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Santuario della Visione

luogo di culto cattolico a Camposampiero
Santuario della Visione
Santuario della Visione (Camposampiero) 01.jpg
StatoItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
LocalitàCamposampiero
ReligioneCristiana Cattolica di rito romano
TitolareSanti Giovanni Battista e Antonio da Padova
Diocesi Padova
ArchitettoAugusto Zardo (chiesa), Antonio Beni (campanile)
Stile architettonicoNeoromanico e neogotico
Inizio costruzione1906
Completamento1909
Sito web

Coordinate: 45°34′26.27″N 11°55′54.34″E / 45.573964°N 11.931761°E45.573964; 11.931761

La chiesa dei Santi Giovanni Battista e Antonio, meglio nota come santuario della Visione, è un luogo di culto cattolico di Camposampiero, in provincia di Padova. Le è annesso un convento di frati minori conventuali.

Nel complesso trascorse un periodo Antonio da Padova, il che ne fa uno dei principali luoghi legati al santo. Secondo la tradizione, qui ebbe la famosa visione di Gesù Bambino[1][2].

StoriaModifica

La prima notizia sulla chiesetta di San Giovanni (il titolare era in origine l'evangelista) risale al 1191, quando fu beneficiata da Gherardo da Camposampiero, signore del luogo. Aveva tuttavia origini molto più antiche, probabilmente precedenti alla costruzione del castello: infatti, pur rappresentandone la cappella, si trovava all'esterno delle mura. Doveva avere un legame con la chiesetta di Sant'Antonio del Carpene di Loreggiola, alla quale era direttamente collegata; come questa, le era forse annesso un ospizio per viandanti[1][2].

Raggiunta in seguito dai francescani che vi fondarono un convento, nel Trecento decadde sino ad essere abbandonata, a causa degli eventi bellici che opposero i Camposampiero ai Carraresi e, soprattutto, della peste nera. Per qualche tempo fu unita alla chiesa del Carpene, formando un priorato di Gesuati[1][2].

Tra il 1426 e il 1431 Gregorio Callegari da Camposampiero restaurò il complesso, donandolo poi agli osservanti. Ad essi si deve l'ampliamento del convento e l'abbellimento della chiesa, nonché la costruzione, nel 1437, del vicino santuario del Noce, nei pressi del grande albero su cui il santo tenne una delle sue più celebri prediche[1][2].

Nel suo periodo di massimo splendore, la chiesa era dotata di dieci altari, alcuni provvisti di arredi di grande pregio come quello di Sant'Antonio, su cui svettava una croce d'argento fusa nel 1494 dall'orefice padovano Fioravante di Martino. Vi si trovavano, inoltre, dipinti di autori quali Andrea da Murano, Bartolomeo Montagna, Francesco Vecellio, Bonifacio de' Pitati, Antonio Boselli e Marcello Fogolino[1][2].

Il convento venne soppresso nel 1769 e il 9 ottobre 1770 fu assegnato alla famiglia Camposampiero che lo lasciò andare in rovina. Parzialmente distrutta dall'esercito francese nel 1798, l'anno successivo i proprietari la ridussero a modesto oratorio[1][2].

Nel 1803 i fabbricati furono messi all'asta e comprati dalla famiglia Allegri, che si occupò del loro restauro prima di cederli, il 6 settembre 1854, al comune di Camposampiero. Il 17 ottobre 1895 avvenne il ritorno dei frati minori che subito iniziarono una grande opera di rinnovamento che vide la ricostruzione della chiesa e dell'intero convento[1][2].

I lavori per la costruzione del nuovo luogo sacro, progettato da Augusto Zardo, iniziarono il 26 dicembre 1906 e finirono con la consacrazione del 13 giugno 1909. Nel 1932 fu concluso il campanile, opera di Antonio Beni[2].

EdificioModifica

In stile neoromanico e neogotico, la chiesa ha pianta a croce latina con gli interni organizzati in tre navate e soffitto a volta. Il portale d'ingresso è sovrastato da una lunetta con un mosaico raffigurante Sant'Antonio che abbraccia Gesù Bambino della ditta Castaman di Murano[2].

NavateModifica

Entrando nella chiesa, la prima opera che si incontra poco dopo l'ingresso, sulla sinistra, è una statua bronzea raffigurante San Massimiliano Kolbe di Carlo Balljana; è un riferimento alla visita che fece il martire ai santuari antoniani nel 1930. Sopra la bussola dell'ingresso è collocata una Crocifissione, grande tela di anonimo secentesco[3].

Lungo le navate vi sono quattro altari, due per lato:

Tra l'ingresso e l'altare di San Francesco si trova il sacello di padre Girolamo Biasi, le cui spoglie sono state qui traslate nel 2005 (in precedenza erano in una nicchia sul lato opposto dell'edificio); è ornato da un altorilievo in terracotta di Romeo Sandrin, raffigurante la Vergine che accoglie padre Girolamo morente[4].

Degne di nota anche le quattordici vetrate istoriate, realizzate nel 1965 da Lino Dinetto[5].

PresbiterioModifica

La parete sinistra è interamente occupata dal polittico I miracoli e il volto santo di Gesù, donato nel 2012. Esso è costituito da trentaquattro opere realizzate da altrettanti illustratori per l'infanzia, raffiguranti episodi dei Vangeli. Al centro si trova il Volto Santo di Gesù, mosaico di Angelo e Sandro Gatto[6].

L'altare maggiore è un lavoro dei Cavallini di Pove del 1911. Nel paliotto sono poste quattro statue raffiguranti santi dell'ordine francescano: Francesco d'Assisi, Giuseppe da Copertino, Ludovico vescovo e Elisabetta d'Ungheria. A queste si aggiungono, ai lati del tabernacolo, quelle di san Bonaventura e del beato Bonaventura da Potenza[3].

Nell'abside si colloca una tela di Pietro Paietta raffigurante i titolari della chiesa, sant'Antonio durante la visione e san Giovannino. Di fronte si trova anche l'organo, costruito dalla ditta Domenico Malvestio nel 1935[3].

Sulla parete destra sussiste un grande affresco con Sant'Antonio mentre predica, già presente nel vecchio convento[3].

Cella della VisioneModifica

Subito dopo l'altare di Sant'Antonio si trova la cappellina che conserva la Cella della Visione. È il luogo dove visse sant'Antonio nel periodo trascorso nel convento; nonostante i vari rifacimenti subiti dal complesso, essa è stata sempre oggetto di grande venerazione ed è stata conservata sino ai giorni nostri[7].

Durante i rifacimenti del 1861, che videro la parziale demolizione del complesso, essa fu ornata di stucchi in stile barocco, mentre con la ricostruzione della chiesa nel 1906 fu racchiusa nella cappella. Nel 1924, su progetto dell'architetto Giovanni Landini, si volle restituirle l'aspetto originale rimuovendo gli stucchi e lasciando i mattoni a vista[7].

L'impronta medievale è stata ulteriormente sottolineata dopo un nuovo restauro nel 1995. Durante i lavori sono peraltro emersi gli archi dell'antico chiostro, nonché le fondazioni della primitiva chiesetta di San Giovanni (rese visibili grazie a un vetro sul pavimento)[7].

Vi si trova un dipinto di Andrea da Murano raffigurante Sant'Antonio (inizio XVI secolo) che, secondo la tradizione, fu realizzato sul tavolaccio di pioppo che il santo usava come giaciglio; si dice che l'artista si sia basato sull'effige che il santo aveva lasciato riposandovi sopra. Degno di nota, esposto sul lato sinistro, un ex-voto del Seicento costituito da un mattone con la scritta «Nicolò per amor di grazia». Un vetro posto sul pavimento mostra l'originale pavimento settecentesco e, più sotto, le antiche fondamenta della cella[7].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g Antonio Sartori, Archivio Sartori. Documenti di storia e arte francescana, a cura di Giovanni Luisetto, Vol. II - La Provincia del Santo dei Frati Minori Conventuali (tomo 2), Padova, Biblioteca Antoniana, 1986, p. 310.
  2. ^ a b c d e f g h i Il santuario della Visione - Storia, su santuariantoniani.it. URL consultato il 9 marzo 2018.
  3. ^ a b c d e Il santuario della Visione - Altari e Presbiterio, su santuariantoniani.org. URL consultato il 9 marzo 2018.
  4. ^ Il santuario della Visione - Il sacello di p. Girolamo Biasi, su santuariantoniani.it. URL consultato il 9 marzo 2018.
  5. ^ Il santuario della Visione - Le vetrate artistiche di Lino Dinetto, su santuariantoniani.org. URL consultato il 9 marzo 2018.
  6. ^ Il santuario della Visione - I Miracoli e il Volto Santo di Gesù, su santuariantoniani.org. URL consultato il 9 marzo 2018.
  7. ^ a b c d Il santuario della Visione - La cella della Visione, su santuariantoniani.it. URL consultato il 9 marzo 2018.

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