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Villa del Bandino
Villa del Bandino.jpg
La facciata principale della villa oggi
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàFirenze
IndirizzoVia del Paradiso, 5
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXII secolo
Inaugurazione1100
StileCasa da signore
UsoCivile
Piani3
Realizzazione
ProprietarioFamiglia Masini (dal 1941)
CommittenteFamiglia Baroncelli, Bandino di Bencivenni Baroncelli, Cavaliere Alamanno Bandini, Giovanni Bandini, Marchese Paolo Del Bufalo, Marchesa Cassandra Bandini vedova di Niccolò Giugni, Marchese Lorenzo Niccolini, Marchese Vincenzo di Lorenzo Niccolini, Gaspero Biagini, Giuseppe Consiglio, Principe Andrea Corsini, Vincenzo Castellucci, Napoleone di Felice Rossi, Achille Rossi Ghelli, Creusa Giuseppina Rossi Ghelli, Ettore Matteini e Famiglia Fletcher

La Villa del Bandino, già il Canto al Paradiso o Villa Il Paradiso o Villa Bandini, poi Villa Niccolini, è una dimora storica fiorentina e si trova nel Quartiere 3 di Firenze, nella zona sud della città: Gavinana (Pian di Ripoli) in via del Paradiso 5 nei pressi di un piccolo borgo di origine feudale, il Bandino. Nel 1928 il Bandino passò al Comune di Firenze, dopo essere stato da sempre Comune di Bagno a Ripoli.

La facciata della villa nel 1681 (in alto a sinistra), disegnata in una vecchia mappa del borgo del Bandino. (Archivio Niccolini)

Storia e descrizioneModifica

Costruita nel XII secolo e più precisamente nel 1100 dai Baroncelli, poi succeduta nel 1400 al capostipite della famiglia Bandini (ramo dei Baroncelli): Bandino di Bencivenni Baroncelli. Divenne così il grandioso palazzo con Casa di Fattoria della famiglia Bandini, di cui fece parte anche quel Bernardo Bandini Baroncelli giustiziato per aver preso parte alla congiura dei Pazzi, rischiando anche di far confiscare alla propria famiglia tutti i beni, che tuttavia si salvò dimostrando di essere estranea al complotto. Bernardo Bandini Baroncelli venne arrestato a Costantinopoli il 23 dicembre 1479 e impiccato il 29 dicembre nel Palazzo del Bargello con ancora indosso il costume turco (alla turchesca) da fuggiasco. Leonardo da Vinci, il quale assisté all'impiccagione, disegnò il cadavere. Qui, nella villa del Bandino, il 10 ottobre 1498, nacque da Pierantonio Bandini e Maria Bonciani, Alessandro Giovanni Bandini, tra i principali combattenti durante l'assedio di Firenze del 1529-1530, schierato dalla parte degli Imperiali, tanto che in questa sua villa alloggiò anche il comandante dell'esercito assediante, il principe Filiberto d'Orange. Questo, motivo del perché la villa del Bandino non fu distrutta, come invece avvenne in quel periodo per la maggior parte delle ville fiorentine. La villa, compare quindi nel disegno che rappresenta l'assedio di Firenze di Giorgio Vasari dipinto in seguito da Giovanni Stradano, affresco che si trova nella Sala di Clemente VII a Palazzo Vecchio. Un altro proprietario importante della stirpe dei Bandini a vivere in villa fu lo scultore Giovanni Bandini detto anche Giovanni dell'Opera.

 
Particolare della villa del Bandino nel dipinto sull'assedio di Firenze di Giorgio Vasari e Giovanni Stradano

Si accedeva alla villa da un'entrata monumentale con vasi di terracotta, leoni in pietra serena e obelischi. La villa era composta da un piazzale d'ingresso con un pallottolaio, una vasca in ferro battuto e un grande "giardino segreto" chiuso da alte mura.

Tra la produzione grafica di Giorgio Vasari il Giovane (nipote di Giorgio Vasari) conservata al Gabinetto dei disegni e delle stampe della Galleria degli Uffizi, esistono due disegni della villa del Bandino. Una tavola raffigura due finestre del palazzo, mentre l'altra intitolata "Disegno di Bandini in Paradiso" rappresenta la planimetria della villa con l'annessa casa di fattoria. La tavola riproduce il cortile ma non il giardino; vi si trova tuttavia una didascalia sostitutiva della rappresentazione grafica: "Giardino belliss:mo con una fontana, et un Vivaio in testa de ss.ri Bandini al Paradiso".

Tra il 1568 e il 1570, il Cavaliere Alamanno Bandini commissionò allo scultore fiorentino Battista di Domenico Lorenzi (allievo di Baccio Bandinelli), un gruppo marmoreo di statue, tra cui la statua di Alfeo e Aretusa che doveva andare ad adornare una modesta grotta da lui ideata nel giardino segreto della villa. Nel 1940, la famiglia americana che abitò in villa, i Fletcher, esportarono la scultura di Alfeo e Aretusa in America per venderla al Metropolitan Museum of Art di New York, tutt'oggi ancora esposta al pubblico.

 
Il retro della villa del Bandino fotografata dalla terrazza del giardino

Nell'agosto del 1745, per volere dei marchesi Niccolini, venne costruita da Giuseppe Menabuoi sul fondale del giardino e al centro delle limonaie (demolendo la vecchia grotta voluta da Alamanno Bandini), la nuova e cosiddetta Grotta del Bandino, fontana a loggia o "trogolone". La statua di Alfeo e Aretusa non fu riposizionata sul basamento all'interno della nuova grotta ma fu spostata in giardino per far posto ad una nuova scultura di Venere e Adone, opera sparita o trafugata durante gli anni della Prima Guerra Mondiale. La statua di Alfeo e Aretusa era stata posta al termine di una fontana con il condotto di acqua sorgente, i cui diritti di sfruttamento erano stati acquistati in quegli anni dagli Alberti. Il giardino era inoltre ricco di piante di agrumi, pozzetti per l'acqua, varie fontanelle, orci, vasi di terracotta e pietruzzi in pietra serena. Al termine di ciò, che divideva il giardino dai campi coltivati e dal pomario, partiva una lunga scalinata in pietra che immetteva in una terrazza che dominava l'intera proprietà. La villa aveva anche un grande orto chiuso, una corte con un pozzo, tre fondi, due cantine, quattro sotterranei e un cunicolo che collegava il palazzo con il monastero del Paradiso (Chiesa di Santa Brigida al Paradiso) passando sotto la "via del Paradiso" (il famoso Paradiso degli Alberti) e con la Chiesa di Santa Maria e Santa Brigida al Paradiso. Nel 1746 la grotta venne decorata e abbellita dallo scultore e pittore di Settignano: Giuseppe Giovannozzi. I Niccolini ne ebbero la proprietà fino al 1830, quando vendettero la villa ormai disabitata a due famiglie: i Biagini e i Consiglio che a loro volta la vendettero ad altri illustri proprietari: Napoleone Rossi, il tenore Achille Rossi Ghelli e Giuseppina Creusa Rossi Ghelli.

In questo periodo, il palazzo era conosciuto anche come "Villetta Rossi-Ghelli in Pian di Ripoli".

 
La fontana della villa in una vecchia foto

Poco dopo, nel 1863, il Principe Andrea Corsini vendette solo un quarto della villa al Comune di Bagno a Ripoli, il quale vi trasferì una scuola educativa per fanciulli, su progetto del Principe stesso. Ad oggi, questa parte comunale, (la facciata laterale di via di Ripoli 118) dopo essere stata adibita agli sfollati della Seconda Guerra Mondiale e alla Polizia, è sede della Biblioteca Comunale del Quartiere 3 di Firenze dal 1998, mentre il resto della villa è di proprietà dei giardinieri e fiorai Masini dal 1941, acquistata da Enrico Masini e passata poi in eredità al figlio Carlo Masini, anche lui fioraio di Piazza del Duomo come il padre. Alla morte di Carlo Masini, l'intera proprietà è passata in mano (e tutt'oggi lo è) al figlio Roberto Masini (il quale ha seguito le orme del padre) e alle figlie Vilma Masini e Gabriella Masini. Vari angoli della villa, furono immortalati dal pittore fiorentino Cincinnati. Il primo marzo 1921, a seguito dell'assassinio del sindacalista Spartaco Lavagnini ad opera dei fascisti, si svolsero al Bandino sanguinosi scontri a seguito del tentativo delle guardie regie di rimuovere una barricata eretta da manifestanti socialisti.

Un'antica leggenda vuole che in uno dei sotterranei della villa, fosse sepolto un "angelo d'oro" massiccio: in effetti è un riflesso dei tesori del mondo medioevale che talvolta venivano accidentalmente rinvenuti nel sottosuolo.

La Grotta del giardinoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Grotta del Bandino.

ArchitetturaModifica

L'architettura interna della villa è tipicamente romanica. Il casale, sviluppato su 3 livelli esclusi i sotterranei e le mansarde, è costituito da diversi elementi architettonici; questi comprendono: ai piani terreni, soffitti di due tipologie; soffitti di volte a crociera con peducci in pietra serena per i saloni, soffitti a travi di legno con formelle in terracotta per le stalle; soffitti affrescati e soffitti a cassettoni per i piani alti.

La corteModifica

La corte si trova centrale all'interno del palazzo e veniva principalmente utilizzata in antichità per attingere all'acqua del colonnato del pozzo.

BibliografiaModifica

  • Giovanni di Gherardo da Prato, Il Paradiso degli Alberti, 1426.
  • Guido Carocci, I contorni di Firenze, Galletti e Cocci Tipografi-Editori, 1875.
  • Guido Carocci, I dintorni di Firenze, Firenze, 1907.
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978, I, 1977, p. 94.
  • Stefano Sieni, Firenze: i segreti oltre le mura, Le Lettere, 1996.
  • Bettino Gerini, Vivere Firenze... il quartiere 3, Aster Italia, 2005.
  • Chiara Sestini, La grotta del Bandino. Primo saggio sull'antico giardino Bandini-Niccolini in Pian di Ripoli, Firenze, 2006.
  • Lorenzo Andreaggi, I trabocchetti del Bandino, Edizioni Polistampa - Sarnus, 2011.
  • Valentina Rossi, Misteri, crimini e storie insolite di Firenze, Newton Compton Editori, 2013.
  • Roberto Zatini, Il Paradiso e dintorni, 2016.

Voci correlateModifica

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