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Cappella della Sacra Sindone

cappella italiana
Cappella della Sacra Sindone
Duomo (Turin) - Dome.jpg
La cupola vista dall'interno della cappella
StatoItalia Italia
RegionePiemonte
LocalitàTorino
ReligioneCattolica
Arcidiocesi Torino
ArchitettoGuarino Guarini
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzioneXVI secolo
CompletamentoXVII secolo

Coordinate: 45°04′23.88″N 7°41′07.55″E / 45.0733°N 7.68543°E45.0733; 7.68543

Il Duomo di Torino nel 2006, con la cupola del Guarini sotto restauro
La Cappella della Sacra Sindone nel 2018, dopo il restauro

La Cappella della Sacra Sindone o Cappella del Guarini è un'opera architettonica dell'architetto Guarino Guarini, costruita a Torino alla fine del XVII secolo, capolavoro del barocco italiano.

StoriaModifica

La cappella fu commissionata a Carlo di Castellamonte dal duca Carlo Emanuele I di Savoia[1] per conservare il prezioso telo della Sindone che la famiglia ducale sabauda custodiva da alcuni secoli.

Con il tempo i progetti vennero modificati dal figlio di Carlo, Amedeo di Castellamonte, e poi dallo svizzero Bernardino Quadri, a cui si deve la progettazione di un edificio a base quadrata incastonato tra il palazzo ducale (ex palazzo vescovile e futuro palazzo reale) e l'abside della Cattedrale di san Giovanni Battista. L'aula del tempio venne però modificata da Bernardino Quadri in rotonda ed elevata al primo piano del Palazzo Ducale (poi Reale).

Alla fine il progetto venne affidato al prete-architetto Guarino Guarini che, abbandonata Parigi nel 1666, si fermò nella capitale sabauda e nel 1667 subentrò nei lavori della Cappella, adottando il progetto a forma rotonda precedentemente elaborato da Bernardino Quadri, che risultava realizzato quasi in toto per il primo livello, coincidente con l'aula del tempio. Guarini ne modificò comunque alcune strutture, soprattutto per rinforzarne le pareti che avevano destato apprensione per l'esilità e dunque per la tenuta di tutta la parte sovrastante al primo livello; inoltre rivoluzionò completamente il resto della Cappella, soprattutto la cupola, in modo da alleggerirla e darle quello slancio verso l'alto che i Savoia richiedevano all'opera. Il 27 ottobre 1679 la cupola fu completata ed il 12 maggio 1680 lo stesso Guarini vi celebrò la messa inaugurale.[2] Dal 1694 la cappella ospita la Sindone.

Nella prima metà dell'Ottocento la cappella venne decorata con alcuni gruppi di statue sui grandi personaggi di Casa Savoia commissionati da re Carlo Alberto a quattro differenti artisti: Benedetto Cacciatori, Pompeo Marchesi, Innocenzo Fraccaroli e Giuseppe Gaggini. I quattro grandi monumenti rappresentano il duca Amedeo VIII, il duca Emanuele Filiberto di Savoia, il duca Carlo Emanuele II e il principe Tommaso di Savoia-Carignano, capostipite della linea dei Savoia Carignano che salirà al trono con Re Carlo Alberto il 27 aprile 1831, dopo la morte di Re Carlo Felice, ultimo discendente regnante del ramo principale di Casa Savoia.

La Cappella della Sindone venne chiusa al pubblico il 4 maggio 1990, quando crollò sul pavimento un frammento di marmo da un cornicione interno. A causa di un corto circuito durante il successivo cantiere di restauro conservativo, quasi ultimato, nella notte tra l'11 e il 12 aprile 1997 un incendio danneggiò pesantemente l'edificio. La stessa Sindone rischiò di essere distrutta, fu sottratta alle fiamme dai pompieri, i quali sfondarono la teca in vetro contenente la cassetta in legno e argento che custodiva il telo.

La cappella, interessata da un'imponente opera di restauro e ricostruzione risultante tra i vincitori degli European Heritage Awards del 2019[3], è stata restituita alla città e riaperta ai visitatori il 27 settembre 2018[4], entrando quindi a far parte del percorso di visita dei Musei Reali di Torino.[5]

DescrizioneModifica

EsternoModifica

Esternamente la cappella si presenta come un edificio a pianta quadrata che compenetra sia il Duomo che Palazzo Reale. Sopra la base si innalza un tamburo in mattoni a pianta poligonale con 6 grandi finestroni ad arco, incorniciati da lesene e protetti da un tetto che morbidamente si adagia sugli archi. Al di sopra vi è una copertura a cappella sorretta da costoloni su cui sono installate numerose urne in pietra.

Tra i costoloni sbucano morbidamente linee arcuate orientaleggianti che disegnano numerose aperture a semicerchio, fino a salire alla parte terminale della cupola, un piccolo tamburo circolare finestrato e prolungato con una struttura a cannocchiale (estranea al progetto originale, che prevedeva una cuspide a spirale). La cupola è progettata in maniera da risultare più alta, grazie ad un'illusione ottica[6].

InternoModifica

 
Cappella della Sacra Sindone, pianta e sezione, da Scenographia Aedis Regiae Sacratissimae Sindoni Dicatae, Amsterdam, 1682. Incisioni ricavate dal progetto originale di Guarini

È internamente che il genio barocco del Guarini si concretizza: ai lati dell'altare maggiore del Duomo si aprono due portali in marmo nero che introducono a due cupe scalinate con bassi gradini semicircolari. Alla fine delle due scalinate si entra in due vestiboli circolari paralleli delimitati da tre gruppi di tre colonne colonne in marmo nero.

Da qui si accede alla cappella, a pianta circolare, dove al centro svetta l'altare barocco (opera di Antonio Bertola) che conservava, in una teca d'argento e vetro, la Sindone. La pianta circolare presenta cinque cappelle di cui quella centrale funge da abside e da vertice di un immaginario triangolo equilatero, con la base definita dai due vestiboli circolari paralleli. Il pavimento presenta un disegno in marmo nero e bianco che sottolinea l'importanza dell'altare, mentre grosse stelle di bronzo incastonate nel marmo bianco riflettono la luce proveniente dall'alto. La decorazione a stucco della cappella e della sua sagrestia si deve allo stuccatore Pietro Somazzi[7]. L'alzato della Cappella è scandito da pilastri, uniti a due a due da tre grandi archi, che definiscono i tre pennacchi sottostanti la cupola. La Cappella presenta un rivestimento marmoreo, nero nella parte più bassa e grigio in quella superiore.

La cupola è composta da sei livelli di archi degradanti verso la sua sommità, creando l'effetto ottico di una sua maggiore altezza. Gli archi, memori dell'eredità gotica, sono strutture leggere da cui entra la luce.

SimbologiaModifica

Colori e numeri presenti nella Cappella hanno un significato simbolico, che ne fanno il luogo della costruzione di una visione che dalla tragedia si evolve nella speranza.[8]

I colori scuri dei marmi evocano il sepolcro, per il tradizionale significato simbolico del colore nero con la morte. Il marmo si fa via via più chiaro con l'elevarsi della cupola e questo effetto di evoluzione dal nero mortuario alla luce della vita è sottolineato ed enfatizzato dalla luminosità naturale dovuta alle aperture ad arco.

Il numero tre rimanda alla Trinità, ma anche ai tre giorni trascorsi da Gesù nel sepolcro e ricorre molte volte nella costruzione: tre gruppi di tre colonne nei vestiboli, tre vertici del triangolo nello schema planimetrico, tre grandi archi sottostanti la cupola, tre pennacchi.[9]

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ N. Carboneri, "Vicenda delle cappelle per la Santa Sindone", in Boll. della Soc. Piem. di archeol. e belle arti, n. s., XVIII (1964), pp. 98-102
  2. ^ Guarini, Guarino
  3. ^ Chapel of the Holy Shroud, Turin, Italy
  4. ^ Il Giornale del Piemonte e della Liguria, 28 agosto 2018, p. 3
  5. ^ Riapre Cappella Sindone di Guarini
  6. ^ La Cappella della Sindone di Guarino Guarini a Torino, su cultorweb.com. URL consultato il 31-05-2010.
  7. ^ Bolandrini, 2011, 400.
  8. ^ Cappella della Sindone come non l’avete mai vista, in il giornale dell'architettura.com.
  9. ^ Nifosi, Giuseppe., L'arte allo specchio, 2 : arte ieri oggi : Dal Rinascimento al Rococò, Laterza, 2018, ISBN 9788842116127, OCLC 1045839573. URL consultato il 6 novembre 2019.

BibliografiaModifica

  • Beatrice Bolandrini, I Somasso e i Papa. Due dinastie di stuccatori a Torino nel Sei e nel Settecento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.
  • Giuseppe Dardanello, Stuccatori luganesi a Torino. Disegno e pratiche di bottega, gusto e carriere, in Ricerche di Storia dell'arte, 55, 1995, 53-76; Idem (a cura di), Sculture nel Piemonte del Settecento "Di differente e ben intesa bizzarria", Torino 2005, 29-30.
  • Dardanello G. - Klaiber S. - Millon H., Guarino Guarini, Allemandi Editore anno 2007
  • Nifosi, Giuseppe, L'arte allo specchio, 2: arte ieri oggi: Dal Rinascimento al Rococò, Laterza, 2018, ISBN 9788842116127, OCLC 1045839573

Voci correlateModifica

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