Appio Conti

Appio II Conti
NascitaPoli, 1558
MorteNoyon, 26 marzo 1593
Cause della morteMorto in duello
Luogo di sepolturaChiesa di Santo Stefano, Poli
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoFlag of Cross of Burgundy.svg Impero spagnolo

Flag of the Papal States (pre 1808).svg Stato Pontificio

Forza armata
ArmaFanteria, Cavalleria
CorpoArmata delle Fiandre
Grado
Comandanti
Guerre
Battaglie
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Appio Conti (Poli, 1558Noyon, 26 marzo 1593) è stato un generale italiano.

BiografiaModifica

I primi anniModifica

Appio nacque a Poli, non distante da Roma, figlio di Torquato I Conti, I duca di Poli e Guadagnolo e di sua moglie, Violante Farnese, figlia di Galeazzo I Farnese duca di Latera. Suoi fratelli furono Lotario Conti, II duca di Poli e Guadagnolo, e il cardinale Carlo Conti. Da giovane ebbe modo di studiare con tutori privati tra cui Angelo da Caiano e soprattutto con Annibal Caro, amico del padre. È su consiglio di quest'ultimo, infatti, che Torquato avvierà il figlio alla carriera militare a causa del suo palese disinteresse per le materie letterarie e scientifiche.

La guerra nelle FiandreModifica

Dal 1577 entrò nelle file dell'esercito imperiale, combattendo al fianco di don Giovanni d'Austria nelle Fiandre, il quale poco dopo cedette il comando ad Alessandro Farnese, zio materno di Appio, col quale il giovane combatté nelle province valloni. Alessandro Farnese concesse al nipote incarichi importanti nella sua armata. Nel febbraio del 1584, rimase ferito nel corso di un combattimento, motivo per cui lo zio lo incluse direttamente nello staff del suo stato maggiore. Appio venne incaricato di porre un freno alle truppe parmensi che, unitamente a quelle del principe-elettore di Colonia, Ernesto di Baviera, si erano abbandonate a scorribande e razzie nella regione da poco conquistata nel corso dell'inverno del 1585. Nell'aprile del 1586 prese parte all'Assedio di Grave, recandosi quindi in Gheldria dove respinse un attacco delle truppe fiamminghe combinate a quelle inglese guidate da Martin Schenck. Nel 1587 concluse un'intesa col governatore della città di Wachtendock al quale riuscì a strappare la promessa di consegnare intatto l'intero abitato se il Farnese avesse concesso a lui la restituzione dei suoi beni personali. Malgrado la fiducia di Appio, il governatore era fermamente intenzionato a tendere un agguato al giovane militare che scampò miracolosamente all'attentato preparatogli. Sempre nel 1587, prese infine parte alla Battaglia di Engelen e all'Assedio di Blymbech come comandante di un contingente di cavalleria.

Le guerre di religione in FranciaModifica

Poco dopo si recò in Francia per sostenere con le sue truppe la Lega Cattolica contro Enrico di Navarra, assieme a Nicolò Cesi e Alessandro Sforza, sempre come aiutante di campo del principe Farnese, portando i suoi uomini alla conquista di Lagny. Dopo le perdite pesanti subite all'assedio di Knosenburg, nel 1590 venne inviato per due mesi in Italia dove, assieme a Pietro Caetani e a Tarquinio Capizucchi, ebbe il compito di trovare nuove reclute. Tornò in Francia nella primavera del 1591 accompagnato da Ercole Sfondrati, I duca di Montemarciano, nipote di papa Gregorio XIV, il quale era stato nominato maresciallo di campo.

Mentre si trovava in Italia, oltre a fronteggiare i problemi finanziari della propria famiglia, Appio Conti dovette cedere alla richiesta del governatore di Milano, il principe Carlo d'Aragona Tagliavia, per fornire aiuto militare in Piemonte al duca Carlo Emanuele I di Savoia. Tornato finalmente in Francia coi nuovi contingenti recuperati, Appio venne ferito a Vervins, in Piccardia, seppur con conseguenze non gravi.

Nel novembre del 1591, mentre Alessandro Farnese si concentrava sul compiere ogni sforzo possibile per salvare la città di Rouen, assediata da Enrico di Navarra. Nel febbraio del 1592, dopo una serie di contrasti interni e per la mancanza del soldo per i soldati, Ercole Sfondrati chiese a Clemente VIII di poter lasciare la carica di comandante generale delle truppe pontificie in Francia e dal 28 febbraio Conti prese il suo posto. Nello stesso periodo, a ogni modo, logorato dai contrasti con Filippo II di Spagna e minato nella salute, abbandonò il campo anche il duca Farnese che affidò i propri compiti al giovane nipote.

Per questa sua carica e per il modo di dirigere la guerra, ebbe notevoli contrasti con il legato pontificio Matteucci, il quale lo accusò di disperdere il denaro per le paghe dei soldati e nominò una commissione con due commissari per procedere alla retribuzione degli uomini. Fu a questo punto che Appio decise di dimettersi dalle sue cariche, lasciando la guida delle operazioni a Karl von Mansfeld.

Il 13 marzo 1593 le forze cattoliche posero vittoriosamente assedio a Noyon; il 26 marzo il duca di Mayenne Carlo di Guisa mandò il generale Appio Conti a reclutare cinquanta Lanzichenecchi delle armate pontificie da spostare sul campo di battaglia, ma questi si rifiutarono di obbedire agli ordini del generale per via delle continue sortite ai loro danni da parte delle truppe nemiche, e perciò non fu possibile trasferirle sul campo di battaglia. Tuttavia, dopo due ore di tempo, un emissario del Duca tornò al campo ove erano le truppe tedesche, per prendere i cinquanta soldati, ma il generale Appio Conti si scusò per il contrattempo dicendo che si sarebbe personalmente recato dal Duca per le dovute spiegazioni, e successivamente lo stesso generale ricevette l'ordine di spostare tutte le suo truppe presso il sergente Francesco da Milano, nel tempo stesso ordinò che venisse avvertito dello spostamento il colonnello dei Lanzichenecchi, G. Bayer von Boppart, ma quest'ultimo si rifiuto a più riprese di sottostare agli ordini del generale, tant'è che in seguito a un violento litigio lo stesso generale Appio Conti smontò da cavallo e si batté a duello con il colonnello G. Bayer von Boppart il quale lo uccise con un colpo all'orecchio destro mentre il colonnello riportò solamente una ferita al braccio. Il duca Carlo di Guisa, venuto a conoscenza dell'uccisione del generale Appio Conti, ordinò che il colonnello venisse immediatamente arrestato, ma quest'ultimo riuscì a fuggire dal campo imperiale. Molte altre notizie riguardo a questo fatto furono redatte dal segretario personale del generale, Orazio Silvestri.

Albero genealogicoModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Giulio Conti, signore di Poli Paolo Conti, signore di Poli  
 
Maddalena Orsini  
Carlo Conti, signore di Poli  
Giacoma Conti Mariano Conti  
 
Geronima Colonna  
Torquato I Conti, I duca di Poli e Guadagnolo  
Antimo Savelli, signore di Albano Cristoforo Savelli, signore di Albano  
 
Porzia da Ceccano  
Maria Tarquinia Savelli Conti  
Giulia Conti Sigismondo Conti, signore di Poli  
 
 
Appio Conti  
Pier Bertoldo Farnese, signore di Latera Bartolomeo Farnese, signore di Latera  
 
Iolanda Monaldeschi della Cervara  
Galeazzo I Farnese, duca di Latera  
Battistina dell'Anguillara Francesco dell'Anguillara  
 
Lucrezia Farnese  
Violante Farnese  
Giuliano dell'Anguillara Giovanni Battista dell'Anguillara  
 
 
Isabella dell'Anguillara  
Girolama Farnese Pier Luigi Farnese Seniore  
 
Giovannella Caetani  
 

BibliografiaModifica

  • P. Paruta, Legazione di Roma. Dispacci 1592-1595, a cura di G. De Leva-I, Venezia 1887, p. 184
  • A. Caro, Lettere familiari, a cura di A. Greco, III, Firenze 1961, pp. 163-65
  • A. C. Davila, Historia delle guerre civili di Francia nella quale si contengono le operazioni di quattro re, Venezia 1634, p. 855
  • F. Strada, Della guerra di Fiandra, Roma 1648, dec. 2, pp. 202, 459, 555, 557, 698
  • M. Dionigi, Genealogia di casa Conti, Parma 1664, pp. 89-90
  • G. Dondini, Historia de rebus in Gallia gestis ab Alexandro Farnensio, Roma 1673, pp. 264, 271, 288, 444, 673
  • P. Fea, Alessandro Farnese duca di Parma, Roma 1894, pp. 150, 358, 395, 403, 433
  • G. Cascioli, Memorie storiche di Poli, Roma 1896, pp. 172-177
  • R. Maere, Les origines de la nonciature de Flandre, in Revue d'histoire ecclésiastique, VII (1906), pp. 809-812;
  • P. van Isacker, Notes sur l'intervention militaire de Clément VIII en France à lafin du XVIe siècle, in Revue d'histoire ecclésiastique, XII (1911), pp. 702-713
  • L. Van der Essen, Alexandre Farnèse, Prince de Parme, gouverneur général des Pays-Bas (1545-1592), V, Bruxelles 1937, pp. 46 e s., 141-270, 337

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