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Santuario Madonna del Pianto
Chiesa del Pianto - panoramio (1).jpg
Santuario Madonna del Pianto
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàAlbino-Stemma.pngAlbino
ReligioneCattolica
TitolareMadonna del Pianto
Diocesi Bergamo
Sito web

Coordinate: 45°45′23.27″N 9°47′26.97″E / 45.756465°N 9.790825°E45.756465; 9.790825

Il santuario della Madonna del Pianto è il luogo di culto cattolico di Albino posto sulla via omonima ed edificato nel XIX secolo su di sacello del XII secolo.[1]

Indice

StoriaModifica

Un primo edificio, di piccole proporzioni dedicato all' Invenzione della Santa Croce era già presente nei XI secolo, fu poi ampliato e modificato nel XII secolo dedicandolo alla Vergine Addolorata. La struttura subì molte variazioni e ampliamenti. L'edificio fu eretto per ringraziare la Madonna di una guarigione miracolosa. Fu proprio la richiesta di aiuto di un figlio diventato muto per il taglio della lingua e del padre alla statua della Pietà che era posta nella cappella intitolata all'Invenzione della Croce[2]. La statua dell'Addolorata con il Figlio tra le braccia, è completata dalla statua dell'evangelista Giovanni che tiene un panno bianco e di Maria Maddalena che stringe le gambe del martire. La statua risalirebbe al XVI secolo e non sembra avere particolare valore artistico, se non quello di essere venerata dai fedeli. La statua fu colorata nel 1599 da Valerio Lupi e nel tempo, subì numerosi ritocchi e ripitture.

La devozione per la statua della Madonna, portò all'ampliamento nel 1898 della piccola cappella qualche metro, e successivamente l'abbattimento del muro del presbiterio per un ulteriore ampliamento, creando così la nuova abside dove fu collocata la tela della Pietà lavoro di Enea Salmeggia. Nel 1916 la statua della Madonna fu incoronata con una corona dorata ornata di pietre preziose.[1]

Il miracolo della parolaModifica

Paolo Bigoni di Gherardo era un ragazzo di soli dieci anni di una famiglia molto povera di Parre e nel 1651 lavorava presso un pastore in Val Gandino. Un giorno, mentre custodiva le pecore, assistette alla rapina e all'omicidio di un viandante da parte di alcuni briganti. Questi accortisi della sua presenza, lo raggiunsero e per evitare che il ragazzo testimone del fatto, raccontasse quanto aveva involontariamente visto gli tagliarono la lingua fino all'ugola. Il povero ragazzo muto si ritrovò senza lavoro e in miseria, trascorreva il suo tempo facendo l'elemosina. Trovò lavoro presso una fucina di Nembro, ma il suo mutismo rendeva difficile ogni rapporto sociale, fu quindi licenziato.[1]

Disperato s'incamminò verso la strada di casa, ma giunto ad Fiorano incontrò il padre e insieme si recarono nella chiesa della Madonna del Pianto a pregare. Qui il giovane si accorse di riuscire a recitare la preghiera del Credo, e con stupore si rese conto di aver ricevuto in dono dalla Vergine il miracolo della parola. Dopo quattro anni dall'evento drammatico che lo aveva reso muto, era ritornato ad essere un ragazzo normale. La notizia dell'evento straordinario raggiunse in poco tempo tutta la valle, e molti fedeli accorsero alla chiesa a ringraziare la Madonna. Il vescovo di Bergamo Luigi Grimani incaricò una commissione che analizzasse i fatti e dopo un attento esame confermò l’autenticità del miracolo.[1]

DescrizioneModifica

Il santuario della Madonna del Pianto, è una chiesa che ha in se più di una chiesa.

Il santuario è preceduto da un sagrato che si accosta alla strada provinciale della Val Seriana e che prosegue sul lato sinistro unendosi alla piazza attigua mentre il lato destro è delimitato dalla strada comunale. La facciata è composta di una parte centrale più alta e rivolta verso ovest. Due lesene terminanti con capitelli corinzi, sostengono il timpano triangolare. Due corpi di fabbricato di altezza inferiore sono posti lateralmente alla parte frontale e hanno una copertura a falda poco pendente. I tre fabbricati presentano verso il sagrato il passaggio di cinque vani di forma rettangolare.[2]

Fa questo pronao si accede a destra nella cappella detta del Miracolo mentre a sinistra nella cancelleria, mentre nell'entrata principale attraverso una bussola di legno, si accede all'interno composto da tre navate a croce latina. I due transetti terminano con due cappelle a pianta strombata illuminate da finestre semicircolari poste sulla parete di fondo dove vi sono i due altari. Il presbiterio è a pianta rettangolare presenta la volta a botte decorata a stucchi e fondelli affrescati con l'abside semicircolare dove è posto l'altare maggiore e la pala d'altare di Enea Salmeggia[2]. Questo è completamente dipinto a fresco e suddiviso in spicchi, raffiguranti angeli e i simboli della passione.

I dipinti del presbiterio si ripetono nella pittura a fresco della volta. Le tre navate sono divise da pilastri e da quattro colonne completamente dipinte e decorate a stucco terminanti con una trabeazione e un cornicio. La cupola presenta il dipinto raffigurante la vita di Maria e l'Incoronazione al cielo, mentre i quattro pennacchi raffigurano i quattro evangelisti. Le medesime decorazioni si presentano nelle volte strombate delle due cappelle laterali.[2]

Il santuario conserva il dipinto di Giovan Battista Moroni Cristo che porta la Croce che era stato eseguito dall'artista nel 1565 per la chiesa di San Rocco sempre di Albino per essere poi spostato durante il secondo conflitto mondiale e posto nel santuario[3].

NoteModifica

  1. ^ a b c d Notizie sul santuario, Santuario Madonna del Pianto. URL consultato il 29 novembre 2018.
  2. ^ a b c d Santuario della Beata Vergine del Pianto, Rwpubblica.it. URL consultato il 29 novembre 2018.
  3. ^ Simone Facchinetti, Giovan Battista Moroni: lo sguardo sulla realtà, 1560-1579, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2004.

BibliografiaModifica

  • Negroni Remigio, La Madonna del Pianto nel suo Santuario di Albino : appunti di storia raccolti per la solenne incoronazione, Bergamo, Tipografia Secomandi, 1919.
  • Simone Facchinetti, Giovan Battista Moroni: lo sguardo sulla realtà 1560-1579, 2004.
  • Olig Zastrow, Santa Croce e la Madonna del Pianto ad Albino: due chiese in un santuario, Albino, Parrocchia San Giuliano Martire, 2013.

Collegamenti esterniModifica