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Carlo d'Aragona Tagliavia
Retrato de Carlos de Aragón y Tagliavia.jpg
Principe di Castelvetrano
Duca di Terranova
Stemma
In carica 1564-1594
Successore Carlo d'Aragona Tagliavia Marinis
Altri titoli
  • Grande di Spagna
  • Marchese di Avola
  • Conte di Borgetto
  • Barone di Pietra Belice e di Burgio Milluso
Nascita Palermo, 25 dicembre 1521
Morte Madrid, 23 settembre 1599
Sepoltura Chiesa di San Domenico
Luogo di sepoltura Castelvetrano
Dinastia Tagliavia
Padre Giovanni Tagliavia d'Aragona
Madre Antonia Concessa d'Aragona Alliata
Consorte Margherita Ventimiglia Moncada
Figli
  • Giovanni
  • Simone
  • Vincenzo
  • Ottavio
  • Pietro
  • Giuseppe
  • Giulia
  • Luna
  • Anna
  • Isabella
  • Beatrice
  • Emilia
Religione Cattolicesimo
Carlo d'Aragona Tagliavia
25 dicembre 1521 – 23 settembre 1599
SoprannomeMagnus Siculus
Nato aPalermo
Morto aMadrid
Cause della mortenaturali
Luogo di sepolturaCastelvetrano
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoFlag of Cross of Burgundy.svg Impero spagnolo
Gradoammiraglio
BattaglieBattaglia di Lepanto
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Carlo d'Aragona Tagliavia, principe di Castelvetrano (Palermo, 25 dicembre 1521Madrid, 23 settembre 1599), è stato un nobile, politico e militare italiano del XVI secolo al servizio della Corona spagnola.

Indice

BiografiaModifica

Nacque a Palermo il 25 dicembre 1521, da Giovanni, marchese di Terranova, e dalla nobildonna Antonia Concessa d'Aragona Alliata dei baroni di Avola, di cui era figlio primogenito.[1] Nel 1538, alla morte della madre, ereditò da costei le baronie di Avola e di Terranova, ambedue elevate a marchesato per privilegio dell'8 agosto 1543, esecutoriato il 16 febbraio 1544, concessogli dall'imperatore Carlo V d'Asburgo, che lo investì perciò dei titoli di I Marchese di Avola e I Marchese di Terranova.[1] Al padre succedette nel possesso del Marchesato di Terranova, della Contea di Castelvetrano e delle baronie di Pietra Belice e Burgio Milluso - di cui si investì l'11 settembre 1549 - oltre che dei suoi beni immobiliari.[1]

A Carlo fu imposto come primo cognome quello materno degli Aragona, in ragione della più antica e regale ascendenza del casato - il cui capostipite era Orlando d'Aragona, figlio naturale del re Federico III di Sicilia - rispetto a quello paterno dei Tagliavia.[1] Da bambino accompagnò il Marchese Giovanni suo padre, al servizio dell'esercito imperiale spagnolo, nelle spedizioni in Africa, come la Presa di Algeri del 1529, come pure nelle Fiandre e in Germania.

Governatore della nobile Compagnia della Carità di Palermo nel 1539 e 1543[2], la sua carriera politica ebbe inizio come capitano di giustizia della medesima città nel 1545-46.[3] Nel 1551, fu capitano d'armi a Siracusa, città che difese dai ripetuti attacchi delle navi turche.[4] Soprannominato Magnus Siculus dal Cardinale di Granvelle[2], fu per quaranta giorni reggente del trono di Spagna dopo l'abdicazione dell'Imperatore Carlo V avvenuta nel 1557, in attesa della maggiore età del figlio Filippo.

L'Aragona Tagliavia, fu in seguito deputato del Regno nel 1557-62 e nel 1566-70, capitano generale e presidente del Regno di Sicilia nel 1566-68.[2][5] Il re Filippo II di Spagna lo investì dei seguenti titoli: I Duca di Terranova, con privilegio del 22 agosto 1561, esecutoriato il 23 ottobre del medesimo anno; I Principe di Castelvetrano, con privilegio del 28 aprile 1564 esecutoriato il 14 ottobre; I Conte di Borgetto, con privilegio del 31 marzo 1566, esecutoriato il 31 luglio, nonché di regio consanguineo.[1][3] Fu inoltre cavaliere dell'Ordine d'Aviz e dell'Ordine del Toson d'Oro (1585).[2][6]

Ammiraglio e gran connestabile del Regno dal 1566[7], il Principe di Castelvetrano prese parte alla battaglia di Lepanto del 1571, combattuta tra le flotte della Lega Santa e quelle dell'Impero ottomano, nelle 10 galere di Sicilia comandate dal duca Juan de Cardona.[8] Dopo questa battaglia, che vide la vittoria delle forze cristiane, ricoprì nuovamente l'incarico di presidente del Regno di Sicilia dal settembre 1571 all'aprile 1577.[9]

Durante gli anni siciliani, l'Aragona Tagliavia ebbe particolare attenzione per i suoi feudi, in particolare del Principato di Castelvetrano: nel 1546 vi fondò il convento dei Frati cappuccini, dotandolo di una rendita e di preziose reliquie, tra cui, una parte del velo di Sant'Anna e i resti del frate Pietro di Mazara, giunto con un crocifisso miracoloso; pochi anni dopo, creò un Monte di Pietà e la Compagnia dei Bianchi per la cura dei malati e l'assistenza spirituale dei condannati a morte; dopo il 1570, fece ingrandire la chiesa di San Domenico, fatta costruire a Castelvetrano dai suoi antenati, e le decorazioni degli interni furono affidate al pittore Antonino Ferraro da Giuliana. Da governatore della Sicilia promosse un'azione di riqualificazione urbanistica di Palermo, che vide la realizzazione della via del Cassero e di piazza Bologni nel 1566.[10]

La monarchia spagnola gli assegnò in seguito altri incarichi fuori dalla Sicilia: il 30 agosto 1578, fu destinato, quale plenipotenziario del Re di Spagna, per trattare insieme con i commissari dell'Imperatore, la pacificazione dei Paesi Bassi; il 7 marzo 1581, venne nominato luogotenente del Principato di Catalogna e delle Contee del Rossiglione e della Cerdagna; il 18 ottobre 1582 fu nominato Governatore di Milano, incarico che ricoprì fino al 1592.[9] Da governatore del ducato milanese, nel 1588, fu inviato dal Re di Spagna per stipulare la pace con i Cantoni svizzeri.[9] Dopo la morte di Filippo II, il suo successore il re Filippo III di Spagna lo nominò presidente del Supremo Consiglio d'Italia.[9]

Morì a Madrid il 23 settembre 1599, ma, come da lui richiesto nel testamento, fu seppellito a Castelvetrano nella chiesa di San Domenico.[1]

Matrimonio e discendenzaModifica

Carlo d'Aragona Tagliavia sposò nel 1547 la nobildonna Margherita Ventimiglia Moncada, figlia di Simone, marchese di Geraci, con la quale procreò 12 figli:

CitazioniModifica

Carlo d'Aragona Tagliavia viene citato dal Manzoni nel Capitolo I de I promessi sposi, come autore di due "gride" con le quali si bandivano da Milano i "bravi":

«…a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de' bravi. Questa specie, ora del tutto perduta, era allora floridissima in Lombardia, e già molto antica. Chi non ne avesse idea, ecco alcuni squarci autentici, che potranno darne una bastante de' suoi caratteri principali, degli sforzi fatti per ispegnerla, e della sua dura e rigogliosa vitalità. Fino dall'otto aprile dell'anno 1583, l'Illustrissimo ed Eccellentissimo signor don Carlo d'Aragon, Principe di Castelvetrano, Duca di Terranuova, Marchese d'Avola, Conte di Burgeto, grande Ammiraglio, e gran Contestabile di Sicilia, Governatore di Milano e Capitan Generale di Sua Maestà Cattolica in Italia, pienamente informato della intollerabile miseria in che è vivuta e vive questa città di Milano, per cagione dei bravi e vagabondi, pubblica un bando contro di essi.[1]»

OnorificenzeModifica

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Giovanni Antonio Tagliavia Emanuele, barone di Castelvetrano Antonino Tagliavia del Bosco, barone di Castelvetrano  
 
Eufemia Emanuele  
Giovanni Vincenzo Tagliavia Amato, barone di Castelvetrano  
Eufemia Amato Termini Giovanni Amato, barone di Belice  
 
Contessa Termini  
Giovanni Tagliavia d'Aragona, marchese di Terranova  
Gaspare Federico d'Aragona Cruyllas, barone di Avola Giovanni Federico d'Aragona, barone di Avola  
 
Beatrice Cruyllas, baronessa di Terranova  
Beatrice d'Aragona  
Chiara d'Aragona Pietro d'Aragona, barone di Avola  
 
?  
Carlo d'Aragona Tagliavia, principe di Castelvetrano  
Gaspare Federico d'Aragona Cruyllas, barone di Avola Giovanni Federico d'Aragona, barone di Avola  
 
Beatrice Cruyllas, baronessa di Terranova  
Carlo d'Aragona, barone di Avola  
Chiara d'Aragona Pietro d'Aragona, barone di Avola  
 
?  
Antonia Concessa d'Aragona Alliata, baronessa di Avola  
Mariano Alliata Tagliavia, signore di Giuliana Gerardo Alliata  
 
Laura Tagliavia  
Giulia Alliata Settimo  
Elisabetta Settimo Ciampolini Antonio Settimo, barone di Giarratana  
 
Polissena Ciampolini  
 

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g Torre.
  2. ^ a b c d Gaetani, p. 13.
  3. ^ a b NOBILIARIO DI SICILIA da Tabula a Tavola, su bibliotecacentraleregionesiciliana.it. URL consultato il 01-02-2019.
  4. ^ E. Gentile, Carlo d'Aragona Tagliavia, Regia deputazione per la storia di Malta, 1937, Archivio storico di Malta, p. 387.
  5. ^ Giovanni E. Di Blasi, Storia cronologica dei Viceré, Luogotenenti e Presidenti del Regno di Sicilia, Stamperia Oretea, 1842, pp. 218, 236.
  6. ^ Historia de la insigne Orden del Toyson de Oro, vol I, p. 258.
  7. ^ Di Blasi, p. 71.
  8. ^ G. Arenaprimo, barone di Montechiaro, La Sicilia nella battaglia di Lepanto, 1898, p. 78.
  9. ^ a b c d Gentile, p. 386.
  10. ^ G. Sommariva, Palazzi nobiliari di Palermo, Flaccovio, 2004, p. 51.

BibliografiaModifica

  • F. M. Emanuele e Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile. Parte Seconda., vol. 2, Palermo, Stamperia de' Santi Apostoli, 1757.
  • R. Canosa, Storia di Milano nell'età di Filippo II, Roma, Sapere 2000, 1996.
  • R. Canosa, La vita quotidiana a Milano in età spagnola, Milano, Longanesi, 1996.
  • L. Scalisi, «Magnus Siculus». La Sicilia tra impero e monarchia (1513-1578), Bari, Laterza, 2012, ISBN 8858106180.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN171800779 · ISNI (EN0000 0001 2075 6276 · SBN IT\ICCU\PALV\029400 · BNF (FRcb125272766 (data) · WorldCat Identities (EN171800779