Carica di Krojanty

La carica di Krojanty fu eseguita dalla cavalleria polacca contro elementi di una divisione motorizzata tedesca nei pressi dell'omonimo villaggio, il primo giorno di operazioni in Polonia e inizio della seconda guerra mondiale in Europa. Pur trattandosi di uno scontro minore nel quadro complessivo della campagna, resta famoso per essere stato distorto dalla propaganda dell'Asse, allo scopo di sottolineare l'inadeguatezza delle forze armate polacche di fronte alla decantata Wehrmacht, e dell'Unione Sovietica, volta a screditare l'immagine della Polonia prebellica.

Carica di Krojanty
Data1º settembre 1939
LuogoKrojanty, Polonia
EsitoInconclusivo
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
800 uomini~ 250 cavalieri
Perdite
11 morti
9 feriti
25 morti
50 feriti
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La battaglia

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  Lo stesso argomento in dettaglio: Campagna di Polonia.

Il 1º settembre 1939 le forze armate tedesche dettero avvio all'invasione della Polonia in ottemperanza alle direttive del Fall Weiß. In Pomerania le forze polacche cominciarono a ripiegare già nel pomeriggio, a causa della pericolosa penetrazione di divisioni tedesche alla base del corridoio di Danzica, alle loro spalle; per coprire il ripiegamento, dunque, furono mandati avanti svariati reggimenti di cavalleria: il 18º Reggimento Ulani di Pomerania fu schierato nella zona della cittadina di Chojnice, già investita dalle truppe tedesche, ovvero unità appartenenti al 76. Infanterie-Regiment della 20. Infanterie-Division (mot.)[1] (tenente generale Mauritz von Wiktorin[2]). Il comandante polacco, colonnello Kazimierz Mastalerz, individuò i soldati tedeschi nei pressi di Krojanty, villaggio 7 chilometri a nord-est di Chojnice, in marcia lungo uno dei rami della ex Ostbahn prussiana; ordinò al 1º e 2º Squadrone di attaccare, per un totale di 250 cavalieri circa: la carica colse di sorpresa i tedeschi, che si ritirarono in disordine. Lo slancio polacco fu però interrotto dall'improvvisa apparizione di mezzi corazzati tedeschi – descritti dalle fonti come autoblindo[1] o trasporti truppe[3] – che bersagliarono gli Ulani con il fuoco di armi automatiche. Nella confusione Mastalerz rimase ucciso e gli squadroni polacchi ripiegarono con perdite relativamente pesanti, pur essendo riusciti a ritardare l'avanzata tedesca nel settore. La carica di Krojanty fu tra le azioni d'apertura della più ampia battaglia della foresta di Tuchola.[1][3]

I polacchi effettuarono svariate altre cariche di cavalleria nel settembre 1939, ma mai contro formazioni meccanizzate o singoli veicoli blindati.[1]

Sfruttamento mediatico

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Poco dopo la conclusione della schermaglia giunsero a Krojanty corrispondenti di guerra tedeschi e italiani (tra i quali ultimi si trovava Indro Montanelli[4]) che videro i cadaveri degli Ulani e dei cavalli vicino ad autoblindo e carri armati tedeschi parcheggiati o in marcia: ne trassero subito la conclusione che i polacchi avessero caricato con grande coraggio e inutile sacrificio i mezzi tedeschi. La notizia, pur falsa, fu subito ripresa e ingigantita dalla propaganda tedesca e apparve nel giro di poco sulla rivista militare Die Wehrmacht: la propaganda sovietica, a sua volta, accolse l'articolo acriticamente. In esso si leggeva che i polacchi, digiuni di guerra corazzata e a malapena coscienti di cosa fosse un carro armato, avevano pensato di poter respingere una divisione corazzata mediante una tradizionale carica di cavalleria; fu inferito, inoltre, che gli Ulani avevano creduto di trovarsi davanti solamente simulacri di mezzi corazzati, come quelli che la Germania aveva adoperato sin dalla fine degli anni 1920 per aggirare in qualche modo i divieti imposti dal trattato di Versailles.[1][3] Dopo il 1945 e oltre il mito della "carica contro i panzer" fu mantenuto vivo dai sovietici, che avevano tutto l'interesse a screditare il ceto dirigente e militare polacco in esilio nell'ottica della guerra fredda; potevano così sottolineare l'impreparazione alla guerra della seconda Repubblica di Polonia, la responsabilità del suo governo per il disastro nazionale e accrescere il lustro dell'alleato comitato di Lublino.[1]

Il generale Heinz Guderian, nelle proprie memorie Erinnerungen eines Soldates, riporta lo svolgimento della battaglia, in accordo però alla convinzione popolare:[1]

«La brigata di cavalleria polacca "Pomorska", che non sapeva nulla dei nostri carri armati, li caricò con spade e lance e subì perdite gravose.»

Lo storico militare Steven J. Zaloga ha proposto questa breve analisi:

(EN)

«If a single image dominates the popular perception of the Polish campaign of 1939, it is the scene of Polish cavalry bravely charging the Panzers with their lances. Like many other details of the campaign, it is a myth that was created by German wartime propaganda and perpetuated by sloppy scholarship. Yet such myths have also been embraced by the Poles themselves as symbols of their wartime gallantry, achieving a cultural resonance in spite of their variance with the historical record»

(IT)

«Se c'è una singola immagine che domina la percezione popolare sulla campagna di Polonia del 1939 è proprio quella della cavalleria polacca che, audacemente, carica i Panzer lancia in resta. Come molti altri dettagli relativi alla campagna, si tratta di un mito creato dalla propaganda di guerra tedesca e ripreso da studi sciatti. Eppure, tali mistificazioni sono state accolte dai polacchi stessi quali simboli del proprio valore in tempo di guerra, ottenendo un ritorno culturale, al netto della dissonanza che mantengono con la documentazione storica»

Questa volontà di riscatto e di rivendicazione passò anche al cinema: nel 1959, infatti, la battaglia fu riproposta secondo questi termini epici nel film Lotna, diretto da Andrzej Wajda.[4]

  1. ^ a b c d e f g (EN) Poland 1939 (Fall Weiss), su panzerworld.com. URL consultato il 22 settembre 2022.
  2. ^ (DE) General der Infanterie Mauritz von Wiktorin, su lexikon-der-wehrmacht.de. URL consultato il 22 settembre 2022.
  3. ^ a b c (EN) Charge at Krojanty, su worldhistoryproject.org. URL consultato il 22 settembre 2022.
  4. ^ a b Cavalieri polacchi contro panzer, su italiaoggi.it. URL consultato il 22 settembre 2022.

Bibliografia

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Voci correlate

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Collegamenti esterni

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