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Sasso di Sesto
TorreToblin6.JPG
Il Sasso di Sesto (2.539 m) e dietro la Torre di Toblin, visti dal monte Paterno. Sullo sfondo la Punta dei Tre Scarperi
StatoItalia Italia
RegioneTrentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
ProvinciaBolzano Bolzano
Altezza2 539 m s.l.m.
CatenaAlpi
Coordinate46°37′06.96″N 12°18′19.8″E / 46.6186°N 12.3055°E46.6186; 12.3055Coordinate: 46°37′06.96″N 12°18′19.8″E / 46.6186°N 12.3055°E46.6186; 12.3055
Altri nomi e significatiSextenstein
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Sasso di Sesto
Sasso di Sesto
Mappa di localizzazione: Alpi
Sasso di Sesto
Dati SOIUSA
Grande ParteAlpi Orientali
Grande SettoreAlpi Sud-orientali
SezioneDolomiti
SottosezioneDolomiti di Sesto, di Braies e d'Ampezzo
SupergruppoDolomiti di Sesto
GruppoGruppo delle Tre Cime di Lavaredo
CodiceII/C-31.I-A.4

Il Sasso di Sesto (Sextenstein in tedesco) è una piccola cima nel Parco Naturale Tre Cime, nel territorio del comune di Dobbiaco in Alto Adige.

Cenni storiciModifica

Per quanto la sua altezza sia poco rilevante (2539 m), su questa cima si sono svolte importanti attività durante la prima guerra mondiale. In particolare su questa piccola cima erano asserragliati gli italiani che erano contrastate dalle truppe austro-ungariche in cima alla vicina Torre di Toblin, su cui avevano addirittura issato un mortaio.[1]

La base meridionale del cima, ovvero accanto all'attuale rifugio Locatelli, si possono ancora vedere tutti i vari cunicoli che sono stati scavati dalle truppe italiane per potersi riparare dai nemici.

La punta della cima risulta ad oggi crivellata di colpi di mortaio, colpi austro-ungarici caduti durante il conflitto.

Gli scontriModifica

Dopo diversi tentativi di avanzata delle truppe italiane, molti furono i tentativi per sfondare da entrambe le parti. Gli italiani tentarono una prima avanzata nell'agosto 1915, dove però si arrestarono sul Sasso di Sesto.

Scontri del 30 ottobre 1915Modifica

I primi di settembre 1915, i Landesschutzen vengono sostituiti dalle truppe del tenente colonnello Von Paumgarten, con l'ausilio di 1 batteria da campagna, 2 cannoni da montagna, 2 obici e 2 plotoni dotati di mitragliatrici. A contrastare tali forze, vi erano fin dal 9 settembre i bersaglieri dell'8° appostati sul Sasso di Sesto.[2]

Il giorno del 3 ottobre, quando il comando viene preso dal capitano Burger, che elabora un nuovo piano d'attacco. Infatti il 30 ottobre, verso l'una di notte, una prima colonna si scontra con le truppe italiane a sud della cima, cercando di distogliere l'attenzione del nemico dalla cima, da dove volevano penetrare le truppe austriache al comando del sottotenente Hirsch. Il tutto però fallì dopo che l'artiglieria italiana iniziò a prendere di mira il Sasso; il giorno seguente verso le 13 i bersaglieri tornarono alle loro trincee.[2]

Un nuovo attacco fu deciso per il giorno seguente,; il 1º novembre le truppe austro-ungariche riescono a conquistare la vetta del Sasso di Sesto e a piazzare alcune cariche esplosive. Queste ultime però vengono sopraffatte dagli italiani che respingono il tentativo di sabotaggio, ricacciando indietro il nemico e involontariamente fecero sì che non avvenne alcun contatto per lo scoppio delle cariche. Per il 1915, questo fu l'ultimo tentativo di conquista di questa cima dato che il tempo andava sempre più peggiorando.[2]

Scontri dell'aprile 1917Modifica

Nel marzo 1917 la III compagnia degli Standschützen di stanza a Innsbruck, appena arrivata a sostituire le truppe precedenti, decisero di conquistare la cima del Sasso di Sesto, posto poco più a sud della loro posizione, la Torre di Toblin. Iniziarono così a scavare una galleria sotto la coltre di neve che superava i 3 metri di altezza.[3]

L'ordine d'attacco fu dato l'11 aprile 1917, quando l'ultimo diaframma della galleria fu fatto crollare appositamente. L'iniziale avanzata di 50 soldati al comando del tenente Tschamler, sorprese facilmente i primi alpini che furono catturati ancora nel sonno. Ai livelli inferiori delle gallerie italiane vi fu il tempo di allarmarsi e fu così che iniziò uno scontro con armi bianche e lanci di bombe a mano. In poco meno di un'ora e mezza, poco prima della mezzanotte le truppe austro-ungariche, anche grazie al numero superiore, conquistarono il Sasso.[3] Durante tale attacco, partecipò anche il soldato-donna Viktoria Savs, che fu ferita ad una gamba il 27 maggio.[4]

Gli italiani, dalle prime luci dell'alba iniziarono un duro contrattacco, che anche grazie all'uso di mitragliatrici, costrinse le truppe nemiche a tornare verso la sommità della cima. Nonostante ciò, gli scontri, sempre più cruenti durarono fino alle ore 13, quando il comando austriaco decise per una saggia ritirata.[3]

AccessoModifica

La cima è facilmente raggiungibile dal vicino rifugio Locatelli, seguendo il sentiero che conduce alla Torre di Toblin, basta seguire le facili tracce che dopo po' tendono verso sud.[5]

Anche durante la stagione invernale, quando tutto l'altipiano attorno risulta innevato, il Sasso di Sesto rimane una facile meta per gli sciatori o per gli escursionisti con le ciaspole.[5]

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Peter Kubler, Hugo Reider, Guerra fra le Tre Cime 1915-1917, Athesia 2002

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica