Esercito russo di liberazione

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Esercito russo di liberazione (in russo: Русская освободительная армия?, traslitterato: Russkaja osvoboditel'naja armija) fu un esercito collaborazionista composto da unità russe volontarie che combatté al fianco della Germania nazista sotto l'egida del Comitato di liberazione dei popoli della Russia, un'organizzazione voluta dai tedeschi in funzione antisovietica.[1]

Русская освободительная армия
(Russkaja osvoboditel'naja armija)
in tedesco: Russische Befreiungsarmee
in italiano: Armata russa di liberazione
ROA chevron.svg
Mostrina dell'unità.
Descrizione generale
Attiva1941 - 1945
NazioneNaval ensign of Russia.svg Comitato di liberazione dei popoli della Russia
ServizioWar Ensign of Germany (1938–1945).svg Heer
TipoFanteria
DimensioneCorpo d'armata circa 120 000 uomini
SoprannomePOA (in alfabeto latino, ROA)
Armata di Vlasov
I Vlasovcy
Colori     Bianco
     Blu
     Rosso
MarciaМы идём широкими полями
Battaglie/guerreSeconda guerra mondiale
Comandanti
Degni di notaNaval ensign of Russia.svg Andrej Andreevič Vlasov
Naval ensign of Russia.svg Sergei Bunjačenko
Naval ensign of Russia.svg Michail Meandrov
Naval ensign of Russia.svg Viktor Mal'cev
Simboli
BandieraNaval ensign of Russia.svg
Bandiera alternativaFlag of the Russian Liberation Army (1944–1945).svg
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OriginiModifica

L'Armata russa di liberazione fu organizzata nel 1941, anche se in via ufficiosa. Ne facevano parte molti prigionieri di guerra russi catturati dai tedeschi durante l'operazione "Barbarossa". Nel codice militare sovietico, infatti, i propri soldati che venivano catturati dal nemico venivano considerati traditori e condannati a morte. Tale misura, forse ideata per scoraggiare le spie nemiche, si rivelò controproducente, in quanto faceva sì che i sovietici non potessero mai avere prigionieri di guerra da riscattare.

 
Il generale Vlasov parla con volontari russi del ROA vicino Dabendorf, autunno 1944.

Tra i più famosi "traditori" o disertori dell'Armata Rossa, vi fu il generale Andrej Andreevič Vlasov, che aveva valorosamente respinto i tedeschi nella battaglia di Mosca, pur finendo per essere catturato dalla Wehrmacht. Fu proprio a lui che venne affidato il compito di formare la cosiddetta Armata Russa di liberazione, che ebbe circa un milione di soldati arruolati, ma i combattenti furono circa 120.000 per mancanza di armi e munizioni mentre tutti gli altri furono impegnati in ruoli di servizio ausiliario nelle retrovie, anche perché la maggioranza dei generali tedeschi non si fidava di Vlasov né dei suoi luogotenenti.[2]

ObiettiviModifica

L'obiettivo principale del ROA era quello di coadiuvare le armate tedesche alla vittoria della guerra, particolarmente contro l'Unione sovietica, sulle cui ceneri il ROA avrebbe ricostruito la nuova Russia ideata da Adolf Hitler, già ribadita nel suo Mein Kampf:

«Sembra che il destino stesso ci voglia indicare queste regioni. Consegnando la Russia al bolscevismo, rapì al popolo russo quel ceto di intellettuali che finora ne addusse e garantì l'esistenza statale. [...] Da secoli la Russia si nutrì di questo nucleo germanico dei suoi ceti dirigenti: ma questo è, oggi, quasi del tutto estirpato e abolito. Al suo posto è subentrato l'ebreo. I Russi non possono da soli scuotere il giogo degli ebrei; ma gli ebrei non possono, a lungo andare, conservarsi quel formidabile Stato. Perché l'ebreo non è un elemento di organizzazione ma un fermento di disorganizzazione. Il colossale impero orientale è maturo per il crollo. E la fine del dominio ebraico in Russia sarà pure la fine della Russia come Stato. Noi siamo eletti dal destino ad essere testimoni di una catastrofe che sarà la più poderosa conferma della teoria nazionalsocialista delle razze.»

(dal Mein Kampf, pp. 331-346)

In dicembre 1942 a Smolensk, Vlasov organizzò il Comitato di liberazione della Patria, una specie di Governo russo anticomunista in esilio, per motivare i combattenti della sua armata, che dovevano sacrificarsi onde evitare al popolo russo la schiavitù sotto dittatura sovietica di Stalin. Il comitato patriottico di Smolensk fece stampare un programma contenente quattordici obiettivi, dei quali molti erano identici agli obiettivi di Alleanza nazionale dei solidaristi russi, che è un movimento politico anticomunista fondato nel 1930 e tuttora attivo;[3]infatti ai solidaristi russi aderì il comandante della scuola di addestramento per ufficiali del ROA ossia il generale Fyodor Truhin, il quale divenne membro del Partito nazionale russo dei lavoratori formato da soldati russi anticomunisti prigionieri di guerra.[4]

Il generale si attivò sinceramente per ottenere la fiducia dei cittadini nella zona russa occupata dall'esercito tedesco affinché tutti i russi anticomunisti lo seguissero per combattere contro il sanguinario tiranno Stalin e suoi complici: Vlasov praticamente diventò un dirigente politico, che venne accolto calorosamente in numerose città da coloro i quali riposero in lui l'aspettativa di vedere la Russia liberata da un regime dispotico; taluni saggisti, come Adriano Bolzoni, notano nei concetti espressi da Vlasov diverse affinità con Winston Churchill.[5]

In aprile 1943, il "Comitato di liberazione della Patria" pubblicò un proclama, che condannava la tirannia sovietica, ma criticava la condotta dei generali tedeschi in Russia e annunciava la difesa dell'integrità territoriale russa dopo la fine del conflitto bellico: la conseguenza fu che il 14 aprile 1943 Adolf Hitler ordinò il blocco dell'attività politica di Vlasov e lo fece arrestare un'altra volta quindi impose lo spostamento dei militari russi sul fronte occidentale, pure in nord Italia, per combattere contro statunitensi e britannici, quando i russi avevano l'obiettivo essenziale di combattere in Russia per debellare stalinismo e armata rossa. Quando la situazione si mise molto male per l'esercito, alcuni generali tedeschi sollecitarono la liberazione di Vlasov per assecondare la sua strategia e approvare il Comitato di liberazione dei popoli della Russia in novembre 1944, ma ormai il tanto tempo perso inutilmente risultò come uno dei più gravi errori commessi da Hitler sul fronte russo.[6]

Le battaglieModifica

In realtà, il ROA era malvisto dagli stessi gerarchi nazionalsocialisti, che non si fidavano dei russi, soprattutto quelli che si arruolavano come volontari. Nella primavera 1943 era stata annullata da Hitler in persona l'azione Silberstreifen che prevedeva il lancio di volantini oltre le linee sovietiche in cui veniva illustrato il progetto del generale Vlasov di costituire un nuovo esercito russo collaborante con i tedeschi. Il ROA fu utilizzato soprattutto come forza di presidio nelle zone occidentali o come supporto ad altre unità tedesche. Per gli Alleati, ovviamente, erano dei traditori che avevano scelto di stare dalla parte delle potenze dell'Asse.

La prima vera battaglia del ROA avvenne nel maggio del 1945, quando la Germania nazionalsocialista lanciò l'operazione "Apocalisse" per contrastare la rivolta di Praga (5-8 maggio). L'operazione "Apocalisse" aveva come scopo la distruzione totale di Praga e lo sterminio di tutti i suoi abitanti, in piena rivolta contro l'occupazione tedesca. I carri armati della 3ª Divisione panzer SS "Totenkopf" entrarono a Praga il 5 maggio, seguiti da quelli del ROA, cominciando la distruzione sistematica degli edifici, sparando sulla popolazione inerme. I soldati della ROA, ignorando gli ordini tedeschi, si rifiutarono di sparare sulla popolazione inerme e presero la parte di questi ultimi, in poco tempo misero in scacco le forze tedesche, che si ritirarono, ma così decretarono anche la fine della ROA.[7]

ConclusioneModifica

Riusciti a inimicarsi Alleati e potenze dell'Asse, i militari appartenenti all'armata antisovietica di Vlasov si divisero, ma la maggioranza ottenne la stessa mortale fine: chi si consegnò a ovest, agli statunitensi e britannici, fu consegnato ai sovietici, che li condannarono a morte. Chi si consegnò all'armata rossa, sperando in un'amnistia, fu ugualmente processato e condannato a morte per impiccagione o spedito nei gulag della Siberia. Gli stessi Vlasov, Fyodor Truhin e Sergej Bunjačenko furono giustiziati nei primi giorni di agosto 1946 con altri generali russi disertori: questo ennesimo massacro dei prigionieri di guerra, perpetrato da Stalin, fu un altro crimine di guerra imputabile pure a statunitensi e britannici, che nella conferenza di Jalta considerarono i prigionieri russi come una merce di scambio, da barattare con il dittatore sovietico, contro tutte le convenzioni di Ginevra, che tutelano le vite dei prigionieri di guerra, i quali non possono essere trucidati per rappresaglia, oltretutto a guerra finita.[7][8]

I prigionieri di nazionalità russa, che avevano combattuto nel nord Italia, furono consegnati ai sovietici tramite quella che chiamano operazione Keelhaul, attuata nel periodo tra 14 agosto 1946 e 9 maggio 1947.[9]

Parziale rifondazioneModifica

Alcuni generali statunitensi intuirono che i russi anticomunisti fossero affidabili alleati da impegnare per la futura lotta contro il comunismo, quindi si mobilitarono per salvarli dalle spie sovietiche: infatti la CIA organizzò un Comitato americano di liberazione dei popoli della Russia, o Comitato americano di liberazione dal bolscevismo, formato da ex combattenti russi antisovietici, aiutati per emigrare in USA e protetti dagli agenti segreti statunitensi.[10]

RiconoscimentiModifica

 
Il cimitero dei caduti del ROA nella città di Praga, come ringraziamento per averla salvata durante l'operazione "Apocalisse".

A Praga, nel cimitero del quartiere di Žižkov, vi sono le tombe dei 189 soldati del ROA morti per salvare la città dai tedeschi durante la rivolta di Praga. Il sindaco di Praga ha deciso di porre una statua di Vlasov al posto dove sorgeva una statua di generale sovietico Ivan Konev.[11][12]

NoteModifica

  1. ^ L'ARMATA DI LIBERAZIONE RUSSA
  2. ^ I collaborazionisti russi. Circa un milione di persone si arruolò in quello che fu chiamato l’Esercito Russo di Liberazione, il ROA
  3. ^ estrema destra in Russia: sezione L'estrema destra nella politica russa
  4. ^ Fyodor Truhin
  5. ^ Vlasov che su Stalin la pensava come Churchill, l'eroe dimenticato che aveva denunciato il terrore rosso: Ho ascoltato in un video su YouTube le parole pronunziate da Vlasov alla fine del 1944 in un teatro praghese colmo di divise nazi. Da rabbrividire che dica quelle cose e mentre lo stanno ascoltando i nazi che dettano legge. Dice del comunismo reale quel che ne pensano oggi tutte le persone dabbene, che era il regno della sopraffazione violenta e lo dice in nome dei valori della libertà e della democrazia. Esattamente quel che un Winston Churchill tornato ai suoi esordi politici di anticomunista di ferro dirà in un famoso discorso pronunziato a Fulton, nel Missouri, il 5 marzo del 1946. E cioè che nell’Europa dell’immediato Dopoguerra era caduta una cortina di ferro che dal Mar Baltico a Trieste separava le democrazie occidentali dalla barbarie del comunismo reale. Nell’unico libro specificamente dedicato in Italia alla figura e al destino di Vlasov, I dannati di Vlassov (Mursia, 1991), Adriano Bolzoni scrive che le parole del Churchill di Fulton avrebbe potuto pronunciarle tali e quali il generale Vlasov.
  6. ^ L'ARMATA DI LIBERAZIONE RUSSA, I volontari russi anti-comunisti: sezione IL GENERALE VLASOV
  7. ^ a b L'ARMATA DI LIBERAZIONE RUSSA, I volontari russi anti-comunisti: sezione LA DIFESA DI PRAGA
  8. ^ Vlasov che su Stalin la pensava come Churchill, l'eroe dimenticato che aveva denunciato il terrore rosso:Stalin presentò una tariffa politica altissima quando l’11 febbraio 1945 i capi delle tre potenze che stavano per vincere la guerra si riunirono a Yalta, in Crimea. Chiese nientemeno che volenti o nolenti tutti i russi o ex russi o esuli russi in fuga dallo stalinismo fossero restituiti all’Urss e dunque all’Arcipelago Gulag. Che gli fossero restituiti tutti i prigionieri di guerra russi caduti in mano tedesca, gente che lui reputava dei traditori per non essersi dati la morte anziché cadere vivi nelle mani del nemico. Non è sicuro che questa richiesta e la sua relativa accettazione da parte di Winston Churchill e di Franklin D. Roosevelt sia stata messa per iscritto, ma è certo che a questo accordo obbedirono successivamente tutti gli ufficiali americani e inglesi, molti di loro provando vergogna dinnanzi alle manifestazioni di uomini e donne disperati che non ne volevano sapere di tornare nel paradiso sovietico. Tra il 1945 e il 1946 vennero rimpatriati una quantità di russi pari alla popolazione della Norvegia, gente di cui la cricca criminale staliniana fece strame e come sa chi abbia almeno sfiorato le 1.300 portentose pagine dell’Arcipelago Gulag di Aleksandr Solgenitsin. Se non è un crimine di guerra questo. Come andassero le cose in concreto lo raccontò molti anni dopo a Nikolai Tolstoy (autore di un libro, The Victims of Yalta, mai tradotto in Italia), un capitano americano che aveva consegnato ai sovietici un convoglio pieno di russi : “Separarono quei poveretti secondo l’età e il sesso, requisirono quel poco che essi portavano con loro; noi ce ne andammo, ma non così in fretta da non vedere le scene che seguirono: fanciulle violate, vegliardi percossi e, poco dopo e nemmeno troppo lontano, il fragore delle raffiche”.
  9. ^ Tolstoy, 1977
  10. ^ documenti della CIA, Anti-Bolshevik Bloc of Nations (ABN)
  11. ^ Vlasov sfratta il macellaio di Stalin
  12. ^ statua di Konev rimossa

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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