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Caccia tragica

film del 1947 diretto da Giuseppe De Santis

TramaModifica

Nell'immediato dopoguerra, un camion sul quale viaggiano i novelli sposi Michele e Giovanna e il ragioniere di una cooperativa agricola, incaricato di portare in sede quattro milioni di lire, viene assalito da un manipolo di banditi. I malviventi bloccano la strada con una finta ambulanza, uccidono l'autista e il ragioniere, si impossessano del denaro e prendono in ostaggio la ragazza. Alberto, il capobanda, è un disoccupato reduce di guerra; Daniela è la sua amante, una ex collaborazionista soprannominata Lili Marlene. I contadini della cooperativa si uniscono ai carabinieri per aiutarli a catturare i malviventi. Dopo un lungo inseguimento Daniela e Alberto, trascinando con sé Giovanna, si barricano in un edificio, già sede di un comando tedesco, dove vengono accerchiati.

Il terreno intorno è stato minato dai tedeschi e Daniela vorrebbe far esplodere le mine per far strage degli assedianti. Alberto vuole impedirglielo e, dopo una colluttazione, la uccide. Giovanna è finalmente libera e Alberto, catturato dai membri della cooperativa, deve subire il loro processo. Michele infine persuade i compagni della necessità di perdonare l'uomo, vittima disperata della guerra e dei padroni sfruttatori. Un lancio di zolle di terra sulla schiena di Alberto “redime” moralmente l'uomo, che si avvia verso il proprio futuro [sinossi tratta da: Marco Grossi (a cura di), Giuseppe De Santis. La trasfigurazione della realtà / The Transfiguration of Reality, Roma, Centro Sperimentale di Cinematografia - Associazione Giuseppe De Santis, 2007].

La criticaModifica

Questo film che segna il debutto nella regia di Giuseppe De Santis resta, pur nei suoi forti limiti derivanti dalla struttura intellettualistica della sceneggiatura e dai troppi temi affrontati e non ben sviluppati insiti nel soggetto, forse l'opera migliore del regista. Narra gli sforzi di una cooperativa agricola romagnola, nel dopoguerra, di organizzarsi, nonostante la contrarietà dei latifondisti e di una banda di malviventi. Il film tratta il dopoguerra, i reduci, il banditismo e altre questioni sociali...Gianni Rondolino nel Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1945/4955.

IncassiModifica

Incasso accertato a tutto il 31 dicembre 1952 £ 80.000.000

RiconoscimentiModifica

  • Nastro d’Argento per la miglior regia (ex aequo con Alberto Lattuada), miglior attrice (Vivi Gioi)
  • Festival di Venezia 1947: Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri al miglior film italiano
  • Festival di Mariánské Lázně 1948: miglior regia
  • Festival Karlovy Vary 1948: Menzione speciale

BibliografiaModifica

  • Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1945/1955 Bolaffi editore Torino 1977 a cura di Gianni Rondolino

Collegamenti esterniModifica

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