Trattato di Lyck

Il trattato di Lyck fu un trattato firmato da Vitoldo, futuro granduca di Lituania, e i Cavalieri teutonici, rappresentati da Marquard von Salzbach, dal komtur Arnold von Bürglen, e da Thomas, figlio del duca lituano Survila.[1] Fu firmato il 19 gennaio 1390 a Lyck, nello stato monastico dei Cavalieri Teutonici, (ora Ełk, Polonia).[2] Vitoldo, in cambio di alleanza militare contro suo cugino Jogaila durante la guerra civile lituana (1389-1392), accettò di cedere la Samogizia fino al fiume Nevėžis e diventare il vassallo dell'Ordine.[3] Sostanzialmente, Vitoldo confermò il trattato di Königsberg (1384) che aveva firmato con i Cavalieri durante la guerra civile lituana (1381-1384). Poiché erano stati traditi, i Cavalieri ora chiesero ostaggi come garanzia della lealtà di Vitoldo.[4] Richiesero di tenere in ostaggio i suoi fratelli Sigismund e Tautvilas, la moglie Anna, la figlia Sofia, la sorella Rymgajla, il cognato Ivan Olshanski, e un certo numero di altri nobili.[5]

Vitoldo avviò i negoziati quando non riuscì a conquistare Vilnius, la capitale del Granducato. Mandò Marquard von Salzbach e il conte di Rheineck, due cavalieri tenuti prigionieri dal 1384, per negoziare in sua vece.[2] Il trattato fu firmato in segreto per non farlo sapere a Jogaila e a suo fratello Skirgaila. I Cavalieri riuscirono a convincere Skirgaila che erano pronti a negoziare la pace con lui, ed egli tornò a Vilnius da Polock anticipando l'emissario teutonico.[1]

Il trattato di Lyck fu rafforzato dal trattato di Königsberg (1390), firmato da Vitoldo e una delegazione samogiziana, che promise la sua lealtà al "re della Samogizia" Vitoldo.[1] I Cavalieri aiutò Vitoldo a dichiarare guerra contro Jogaila, ma i cugini si riconciliarono nel 1392 firmarono il trattato di Astrava. I Cavalieri furono traditi un'altra volta: Vitoldo bruciò tre dei loro castelli e non cedettero la Samogizia. Continuarono a dichiarare guerra fino al trattato di Salynas del 1398; le contese territoriali sulla Samogizia si protrassero fino al trattato di Melno del 1422.

NoteModifica

  1. ^ a b c (LT) Zenonas Ivinskis, Vytauto jaunystė ir jo veikimas iki 1392 m., in Paulius Šležas (a cura di), Vytautas Didysis, Vilnius, Vyriausioji enciklopedijų redakcija, 1988 [1930], pp. 34–36, OCLC 25726071.
  2. ^ a b William Urban, Samogitian Crusade, Chicago, Lithuanian Research and Studies Center, 2006, pp. 196–197, ISBN 0-929700-56-2.
  3. ^ (LT) Zenonas Ivinskis, Lietuvos istorija iki Vytauto Didžiojo mirties, Rome, Lietuvių katalikų mokslo akademija, 1978, pp. 304–305.
  4. ^ Giedrė Mickūnaitė, From Pamphlet to Political Theory: The Establishment of Lithuanian Dynastic Tradition, in The Medieval Chronicle II, Rodopi, 2002, p. 157, ISBN 90-420-0834-2.
  5. ^ Joseph B. Koncius, Vytautas the Great, Grand Duke of Lithuania, Miami, Franklin Press, 1964, pp. 40–44.