dalla fantasia dell'utente.

Categorie plasticheModifica

Categorie topologiche[6]Modifica

La poltrona sacco si divide in interno ed esterno:

  • interno, amorfo;
  • esterno, pur non avendo forma rigida rimanda all'idea del comune sacco di iuta, concetto alla base della poltrona.
 
Analisi semiotica secondo il metodo di Floch

Categorie eidetiche[7]Modifica

La poltrona sacco non possiede una forma precisa, in quanto è sprovvista di struttura interna o rigida. Internamente è composta da migliaia di palline e sferette che riempiono, non completamente, la struttura esterna che è un sacco in materiale elastico con la forma che ricorda una goccia, una pera o un fagiolo. Le forme e le linee dell'oggetto si modificano ogni volta che una persona ci si siede o desidera personalizzarla.

Categorie cromatiche[8]Modifica

La seduta sacco presenta due colori, quello interno e quello esterno. L'interno del sacco è composto da migliaia di palline bianche i polistirolo. L'esterno, invece presenta un rivestimento monocromatico con toni saturi e luminosi come il rosso, giallo o verde.

PremiModifica

Nei mediaModifica

La poltrona sacco è stata utilizzata in vari set televisivi e cinematografici, tra cui Giandomenico Fracchia - Sogni proibiti di uno di noi e Fracchia la belva umana, di Paolo Villaggio[9]. È spesso presente nelle strisce Peanuts realizzate da Charles M. Schultz.

EsposizioniModifica

  • Museum of Modern Art, New York: Italy: The New Domestic Landscape, 1972
  • Cité de l’Architecture et du Patrimoine, Parigi: Architects’ Furniture: 1960–2020, September 2019
  • Museum of Modern Art, New York: Recent Acquisitions: Design Collection, 1 December 1970, 31 January 1971
  • Solomon R. Guggenheim Museum, The Italian Metamorphosis,1943-1968, 7 October 1994—22 January 1995 [Triennale di Milano February—May 1995, Kunstmuseum Wolfsburg May—September 1995]
  • Museum of Modern Art, New York: Architecture and Design: Inaugural Installation, 20 November 2004 - 7 November 2005
  • Musée d'Art Moderne et Contemporain, Saint-Étienne: Déjà-vu. Le design dans notre quotidien 15 December 2020 - 22 August 2021

In collezione permanenteModifica

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Stefano Casciani, Mobili come architetture: il disegno della produzione Zanotta, Milano, Arcadia, 1984.
  • Beppe Finessi, Design: 101 storie Zanotta, Silvana, 2015.
  • Anty Pansera, Il Design del mobile italiano dal 1946 a oggi, Laterza, 1990
  • (EN) Jean-Marie Floch, Visual Identities, Milano, Continuum, 2000.
  • Mel Byars, The Design Encyclopedia, New York, John Wiley & Sons, Inc., 1994
  • Emilio Ambasz [a cura di], Italy: The New Domestic Landscape - Achievements and Problems of Italian Design, New York, Museum Of Modern Art, 1972
  • Grace Lees-Maffei, Kjetil Fallan [editori], Made in Italy Rethinking a Century of Italian Design, London, Bloomsbury Academic, 2014.
  • Bernhard E. Bürdek, Design Storia, Teoria e Pratica del Design del Prodotto, Roma, Gangemi Editore, 2008
  • Modern Chairs 1918-1970, London: Lund Humphries. 1971.
  • Victor Papanek, Design for the Real World, New York: 1974
  • Moderne Klassiker, Mobel, die Geschichte machen, Hamburg, 1982
  • Kathryn B. Hiesinger and George H. Marcus III (eds.), Design Since 1945, Philadelphia, Philadelphia Museum of Art, 1983.
  • Fifty Chairs that Changed the World: Design Museum Fifty, London's Design Museum, London, ISBN 978-1840915402
  • Charlotte Fiell, Peter Fiell, Plastic dreams: synthetic visions in design, Carlton Books Ltd, 2010, ISBN 978-1906863081
  • Anne Bony, Design: History, Main Trends, Major Figures, Larousse/Chambers, 2005
  • Bernd Polster, Claudia Newman, Markus Schuler, The A-Z of Modern Design, Merrell Publishers Ltd, 2009, ISBN 978-1858945026
  • Domitilla Dardi, Il design in cento oggetti, Federico Motta Editore, Milano, 2008, ISBN 978-88-7179-586-7
  • Charles Boyce, Joseph T. Butler, Dictionary of Furniture, Simon and Schuster, New York, 2014, ISBN 9781628738407
  • AA.VV., 100 objects of italian design La Triennale di Milano: Permanent Collection of Italian Design, The Milan Triennale, Gangemi Editore
  • Cindi Strauss, Germano Celant, J. Taylor Kubala, Radical - Italian Design 1965-1985 - The Dennis Freedman Collection, Yale University Press, 2020

SitografiaModifica

Altri progettiModifica

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