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Albertet de Sisteron

trovatore francese
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Albertet de Sisteron

Albertet de Sisteron Albertet o Albertetz de Sestaro[1] o anche Sestaró, Sestairó, Sestairon, Sestarron o Terascon (Gap, 1194Sisteron, 1221) è stato un trovatore occitano[2], figlio di un giullare itinerante[3].

Indice

BiografiaModifica

Secondo la sua Vida, era figlio di un nobile giullare chiamato Asar[4]. Se Albertet era rinomato per la sua voce e le sue melodie così come per le innovazioni apportate nelle sue corte cansos, non lo era, al contrario, per i suoi versi[4]. Il suo amico, il trovatore Uc de Lescura fa l'elogio del suo canto: votz ben dir (il ben parlare della tua voce)[5]. Profondamente artista, egli si compiaceva di potere conversare in una società incivilita[4].

Si lega soprattutto alla Corte del principe d'Orange, Raymond des Baux, poi a quelle dei conti di Forcalquier[3]. Successivamente, passa in Lombardia, dove resterà dal 1210 al 1220.[4][6] In Italia, frequenterà le corti di Savoia, di Monferrato, di Tortona dove regnano i Malaspina[7], Genova, e gli Este a Ferrara[5]. Fu proprio a Ferrara che incontrerà Guillem Augier Novella, Aimeric de Peguilhan e Aimeric de Belenoi[5]. Nel Monferrato entra in contatto con Dalfi d'Alvernha, Gaucelm Faidit, e Peirol[5]. Secondo fonti d'archivio, dovette rifugiarsi in Spagna, senza che la data di questo esilio sia conosciuta[8]. Infine, ritornerà a Sisteron dove morirà nel 1221[3][4][6].

Opera poeticaModifica

Una delle opere più celebri di Albertet è una satira sulle sette dame del suo tempo, tra cui Beatrice di Savoia, moglie del conte di Provenza[5]. Esiste anche una tenzone tra Albertet e Aimeric de Pegulhan: N'Albertz, un chausetz vostre sen[9]. Questa poesia dimostra che Albertet si chiamasse lui stesso Albert, e che solo ben più tardi gli scribi utilizzeranno il diminutivo[10]. Ha inoltre composto una tenzone con Aimeric de Belenoi, lodato Augier e Gaucelm Faidit e onorato Peirol (citato in una tornada)[11][12]:

(OC)

«Peirol, violatz e chantaz cointamen
De ma chanzon los motz el son leugier»

(IT)

«Peirol, suona e canta con grazia,
di mia canzone le parole e l'aria lieve»

Albertet è stato il primo trovatore a illustrare in occitano il genere « poète mal-aimé ». Tutti i suoi primi componimenti poetici trattano dei suoi fallimenti in amore e le sgarberie subite da parte delle dame che lui corteggiava. Si metterà dunque a scrivere sirventesi dove maltratterà tutte quelle dame che gli avevano rifiutato il loro amore, ma il suo bersaglio privilegiato era Beatrice[3].

Vivevano allora tre signore che portavano questo nome. Oltre a Beatrice di Savoia, moglie di Raimondo Berengario IV, ultimo conte di Forcalquier, c'era Beatrice del Viennois, che viveva nel Delfinato[3], e Beatrice del Carret, signora di Monferrato, che corteggerà con successo Raimbaut de Vaqueiras[13].

Sebbene si è certi che Peirol cantasse le sue poesie, si sa anche che Albertet supplicava la sua dama di impararle, senza dubbio con la speranza di renderle più celèbri attraverso il suo canto e la sua recitazione[14]. A dispetto della sua reputazione di musicista, solamente due delle sue cansos (Mos coratges m'es camjatz e A! mi no fai chantar foilla ni flors) ci sono pervenute comprensiva di una completa melodia, mentre di un'altra (En mon cor ai un' aital encobida) ne è rimasta solo una parte[6]. Esiste un'altra composizione, un descort, intitolato Bel m'es oimais, senza annotazione musicale nel suo manoscritto, ma che avrebbe potuto essere il modello della strofica Lai Bel m'est li tans del troviero Colin Muset[6].

Ogni composizione conosciuta di Albertet è un'opera musicale diversa, ma nell'insieme egli resterà un conservatore, scrivendo con un ritmo di un intervallo di decima, sillabico con melismi solamente alla fine delle frasi[11]. Mos coratges è classica, ma ornata; En cor lundi sembra sia stata composta da un altro e A! mi no fai chantar, complessa e sottile, è scritta in uno stile semplice, ma con intervalli e fraseggi unici[6].

Albertet fu anche un teorico del linguaggio poetico. In una tenson, immagina di dialogare con un monaco[15] che vanta le qualità poetiche della lingua francese, mentre lui esalta quelle dell'occitano[13]. Questa analisi si avvicina a quella che fece Marco Cornelio Frontone sui vantaggi del greco e del latino[16], così come a quella di Dante sul confronto tra italiano e francese[13].

È stato l'unico trovatore a riutilizzare la struttura del Carros composto da Raimbaut de Vaqueiras che si presenta con una canso di nove cobla e due tornada. Queste coblas singulars sono costituite da quindici versi di lunghezza diseguale seguite da tornadas che riprendono le rime dei tre ultimi versi dell'ultima cobla[17].

OpereModifica

Sono sopravvissute ventitré poesie. Quattro manoscritti delle sue opere ricopiate nel XIII secolo, a Padova e a Venezia, si trovano nella Biblioteca nazionale[18]

  • A mi no fai chantar[2].
  • Bel m'es oimais[19]
  • N ' Albertz, un chausetz vostre sen.
  • Mos coratges m'es camjatz.
  • A! mi no fai chantar foilla ni flors
  • En mon cor ai un' aital encobida

EdizioneModifica

  • (FR) Jean Boutière, Les poésies du troubadour Albertet, Studi Medievali, 10, 1937, Turin, pp. 1-129.

NoteModifica

  1. ^ Albertet o Albertetz è il diminutivo occitano di Albert (William P. Shepard, op. cit. p. 22).
  2. ^ a b Albertet de Sisteron
  3. ^ a b c d e Dictionnaire de la Provence et de la Côte d'Azur, op. cit. p.28.
  4. ^ a b c d e Margarita Egan, op.cit., p. 144.
  5. ^ a b c d e Élizabeth Aubrey, op. cit., p. 20
  6. ^ a b c d e I.R. Parker, op. cit.
  7. ^ Gilda Caïti-Russo, Les troubadours et la cour des Malaspina, Publication de l'Université Paul Valéry, Montpellier 3, 2005. Archiviato il 21 aprile 2010 in Internet Archive.
  8. ^ Zoltán Falvy, La cour d'Alphonse le Sage et la musique européenne, Studia Musicologica Academiae Scientiarum Hungaricae, 25, Fasc. 1/4, 1983, pp. 159-170.
  9. ^ William P. Shepard, op. cit. p. 19.
  10. ^ Élizabeth Aubrey, op. cit. p. 232.
  11. ^ a b Élizabeth Aubray, op. cit. p.226-227.
  12. ^ Élizabeth Aubray, op.cit. p.257.
  13. ^ a b c Dictionnaire de la Provence et de la Côte d'Azur, op.cit. p.29.
  14. ^ (EN) Kurt Lewent, Old Provençal Miscellany, The Modern Language Review, 38, 2, 1943, pp. 106–116.
  15. ^
    (OC)

    «Monges, cauzets: Segon vostra ciensa,
    qual valon mais, catalan o francés?
    Et met deçai [du côté de Catalogne] Gascuenha e Proença,
    e Limosin, Alvernha e Vianés»

    (IT)

    «Monaci, ditemi, secondo la vostra dottrina
    valgono di più i catalani o i francesi?
    E metto di qua [dalla parte della Catalogna] Guascogna e Provenza
    e Limosino, Alvernia e Viennois»

    (Albertí de Sisteron, anno 1220)
  16. ^ (FR) Aulu-Gelle, Nuits Attiques, citato da Jean-Pierre Saltarelli, Marcus Cornelius Fronton, in Fontaine de Pétrarque, nº 20, 2007, p. 9.
  17. ^ (FR) Charles Rostaing et Jean B. Barbaro, Raimbaut de Vaqueiras, Éd. Scriba, L'Isle-sur-la-Sorgue, 1989.
  18. ^ Œuvres d'Albertet de Sisteron à la Bibliothèque nationale
  19. ^ J.H. Marshall The descort of Albertet and its Old French Imitations Archiviato il 24 aprile 2010 in Internet Archive.

BibliografiaModifica

  • Élizabeth Aubrey, The Music of the Troubadours, Indiana University Press, 1996. ISBN 0253213894
  • Margarita Egan, The Vidas of the Troubadours, Garland, New York, 1984 ISBN 0824094379
  • Margarita Egan, Les Vies des troubadours, Union Générale d'Éditions, collection 10/18, Paris, 1985.
  • Jacques Marseille (sous la direction de), Dictionnaire de la Provence et de la Côte d'Azur, Éd. Larousse, Paris, 2002. ISBN 2035751055

Voci correlateModifica

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