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L'andamento della bilancia commerciale degli Stati Uniti d'America (1895–2015) in corrispondenza delle varie politiche commerciali adottate nel tempo.
Il deterioramento della posizione netta sull'estero degli Stati Uniti (NIIP, acronimo dell'inglese net international investment position) ha causato molte preoccupazioni tra gli economisti sugli effetti dell'esternalizzazione e del pesante deficit della bilancia commerciale statunitense sul lungo periodo.[1]
La bilancia commerciale degli Stati Uniti d'America dal 1960

StoriaModifica

Gli anni 1920 segnarono un decennio di crescita economica negli Stati Uniti seguendo una classica politica supply side.[2] Il presidente degli Stati Uniti Warren Harding ha firmato l'atto sulla tariffa di emergenza (Emergency Tariff) del 1921 e la tariffa Fordney-McCumber del 1922. Le politiche di Harding ridussero le tasse e protessero gli affari e l'agricoltura degli Stati Uniti. Dopo la Grande Depressione e la seconda guerra mondiale, la conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite (United Nations Monetary and Financial Conference) portò all'accordo valutario di Bretton Woods. Nel 1971, il presidente Richard Nixon mise fine del sistema di cambi fissi di Bretton Woods, decretando l'inconvertibilità del dollaro in oro e lasciando il Paese con una moneta legale fluttuante.

Nel lungo periodo, le nazioni con eccedenze commerciali tendono anche ad avere un surplus di risparmio. Gli Stati Uniti hanno in genere sviluppato tassi di risparmio inferiori rispetto ai suoi partner commerciali, che hanno avuto la tendenza ad avere eccedenze commerciali. Italia, Germania, Francia, Giappone e Canada hanno mantenuto tassi di risparmio più elevati rispetto agli Stati Uniti nel lungo periodo.[3]

EffettiModifica

Alcuni economisti ritengono che il prodotto interno lordo e l'occupazione possano essere trascinati giù da un deficit commerciale fuori misura sul lungo periodo.[4] Secondo altri, inveci, il deficit commerciale può persino avere effetti positivi sull'economia.[5]

I posti di lavoro nel settore della produzione di ricchezza negli Stati Uniti, come quelli nel settore manifatturiero e dei software informatici, sono stati spesso sostituiti da impieghi nel settore dei servizi a basso reddito, come quelli nel commercio al dettaglio e nel governo quando l'economia si è ripresa dalle recessioni.[6][7] Alcuni economisti sostengono che gli Stati Uniti stiano prendendo a prestito per finanziare il consumo di importazioni accumulando nel contempo somme di debito insostenibili.[1][8]

L'ultimo surplus commerciale degli Stati Uniti d'America risale al 1975.[9]

Nel 1985, gli Stati Uniti avevano appena iniziato un crescente deficit commerciale con la Cina. Durante gli anni 1990, il disavanzo commerciale degli Stati Uniti è diventato un deficit commerciale a lungo termine cronicamente eccessivo, soprattutto con l'Asia. Entro il 2012, il disavanzo commerciale degli Stati Uniti, il deficit del bilancio fiscale e il debito federale sono aumentati fino a raggiungere livelli record o prossimi a seguito di decenni di attuazione di ampie politiche incondizionate o unilaterali di libero scambio e accordi commerciali formali.[10][11]

Nel 2006, le principali preoccupazioni economiche si concentravano su: debito pubblico elevato ($ 9 trilioni), debiti aziendali non bancari elevati ($ 9 trilioni), debito ipotecario elevato ($ 9 trilioni), debito elevato delle istituzioni finanziarie ($ 12 trilioni), debiti del servizio sanitario ($ 34 trilioni), difficoltà finanziarie dei servizi sociali ($ 12 trilioni), alto debito estero (importo dovuto ai prestatori stranieri, il più alto del mondo con 16 trilioni di dollari al settembre 2012),[12][13] e un grave deterioramento della posizione patrimoniale netta internazionale degli Stati Uniti (NIIP) (-24% del PIL),[1] alti deficit commerciali e un aumento dell'immigrazione clandestina.[8][14]

Questi problemi hanno sollevato preoccupazioni tra gli economisti e i passivi non finanziati sono stati menzionati come un grave problema che affliggono gli Stati Uniti nel discorso sullo stato dell'Unione del 2006 dal Presidente George W. Bush.[14][15] Il 26 giugno 2009, Jeff Immelt, amministratore delegato di General Electric, ha chiesto agli Stati Uniti di aumentare l'occupazione di base manifatturiera al 20% della forza lavoro, commentando che gli Stati Uniti hanno esternalizzato troppo in alcune aree e non possono più fare affidamento sul settore finanziario e spesa dei consumatori per stimolare la domanda.[16]

Il 45º Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha proposto di aumentare le tariffe sulle esportazioni cinesi e messicane negli Stati Uniti in modo significativo,[17][18] per ridurre il deficit commerciale del Paese salito a 800 miliardi di dollari, di cui circa 500 nei confronti della sola Cina.[19]

Import/ Export/ Saldo commerciale degli USA nel 2016
in milioni $ (primi 30 partner commerciali)
[20]
Paese Esportazioni Importazioni Saldo commerciale Commercio totale
  Cina 115.775 462.813 - 347.038 578.588
  Giappone 63.264 132.202 - 68.938 195.466
  Germania 49.362 114.227 - 64.865 163.589
  Messico 230.959 294.151 - 63.192 525.110
  Irlanda 9.556 45.504 - 35.948 55.060
  Vietnam 10.151 42.109 - 31.958 52.260
  Italia 16.754 45.210 - 28.456 61.964
  Corea del Sud 42.266 69.932 - 27.666 112.198
  India 21.689 45.998 - 24.309 67.687
  Malaysia 13.068 30.420 - 17.352 48.554
  Francia 30.941 46.765 - 15.824 77.706
  Thailandia 11.810 27.123 - 15.313 40.066
  Svizzera 22.701 36.374 - 13.673 59.075
  Taiwan 26.045 39.313 - 13.268 65.358
  Indonesia 6.037 19.203 - 13.166 25.240
  Canada 266.827 278.067 - 11.240 544.894
  Israele 13.197 22.206 - 9.009 35.403
  Russia 5.798 14.512 - 8.714 20.310
  Spagna 10.373 13.468 - 3.095 23.841
  Colombia 13.099 13.796 - 697 26.895
  Regno Unito 55.396 54.326 + 1.070 109.722
  Arabia Saudita 18.023 16.926 + 1.097 34.949
  Brasile 30.297 26.176 + 4.121 56.473
  Cile 12.941 8.799 + 4.142 21.740
  Singapore 26.868 17.801 + 9.067 44.669
  Australia 22.225 9.534 + 12.691 31.759
  Belgio 32.271 17.020 + 15.251 49.291
  Emirati Arabi Uniti 22.382 3.356 + 19.026 25.738
  Paesi Bassi 40.377 16.152 + 24.225 56.529
  Hong Kong 34.908 7.386 + 27.522 42.294
Mondo 1.454.624 2.188.940 - 734.316 3.643.564

Secondo gli ultimi dati disponibili di fonte ONU COMTRADE, nel 2015 gli Stati Uniti hanno importato merci per un totale di 2.078 miliardi di Euro (+17,9% rispetto ai 1.763 miliardi del 2014) e ne hanno esportato per un totale di 1.354 miliardi di Euro (+10% sul 2014), registrando un disavanzo commerciale di 724 miliardi di Euro rispetto ai 542 miliardi del 2014.[21]. Nel 2016, gli Stati Uniti hanno esportato merci per $1,42 trilioni e ne hanno importate per $2,21 trilioni, con un passivo della bilancia commerciale di $783 miliardi.[22]

Serie storicaModifica

Interscambio in beni e servizi degli USA (valori in milioni di dollari)
Anno Bilancia Esportazioni Importazioni
Totale Bilancia dei pagamenti %
dei beni
Servizi Totale Bilancia dei pagamenti %
dei beni
Servizi Totale Bilancia dei pagamenti %
dei beni
Servizi
2000 -372.517 -446.783 74.266 1.075.321 784.940 290.381 1.447.837 1.231.722 216.115
2001 -361.509 -422.370 60.861 1.005.653 731.331 274.323 1.367.162 1.153.700 213.462
2002 -418.955 -475.244 56.290 978.705 698.037 280.668 1.397.659 1.173.281 224.378
2003 -493.890 -541.643 47.753 1.020.419 730.446 289.973 1.514.309 1.272.089 242.220
2004 -609.885 -664.764 54.879 1.161.549 823.584 337.965 1.771.434 1.488.348 283.086
2005 -714.247 -782.805 68.558 1.286.023 913.016 373.007 2.000.270 1.695.821 304.449
2006 -761.714 -837.288 75.574 1.457.644 1.040.906 416.738 2.219.358 1.878.194 341.164
2007 -705.376 -821.198 115.822 1.653.547 1.165.150 488.397 2.358.922 1.986.347 372.575
2008 -708.727 -832.493 123.766 1.841.611 1.308.794 532.818 2.550.339 2.141.287 409.052
2009 -383.776 -509.695 125.919 1.583.051 1.070.330 512.721 1.966.827 1.580.025 386.802
2010 -494.661 -648.681 154.019 1,853.603 1.290.271 563.332 2.348.265 1.938.952 409.313
2011 -548.626 -740.646 192.020 2.127.020 1.499.239 627.781 2.675.646 2.239.885 435.761
2012 -536.773 -741.171 204.398 2.218.989 1.562.578 656.410 2.755.762 2.303.749 452.013
2013 -461.876 -702.244 240.368 2.293.457 1.592.002 701.455 2.755.334 2.294.247 461.087
2014 -490.336 -751.494 261.157 2.375.905 1.633.986 741.919 2.866.241 2.385.480 480.761
2015 -500.445 -761.855 261.410 2.263.907 1.510.757 753.150 2.764.352 2.272.612 491.740
2016 -504.793 -752.507 247.714 2.208.072 1.455.704 752.368 2.712.866 2.208.211 504.654
2017 -568.442 -811.212 242.770 2.331.599 1.550.720 780.879 2.900.041 2.361.932 538.108
Fonte: U.S. Trade in Goods and Services - Balance of Payments (BOP) Basis da U.S. Census Bureau, Economic Indicator Division, 7 marzo 2018.

Tra il 1960 e il 2016 la bilancia commerciale degli Stati Uniti è stata in media in passivo per un valore pari a -1,62% del prodotto interno lordo, con un mino del -5,56% nel 2006 e un miglior risultato dell'1,01% nel 1964.[23]

NoteModifica

  1. ^ a b c Bivens, L. Josh (December 14, 2004). Debt and the dollar Archiviato il 17 dicembre 2004 in Internet Archive. Economic Policy Institute. 8 luglio 2007.
  2. ^ Joseph A. Schumpeter, "The Decade of the Twenties", American Economic Review vol. 36, No. 2, (maggio 1946), pp. 1-10 in JSTOR
  3. ^ The shift away from thrift.The Economist, 17 aprile 2005.
  4. ^ Congressional Budget Office, su Congressional Budget Office. URL consultato il 17 ottobre 2017.
  5. ^ Growing Trade Deficit Good News for U.S. Economy, su blog.Heritage.org. URL consultato il 17 ottobtr 2017.
  6. ^ Hira, Ron and Anil Hira with forward by Lou Dobbs, (Maggio 2005). "Outsourcing America: What's Behind Our National Crisis and How We Can Reclaim American Jobs". (AMACOM) American Management Association. Citing Paul Craig Roberts, Paul Samuelson, and Lou Dobbs, pp. 36–38.
  7. ^ David Friedman, New America Foundation (15 giugno 2002).No Light at the End of the Tunnel Archiviato il 19 dicembre 2007 in Internet Archive. Los Angeles Times.
  8. ^ a b Phillips, Kevin, Bad Money: Reckless Finance, Failed Politics, and the Global Crisis of American Capitalism, Penguin, 2007, ISBN 978-0-14-314328-4.
  9. ^ American Spaces – Connecting YOU with U.S. (XLS), su USInfo.org. URL consultato il 17 ottobre 2017.
  10. ^ https://www.census.gov/foreign-trade/statistics/historical/gands.txt
  11. ^ FTD - Statistics - Country Data - U.S. Trade Balance with World (Seasonally Adjusted), su Census.gov. URL consultato il 17 ottobre 2017.
  12. ^ Bivens, L. Josh (14 dicembre 2004) [hww.epinet.org/content.cfm/Issuebrief203 Debt and the dollar] Economic Policy Institute
  13. ^ Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti Copia archiviata, su treas.gov. URL consultato il 14 marzo 2008 (archiviato dall'url originale il 12 marzo 2008). ($ 12.249,418 il 30 giugno 2007)
  14. ^ a b Cauchon, Dennis and John Waggoner (3 ottobre 2004).The Looming National Benefit Crisis USA Today
  15. ^ George W. Bush (2006) State of the Union.
  16. ^ Bailey, David and Soyoung Kim (26 giugno 2009). "GE's Immelt says U.S. economy needs industrial renewal". UK Guardian.
  17. ^ (EN) Charles Lane, Donald Trump's contempt for the free market, in The Washington Post, 21 ottobre 2015, ISSN 0190-8286 (WC · ACNP). URL consultato il 22 luglio 2016.
  18. ^ (EN) Maggie Haberman, Donald Trump Says He Favors Big Tariffs on Chinese Exports, su The New York Times — First Draft, 7 gennaio 2016. URL consultato il 22 luglio 2016.
  19. ^ Trump: stop a dazi con Ue. Sanzioni per 60 miliardi contro Cina, Sky TG 24, 23 marzo 2018.
  20. ^ Top U.S. Trade Partners Ranked by 2016 U.S. Total Export Value for Goods (in millions of U.S. dollars) (PDF), su trade.gov. URL consultato il 7 febbraio 2017.
  21. ^ Bilancia commerciale USA su Infomercati - Diplomazia economica italiana
  22. ^ OEC - USA
  23. ^ USA: bilancia commerciale, percentuale del PIL

Voci correlateModifica