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1leftarrow blue.svgVoce principale: Palmi.

«Ha belle case, e chiese notevoli per buon gusto e magnificenza; larghe e diritte strade che vanno a terminare ad una piazza detta del mercato.»

(Dizionario topografico dei comuni compresi entro i confini naturali dell'Italia, 1864[1])

La pianificazione comunaleModifica

La fortificazione del 1549Modifica

 
La medaglia di fondazione di Carlopoli. Nel recto il profilo di Carlo Spinelli, nel verso il rilievo della città in prospettiva.

La più antica pianificazione della città ad oggi conosciuta fu fatta per opera del duca di Seminara Carlo Spinelli, a seguito della distruzione della città avvenuta nel 1549 per mano del corsaro turco Dragut Rais. Il centro abitato venne ricostruito e fortificato nello stesso luogo ove era ubicato prima della devastazione, assunse una forma rettangolare e fu circondato da alte mura ai cui estremi sorsero quattro imponenti torri anch'esse quadrate e attaccate alle stesse.[2] La data di questa ricostruzione è, probabilmente, il 1565[3][4] e l'unica immagine, pervenuta ai giorni nostri, della suddetta fortificazione è data dalla medaglia che venne coniata per l'evento.[5] Retrostante la nuova città fortificata, chiamata Carlopoli[6], probabilmente dovette sorgere ancora l'insediamento urbano preesistente alla ricostruzione,[7] poiché tra il 1566 ed il 1567 la toponomastica cittadina riporta i nomi di oppidum[8] e di Palma nunc Carlopolis.[9][10]

L'espansione del XVII secoloModifica

 
L'ampliamento della città oltre le mura, a partire dal XVII secolo.

Una prima pianificazione volta all'espansione della città avvenne nel XVII secolo. In quel periodo Palme era ancora circondata di mura[11] ed il marchese di Arena Andrea Concublet teneva ancora le torri munite con alcuni cannoni. Però la città continuò ad aumentare di popolazione e pertanto, trovandosi in uno spazio troppo angusto, una parte di essa fu costretta a edificare le proprie abitazioni al di fuori delle mura. Fu lateralmente alle due porte di levante, e nei luoghi vicini ad esse, che l'abitato prese a estendersi. Per questo, sotto l'assenso del feudatario, questa parte delle mura di cinta fu diroccata, e da qui la città si estese notevolmente, tanto che in breve tempo si formarono i rioni Lo Salvatore,[12] La Murarella (o più comunemente chiamato Li Canali)[13] e San Nicola.[14] Questi ultimi due facevano continuazione al rione Lo Salvatore dal lato di levante e stavano disgiunti da un esteso giardino, di proprietà degli Spinelli.[15] La via principale della nuova estensione di Palmi partiva dalla porta del Soccorso e, incurvando verso settentrione, attraversava il rione Lo Salvatore, lambiva quello de La Murarella e presso il giardino suddetto si piegava quasi a gomito per continuare[16] verso la chiesa della Madonna del Carmine.

Il piano di ricostruzione De Cosiron del 1783Modifica

 
Il Piano di ricostruzione della città a seguito del terremoto del 1783.

«Palmi è costruita alla fine di un pianoro molto alto con rocce a picco sul mare che le fanno da basamento»

(Lubin Griois, comandante di reggimento dell'esercito francese, "Mêmoires du Général Griois", 1830[17])

A seguito del violento terremoto del 1783, che provocò in città 1.400 morti con la totale distruzione della città, venne stimato un danno in 500.000 ducati e di tutto ciò che era stato fino ad allora edificato, rimase illesa solamente la Fontana della Palma nella piazza del Mercato.[18] L'ing. Giovan Battista De Cosiron fu incaricato di riprogettare la città. Il progetto prevedeva la demolizione di Carlopoli, da trasformare in un'area con viali e rampe, e nella progettazione furono previste 11 piazze con appositi spazi destinati al potere politico, religioso e civile.[19] Nel marzo del 1786, per il dipartimento della Piana, il Vicario Generale riferì che si era quasi interamente riedificata la città di Palme e la sua chiesa cattedrale.[20] La città storica tuttavia non scomparve. La Cittadella rimase agganciata al lato occidentale mentre il Borgo a nord-est appariva quasi come un cuneo infisso nella schematicità del nuovo impianto. Brandelli del vecchio tessuto edilizio, come il quartiere San Nicola, apparivano lungo i percorsi, poiché evidentemente si intervenne dove il terreno era meno scosceso e meno edificato. Il lavoro di sbancamento della Cittadella non fu intrapreso e nell'area destinata alla fabbrica di drappi e seterie venne realizzato un giardino pubblico colmando con le macerie il forte dislivello. Gli isolati furono frammentati in lotti e talora conservarono all'interno la traccia del tessuto edilizio antecedente. Si costruì anche sui bastioni e sulle cortine di Carlopoli e si mantenne intatto solo il vertice nord-occidentale poiché era divenuto recinto dell'"orto dei monaci" annesso al convento. Scomparve anche tutto il settore orientale della cortina, in parte sbancato per tracciare il corso principale ed in parte inglobato nel giardino pubblico.

Il XIX secoloModifica

Agli inizi del XIX secolo però la città tendette ad espandersi ben oltre il piano del De Cosiron, tanto che nel 1824, tramite decreto regio, nei terreni del quartiere "Spirito Santo" furono creati piccoli lotti[21].

Nel 1872 Palmi adottò un regolamento edilizio, che costituiva un articolato teso al decoro urbano. Lo stesso venne integrato nel 1895 con nuovi articoli volti alla tutela dei monumenti e degli edifici di pregio. Un nuovo regolamento edilizio venne approvato anche nel 1907 mentre, nel 1910 venne adottato un regolamento d'igiene per gli ambienti rurali.

Il Piano Regolatore Generale del 1908Modifica

 
Fotografia, dal Monte Sant'Elia, della città di Palmi agli inizi del XX secolo

Il terremoto del 1908 distrusse anch'esso, per l'ennesima volta, la città e pertanto si intervenne con un nuovo Piano Regolatore, precisamente nel 1911, e si riprese a costruire non facendo rimanere più nulla dell'architettura provvisoria del XIX secolo. Il piano regolatore venne redatto dall'ing. A. Pucci e fu approvato in consiglio comunale lo stesso anno. Detto piano venne approvato dal Ministero dei lavori pubblici con regio decreto del 24 settembre 1914. Il piano fece scomparire definitivamente il quartiere Borgo e quello di San Nicola, mentre il rione Spirito Santo venne poco a poco inglobato dal tessuto urbano. Della città ottocentesca rimasero soltanto le tre piazze quadrate e parte della Cittadella. La realizzazione del piano avvenne sotto la direzione dell'ufficio del Genio Civile che mantenne a Palmi una sezione autonoma fino al 16 ottobre del 1939. La lenta ricostruzione durò alcuni decenni, con maggior impulso nel periodo compreso tra il 1915 ed il 1927.

Nel 1912 venne approvato un regolamento edilizio per gestire l'attività della Commissione Edilizia mentre il 17 luglio 1920 venne il nuovo Regolamento Edilizio.

Il Programma di Fabbricazione del 1977Modifica

Nel 1977 venne redatto un programma di fabbricazione, che fu approvato con D.P.G.R. n. 2561 del 5 novembre 1977. Solamente un anno dopo, dicembre 1978, venne depositata una Variante al Programma di Fabbricazione, successivamente approvata con D.P.G.R. n. 1463 del 15 luglio 1980. Il P.d.F. prefigurava il territorio proiettato in direzione di una forte polarizzazione di servizi specialistici, con un consumo di volumetrie concentrate nell'area 167-Pille e San Giorgio, con spazi per la cultura ed il tempo libero, in considerazione dell'assenza di servizi similari nel comprensorio e del vicino complesso portuale del porto di Gioia Tauro.

Con decreto regionale n. 8047 del 27 giugno 2002 fu approvato l'ultimo Regolamento Edilizio, il quale affiancava alla parte regolamentare anche quella normativa al fine di poter operare interventi sul territorio anche in assenza di un Piano Regolatore Generale.

SuddivisioniModifica

Di seguito viene riportato l'elenco dei quartieri e rioni del centro abitato di Palmi, comprese le contrade e località anticamente costituenti centri storici minori e oramai inglobate dal centro principale in un unico agglomerato urbano:

  • Affaccio;
  • Centro Storico;
  • Cittadella;
  • Calvario;
  • Cola di Reggio;
  • Rione Palumbo;
  • Croce Rossa;
  • Ferrobeton;
  • Contrada Garanta;
  • Palmara;
  • Rione Ajossa;
  • Rione Impiombato;
  • Rione Mauro;
  • Rione Pille;
  • Rione Saffioti;
  • Contrada San Gaetano;
  • San Giorgio;
  • Contrada San Leonardo;
  • Spirito Santo;
  • Trodio;
  • Zona 167.

FrazioniModifica

 
Il territorio comunale di Palmi con le sue frazioni

Di seguito viene riportato l'elenco delle frazioni, contrade e località, costituenti centri abitanti a sé stanti rispetto al centro abitato principale:

Va segnalato però che, secondo l'Istat, nel territorio comunale vi sono solamente due nuclei abitati separati da quello principale, che sono la contrada Ciambra e Sant'Elia[22]. Pertanto secondo l'istituto tutte le altre frazioni, tra le quali Taureana ed il Lido di Palmi, sono da considerarsi come quartieri di un unico agglomerato principale poiché unite a quest'ultimo da varie direttrici, come la strada statale 18 Tirrena Inferiore o le strade provinciali. Inoltre lo statuto comunale non prevede nessuna frazione ufficiale.

NoteModifica

  1. ^ Dizionario topografico dei comuni compresi entro i confini naturali dell'Italia - Di Attilio Zuccagni-Orlandini
  2. ^ De Salvo, pagg. 157-159.
  3. ^ De Salvo, pag. 160.
  4. ^ Il 1565 è l'anno impresso sulla Torre di Pietrenere che fu costruita nell'ambito della riedificazione di Palmi.
  5. ^ F. Martorano, pag. 233.
  6. ^ Il nome Carlopoli fu dato dalla popolazione in onore del duca Carlo Spinelli.
  7. ^ F. Martorano, pag. 234.
  8. ^ oppidum significava appunto fortificata.
  9. ^ Questo conferma che la nuova Carlopoli venne costruita accanto al vecchio centro abitato (Palma nunc Carlopolis)
  10. ^ F. Martorano, pag. 231.
  11. ^ Tali mura avevano tre porte principali: una sita nella parte mediana delle mura, dal lato di ponente ("Portello"); le altre due, si aprivano dal lato di levante, e corrispondevano alle vie, che portavano fino all'Ottocento i nomi di via del Soccorso e di via Nuova. Dal lato di settentrione si apriva una piccola porta, alla quale si dava il nome di "Croce dei monaci" ed era accostata alla parte posteriore e laterare della chiesa del Crocifisso. Fuori le mura vi era la chiesa del Carmine mentre internamente alle mura di cinta, vi era la chiesa della Madonna del Soccorso. Discosta dalle mura, e precisamente nel luogo attuale della piazza Giovanni Amendola, vi era la chiesa di San Nicola
  12. ^ contiguo alle mura e così chiamato poiché da molti anni vi era la chiesa Jesu Christi Salvatoris nella quale esisteva la cappella della Madonna del SS. Rosario
  13. ^ a causa delle fonti che vi erano
  14. ^ Attorno alla chiesa Madre
  15. ^ De Salvo, pagg. 200-201.
  16. ^ attraversando parte del rione San Nicola
  17. ^ Rocco Liberti, periodico "Madre Terra News" n. 36 - Dicembre 2012 Pag. 21
  18. ^ De Salvo, pp. 273-285.
  19. ^ F. Martorano, pag. 236.
  20. ^ De Salvo, pagg. 284-285.
  21. ^ F. Martorano, pag. 238.
  22. ^ Dati Istat 2001, su dawinci.istat.it. URL consultato il 15 ottobre 2013.

BibliografiaModifica

  • Antonio De Salvo, Ricerche e studi storici intorno a Palmi, Seminara e Gioia Tauro, Napoli, Lopresti, 1889.
  • AA. VV., Palmi, un territorio riscoperto - Revisioni ed aggiornamenti. Fonti e ricerca archeologica, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2002, ISBN 88-498-0074-6.

Voci correlateModifica