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Santuario della Madonna di Polsi
StatoItalia Italia
RegioneCalabria Calabria
LocalitàSan Luca
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareMadonna della Montagna
Diocesi Locri-Gerace

Coordinate: 38°09′52.2″N 15°57′38.52″E / 38.1645°N 15.9607°E38.1645; 15.9607

Altare della Madonna della Montagna

Il santuario della Madonna di Polsi (noto anche come santuario della Madonna della Montagna, in dialetto reggino A Madonna dâ Muntagna) è un santuario mariano situato presso la frazione di Polsi (Porsi nel dialetto locale) del comune di San Luca, in provincia di Reggio Calabria.

È circoscritta fra i monti di una vallata nel cuore dell'Aspromonte a 862 metri s.l.m. ed è attraversata dalla fiumara del Bonamico che, attraversando anche il paese di San Luca, conclude il suo corso nelle acque del mar Ionio.

Nel periodo che va da primavera ad ottobre, la zona intorno all'area sacra si anima con una consistente presenza di pellegrini, provenienti da tutta la provincia di Reggio Calabria, dalla provincia di Messina e da altre zone della Calabria. Nei pressi del Santuario si può ancora trovare qualche pastore sanluchese che pascola il gregge.

I giorni festivi del Santuario sono:

  • 22 agosto: in questa data parte la carovana a piedi dal paese di San Luca ed inizia la novena.
  • 2 settembre: giorno della festa solenne della Madonna di Polsi.
  • 14 settembre: festa della Santa Croce di Polsi.
  • Ogni 25 anni: incoronazione della SS. Madonna di Polsi (l'ultima il 2 settembre 2006).

Parti delle scene del film Aspromonte del regista Hedy Krissane sono girate nel sito[1].

Indice

StoriaModifica

 
L'apparizione della Madonna al pastorello

Sulla Madonna di Polsi si raccontano molte leggende. Una di queste vuole che nel IX secolo alcuni monaci bizantini si spinsero nel cuore dell'Aspromonte, ai piedi di Montalto, dove fondarono una piccola colonia ed una chiesa. A causa dell'estremo disagio procurato dalla lontananza con i più vicini villaggi, il sito fu però poi abbandonato[senza fonte].
Un'altra leggenda, diffusissima, racconta che nell'XI secolo un pastore di nome Italiano, oriundo della cittadina di Santa Cristina d'Aspromonte[senza fonte], intento a cercare un toro smarrito in località Nardello, scorse l'animale che dissotterrava una croce di ferro; gli apparve quindi la Beata Vergine col Bambino che disse: Voglio che si erga una chiesa per diffondere le mie grazie sopra tutti i devoti che qui verranno a visitarmi.

Tutt'oggi all'interno del santuario vengono conservate la statua della Madonna della Montagna di Polsi, scultura in tufo di notevole bellezza e lucentezza, la Santa Croce e vari cimeli tra i quali la bara del principino di Roccella.

Uno dei più importanti Priori del Santuario fu Enrico Macrì, che governò alla fine del 1800 per 33 anni. In quegli anni la chiesa del santuario venne restaurata ed arricchita.

La Madonna della Montagna di Polsi si venera anche a Capistrano (VV) la seconda domenica del mese di agosto, perché il culto fu introdotto negli anni 1752-1757 dal sac. Don Domenico Antonio Zerbi, da Radacena (oggi Taurianova) che fu parroco di Capistrano dal 1752 al 1763. La statua policromo di legno della Madonna della Montagna (di Capistrano) risale al 1758 con intronizzazione nella nicchia dell'altare maggiore . Il culto fu, dagli emigrati Capistranesi, introdotto a Toronto (Canada) e a Melbourne, con festa e processioni che si svolgono, rispettivamente, nella seconda domenica di agosto e il 21 novembre (giorno anche della presentazione della B.V. Maria), con simulacri che negli anni Cinquanta si fecero scolpire in Italia, sul modello di quello esistente in Capistrano.

Importanza per la 'NdranghetaModifica

Il santuario della Madonna di Polsi ha un'importanza assoluta per la 'Ndrangheta, la mafia reggina.

Ogni anno, in occasione della festa della Madonna, boss della 'Ndrangheta provenienti non solo dalla Calabria ma da tutto il mondo si ritrovano. In questa occasione vengono prese decisioni estremamente importanti. Si stringono alleanze, si dichiarano guerre e si progettano le strategie criminali. Si ritiene che la decisione di uccidere Francesco Fortugno sia stata presa proprio a Polsi.[2]

Nicola Gratteri, magistrato impegnato nella lotta alla 'Ndrangheta, ha detto di Polsi:

«Ogni anno, a settembre, i capi mafia si riuniscono a Polsi per discutere delle strategia criminali. Si fanno le investiture, i processi, si decide se aprire o chiudere un locale di 'Ndrangheta»

«Si riuniscono a Polsi perché è il luogo sacro, il luogo della custodia delle 12 tavole della 'Ndrangheta... perché la forza della santa, rispetto alle altre organizzazioni criminali, è che fa osservare in modo ortodosso le regole[3]»

In relazione a queste vicende, il vescovo di Locri-Gerace, Giuseppe Fiorini Morosini, in occasione della festa solenne 2010 della Madonna di Polsi, ha condannato le attività della 'Ndrangheta ribadendo che le attività illegali nulla hanno da condividere con la fede cristiana e affermando:

«In questo Santuario si è consumata l’espressione più terribile della profanazione del sacro ed è stato fatto l’insulto più violento alla nostra fede e alla tradizione religiosa dei nostri padri[4]

NoteModifica

Voci correlateModifica

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