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Antonio Guarnieri

direttore d'orchestra, compositore e violoncellista italiano

Antonio Guarnieri (Venezia, 1º febbraio 1880Milano, 25 novembre 1952) è stato un direttore d'orchestra, compositore e violoncellista italiano.

È stato uno dei più grandi direttori d'orchestra italiani della prima metà del Novecento. Della sua direzione si apprezzavano la chiarezza, la nitidezza dei suoni e la concertazione dei cantanti. Celebri erano il gesto, scarno fino all'immobilità, che dominava le orchestre e lo sguardo, acuto e penetrante, che stregava gli orchestrali. Viene considerato uno dei più penetranti interpreti di Wagner, Brahms, dell'opera francese e di Vivaldi. Ebbe fama internazionale e fu apprezzato nei maggiori centri musicali d'Europa e d'America: Milano, Vienna, Madrid, Buenos Aires ecc. Di lui restano pochissime incisioni. Vere e proprie rarità.

Indice

BiografiaModifica

Antonio Guarnieri è nato a Venezia il 1º febbraio 1880. Direttore d'orchestra, violoncellista e compositore. Appartenne ad una famiglia di musicisti. Suo fratello Francesco, violinista e anch'egli compositore, ebbe una brillante carriera internazionale mentre il padre Luigi fu uno stimato contrabbassista presso l'Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia.

La formazioneModifica

Conseguito il diploma di violoncello proseguì gli studi in composizione ed organo sotto la guida di Marco Enrico Bossi, direttore del Liceo Musicale “Benedetto Marcello” di Venezia. Da questi Guarnieri ricevette un'impronta formativa che lo guidò nelle successive scelte e l'accompagnò per l'intera vita. Egli infatti si interessò, ancora molto giovane, ad autori allora poco frequentati quali Antonio Vivaldi e Gaspare Spontini. A Monaco di Baviera durante un periodo di perfezionamento ebbe modo di conoscere e penetrare quel mondo mitteleuropeo che avrebbe poi frequentato nel corso della sua carriera. Tornato in Italia conobbe il pianista e compositore Giuseppe Martucci ed entrò a far parte come violoncellista del Quartetto che di Martucci portava il nome. Tale incontro fu importante per l'affinamento del gusto di Guarnieri verso la musica cameristica mitteleuropea e la musica strumentale italiana rinascimentale e barocca che proprio da loro veniva riscoperta ed eseguita.

Nel 1903 Guarnieri mosse i primi passi come direttore d'orchestra durante una tournée in Italia condotta da Amilcare Zanella. L'insegnamento di Zanella insieme a quello di Bossi e Martucci formò in maniera definitiva il gusto e l'attenzione del Guarnieri per la musica strumentale italiana che continuò ad eseguire per tutta la vita.

La direzione d'orchestra: dal Petruzzelli di Bari all'Hofoper di ViennaModifica

L'esordio vero e proprio come direttore d'orchestra, dopo il periodo di musicista da camera, avvenne nel 1904 a Siena. Il repertorio che caratterizzò le sue prime direzioni da un lato mostra il classico repertorio operistico dall'altro invece evidenzia l'attenzione di Guarnieri per le opere nuove come le Nozze istriane di A. Smareglia, Jerry e Betly di E. Romano e Cavalleria rusticana di D. Monleone. Dopo tre stagioni padane (Venezia, Brescia, Udine ecc.) la prima importante scrittura gli venne dal Teatro Petruzzelli di Bari. Nella stagione 1907/1908 diresse ben sette opere del cartellone di questo teatro da Andrea Chénier di U. Giordano, a La bohème di G. Puccini, da Pagliacci di Ruggero Leoncavallo a Traviata di Giuseppe Verdi fino a novità come Velda di L. Cassone e Werther dell'amato J. Massenet. A Bari incontrò come interprete di Tosca il grande soprano Camilla Pasini, la prima grande star della sua carriera. Con lei protagonista diresse ben 13 repliche dell'opera nel febbraio del 1908. Dopo questa esperienza Guarnieri ebbe come interpreti delle sue opere sempre nomi di assoluto rilievo. La stagione al Petruzzelli di Bari fu per Guarnieri un vero e proprio trampolino di lancio. L'anno successivo lo troviamo a Venezia scritturato per l'intera stagione 1908/1909. Al Teatro La Fenice diresse per la prima volta il Tristan und Isolde di R. Wagner, opera destinata a diventare nel tempo un suo cavallo di battaglia.

Gli impresari teatrali italiani cominciarono a conoscerlo e a stimarlo tanto da contenderselo per guidare intere stagioni operistiche. Giunse così al Teatro Massimo di Palermo dove ottenne un grande successo dirigendo il Tannhäuser di Wagner e il Rigoletto di Verdi. L'eco di questo successo giunse fino a Vienna dove il Sovrintendente dell'Opera di Corte Hans Gregor chiamò Guarnieri a guidare la stagione d'opera italiana. Gli anni passati a Vienna (1912-1913) furono anni di grandi ed esaltanti successi. All'Hofoper ebbe modo di lavorare con alcune leggendarie prime donne come Marie Gutheil-Schoder, Berta Kiurina, Elise Elizza e Anna Bahr-Mildenburg.

Nell'ottobre 1912 durante le prove di Madama Butterfly di Puccini, Guarnieri, che avrebbe dovuto dirigere anche Cavalleria rusticana e Pagliacci in lingua tedesca, lamentò l'esiguità del tempo a disposizione per un impegno così complesso, dichiarò forfait e fu sostituito da Franz Schalk. I rapporti con il sovrintendente Hans Gregor si logorarono in modo irreparabile tantoché, nonostante i successi de Il Trovatore di G. Verdi andato in scena il 23 dicembre 1912 e di alcune recite di Rigoletto, Madama Butterfly e Traviata del gennaio del 1913, Guarnieri abbandonò Vienna con una vera e propria fuga. Lo scandalo suscitato dall'abbandono dell'Hofoper fu enorme nel mondo musicale almeno come la penale richiesta a Guarnieri dal sovrintendente. Ma lo scoppio della guerra, per fortuna del Maestro, interruppe ogni azione giudiziaria.

Il successo internazionale e gli anni della guerraModifica

Una volta in Italia Guarnieri fu contattato per la stagione primavera-estate 1913 al Teatro Colón di Buenos Aires. Il Maestro accettò senza alcun indugio sia per sfuggire alla giustizia austriaca sia per motivi di famiglia. Al Teatro Colon ebbe modo di lavorare con una compagnia di canto eccezionale che aveva come voci femminili Cecilia Gagliardi e Maria Barrientos e come voci maschili Tito Schipa e Giuseppe Anselmi. Diresse, sempre coronato dal successo, Rigoletto, Mignon di A. Thomas, Lucia di Lammermoor di Donizetti e La Traviata di Verdi. Il 1914 è l'anno in cui, accanto all'attività operistica, Guarnieri andò incrementando anche quella dei concerti portando al pubblico gli impressionisti francesi che tanto amava e giovani autori italiani.

Nel 1915 fondò a Milano la Società Sinfonica Italiana ed ebbe modo di accostarsi per la prima volta al mezzo discografico. L'anno 1917 è l'anno in cui Guarnieri sfiora per la prima volta Arturo Toscanini, suo grande rivale. Questi avrebbe dovuto dirigere all'Augusteo Fontane di Roma di Ottorino Respighi ma, contestato dal pubblico romano, gettò la bacchetta e se ne andò. A sostituirlo fu chiamato Antonio Guarnieri.

L'approdo alla Scala e la consacrazione nel cuore del pubblicoModifica

Qualche anno dopo, nel 1922, il Maestro approda al Teatro alla Scala non più per dirigere un concerto sinfonico come era stato in precedenza ma come maestro concertatore e direttore d'orchestra di uno spettacolo in abbonamento: Lohengrin di R. Wagner. Lo aveva invitato il direttore artistico Arturo Toscanini il quale ben presto però si rese conto del suo errore in quanto, dopo la prima dell'opera, si vide scoppiare in casa una bomba inattesa. Il successo di Guarnieri fu subito immenso, confermato e, se possibile, aumentato a pochi mesi dal Lohengrin dalla direzione della prima assoluta di Belfagor di O. Respighi. Tra i due grandi maestri ci fu una malcelata lotta per la leadership sul Teatro alla Scala e i mezzi per ottenerla furono spesso biechi e non privi di vili trabocchetti, soprattutto da parte di Arturo Toscanini.

Gli anni compresi fra il debutto scaligero e la seconda guerra mondiale furono gli anni in cui venne consacrata la venerazione del pubblico per questo immenso direttore d'orchestra. Diresse in tutti i più prestigiosi teatri d'Italia: a Bologna, Trieste, Venezia, Firenze, Napoli, Roma, Catania. Nel 1927 giunse a Verona per la stagione estiva dell'Arena. Vi diresse La vestale di Gaspare Spontini e Aida di Verdi ma nonostante il grande successo, personalmente, fu molto deluso per questioni di acustica dall'esperienza di musica all'aperto. Maestro com'era del perseguire ed ottenere raffinatissime sonorità, con il suo solito sarcasmo disse: “All'aperto si può giocare a bocce o pisciare, non si deve far musica”. E non mise più piede all'Arena. Conclusa intanto l'unione con Anna Renzi dalla quale Guarnieri aveva avuto due figli: Arrigo, direttore d'orchestra e Augusta Sara, cantante, il Maestro ebbe una seconda unione con Renata Sancassani dalla quale nacquero Anna Maria, attrice, Ferdinando, direttore d'orchestra e Augusta Paola Francesca.

Gli anni Trenta videro Guarnieri dirigere opere al Teatro alla Scala, al teatro dell'Opera di Roma, a La Fenice, davanti ai microfoni dell'Eiar e concerti nei più famosi teatri italiani. A questi anni appartengono due episodi che chiariscono il carattere bizzarro e pigro del Maestro: il concerto di Cremona al Teatro Ponchielli del 1937 e la memorabile direzione del Macbeth di Ernest Bloch del 1938 al San Carlo di Napoli. A Cremona per le celebrazioni stradivariane erano presenti i più grandi violinisti della scena internazionale: Andreasson, Abbado, Materassi, Hindemith, Mazzucurati ecc. Con la loro complicità Guarnieri trafugò gli Stradivari, gli Amati, i Guarneri del Gesù che liutai e collezionisti di tutto il mondo avevano inviato a Cremona per l'occasione e che erano esposti al Palazzo Guelfo di Cittanova e tutti insieme fecero al Teatro Ponchielli una notturna orgia musicale di inimmaginabile bellezza. “I banditi di Dio” furono chiamati da un critico che anni dopo raccontò l'episodio.

Al San Carlo di Napoli per dirigere il Macbeth di Bloch, vista la difficoltà dell'opera e la fatica da fare, si rifiutò di provare dichiarandosi indisposto. L'autore presente su piazza lo sostituì per i primi giorni di prove mentre Guarnieri, non visto, lo osservava seduto nel buio di un palco. Avvicinandosi la prima venne fuori dal suo “malessere” e balzato sul podio diresse l'opera in modo memorabile. Un trionfo. Tanto che al termine Bloch corse a stringergli la mano esclamando commosso: "Non sapevo di aver scritto una musica così bella".

Dall'Accademia Chigiana al ritorno trionfale a ViennaModifica

Dal 1939 al 1946 tenne corsi di perfezionamento in direzione d'orchestra presso l'Accademia Chigiana di Siena, chiamato dal conte Chigi Saracini. Fu un'esperienza straordinaria sia per il maestro che per gli allievi, fra questi Claudio Abbado. Musicisti e intellettuali da ogni parte del mondo giungevano a Siena per ammirarlo ed avere la possibilità di assistere ad una sua direzione. Fu durante l'esecuzione della Juditha Triumphans di Vivaldi nel 1941 che Ezra Pound, venuto a Siena per l'occasione, disse: “Io vorrei da Dio ascoltare Guarnieri dirigere Vivaldi piuttosto che ascoltare Toscanini dirigere Beethoven a Salisburgo”.

Il compositore Igor Markevitch dopo aver osservato di persona Guarnieri dirigere alla Chigiana così scrisse di lui: “Merita d'essere annoverato fra i grandi direttori storici. Con una bacchetta corta come una matita e gesti minuti quanto precisi, Guarnieri soggiogava le orchestre ricavandone una qualità trascendentale. La sua arte direttoriale mi comunicò un'impressione d'infallibilità come non ho riconosciuto che in Toscanini”.

Sempre nell'agosto del 1941 salì sul podio delle Settimane internazionali di Musica di Lucerna conquistando il pubblico di lingua tedesca per la sua interpretazione di Brahms e Wagner tanto che gli venne offerto per il 1942 un trionfale ritorno a Vienna con l'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino in occasione del centenario della fondazione dei Wiener Philharmoniker. In questa occasione fu insignito dai Filarmonici della Medaglia Nicolai, l'onorificenza più alta concessa ad un direttore d'orchestra. La Telefunken subito lo ingaggiò per la registrazione di un intero ciclo sinfonico. In Italia intanto Guarnieri continuava a prodursi in concerti e nella direzione di opere a teatro. Si ricordano un memorabile Boris Godunov di Modest Petrovič Musorgskij all'Opera di Roma del 1942 e Kovancina sempre di Musorgskij del 1943.

Dai trionfi al Teatro alla Scala alla fineModifica

Fra il 1940 e il 1947 fu protagonista delle stagioni al Teatro alla Scala, “sfollate” a causa dei bombardamenti in provincia e poi al Teatro Lirico di Via Larga a Milano. Stagioni rimaste negli annali del Teatro anche per la partecipazione di giovani cantanti divenuti in seguito delle vere e proprie star: Tito Gobbi, Mario Del Monaco, Mafalda Favero, Giuseppe Di Stefano, Giulietta Simionato.

Conclusa la stagione scaligera le condizioni di salute di Guarnieri notevolmente peggiorate lo costrinsero ad abbandonare i teatri e a dirigere le opere in forma di concerto davanti ai microfoni della Rai. Dopo I puritani di Vincenzo Bellini (1948), Andrea Chénier di Umberto Giordano con Lauri Volpi (1949) e La Bohème di G. Puccini con la Tebaldi (1949) diresse nel 1950 La sonnambula di Bellini e la Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai, unico esempio di opera completa diretta da Guarnieri conservata in disco dalla Fonit Cetra e giunta fino a noi.

Fu questa l'ultima fatica dal Maestro. La malattia, dopo l'estate del 1950, gli impedì infatti di salire ancora sul podio. Compose alcune opere teatrali: Giuditta e Hannele; Impressioni di Spagna per orchestra, Orazione per la mia fine con testo dello stesso Guarnieri e musica vocale.

Morì a Milano il 25 novembre 1952.

Il nome di Antonio Guarnieri oggi è sconosciuto alla maggior parte del popolo italiano. Un geniale direttore rimane così nell'ombra pur avendo vissuto una vita straordinaria e dato ai fruitori della musica gioie infinite, diffuso ingegno. Un grande artista. Un genio pari a quello di Arturo Toscanini. Egli è stato riconosciuto tale in Italia e all'estero, da appassionati, da critici musicali, da addetti ai lavori (i quali, quando era il caso, avevano pur subìto i suoi sarcasmi), da altri grandi artisti come, solo per fare due nomi, Franco Zeffirelli ed Herbert von Karajan.

Perché allora questa obliterazione della memoria? Un discorso sulla fama è lungo e difficile da fare. Alcuni attribuiscono quanto è accaduto al carattere duro del Maestro, altri alla sua lingua biforcuta che castigava ogni errore musicale senza pietà, altri alla mancanza di una discografia che lo ricordi e ce lo faccia apprezzare. Guarnieri era uomo schivo e severo, amante della disciplina e del lavoro. Non si occupava, come diremmo oggi , della sua immagine. Amava la musica e questa era tutta la sua vita. Non edificò da vivo il piedistallo su cui salire da morto. “Sul versante della fortuna, le durezze toscaniniane si risolvevano in positivo, per Guarnieri pesavano sul negativo”, così scriveva Gianandrea Gavazzeni. Ed è stato proprio così. Forse per mille motivi o, forse, per nessun motivo. Così agisce la Fama nonostante gli sforzi di noi umani per contrastare la sua cecità e la sua partigianeria a prescindere.

CitazioniModifica

  • Alfredo Mandelli[1] musicologo:

«Ce lo eravamo chiesto in molti, sempre: con che cosa dirige? Non è che proprio non si muovesse; ma spesso il gesto era talmente poca cosa rispetto al risultato, da far porre la domanda; qualche volta, poi, era capitato che non si muovesse affatto. Questo lo fanno anche altri direttori, per brevi tratti; ma che qualcuno dirigesse un atto intero dalla Traviata restando immobile dopo aver dato lo stacco, era davvero qualcosa di unico. Eppure lui, Antonio Guarnieri, aveva fatto anche questo. Peccato che ormai i suoi cantanti di quella recita non siano più in giro, per fargliela raccontare. Immobile, o quasi. E allora ecco venir fuori il mito dello sguardo. Quello sguardo, quegli occhi che sembravano magnetizzare tutti, orchestrali, cantanti, coristi. Sarà stata suggestione, ma sembrava davvero che Guarnieri, più che con il gesto minimo, appena prolungato (ma di quanto, poi?) da quel suo minuscolo mozzicone di bacchetta, dirigesse guardando …” Guarnieri concertatore dei cantanti: tremendo, inflessibile; sulla esattezza di solfeggio della lettura non ammetteva che si sbagliasse; dopo un paio di “punti” messi dove non ci sono, o qualche altra traccia di studio approssimato, il cantante rischiava di essere protestato. “Dopo, in recita, state tranquilli, vi accompagno ma non perché voi facciate il pressappoco; anzi, vi sentirete liberi proprio perché sapete tutto con la massima precisione …” Poi, quando si andava in orchestra, il miracolo: poter cantare anche piano, senza mai esser coperti dall'orchestra, anzi sentendosi sorretti, guidati da una volontà illuminante; cantare senza mai dover sforzare, farsi udire sempre fin dall'ultimo spettatore, poter pronunciare ed esprimere bene, anche sopra ai “crescendo” dell'orchestra. Questo, alcuni cantanti giuravano di aver potuto farlo sempre soltanto con Guarnieri.»

  • Gianandrea Gavazzeni[2], direttore d'orchestra:

«Erano il viso, lo sguardo ad esercitare suggestione sugli esecutori, circuendoli talvolta in un'atmosfera magica; era il taglio sprezzante della bocca, a far presagire e temere giudizi a sferza. Così lo ricordiamo nel suo periodo di maggior forza. Dal disegno fisico ne deriva l'immagine del suo “gesto” direttoriale. Il gesto considerato allora come il famoso “gesto di Guarnieri”. Circoscritto nello spazio, sobrio, ma di eccezionale efficacia nell'ottenere dall'orchestra il famoso “suono di Guarnieri”. Che era prerogativa tutta personale, per la morbidezza degli “archi”, la varietà dei piani, l'aprirsi dei crescendi in sintonia con l'aprirsi del gesto, con il potere evocativo della mano sinistra. Immune da qualunque schema prefigurato il suo gesto era tutto dentro alla musica, dentro al cuore del fraseggio, all'origine dell'invenzione del suono.»

  • Claudio Abbado, a otto anni, dopo aver visto dirigere Guarnieri al Teatro alla Scala di Milano uno dei Notturni di Claude Debussy decise che sarebbe diventato un direttore d'orchestra. Infatti fu allievo di Guarnieri alla Chigiana. Diventato adulto e celebre direttore così si esprime in una intervista parlando del suo lavoro:

«“Io sono sempre alla ricerca di qualche cosa di nuovo. Quando trovo una nuova edizione o una vecchia edizione di un'opera che penso di conoscere bene scopro sempre un dettaglio, un particolare che mi sorprende. E cerco di trasmettere questa curiosità ai miei musicisti”. “E come mai”, insiste l'intervistatore, “tutto questo lo impari a memoria, come mai dirigi sempre senza partitura?”. “Perché se non conosco a memoria una partitura vuol dire che non la conosco abbastanza. E chiedo spesso anche ai musicisti di imparare a memoria la loro parte, di non fissare sempre e soltanto il leggio. Più occhi vedo davanti a me e più sono contento. Come diceva sempre il vecchio Antonio Guarnieri ci sono i musicisti che hanno la partitura in testa e quelli che invece hanno la testa nella partitura”.»

  • Guido Piamonte[3], musicologo:

«Freddamente metallico, magnetico e inquisitorio, lo sguardo di Antonio Guarnieri era il mezzo che gli consentiva di comunicare imperiosamente agli esecutori il messaggio della sua individualità di interprete; quanto nell'esteriore apparenza dimesso e limitato tornava il suo gesto direttoriale, con l'ausilio di una bacchetta cortissima, ma impugnata con muscolare e spirituale tensione, immediatamente percepita dall'orchestra e, sulla scena, dai solisti di canto e dalle masse corali. Ma sempre, e in primissimo luogo, la potenza dello sguardo: solo chi ebbe la ventura di seguire decine e decine di prove di Guarnieri – eventualmente sbirciando dalle quinte o da qualche forellino delle “sale parapettate” dei concerti – poté cogliere il segreto del maestro.»

  • Mafalda Favero[4], cantante lirica:

«Guarnieri è stato un grandissimo. Se devo essere sincera, i pianissimi e il colore dell'orchestra che otteneva Guarnieri, Toscanini non li ha mai avuti. La sensibilità di Guarnieri – credo di poterlo dire, visto che ho cantato con entrambi – non l'aveva Toscanini. Toscanini, per carità, era un fenomeno, ma un metronomo, proprio senza cuore certe volte. Guarnieri era invece soprattutto sentimento. Ne è un esempio la “Francesca da Rimini” di cui resta anche un'incisione in disco. Diretta come sapeva fare lui, ti fa letteralmente andare in cielo.»

  • A proposito del boicottaggio di Guarnieri al Teatro alla Scala durante la conduzione Toscanini si legga la seguente citazione dai Quaderni di Guastalla , l'autore del testo del Belfagor di Respighi, e le due note riportate[5]:

«In febbraio [1923] una lettera della Direzione della Scala aveva comunicato ufficialmente a Ottorino che, date le peggiorate condizioni della vista del Maestro Toscanini, egli avrebbe diretto soltanto Deborah e Jaele e la direzione dell'opera Belfagor sarebbe stata affidata al Maestro Antonio Guarnieri. Respighi rispose che apprendeva con molto dolore la decisione, ma, dato il nome del Maestro che era chiamato a sostituire Toscanini, non credeva opportuno di ritirare l'opera. Primo sbaglio, la risposta che la Direzione attendeva era proprio il contrario di quella inviata. Appena arrivato a Milano Ottorino si sentì dire che Guarnieri non conosceva l'opera e gli fu insinuato che se avesse – lui autore – “protestato” Guarnieri e ritirato l'opera, l'anno seguente il Belfagor l'avrebbe diretto Toscanini. Anche l'editore Ricordi consigliava Respighi di rinunciare alla direzione di Guarnieri, ma Respighi era troppo galantuomo per prestarsi ad un colpo mancino contro questo direttore di altissimo valore e forse non capì nemmeno la manovra a cui l'Ing. Scandiani – direttore del teatro – lo voleva indurre. Il Maestro Guarnieri, chiamato come secondo di Toscanini, aveva ottenuto durante la stagione un grandissimo successo di pubblico e di critica e, non potendo farlo cadere in un'opera di repertorio, i dirigenti della Scala avevano pensato ad un fiasco di Belfagor che avrebbe travolto anche lui. Nota 53: Va inoltre segnalato che la protagonista femminile avrebbe dovuto essere Juanita Caracciolo e che fu sostituita dalla Direzione a pochi giorni dalla prima dalla cantante inglese Sheridan, la quale non aveva riscosso in precedenza le simpatie del pubblico. Per contrattaccare la Direzione della Scala, due settimane dopo la prima l'avvocato del Maestro Guarnieri notificava al Teatro una citazione legale in quanto Belfagor era stata tolta dal cartellone dopo sei rappresentazioni esaurite e le scene, caso unico nella storia moderna del teatro come farà notare Elsa Respighi, bruciate per non darle a Bologna per la stagione autunnale. Nota 54: Riportando la testimonianza di Guastalla, che gli lasciò i suoi Quaderni, Bragaglia aggiunge: “Toscanini [...] conosceva e riconosceva il valore di Respighi, sapeva la grande importanza che avrebbe avuto per la sua carriera l'esito della sua prima opera alla Scala, ma pur di colpire Guarnieri e farlo “cadere” non esitò ad abbassarsi alle più meschine manovre di boicottaggio.»

AneddotiModifica

  • Racconta Giovanni Bartoli: Una battuta del grande direttore Antonio Guarnieri. A Siena, dirigendo la seconda parte di un concerto ed avendo trovato sul leggio una lunga bacchetta con impugnatura di sughero lasciata dal celebre compositore e direttore A. C. che lo aveva preceduto, la spezzò ed avendone impugnato un cortissimo frammento, rivolto al pubblico sprezzantemente miagolò nel suo dialetto veneto – Mi no go bisogno di un sughero per star a galla!.
  • Racconta Enrico Stinchelli: Guarnieri, grandissimo maestro veneto, mandava spesso e volentieri a quel paese chi non gli andava a genio, quasi sempre per motivi musicali; una volta, a un tenore che stonava parecchio nel duetto “Parigi o cara” (Traviata) disse di spostarsi rispetto al soprano, e tanto lo fece spostare da mandarlo dietro le quinte: “Maestro! Ma sono fuori scena!” protestò il tenore, e Guarnieri: “Bravo! Quello è il posto tuo!”.
  • Si racconta che quando Guarnieri era a dirigere alla Scala con Toscanini direttore un giorno, mentre il Maestro durante le prove era alle prese con gli orchestrali che non riuscivano a fare in modo impeccabile quel che chiedeva, si udì una voce venire da un palchetto al buio e dire timidamente. “Maestro ha bisogno di qualcosa?” Era Arturo Toscanini acquattato a seguire. La risposta fu pronta, in veneziano come era suo solito: “Sì, varda se funziona i caloriferi”.

DiscografiaModifica

Antonio Guarnieri ha inciso alla fine degli anni '20 per la casa discografica milanese Fonotipia di cui era consulente artistico il compositore Umberto Giordano. Quindi per la Homochord - poi diventata Odeon-, La Voce del Padrone, la Telefunken soprattutto con l'Orchestra del Teatro alla Scala. Con la Cetra ha inciso nel 1951 Francesca da Rimini, l'unica opera completa che rimane di tutte le sue varie incisioni, di recente ristampata in CD dalla Warner Fonit e nel 2014, per il centenario della sua composizione, dall'etichetta Urania.

Registrazioni dal vivoModifica

NoteModifica

  1. ^ Antonio Guarnieri, Edizioni MC Musica classica
  2. ^ Antonio Guarnieri “Il poeta del suono”, Associazione “Venezia mia”
  3. ^ Ricordo di Antonio Guarnieri, Musica, n. 20, marzo 1981
  4. ^ Il genio bizzarro di Antonio Guarnieri, Musica, n. 20, marzo 1981
  5. ^ Leonardo Bragaglia e Elsa Respighi, Il teatro di Respighi (Opere, balli e balletti), Bulzoni (Biblioteca di Cultura), n. 126, Roma 1978, pp. 99-102

Collegamenti esterniModifica

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