Apri il menu principale
Vincenzo Dandini

Vincenzo Dandini (Firenze, 1607Firenze, 22 aprile 1675) è stato un pittore italiano.

Indice

BiografiaModifica

Vincenzo Dandini fu rappresentante di una famiglia di pittori fiorentini del periodo barocco. Alunno e fratello minore di Cesare Dandini, fu padre di Ottaviano e Vincenzo detto "il Giovane", anche loro pittori che lavorarono nella bottega di famiglia. Nella bottega dei Dandini lavorò anche il nipote di Vincenzo, il più celebre e richiesto della famiglia: Pier Dandini, anche se l'Inghirami nella sua Storia della Toscana (1843) dice invece che:

«questo pittore [Vincenzo] superò gli altri Dandini nel talento»

(p. 824)
 
San Bernardino in gloria

Vincenzo Dandini lavorò prevalentemente a Firenze, dove tenne bottega insieme al fratello anche se fra i suoi maestri si ricordano anche Matteo Rosselli e il Passignano. Dopo un suo lungo soggiorno romano, presso la bottega di Pietro da Cortona apprese l'arte dal suo maestro e studiò le antiche vestigia della capitale. Da questo viaggio il Dandini portò a Firenze il nuovo stile che si stava affermando nell'Urbe e acquisì la conoscenza dei grandi cicli di affreschi del barocco romano, in particolare quelli degli emiliani là trapiantati come i Carracci e il Guercino. Egli stesso, in una lettera al suo allievo Anton Domenico Gabbiani datata 10 giugno 1673, dice:

«...mi dispiace che non possiate studiare l'opere de' Carracci, come anche quelle di Raffaelle [gli appartamenti Vaticani]. [...] che per le invenzioni, ed il modo dello storiare, venivan lodate dal Sig. Pietro [da Cortona]»

(Giovanni Bottari, Raccolta di Lettere sulla Pittura, Scultura ed Architettura: scritte da' più celebri personaggi dei secoli XV, XVI e XVII, Volume 5, 1822, pp. 289-290)

Non sappiamo precisamente il giorno della sua morte ma dall'epistolario scambiato con il Gabbiani il 17 novembre del 1674, si lamenta per la sua cattiva salute, mentre l'11 maggio 1675, il nipote Pier Dandini, in una lettera allo stesso Gabbiani, lo ringrazia per le condoglianze per la morte dello zio, maestro di ambedue i pittori.[1]

Da questo si può dedurre che Vincenzo Dandini fosse già morto poco prima del maggio del 1675.

Le opereModifica

L'opera più famosa e più citata del Dandini fu certamente l'affresco per la Villa di Poggio Imperiale, dove rappresentò L'Aurora accompagnata dalle ore, bell'esempio di pittura cortonesca visto che il pittore era appena ritornato da Roma e ancora risentiva della pittura del maestro cortonese. A Firenze per la chiesa di Ognissanti dipinse una pala con La Madonna, Sant'Anna e San Gioacchino, quella de La Concezione e una con San Bernardino e Giovanni da Capistrano, mentre nella chiesa di San Bartolomeo di Pistoia, detta "in Pantano", fece una tela con rappresentato Il battesimo di Costantino.

 
La Circoncisione

Un San Giacinto che esorcizza un ossesso si trova invece a Prato nella chiesa di San Domenico, ancora nella zona di Prato, nella Chiesa di San Giusto in Piazzanese c'è una tela con La Circoncisione a lui attribuita. Mentre a Firenze una sua tela con L'Annunziata si trova nella chiesa di Sant'Ambrogio. Ad Arezzo, in chiesa di Santa Maria a Gradi si trova invece la tela Sant'Andrea Zoerandro e Carlo Borromeo. A Signa, nei pressi di Firenze, dipinse una tela con Il martirio di San Sebastiano per la Chiesa di San Mauro.

Sempre in tema mitologico e cortonesco è il soffitto dipinto per la Villa Torrigiani di Camigliano, nel lucchese presso Capannori, dove rappresentò una Battaglia fra le Amazzoni e i romani, Il trionfo di Aureliano sulla regina Zenobia trascinata in catene e l'Apoteosi di Aureliano sulla volta del soffitto con le quadrature prospettiche del lucchese Pietro Scorzini.

Di notevole rilievo, anche la coppia di monumentali tele, raffiguranti il Ratto delle Sabine e Orazio Coclito al ponte sul Plicio, realizzati per il salone di villa Orsucci posta in Segromigno in monte, nel comune di Capannori. Precedente, e nello stesso stile un San Filippo Neri in preghiera e cori angelici si trova nella quadreria di Villa Albani a Roma. Ancora una nobile commissione fu quella per Palazzo degli Alberti di Prato, dove si trovano oggi le sue tele nella galleria.

Si dilettò anche con qualche quadretto di genere, tanto che il Bellesi, suo moderno biografo, attribuisce a Vincenzo Dandini il Suonatore di flauto del Los Angeles County Museum, ufficialmente capolavoro di Sigismondo Coccapani e già attribuito in sequenza a Bartolomeo Manfredi e Cesare Dandini.[2]

Fra i suoi allievi, oltre i due figli e il nipote, Lorenzo Castelli, Michele Noferi, Antonio Riccianti, Giovan Battista Marmi, Giovan Battista Foggini e Anton Domenico Gabbiani, che fu decisamente il più celebre, col quale, come abbiamo visto, il Dandini intrattenne un intenso epistolario.

NoteModifica

  1. ^ Giovanni Bottari, Raccolta di Lettere sulla Pittura, Scultura ed Architettura: scritte da' più celebri personaggi dei secoli XV, XVI e XVII, Volume 5, 1822, p. 297
  2. ^ Sandro Bellesi, Vincenzo Dandini e la pittura a Firenze alla metà del Seicento, Felici editore, 2003

BibliografiaModifica

  • Sandro Bellesi, Vincenzo Dandini e la pittura a Firenze alla metà del Seicento, Felici editore, 2003
  • Aspetti dell'attività grafica di Vincenzo Dandini in Antichità viva, XXXVI, 1997, 2-3, pp. 60-81.
  • Mostra Il seicento fiorentino: arte a Firenze da Ferdinando I a Cosimo III, Palazzo Strozzi 21 dicembre 1986/4 maggio 1987, Cantini, 1986

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN25663021 · ISNI (EN0000 0001 1752 1783 · LCCN (ENnr2003041113 · GND (DE128704004 · BNF (FRcb14972203s (data) · ULAN (EN500019279 · CERL cnp00506267