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Biblioteca della Camera dei deputati
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
CittàRoma-Stemma.png Roma
IndirizzoVia del Seminario, 76 00186 Roma
Caratteristiche
TipoPubblica
ISILIT-RM0175
Numero opere1.400.000 volumi, 1800 riviste correnti
Apertura1848
Sito web

Coordinate: 41°53′56.76″N 12°28′43.1″E / 41.8991°N 12.47864°E41.8991; 12.47864

La Biblioteca della Camera dei deputati è una delle due biblioteche del Parlamento italiano ed è stata fondata nel 1848. Inizialmente riservata ai parlamentari, dopo il trasferimento nella sede di via del Seminario nel 1988 è stata aperta al pubblico.

Con circa 1.400.000 di volumi a stampa, e 1.800 riviste, con un patrimonio per oltre il 35% in lingua straniera[1], è una delle maggiori biblioteche di Roma.

StoriaModifica

Origini e primi sviluppi (1848-1871)Modifica

La Biblioteca della Camera dei deputati fu istituita nel 1848 come struttura di supporto del Parlamento subalpino. La sua prima sede fu in Palazzo Carignano, a Torino. Il regolamento provvisorio, approvato nel corso della prima seduta della Camera, l’8 maggio 1848, prevedeva una biblioteca e un archivio «sotto la sovrintendenza dei Questori» e un bibliotecario-archivista designato con il voto dell’Assemblea plenaria.

Il 7 giugno, a scrutinio segreto, fu nominato il bibliotecario nella persona di Leonardo Fe]a, con 101 voti a favore e 8 contrari.

Il 27 dicembre 1848, la Camera affiancò al Bibliotecario una Commissione di vigilanza incaricata di esprimere le esigenze dei deputati nella scelta dei libri. La prima Commissione per la Biblioteca era costituita da 7 membri: Pietro Luigi Albini, Achille Mauri, Luigi Federico Menabrea, Enrico Ract, Federico Paolo Sclopis, Francesco Sulis, Carlo Baudi di Vesme. In seguito, a Fea fu affiancato Giovanni Battista Scovazzi, un patriota ligure di origine mazziniana, poi seguace del mistico polacco Andrzej Tomasz Towiański.

Nel marzo 1852, la Commissione per la Biblioteca fu ridotta a tre membri più i due Questori. Tale sarebbe rimasta, salvo una parentesi durante il fascismo, fino al 1966.

Nel corso della IV legislatura subalpina, con l’insediamento della prima Commissione composta da 5 membri, la Biblioteca della Camera poté dirsi pienamente formata. Si trattava di una piccola collezione di libri, periodici e atti ufficiali ancora contenuta in un unico locale, al piano terra di Palazzo Carignano.

La Biblioteca ebbe un forte sviluppo in coincidenza con il processo di unificazione. La dotazione di bilancio aumentò sensibilmente e fu iniziata una campagna di acquisti che doveva soddisfare le esigenze e le aspettative di una classe politica ormai nazionale.

Dopo il trasferimento della capitale a Firenze, nel 1865, la Camera dei deputati e il Ministero degli esteri occuparono il Palazzo della Signoria. I locali assegnati alla Biblioteca erano quelli del cosiddetto quartiere dei Gigli, corrispondenti all’area soprastante il salone dei Dugento, e cioè la sala detta dei Gigli, la sala delle Udienze e la sala delle carte geografiche (detta anche la sala dell’Orologio). La sala dei Dugento, al piano inferiore, era adibita a sala di lettura di giornali e riviste.

Negli anni di Firenze, la Commissione di vigilanza sulla biblioteca fu dominata dalle personalità di Francesco Domenico Guerrazzi, tra il 1865 e il 1867, e Angelo Messedaglia, tra il 1867 e il 1870.

Fea morì il 1º aprile 1870, all’età di soli 59 anni. Il 6 giugno 1870, la Camera, riunita in Comitato segreto nominò bibliotecario Giovanni Battista Scovazzi con 127 voti mentre 121 voti andarono a Desiderio Chilovi. Pochi giorni prima della nomina di Scovazzi, l’Ufficio di Presidenza, deliberò l’assunzione di Pietro Fea (1849-1932), figlio di Leonardo.

La Biblioteca di Filippo Mariotti e di Pietro Fea (1872-1920)Modifica

Pietro Fea si trovò ad affrontare il trasloco della Biblioteca da Firenze a Roma, nella nuova sede di Palazzo Montecitorio. Nel 1871 furono trasportati a Roma circa 22.000 volumi.

Negli anni Settanta, la Commissione di vigilanza fu dominata dalle figure di Giovanni Battista Ruggeri Della Torre, Filippo Mariotti e Floriano Del Zio. Filippo Mariotti (1833-1911), ebbe un ruolo decisivo nell’organizzazione e nello sviluppo della Biblioteca della Camera, che in quegli anni acquistò alcuni caratteri distintivi e originali. Furono fortemente sviluppate le collezioni delle fonti legislative e parlamentari straniere e i filoni storici e di cultura nazionale, ma, soprattutto, furono creati nuovi strumenti catalografici per facilitare un’informazione rapida ed aggiornata. Mariotti volle creare una sorta di centro di documentazione ante litteram, dove fosse possibile reperire l’informazione contenuta nelle fonti più vive e aggiornate della cultura contemporanea in tutti i settori di interesse parlamentare. Nello stesso tempo, la Biblioteca della Camera doveva presentarsi anche come un luogo simbolico, nel quale fossero presenti le opere di riferimento della migliore editoria europea e della cultura nazionale.

Pr quanto riguarda gli strumenti catalografici, nella seduta del 25 giugno 1878, la Commissione di vigilanza decise la formazione di un catalogo degli articoli contenuti nelle riviste della Biblioteca, lo strumento catalografico più originale che la Biblioteca della Camera abbia realizzato nella sua storia.

Il lavoro comportò la costruzione di un ampio schema di classificazione, che fu progressivamente elaborato nel corso di circa 10 anni fino ad essere pubblicato nella sua struttura definitiva nel 1894. Alla fine, si arrivò ad uno schema di 21 classi suddivise in 1156 sottoclassi, schema che fu sostanzialmente utilizzato dalla Biblioteca fino ai primi anni ‘50 del Novecento. Lo schema era corredato da un ampio indice alfabetico di voci con rinvio al numero della sottoclasse, in modo da facilitare la ricerca di specifiche tematiche. Successivamente, lo schema fu utilizzato anche per le opere monografiche.

Mentre la parte per materia rimase in forma manoscritta o a schede, nel 1885 la Commissione decise di procedere alla pubblicazione della prima parte del catalogo, quella relativa agli scritti biografici e critici, che fu pubblicata con una certa regolarità fino alla prima guerra mondiale e, in seguito, più lentamente, fino ad interrompersi con gli spogli relativi al 1943-1948.

Nel dicembre 1881, Mariotti fece preparare un opuscolo di cui furono stampate 4000 copie: La Biblioteca della Camera dei deputati nel 1881: notizie pubblicate per cura della Commissione della Biblioteca, Roma, Tip. Botta, 1881. Si trattava di una piccola guida che circolò anche in ambienti diversi da Montecitorio e rese nota la biblioteca a giornalisti e studiosi.

Pietro Fea, che già svolgeva funzioni di direttore con Mariotti, lo divenne di diritto dal 1º gennaio 1889 dopo che Scovazzi chiese di essere collocato in pensione, il 14 dicembre 1888, all’età di 80 anni. Fea fu bibliotecario della Camera fino al 30 giugno 1920. In questo lunghissimo periodo, nel quale la Biblioteca attraversò fasi storiche molto diverse della vita parlamentare, la sua direzione seguì le linee di sviluppo disegnate da Filippo Mariotti. Lo stanziamento a disposizione della Biblioteca rimase di 25.000 lire dal 1882 fino al 1918.

Uno dei tratti distintivi della Biblioteca della Camera era quello di essere una biblioteca di serials e di pubblicazioni ufficiali italiane e straniere pervenute per scambio o per dono. Questa tendenza si consolidò a seguito dell’approvazione dell’art. 3 della legge sul deposito obbligatorio del 7 luglio 1910 n. 432, che imponeva agli enti pubblici l’invio alle Biblioteche della Camera e del Senato di una copia delle loro pubblicazioni. Più in generale, la politica degli acquisti seguì le linee già fissate negli anni di Mariotti, con una quota di pubblicazioni straniere altissima per una biblioteca italiana del tempo.

Nel 1896 si tenne un concorso per vice segretario che fu vinto da Antonio Rovini, nato a Firenze il 19 febbraio 1871 e proveniente dalla Biblioteca del Ministero della guerra. Il secondo e ultimo concorso che si svolse durante la gestione Fea fu quello del 1914-15, vinto da Enrico Damiani (1892-1953), poi direttore della Biblioteca dal dicembre 1927 al 1950.

Dopo l’uscita di scena di Filippo Mariotti, per un lungo periodo che comprende l’età giolittiana e il primo dopoguerra, Presidente della Commissione fu quasi sempre Luigi Luzzatti, con interruzioni per lo più derivanti dai suoi incarichi al Governo.

Una delle grandi questioni ricorrenti nei verbali della Commissione per la Biblioteca tra la fine dell’Ottocento e la Grande Guerra fu la necessità di spazio per collocare i libri. Rifiutata ogni ipotesi esterna, la soluzione tenacemente difesa dal bibliotecario e dalla Commissione restò sempre quella di trovare una sistemazione adeguata all’interno di Montecitorio.

Quando Ernesto Basile fu incaricato di progettare la nuova Aula e l’ampliamento di Palazzo Montecitorio, egli concepì un’estensione dei locali della Biblioteca nel nuovo edificio, intorno al cortile interno, con due gallerie che si concludevano in un grande salone che replicava al secondo piano (quarto piano del Palazzo Basile) gli analoghi spazi centrali del cosiddetto “Transatlantico” a piano terra, formando un quadrilatero.

Dal primo dopoguerra al fascismoModifica

Fea fu collocato a riposo dal 1º luglio 1920, sostituito dal vice bibliotecario Antonio Rovini. Il 31 agosto, fu pubblicato in Gazzetta ufficiale il bando di concorso per un nuovo segretario di biblioteca, vinto da Giuseppe Tucci che entrò in servizio il 1º gennaio 1921. Fu assunto anche il secondo classificato, il dott. Giovanni Bach.

Giuseppe Tucci (1894-1984), restò in Biblioteca dal 1920 al novembre 1925, quando partì alla volta dell’India insieme all’orientalista Carlo Formichi che lo aveva personalmente raccomandato a Mussolini. Bach (1892-1962), lavorò in Biblioteca fino al 1950.

Tra i collaboratori di Rovini, a parte Tucci e Bach, il personaggio più importante fu Enrico Damiani, anche per le responsabilità che successivamente ebbe in Biblioteca e per l’importanza della sua figura di studioso, uno dei massimi esperti europei della cultura bulgara.

In quegli anni, Giacomo Matteotti fu uno dei deputati più legati alla Biblioteca. Tra il 1923 e il 1924, lavorò per mesi in Biblioteca alla stesura del suo libro denuncia Un anno di dominazione fascista che uscì, senza data, nel febbraio del 1924, e alla raccolta di articoli pubblicati su La Giustizia, poi riediti in opuscolo, dopo la sua morte, con il titolo Fascismo della prima ora. Quando fu rapito e ucciso, nel pomeriggio del 10 giugno 1924, intorno alle 16,15, stava recandosi a Montecitorio, presumibilmente proprio in Biblioteca, dove aveva trascorso parte della mattina.

Negli anni del fascismoModifica

A causa delle vicende parlamentari che accompagnarono l’affermazione del fascismo, la Commissione nominata nel 1924, composta, oltre ai Questori, da Francesco Saverio d'Ayala, Alessandro Dudan, Giovanni Persico, ebbe una vita travagliata. Inoltre, il 16 gennaio 1926, Rovini chiese il collocamento a riposo, avendo compiuto i 35 anni di servizio, ma anche perché ormai aveva preso avvio il processo di fascistizzazione della struttura amministrativa della Camera.

Si riteneva che anche la Biblioteca della Camera dovesse partecipare, con le sue specificità, in particolare con il suo patrimonio catalografico, alla “funzione nazionale” delle biblioteche, in un quadro di esaltazione del regime e dei suoi miti fondanti, a cominciare dalla Grande Guerra. Il 7 dicembre 1927, il Consiglio di presidenza, su proposta della Commissione di vigilanza, nominò Damiani bibliotecario. Si avviò quindi un programma di ristrutturazione della Biblioteca, che si concluse con l’inaugurazione da parte del Presidente Casertano, il 1º gennaio 1929, dei locali completamente rinnovati. Tra le personalità politiche più vicine alla Biblioteca in questo periodo si possono citare Giacomo Acerbo ed Emilio Bodrero.

Negli anni Venti e Trenta, non si tennero concorsi per la Biblioteca della Camera. Damiani ebbe in Giovanni Bach un collaboratore fidato che lavorò al suo fianco fino al secondo dopoguerra e divenne vice bibliotecario nel 1929, a cui si affiancò, nello stesso anno, Carlo De Franceschi (1899-1994), che sarebbe stato direttore dal marzo 1955 al giugno 1959.

Negli anni Trenta si colloca anche l’inizio del rapporto molto stretto con la Biblioteca della Camera di Giacomo Perticone, prima come comandato, poi come funzionario di ruolo, infine, dopo la nomina a professore di ruolo di filosofia del diritto e di teoria generale dello Stato, come funzionario straordinario.

La Biblioteca della Camera aveva, nel 1934, un patrimonio librario imponente che si può calcolare in più di 200.000 volumi, occupava gran parte del secondo piano di Palazzo Montecitorio ed aveva un organico di 12 dipendenti. In epoca fascista, la Biblioteca restò aperta, come era sempre stata, alla migliore cultura europea e internazionale, ma, soprattutto dalla seconda metà degli anni Trenta, dovette subire pressioni e limitazioni crescenti sia per favorire l’acquisto di pubblicazioni militanti e di propaganda, sia per la limitazione delle opere straniere.

La Biblioteca della Camera nel secondo dopoguerraModifica

Dopo l’armistizio dell’8 settembre e l’occupazione nazista della capitale, quasi tutti i dipendenti della Camera, compreso il Segretario generale Aldo Rossi Merighi (tra di essi tutti gli impiegati della Biblioteca), si rifiutarono di trasferirsi a Venezia e furono per lo più collocati a riposo.

Le sedi della Camera e del Senato furono ufficialmente chiuse dal 1º febbraio 1944. In realtà, Luigi De Franceschi guidò un ristrettissimo nucleo di impiegati (o ex impiegati) che continuò a lavorare almeno fino all’aprile del 1945 allo scopo, soprattutto di vigilare e “proteggere” la Biblioteca.

Alla fine di luglio del 1944, nominato Vittorio Emanuele Orlando Presidente della Camera pro tempore, tornarono a Montecitorio tutti i bibliotecari che vi prestavano servizio nel dicembre 1943, tra i quali Damiani, Bach e De Franceschi. Al momento della liberazione di Roma, la Biblioteca della Camera non aveva subito danni rilevanti e tornò ad essere punto di riferimento per tanti organismi amministrativi e giurisdizionali. A ciò si aggiunse l'attenzione all'attività pubblicistica dei partiti antifascisti che dominavano la scena, favorita dall'attivismo di Giuseppe Micheli, uno dei vicepresidenti scelti da Orlando, incaricato di occuparsi della Biblioteca.

Intanto Montecitorio tornava ad essere il centro della vita politica, prima attraverso la Consulta nazionale, istituita con il decreto luogotenenziale del 5 aprile 1945 e riunitasi, per la prima volta, il 25 settembre 1945, poi con l’elezione della Assemblea Costituente, il 2 giugno 1946.

L’Assemblea costituente fu un’esperienza molto importante per l’affinamento dei supporti conoscitivi alle discussioni parlamentari. Tuttavia, la Biblioteca restò in una situazione sostanzialmente passiva e di attesa fino al novembre 1946, quando fu decisa la nomina di una Commissione di vigilanza composta dal Vicepresidente Giovanni Conti, dal questore Antonio Priolo e da Costantino Mortati. Il 10 dicembre 1946, l’Ufficio di Presidenza deliberò un nuovo concorso per segretario di Biblioteca che si concluse nel novembre 1947. Risultò vincitore Silvio Furlani (1921-2001), che sarebbe stato il protagonista della vita della Biblioteca dalla fine degli Cinquanta all’inizio degli anni Ottanta. Insieme a Furlani, risultarono idonei Vincenzo Gueli (1914-1969), Mario Gabrieli (1915-2008) e Franco Molfese (1916-2001) che, in seguito, in tempi diversi, furono assunti e lavorarono in Biblioteca.

Nella prima legislatura repubblicana, la Commissione di vigilanza fu formata da Mario Longhena, presidente, Egidio Tosato e Concetto Marchesi oltre ai due Questori. In un primo tempo, la Commissione cercò di affrontare le gravi carenze della Biblioteca in collaborazione con Damiani. Il tentativo non andò a buon fine e si avviò un processo di riorganizzazione nel quale fu molto forte il peso del Presidente della Camera Giovanni Gronchi, e del Segretario generale Ubaldo Cosentino. Damiani fu emarginato e posto di fronte all’incompatibilità tra direttore della Biblioteca e docente universitario fuori sede. Damiani, che aveva due incarichi, all'Università di Roma e all'Istituto orientale di Napoli, presentò la richiesta di collocamento in pensione che fu accolta dall'Ufficio di Presidenza il 13 luglio 1950. La responsabilità della Biblioteca fu quindi affidata pro tempore all’avv. Umberto Collamarini, direttore generale dello stato giuridico del personale, coadiuvato dal capo stenografo Federico Mohrhoff. Questa sorta di commissariamento si protrasse fino al marzo 1955, quando De Franceschi fu nominato direttore della Biblioteca.

In questo periodo emerge la figura del deputato Igino Giordani (1894-1980), direttore de Il Popolo tra il 1946 e il 1947, personalità di primo piano della Democrazia Cristiana, che era anche esperto di biblioteconomia, avendo studiato negli Stati Uniti e lavorato per anni presso la Biblioteca Vaticana, fianco a fianco degli esperti della Library of Congress, contribuendo alla stesura delle Norme per il catalogo degli stampati. Giordani che, già nel 1950, aveva elaborato un progetto di riforma della Biblioteca della Camera, ottenne da Gronchi un contratto di consulenza che ebbe inizio dal 1º luglio 1954 e si protrasse fino al 30 giugno 1961. L’impresa più importante fu la ricatalogazione del patrimonio della Biblioteca in un catalogo, su schede di formato internazionale, di tipo “a dizionario”, secondo le Norme per il catalogo degli stampati della Biblioteca Vaticana.

Quando De Franceschi fu collocato a riposo, Silvio Furlani assunse, di fatto, la direzione della Biblioteca della Camera. Qualche anno dopo, nella riunione del 12 febbraio 1963, alla vigilia delle nuove elezioni, l’Ufficio di Presidenza decise l’istituzione di un ruolo separato per la Biblioteca. Nello stesso momento, Silvio Furlani fu nominato direttore della Biblioteca, con decorrenza dal 1º febbraio 1963.

Dalla riforma Cosentino al trasferimento nella sede di Via del SeminarioModifica

Quando Furlani divenne direttore, vi erano già i primi segni di profondi cambiamenti all’interno dell’amministrazione della Camera, culminati nella nomina di Francesco Cosentino a Segretario generale, nel marzo del 1964. All’inizio degli anni Sessanta, nacque un ampio dibattito politico e scientifico sulla crisi del Parlamento che aveva, tra i punti nodali, l’adeguamento degli apparati di documentazione che fu uno dei punti centrali della riforma dell'amministrazione della Camera voluta da Cosentino. In questo contesto, la Biblioteca doveva diventare un servizio dinamico volto a “disseminare l’informazione” in un quadro di “integrazione” con gli altri servizi di documentazione.

Nel 1966 fu modificato il regolamento della Camera, sostituendo la tradizionale Commissione di vigilanza sulla Biblioteca di 5 membri, con un organismo più ampio, ora denominato Comitato, composto da un Vicepresidente, due Questori, due Segretari di Presidenza, dal Presidente della Commissione istruzione e da due deputati scelti dal Presidente della Camera.

Nello stesso periodo, dalla fine degli anni Cinquanta, la Biblioteca della Camera ebbe uno sviluppo straordinario in termini qualitativi e quantitativi, a cui corrispose un forte aumento della dotazione di bilancio. Nel 1981, le stime del patrimonio erano di 700.000 volumi e 2000 periodici correnti. Si ebbe una grande espansione delle pubblicazioni seriali, in particolare opere in continuazione e collane, oltre a periodici e giornali.

Questo ritmo di crescita era incompatibile con gli spazi a disposizione, nonostante si fossero adattati a magazzino vari ambienti di Montecitorio.

Si cercò la soluzione nel progetto di un nuovo palazzo da costruire nell’area su via della Missione lasciata libera dalle demolizioni dell’epoca di Basile. Il concorso architettonico del 1966, com’è noto, non ebbe alcun esito, ma fu un passaggio molto importante perché nacque allora il tema dell’apertura della Biblioteca ad un pubblico diverso da quello istituzionale, secondo modalità che non erano ancora chiare.

Nei primi anni Settanta, mentre la Presidenza Pertini tenne aperta la possibilità di un nuovo edificio, la Camera procedette all’acquisizione e all’avvio della ristrutturazione di edifici demaniali: l’ex convento di Santa Maria in Campo Marzio, a Vicolo Valdina, e il complesso già in uso al Ministero delle poste e telecomunicazioni, in via del Seminario. La disponibilità di grandi complessi immobiliari nelle vicinanze di Montecitorio rafforzò l’ipotesi del decentramento della Biblioteca e a ciò contribuì il lavoro svolto dalla Commissione consultiva urbanistica, organo di consulenza dell’Ufficio di Presidenza, insediato nel febbraio 1975 con l’incarico di fornire un’analisi dei rapporti tra le funzioni parlamentari e il centro storico di Roma. Prese quindi corpo, nonostante le perplessità manifestate dal Comitato presieduto da Virginio Rognoni e l’aperta opposizione di Silvio Furlani, l’ipotesi di trasferire la Biblioteca nel complesso di Via del Seminario.

Dopo che Rognoni fu sostituito da Maria Eletta Martini (1922-2011) e Vincenzo Longi divenne il nuovo Segretario generale, furono superate le ultime resistenze al trasferimento della Biblioteca che fu al centro anche del convegno del 30 novembre 1978 dedicato ai primi risultati dell’attività della Commissione consultiva urbanistica. Il trasferimento al Palazzo di via del Seminario fu approvato ufficialmente con delibera del Comitato di vigilanza il 28 febbraio 1979, decisione poi convalidata dall’Ufficio di presidenza il 15 marzo 1979.

Nel 1980 fu istituito il Comitato di vigilanza sui servizi di documentazione che rifletteva, ormai, la complessità del comparto della documentazione e portava a compimento l’ampliamento delle competenze dell’antico organo di vigilanza sulla Biblioteca, nato nel 1848.

Furlani fu collocato a riposo il 31 dicembre 1981. Con delibera dell'Ufficio di Presidenza del 19 gennaio 1982, gli fu conferito il titolo di bibliotecario emerito della Camera dei deputati. Contestualmente, la direzione della Biblioteca fu affidata ad Emilia Lamaro.

Negli anni successivi, la Presidente Nilde Iotti seguì con particolare impegno i lavori di ristrutturazione ed ebbe un ruolo decisivo nell'approvazione della norma che prevedeva l'apertura della Biblioteca all'intera cittadinanza, abbassando il limite di età per l'accesso a 16 anni. Il trasloco della Biblioteca iniziò nel novembre 1985. Il 23 luglio 1986 si svolse una cerimonia di presentazione della nuova sede alle alte cariche dello Stato e al mondo della cultura. L’effettiva apertura al pubblico si ebbe mercoledì 14 dicembre 1988, 140 anni dopo l’atto di nascita della Biblioteca a Palazzo Carignano. Nell’occasione, Norberto Bobbio tenne, nella Sala delle Capriate, una conferenza su La rivoluzione francese e i diritti dell’uomo, alla presenza del Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga e della Presidente della Camera, Nilde Iotti.

Sviluppi recenti e nascita del Polo bibliotecario parlamentareModifica

Negli anni Novanta, dopo l’apertura della nuova sede, la Biblioteca della Camera affrontò l’impatto con l’utenza universitaria romana che, ben presto, decretò il successo della sede di via del Seminario. L’obiettivo di aprirsi alla cittadinanza fu interpretato cercando di evitare che l’allontanamento da Montecitorio indebolisse i legami con l’istituzione. Molte energie furono dedicate al potenziamento del settore della legislazione straniera e comparata, che divenne della massima importanza per garantire la partecipazione della Biblioteca alle funzioni della documentazione parlamentare.

Anche lo sviluppo delle collezioni risentì di questa proiezione verso Montecitorio, come dimostra la creazione di un archivio della letteratura grigia parlamentare e il consolidamento del settore preposto all’alimentazione delle banche dati parlamentari, trasferito in Biblioteca nel 1990.

Nella fase successiva, alla fine degli anni Novanta, il contesto fu completamente modificato da Internet e dallo sviluppo delle iniziative di comunicazione istituzionale basate su di un rapporto più attivo verso la cittadinanza e verso i mass media. A questo periodo, appartengono i progetti di digitalizzazione degli atti parlamentari e di conversione del catalogo a schede, finalizzati ad ampliare la diffusione e la disponibilità del patrimonio della Biblioteca tramite la rete.

Gli sviluppi più recenti hanno visto la nascita di un progetto di coordinamento e di progressiva integrazione tra le due biblioteche parlamentari, reso possibile dal trasferimento e dall’apertura al pubblico, il 21 giugno 2003, anche della Biblioteca del Senato, nel Palazzo della Minerva, adiacente alla Biblioteca della Camera.

All’inizio della XV legislatura, il processo di integrazione ebbe una forte accelerazione politica. Il 12 febbraio 2007, alla presenza del Presidente del Senato Franco Marini e del Presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti, fu aperta la porta che rese comunicanti le sedi delle due biblioteche, nei due palazzi contigui della Minerva e del Seminario, consentendo la libera circolazione degli utenti, secondo regole comuni. Nella stessa data, i due Segretari generali firmarono un protocollo d’intesa, istitutivo del cosiddetto “Polo bibliotecario parlamentare”, contenente un programma finalizzato al coordinamento e alla razionalizzazione dei servizi, sia verso l’utenza parlamentare, sia verso la cittadinanza e il mondo della scuola.

Più di recente, nel corso del 2016, in una stagione politica caratterizzata dal contenimento dei costi della politica e dal tentativo di razionalizzare il bicameralismo, è stata prevista una più avanzata omogeneizzazione dei servizi all’utenza istituzionale e ai cittadini e delle modalità di gestione delle due strutture, individuando nell’istituzione della Biblioteca del Parlamento il punto di approdo finale del processo di integrazione.

Il 2 aprile 2019, nel corso di una cerimonia alla presenza del Presidente Roberto Fico, la Biblioteca della Camera è stata intitolata a Nilde Iotti.[2]

PatrimonioModifica

Attualmente la Biblioteca possiede circa 1.400.000 volumi, 7.100 periodici (di cui 1.800 correnti), 4.000 edizioni antiche e rare. La collezione si amplia con circa 12.000 nuovi volumi ogni anno.

I volumi sono conservati in 17 sale di lettura a scaffale aperto e in circa 45 km lineari di magazzini.

Polo bibliotecario parlamentareModifica

Dal 2007 la creazione del Polo bibliotecario parlamentare ha visto l'inizio di una più stretta integrazione tra la Biblioteca della Camera e la Biblioteca del Senato.

Le due biblioteche hanno sede nei due palazzi adiacenti con ingressi rispettivamente in via del Seminario ed in piazza della Minerva, dove la biblioteca del Senato della Repubblica - intitolata a Giovanni Spadolini - si era trasferita il 21 giugno 2003 con i suoi oltre 700.000 volumi, i circa 3.000 periodici (dei quali 1.300 correnti) e 500 giornali italiani e stranieri (dei quali 80 correnti)[3].

NoteModifica

  1. ^ Biblioteca della Camera, raccolte e fondi, su biblioteca.camera.it. URL consultato il 24 settembre 2013.
  2. ^ Storia della Biblioteca, su biblioteca.camera.it. URL consultato il 24 settembre 2013.
  3. ^ Vi è ospitata la più importante raccolta di Statuti dei Comuni italiani e delle Corporazioni dal tardo Medioevo all'Età contemporanea; vi sono anche edizioni antiche di storia locale (circa 2.000 volumi, oltre al Fondo dalmata Cippico-Bacotich) e di diritto comune, arricchita dalle donazioni dei fondi Filippo Vassalli ed Ennio Cortese; vi si conserva la raccolta pressoché completa delle Leggi degli antichi Stati italiani, nonché una delle più ricche collezioni di periodici dell'Ottocento: v. Il Polo bibliotecario parlamentare, Le Carte e la Storia, n. 1/2007, giugno, pp. 104-112, ISSN 1123-5624, Il Mulino.

BibliografiaModifica

  • Insula Sapientiae: la Camera dei deputati nel complesso di Santa Maria sopra Minerva, Milano, Electa, 2012, ISBN 978-88-370-9370-9
  • Casu Antonio, Contro l'oblio della sapienza: origini e percorsi della Biblioteca della Camera dei Deputati (1848-2008), Napoli, Jovene, 2009, ISBN 978-88-243-1853-2.
  • Venturini Fernando, Libri, lettori e bibliotecari a Montecitorio: storia della Biblioteca della Camera dei deputati, Milano, Wolters Kluwer; Cedam, 2019, ISBN 978-88-133-7064-0

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàISNI (EN0000 0001 1958 4526 · LCCN (ENn86002553 · WorldCat Identities (ENn86-002553
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