Venero Mangano

mafioso statunitense

Venero Frank Mangano, conosciuto anche come "Benny Eggs" (New York, 7 settembre 1921New York, 18 agosto 2017), è stato un mafioso statunitense di origine italiana, legato alla cosiddetta "Cosa nostra statunitense", in particolare è stato un sottocapo (underboss) della famiglia Genovese. Quando nel 2007 Daniel "Danny the Lion" Leo, boss reggente della famiglia durante la carcerazione del boss Liborio Bellomo, fu imprigionato, Mangano, che era uscito di prigione il 2 novembre 2006 dopo una condanna a 15 anni per estorsione, divenne il più potente uomo dei Genovese fuori dal carcere e lo rimanse fino alla scarcerazione di Bellomo, nel 2008. Mangano divenne per lo più famoso alle cronache per il suo coinvolgimento nel cosiddetto "affare delle finestre" (Windows Case).

Una foto segnaletica di Venero Mangano.

BiografiaModifica

Venero Mangano, il cui soprannome, "Benny Eggs", deriva dal fatto che sua madre mandasse avanti un negozio di uova, era imparentato con il boss della famiglia Gambino, Vincent Mangano, con Philip Mangano, caporegime e consigliere dei Gambino, e con Lawrence Mangano membro della Chicago Outfit.

Durante la seconda guerra mondiale, Mangano servì nell'aviazione militare statunitense e fu impegnato sul fronte europeo come mitragliere di coda sui bombardieri, arrivando ad ottenere, in virtù del servizio reso, una Distinguished Flying Cross e un'Air Medal con quattro foglie di quercia e tre Service star.[1]

Una volta congedatosi e tornato negli USA, Mangano svolse per diversi anni l'attività di grossista indipendente, essendo a capo di un'azienda da lui fondata, la M. & J. Enterprises, che acquistava surplus di magazzino nel ramo dell'abbigliamento per poi rivendere la merce su mercati nazionali ed esteri. Durante questa sua attività ebbe modo di conoscere anche personaggi piuttosto famosi, come un giovane Calvin Klein, e, proprio in questo periodo, egli divenne amico del socio di Klein, Barry K. Schwartz.

Negli anni seguenti, Mangano si unì ad una banda criminale del Greenwich Village che più tardi finì sotto il comando di Vincent "The Chin" Gigante, boss della famiglia Genovese. Quest'ultimo affidò a Mangano la supervisione dei suoi affari al circolo sociale del numero 110 di Thompson Street.[2] Tali operazioni includevano anche il monopolio delle operazioni di sostituzione di finestre dell'area metropolitana di New York City, un giro d'affari dai margini immensi.

Per quanto riguarda il suo grado all'interno della famiglia Genovese, nel 1987 Mangano fu indicato come caporegime in un ordine di restrizione emanato dalla New Jersey Division of Gaming Enforcement, un'agenzia governativa avente il compito di sorvegliare la corretta gestione delle sale da gioco del New Jersey. Prima di questa restrizione aveva collezionato, sin dalla seconda metà degli anni Quaranta, diverse condanne inerenti le scommesse clandestine, subendo però meno di un anno di carcerazione in totale.

Il caso delle finestre del 1991Modifica

Dal 1978 al 1990, quattro delle cinque famiglie mafiose newyorkesi avevano un cartello di aziende impegnate nella sostituzione delle finestre. Ogni famiglia aveva quindi destinato al controllo di questo redditizio giro d'affari, uno o più dei propri uomini:

Il cartello controllava una cifra pari a 150 milioni di dollari in contratti con la New York City Housing Authority (NYCHA), un'agenzia amministrativa newyorkese che si occupa di trovare una casa nei diversi quartieri della città ai residenti meno abbienti. Il cartello controllava il settore attraverso il Local 580, un'associazione controllata dalla famiglia Lucchese facente parte del sindacato chiamato International Association of Bridge, Structural, Ornamental and Reinforcing Iron Workers, grazie al quale esso poteva provocare subornazioni, effettuare estorsioni e rafforzare il proprio monopolio, costringendo le ditte installatrici di finestre ad installare solo quelle prodotte da determinate aziende. Il cartello mandava avanti il proprio giro d'affari imponendo una tassa di circa uno o due dollari per quasi ogni finestra sostituita, sia in ambito pubblico che privato, nell'intera città di New York.[3][4]

CondannaModifica

Nel 1990, dopo dodici anni di attività, il cartello fu finalmente distrutto dalle forze dell'ordine. La svolta nell'indagine si era avuta nel 1988, quando gli investigatori convinsero Peter Savino, il già citato associato della famiglia Genovese, a diventare un informatore e ad indossare un microfono durante le riunioni mafiose. Fu proprio grazie alle informazioni raccolte da Savino che si arrivò all'incriminazione e alla condanna di alcuni dei più potenti boss mafiosi statunitensi, tra cui il più importante fu certamente Vincent Gigante, allora boss della famiglia Genovese.

Quasi tutti i membri dell'associazione Local 580 furono indagati per reati che andavano dalla turbativa d'asta all'estorsione. Gigante fu indagato ma ritenuto mentalmente non in grado e fu condannato solo nel 1997. Amuso e Casso, allora rispettivamente capo e sottocapo della famiglia Lucchese, si diedero alla latitanza il 9 gennaio 1991, dopo aver nominato boss reggente Alphonse D'Arco. Amuso fu poi catturato nel 1992 e condannato per diversi fatti, tra cui l'affare delle finestre. Casso rimase invece latitante fino al 1993, quando fu catturato e, dopo un patteggiamento della pena, divesse a sua volta un collaboratore di giustizia. Chiodo fu giudicato colpevole di tentato omicidio e confessò di aver ucciso John Morrissey, un agente di commercio del Local 580, ritenuto essere un potenziale testimone. Peter Gotti fu processato e assolto nel 1990. Mangano e Aloi, infine furono giudicati colpevoli di reati che avrebbero procurato loro tre anni di detenzione ma il contesto mafioso nel quale agirono fece lievitare le loro pene a più di 15 anni.

Dopo il caso delle finestreModifica

Nel 1997, mentre era ancora in prigione, Mangano fu chiamato a testimoniare contro il boss Vincent Gigante. Tuttavia, egli dapprima rifiutò di comparire davanti ai giudici[5] e poi si rifiutò di rispondere a ogni domanda appellandosi al quinto emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America. Negli anni Mangano tentò più volte di avere una revisione del processo o di ottenere la libertà condizionata anche in relazione ai due attacchi cardiaci che lo avevano colpito durante la sua detenzione, tuttavia nessuno dei suoi tentativi andò a buon fine e fu infine rilasciato solo il 2 novembre 2006. Secondo alcune voci, ritenute solo speculazioni, dopo la sua scarcerazione egli divenne il boss della famiglia Genovese, ma tali voci non hanno mai trovato riscontro e si ritiene che ad aver succeduto a Vincent Gigante sia stato Liborio Bellomo.[6] Di fatto, poco o nulla si sa di un suo coinvolgimento in attività criminali dopo la sua scarcerazione.

Infine, ormai parzialmente cieco e costretto su una sedia a rotelle, Venero Mangano morì nel 2017 per cause naturali lasciando due figli, Rosanna e Joseph.

NoteModifica

  1. ^ Jerry Capeci, Rough Prison Treatment for a Fragile Benny Eggs, The New York Sun, 21 settembre 2006. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  2. ^ Selwyn Raab, Le famiglie che hanno creato la mafia, Newton Compton Editore, 2015. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  3. ^ Arnold H. Lubasch, Windows Jury Finds 3 Guilty And Acquits 5, New York Times, 19 ottobre 1991. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  4. ^ 2 Men Sentenced In 'Windows Trial', New York Times, 28 marzo 1993. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  5. ^ Joseph P. Fried, A Jailed Mobster Refuses To Testify in Mafia Case, New York Times, 19 luglio 1997. URL consultato il 25 febbraio 2019.
  6. ^ United States. Congress. Senate. Committee on Governmental Affairs. Permanent Subcommittee on Investigations., Organized Crime: 25 Years After Valachi: Hearings Before the Permanent Subcommittee on Investigations of the Committee on Governmental Affairs, United States Senate, One Hundredth Congress, Second Session, April 11, 15, 21, 22, 29, 1988, U.S. Government Printing Office, 1988. URL consultato il 29 agosto 2018.

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