Battaglia di Tarakan (1942)

battaglia della seconda guerra mondiale svoltasi nel 1942
Battaglia di Tarakan (1942)
parte della campagna delle Indie orientali olandesi
Tarakan.png
L'isola di Tarakan, a nord-est del Borneo
Data11 - 12 gennaio 1942
LuogoIsola di Tarakan, Borneo
EsitoVittoria giapponese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
1.3006.600
Perdite
Numero caduti ignoto. Diverse centinaia assassinati dopo la resa255 caduti
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La battaglia di Tarakan si svolse tra l'11 e il 12 gennaio 1942, nell'ambito dell'offensiva giapponese nel Sud Pacifico, durante la Seconda guerra mondiale. Tarakan è una piccola isola situata a nord-est dell'Isola del Borneo, facente parte nel 1942 delle Indie orientali olandesi. Nonostante le sue ridotte dimensioni, la presenza di circa 700 fra pozzi petroliferi, raffinerie, depositi e aeroporti, la rendeva uno dei principali obiettivi giapponesi nella Guerra del Pacifico.

Da notare che il l'Impero giapponese dichiarò guerra al Regno dei Paesi Bassi solo il 10 gennaio 1942, il giorno prima l'invasione dell'isola. Tuttavia i combattimenti in quel settore procedevano da oltre un mese, e la Regina Guglielmina dei Paesi Bassi aveva dichiarato guerra al Giappone l'8 dicembre 1941, il giorno dopo l'attacco di Pearl Harbor.

Le forze in campoModifica

La guarnigione olandese dell'isola di Tarakan, forte di circa 1.300 uomini, era al comando del Tenente colonnello Simon de Waal. Unità principale era i 7º Battaglione del KNIL (Koninklijk Nederlandsch-Indisch Leger, "Reale esercito delle Indie Olandesi"), rinforzato da mitraglieri e da un reparto motorizzato con 7 autoblindo. Ne facevano inoltre parte due batterie di artiglieria da campagna, un gruppo di artiglieria costiera e due batterie di artiglieria contraerea, più un plotone del genio e un'unità sanitaria. L'appoggio aereo era molto modesto, le forze dell'Aeronautica militare del KNIL (Militaire Luchtvaart KNIL, o semplicemente ML-KNIL) ammontavano ad appena tre bombardieri Martin B-10 più un paio di caccia Brewster Buffalo. AL comando di H.C. Nieuwenhuisen, poi, vi era a Tarakan un distaccamento della marina militare (Zeemacht Nederlands-Indië, "Marina militare delle Indie Olandesi") con vario naviglio leggero, un sommergibile (il K-10) e il posamine Prins van Oranje, unità principale della flottiglia. Da tale comando dipendeva anche il Gruppo aereo navale GVT-7 della Aeronautica navale (Marine Luchtvaartdienst), con tre idrovolanti Dornier Do 24.

La forza di invasione giapponese era invece composto dalla Brigata Sakaguchi, un gruppo operativo a livello brigata di circa 5500 unità basato sul 144º Reggimento fanteria, con reparti di artiglieria, blindati, del genio e della sanità. Lo comandava il generale di divisione Shizuo Sakaguchi, comandante dell'intera operazione. Disponeva inoltre per lo sbarco e la conquista dell'isola del 2º Distaccamento fanteria di marina Kure, composto da circa 1100 uomini. Tutte queste forze erano state concentrate a Davao, nelle Filippine. La forza navale che doveva trasportare e rifornire le truppe di terra era al comando del retroammiraglio di divisione Shōji Nishimura, e comprendeva 16 navi da trasporto ed una scorta composta da un incrociatore leggero e undici cacciatorpediniere.

La battagliaModifica

Il 10 gennaio 1942 un idrovolante Dornier Do 25 avvistò la flotta giapponese in avvicinamento. Il colonnello de Waal, conscio della quasi impossibilità di difendere l'isola con le esigue forze disponibili, ordinò che i pozzi e le installazioni petrolifere dell'isola, che costituivano il principale obiettivo strategico dei giapponesi, fossero distrutti.

La forza di attacco giapponese veniva divisa in due parti: l'ala destra, comprendente il grosso della brigata Sakaguchi e l'unità di fanti di marina Kure, doveva sbarcare sulla costa orientale dell'isola, ritenuta più difficilmente accessibile e dunque meno presidiata dalle truppe olandesi. L'ala sinistra doveva invece sbarcare sulla costa occidentale, e annientare le batterie costiere che difendevano l'accesso all'unico porto dell'isola. L'ala destra sbarcò sull'isola di Tarakan a mezzanotte dell'11 gennaio 1942, circa 4 km a nord della foce del fiume Amal. Dopo una marcia notturna attraverso la giungla, all'alba attaccarono e distrussero i capisaldi olandesi situati alla foce del fiume, catturando diversi soldati indonesiani del KNIL. Dai prigionieri, sotto la minaccia di torture, vennero a conoscenza della dislocazione del grosso delle truppe olandesi, situate a protezione dei pozzi petroliferi. Forti di tali informazioni, l'unità giapponese, rinforzata ora dai fanti di marina, iniziò un movimento aggirante, sempre attraverso la giungla, col fine di colpire il nemico col favore della sorpresa. Giunti in posizione di attacco in tarda mattinata, si scontrarono questa volta con truppe ben trincerate sulla cresta di alcune alture, il cui fuoco di fucili e armi automatiche respinse gli attacchi giapponesi per tutto il pomeriggio. Quella notte però, respinto un contrattacco olandese, i giapponesi lanciarono una serie di puntate offensive su per la collina, riuscendo a superare gli sbarramenti di filo spinato e conquistando le prime linee difensive, distruggendo i capisaldi e facendo strage di tutti gli ufficiali bianchi del KNIL, per lo più a colpi di baionetta. Il colonnello de Waal, resosi conto della situazione ormai compromessa, chiedeva la resa ai giapponesi, che veniva accettata a mezzogiorno del 12 gennaio.

L'ala sinistra, intanto, dopo essere sbarcata non era riuscita ad assolvere alla propria missione, e una batteria costiera ancora impediva l'accesso al porto di Tarakan, rifiutando di arrendersi e affondando alcune unità navali giapponesi. Avendo i giapponesi promesso loro salva la vita, lo stesso colonnello de Waal persuase i suoi artiglieri a deporre le armi, essendo stata disposta la resa di tutte le truppe presenti sull'isola. La batteria si arrese, ma a quel punto i giapponesi presero tutti i 219 soldati olandesi prigionieri e, divisili in gruppetti da tre, li assassinarono buttandoli in mare e facendoli affogare.

I Giapponesi avevano completato l'occupazione dell'isola di Tarakan, prendendo prigionieri 871 soldati olandesi del KNIL.

Sviluppi e conseguenzeModifica

L'occupazione di Tarakan era stata, per i giapponesi, un'operazione tutto sommato semplice; già il 14 gennaio la Brigata Sakaguchi e i fanti di marina ripartivano per Balikpapan, per continuare nell'invasione del Borneo, lasciando sul posto truppe di presidio e specialisti per riattivare le infrastrutture distrutte dai difensori olandesi.

Il KNIL si era rivelato per quello che era, cioè un esercito coloniale male equipaggiato ed addestrato che, da solo, non avrebbe potuto costituire un serio ostacolo per l'espansione giapponese nelle Indie Orientali Olandesi. Le Forze Imperiali Giapponesi erano infatti in quel momento senza dubbio lo strumento militare più forte di tutto il Pacifico centrale e meridionale. La Marina imperiale giapponese aveva garantito il dominio del mare e dell'aria, e le truppe dell'esercito (Dai-Nippon Teikoku Rikugun, "Esercito del più grande Impero giapponese") si erano dimostrate meglio armate equipaggiate e addestrate di qualunque nemico incontrato fino ad allora.

Urgevano aiuti dagli altri Alleati e la formazione del ABDACOM (American-British-Dutch-Australian Command), un comando unificato per tutte le forze degli Alleati nel Sud Pacifico, rispondeva proprio a questa esigenza. Ma anche questa misura si rivelerà del tutto insufficiente, e la vera partita si giocherà più ad est, in Nuova Guinea e nelle Salomone. L'isola di Tarakan rimase nelle mani dei giapponesi fino al giugno del 1945, quando venne occupata dagli Alleati nell'ambito della riconquista del Borneo.

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