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Con il nome Statuto di Baiona si indica lo statuto concesso dall'imperatore francese Napoleone Bonaparte al regno di Napoli, il 20 giugno 1808[1], in cui si nominava re Gioacchino Murat.

StoriaModifica

 
Giuseppe Bonaparte

La carta costituzionale fu varata nel palazzo reale di Bayonne, in Guascogna, conosciuta in italiano con il nome di Baiona. Allorché Gioacchino Murat conquistò il regno di Spagna annettendolo all'impero napoleonico l'amministrazione delle conquiste iberiche fu affidata al fratello di Napoleone, Giuseppe, fino ad allora re di Napoli. Restato quindi vacante il trono partenopeo, la corte imperiale affidò al Murat, nominato con l'occasione re di Napoli e di Sicilia (che però rimase in mano ai Borbone)[2], i territori del Mezzogiorno d'Italia. A tale nomina corrispose la stesura dello statuto, sostenuto dalla volontà imperiale francese e dalle politiche riformiste della stessa corte napoletana: gli articoli fondamentali furono infatti redatti da Giuseppe Zurlo, già ministro prima di Ferdinando IV e poi di Giuseppe Bonaparte[3].

TestoModifica

«Essendo vacante il Trono di Napoli e di Sicilia per l'avvenimento del nostro caro ed amatissimo fratello Giuseppe Napoleone al Trono di Spagna, e delle Indie; Abbiamo stabilite e stabiliamo le disposizioni seguenti per essere eseguite come parte dello Statuto costituzionale dato in Bajona ai 20 giugno dell'anno corrente:

  1. Il nostro caro ed amatissimo cognato il Principe Gioacchino Napoleone Gran Duca di Berg e di Cleves è re di Napoli e di Sicilia dal 1º agosto 1808.
  2. La corona di Napoli e di Sicilia è ereditaria nella discendenza diretta, naturale, e legittima del detto Principe... di maschio in maschio per ordine di primogenitura, ed a perpetua esclusione delle femmine e loro discendenti.
  3. Nondimeno nel caso che la nostra cara ed amatissima sorella la Principessa Carolina sopravvivesse al suo consorte, Ella salirà al trono.
  4. Dopo la morte del nostro caro ed amatissimo cognato Gioacchino Napoleone, e della nostra cara ed amatissima sorella la principessa Carolina, ed in mancanza di discendenza maschile, naturale, e legittima del detto principe Gioacchino Napoleone, la Corona di Napoli e di Sicilia sarà devoluta a Noi ed a' nostri eredi e discendenti maschi, naturali, e legittimi, o adottivi. In mancanza di discendenza mascolina, naturale, e legittima del Principe Gioacchino Napoleone la Corona apparterrà a' discendenti maschi, naturali e legittimi del Principe Luigi Napoleone re di Olanda. In mancanza di discendenza mascolina, naturale, e legittima del principe Luigi Napoleone la Corona apparterrà a' discendenti maschi, naturali e legittimi del Principe Geronimo Napoleone re di Vestfalia. E nel caso che l'ultimo re non avesse figli maschi; a colui, ch'egli avrà designato nel suo testamento, sia tra suoi più prossimi parenti, sia fra coloro, che giudicherà più degni di governar le due Sicilie.
  5. Il Principe Gioacchino Napoleone, divenuto Re delle due Sicilie conserverà la dignità di Grande Ammiraglio di Francia, la quale resterà attaccata alla Corona fintanto che sussisterà l'ordine di successione stabilito dal presente Statuto.»

Ordinamento istituzionaleModifica

Fra le varie riforme che prevedeva la carta, nei suoi articoli fu prevista e attuata l'istituzione di un parlamento diviso in cinque Sedili, ognuno composto da venti membri, secondo una suddivisione dei cittadini in cinque corrispondenti classi sociali: clero, nobili, dotti, commercianti e possidenti. L'accesso al parlamento era effettuato mediante l'istituzione di appositi collegi elettorali o per nomina regia.[4] L'analisi della composizione di tali collegi è fondamentale per disegnare una mappa della classe dirigente locale del Regno di Napoli nel 1811.[5][6]

NoteModifica

  1. ^ F. Mastroberti, Da Baiona a Tolentino.
  2. ^ Alberto Aquarone, Mario D’Addio e Guglielmo Negri (a cura di), , , , ., Le Costituzioni italiane, Milano, Edizioni Comunità, 1958, pp. 369-370.
  3. ^ Ercole F., Gli uomini politici in Enciclopedia biografica e bibliografica italiana a cura di Ribera A., p. 365 (alla voce Zurlo), Roma 1942
  4. ^ Martuscelli S., Il collegio elettorale dei possidenti in Terra di Lavoro sotto Gioacchino Murat, in Archivio Storico per le Province Napoletane, XV, 1976
  5. ^ Antonio Saladino, I collegi elettorali dei possidenti e dei commercianti del Regno di Napoli per la formazione del Parlamento Nazionale del 1811, Napoli, Stabilimento Tipografico G. Genovese, 1957
  6. ^ Umberto Caldora, Calabria Napoleonica (1806-1815), Fiorentino Ed. , Napoli 1960

BibliografiaModifica

  • Francesco Mastroberti, Lo statuto di Baiona. Una costituzione inutile?, in Frontiera d'Europa, nº 2, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1995, pp. 179-261, ISSN 1723-4611 (WC · ACNP).
  • Carlo Ghisalberti, Tra Baiona e Cadice: illusioni e miti in due costituzionalismi, in Istituzioni e società civile nell'età del Risorgimento, Roma-Bari, Laterza, 2005, ISBN 978-88-420-7704-6.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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