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Rino Alessi

giornalista, scrittore e saggista italiano

BiografiaModifica

Da bambino fu compagno di scuola di Benito Mussolini: pubblicherà i suoi ricordi del periodo nel 1969 dando alle stampe Il giovane Mussolini. Inizia la sua attività come scrittore, pubblicando nel 1906 la sua prima raccolta di novelle intitolata "L'arcolaio"; all'età di circa vent'anni collabora con il settimanale socialista di Ravenna «La Parola dei Socialisti»; successivamente è collaboratore e corrispondente da Cervia per Il Resto del Carlino di Amilcare Zamorani, Il Tempo di Claudio Treves e l'Avanti! di Leonida Bissolati. Dopo aver insegnato per un breve periodo viene assunto, nel 1911, presso il "Giornale del Mattino" di Bologna (giornale fondato dalle logge massoniche dell'Emilia-Romagna e con le sovvenzioni della borghesia radicale)[1] in qualità di redattore. Il 7 febbraio 1912 fu iniziato in Massoneria nella Loggia Otto agosto di Bologna, dipendente dal Grande Oriente d'Italia[2]. È di quel periodo, 1913, l'uscita del testo teatrale La scalata del potere.

A Bologna incontra Rosa Elide Spada che diventa sua moglie. Arruolatosi come volontario durante la Prima guerra mondiale, il suo posto al "Giornale del Mattino" quale direttore viene preso da Pietro Nenni. Trasferito al fronte, Alessi diventa corrispondente di guerra per i giornali: la "Gazzetta del Secolo" di Milano e Il Messaggero di Roma. Censurato per i suoi articoli scriverà clandestinamente lettere al suo direttore, uscirà postumo il libro Dall'Isonzo al Piave, lettere clandestine di un corrispondente di guerra. Dopo la fine della prima guerra mondiale si trasferisce a Trieste, dove Teodoro Mayer, azionista di maggioranza del quotidiano locale Il Piccolo, lo nomina direttore dello stesso (1919)[3] (conserverà la carica fino al 1943).

Schieratosi dalla parte del fascismo, Alessi iniziò una battaglia giornalista anti-transalpina in quanto egli imputava alla Francia l'aver creato, con la Piccola Intesa, un blocco di Stati ostili a Roma. Nel 1934, quando venne assassinato il dittatore austriaco Engelbert Dollfuss, egli si dichiarò contrario ad un'alleanza italo-tedesca. Non favorevole, almeno inizialmente, alle leggi razziali fasciste del 1938, entrò per questo in collisione con Roberto Farinacci senza però abbandonare la sua fede nel mussolinismo, che anzi venne accentuata. Collaborò in quel periodo a L'Illustrazione Italiana e divenne membro della Commissione superiore per la stampa nonché presidente della Federazione nazionale fascista editori giornali e agenzie di stampa. Durante il Ventennio Alessi si distingue per il tono enfatico dei suoi articoli di supporto incondizionato al nuovo regime. In un articolo del 15 maggio 1939, definisce Mussolini "possente luce indagatrice", dotato "di un intuito che supera spesse volte l'umano", "stupenda incarnazione dell'antico e nuovo spirito di Roma"[4].

Nello stesso anno Mayer, ebreo, viene costretto dalle leggi razziali a vendere il giornale, e Alessi ne diventa proprietario. Il Piccolo prosegue nella sua politica di appoggio al fascismo e, in seguito al patto d'acciaio, al nazismo. Alessi attacca nei suoi articoli le democrazie occidentali e in particolare la Francia, e loda il patto Stalin-Hitler, tessendo le lodi del dittatore sovietico, cui ascrive tra l'altro il merito di aver "riacceso la vecchia fiamma dell'antisemitismo e applicato varie forme di provvedimenti il cui fine è chiaro: togliere agli ebrei le leve dei comandi, silurarli, tenerli in soggezione coi processi, i muti rigori della Lubianka, gli esili in Siberia"[5].

Commentatore radiofonico, negli anni della Seconda guerra mondiale fu opinionista del programma Commenti dei fatti del giorno a cui diede un taglio decisamente filo-hitleriano. Con la caduta del regime venne inizialmente sostituito alla direzione del Piccolo ma ne rimase proprietario ed editore fino a che il 26 ottobre 1954, con il ritorno dell'amministrazione italiana a Trieste, poté tornare a condurlo personalmente.

Chino Alessi (1919 - 1996), uno dei figli, seguirà le sue orme di giornalista e di scrittore, dirigendo Il Piccolo dal 1955 al 1977.

OpereModifica

TeatroModifica

  • La scalata al potere, Cappelli, Bologna 1913
  • La sete di Dio (Robespierre), Fratelli Treves, Milano 1931
  • Savonarola, Treves Treccani Tuminelli, Milano 1932
  • Savonarola, per il Maggio Fiorentino, Istituto delle Edizioni Accademiche, Udine 1932
  • Il Conte Aquila (Teresa Confalonieri), Istituto delle Edizioni Accademiche, Udine 1933
  • La gatta, Istituto delle Edizioni Accademiche, Udine 1933
  • Il caso del dott.Hirn (Laura Bertieri), Istituto delle Edizioni Accademiche, Udine 1934
  • Caterina de' Medici, Istituto delle Edizioni Accademiche, Udine 1935
  • Il muro e la radice, Istituto delle Edizioni Accademiche, Udine 1935
  • Un uomo di parte (La signora Romie), Istituto delle Edizioni Accademiche, Udine 1935
  • L'argine, Istituto delle Edizioni Accademiche, Udine 1936

Saggi e narrativaModifica

  • L'arcolaio, Rossi, Forlì 1906
  • La speranza oltre il fiume, 1913
  • Calda era la terra, 1915
  • Storia e teatro, Istituto delle Edizioni Accademiche, Udine 1935
  • Trieste viva, Casini, Roma 1956
  • Anni giovanili di Mussolini, Mondadori, Milano 1939
  • La repubblica di Forlimpopoli (a puntate), "Il Tempo", 20-26 luglio 1958
  • Calda era la terra, Cappelli, Bologna 1958
  • La speranza oltre il fiume, Cappelli editore, Bologna 1958
  • La terra e gli uomini, edizioni del Borghese, Milano, 1963
  • Dall'Isonzo al Piave, lettere clandestine di un corrispondente di guerra, 1966

NoteModifica

  1. ^ Chino Alessi, Rino Alessi, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. ISBN 88-7692-369-1
  2. ^ Vittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Erasmo ed., Roma, 2005, pp. 6-7.
  3. ^ Galliano Fogar, Dall'irredentismo alla resistenza nelle provincie adriatiche: Gabriele Foschiatti, Udine, Del Bianco, 1966, p. 67.
  4. ^ Galliano Fogar, Dall'irredentismo alla resistenza nelle provincie adriatiche: Gabriele Foschiatti, Udine, Dal Bianco, 1966, p. 96.
  5. ^ Galliano Fogar, Dall'irredentismo alla resistenza nelle provincie adriatiche: Gabriele Foschiatti, Udine, Dal Bianco, 1966, p. 97 e sgg..

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