Carnevale di Putignano

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Il Carnevale di Putignano è un carnevale che si svolge nel comune di Putignano, in Puglia.[1] Nel 2018 giunge alla sua 624ª edizione.

Dal 2006 ha luogo anche un'edizione estiva. La maschera caratteristica della manifestazione è chiamata Farinella e deve il suo nome all'omonima pietanza di Putignano storia

Putignano veniva scelta come meta per il trasferimento: all'arrivo delle reliquie, i contadini, in quel momento impegnati nell'innesto della vite (ancor oggi una delle attività agricole tipiche del territorio), lasciarono i campi e si accodarono festanti alla processione e, dopo la cerimonia religiosa, si abbandonarono a balli e canti. Ci furono poi alcuni che recitarono in vernacolo scherzi, versi e satire improvvisati. Secondo gli storici, nascevano in quel momento le Propaggini, ancora oggi cuore della tradizione carnevalesca locale.

È solo con l'epoca fascista che il carnevale contadino si trasformerà in un più raffinato carnevale borghese e cittadino: nascerà così la sfilata di carri allegorici in parata, un modello comunicativo, quest'ultimo, caro alla cultura fascista. A far da base per questa trasformazione della tradizione, la maestranza artigianale del paese che metterà le sue competenze di falegnameria a disposizione del ludico spasso carnascialesco. Si narra che il primo carro fosse stato realizzato utilizzando come "anima" una rete di un pollaio.

Indice

Le PropagginiModifica

Il 26 dicembre i Putignanesi danno il benvenuto al Carnevale con la Propaggine, sicuramente una tra le tradizioni più caratterizzanti di questa manifestazione. Le sue radici, però, non sono concordemente accertate: alcuni, infatti, sostengono l'origine pagana, altri quella religiosa; questa, però, è la più accreditata. Infatti, secondo una leggenda locale, le origini della Propaggine risalirebbero al lontano 26 dicembre 1394, durante la solenne traslazione delle reliquie di Santo Stefano Protomartire da Monopoli a Putignano dove tuttora sono custodite nella chiesa di S. Maria la Greca.

Si narra che alcuni contadini putignanesi intenti a piantare le viti si unirono al corteo sacro con balli, canti e versi a rima baciata. Nel corso dei secoli, la festa del 26 dicembre ha perso parte dei suoi contenuti religiosi per acquistare un carattere più squisitamente critico e satirico nei confronti dei personaggi più in vista della città. Una curiosità! Nei primi anni del 1800 in occasione delle Propaggini una ordinanza del Sindaco vietò l'uso delle zappe e degli altri attrezzi agricoli; in quanto, essendo di ferro, potevano scheggiare la rinnovata pavimentazione del centro storico. Nel contempo, impose l'uso di attrezzi in legno ai propagginanti che, nel declamare i versi, fingevano di lavorare la terra.

I GiovedìModifica

I Giovedì, feste per antonomasia del Carnevale di Putignano che segnano l'avvicendarsi della manifestazione. Ufficialmente il periodo carnascialesco decorre dal 26 dicembre, giorno delle Propaggini, ma è a partire dal 17 gennaio, con la festa di Sant'Antonio Abate, che il Carnevale entra nel vivo. Da questa data, e fino all´ultima sfilata dei carri allegorici, si susseguono i Giovedì del Carnevale. Tradizione vuole che tali appuntamenti siano dedicati a diverse categorie di individui. Ogni giovedì, infatti, punta a rendere protagonista uno specifico strato sociale, con una vena mista di satira e puro divertimento. Quando il calendario lo consente, il primo Giovedì è quello dei monsignori, seguito in un ordine immutabile da quello dei preti, delle monache, delle vedove, dei pazzi, delle donne sposate e dei cornuti.

Quest'ultimo, in particolare, è caratterizzato dall´immancabile e goliardico rito del taglio delle corna, evento curato in ogni particolare (dal richiamo, all´ammasso, al corneo mattutino fino al taglio serale) dall´Accademia delle Corna. Una serie di appuntamenti, i Giovedì del Carnevale, che intrecciano sacro e profano e ci portano indietro nel tempo. In passato, infatti, proprio questi giorni rappresentavano l'occasione per improvvisare all´interno degli «jos´r», tipici locali (cantine e sottani) del centro storico, balli e banchetti in maschera. Oggi tale tradizione viene ripresa e arricchita da sagre, spettacoli, musica e divertimento.

Carri allegorici in cartapestaModifica

Tre domeniche prima del mercoledì delle ceneri si allestisce la prima delle quattro sfilate di carri allegorici in cartapesta, rappresentanti il mondo della politica, della cultura o della società. Il fascino dei carri allegorici e delle tipiche maschere del Carnevale di Putignano si basa sull'originalità, la raffinatezza, la delicatezza delle rifiniture della cartapesta ricca di caratteristiche particolari, realizzata con un procedimento che la "scuola putignanese" ha forgiato nel tempo ed ha custodito gelosamente tramandandone la tecnica da generazioni. La lavorazione della cartapesta, è uno dei passaggi finali indispensabili nel lungo e variegato lavoro artistico. Il procedimento della lavorazione è un prodigio artistico e tradizionale, che si realizza modellando e plasmando con arte gli strati di carta dei quotidiani ammorbidita dall'usuale colla di farina. La prima fase è quella della creatività, indispensabile per definire l'oggetto da costruire e i particolari del manufatto da realizzare.

Prima di tutto si crea una sagoma d'argilla, che poi darà forma e dettagli al prodotto finito. Completata si passa al calco in gesso, che, come un negativo, conterrà la cartapesta depositata per dare le sembianze alla scultura. A questo punto si esegue una colata di gesso caldo sull'argilla in modo che avvolga tutta la struttura per assumere la forma voluta sin nelle più piccole sfumature. Il gesso raffreddato consentirà il distacco dall'argilla e allora si potrà iniziare con la cartapesta. Per la sua leggerezza e porosità la carta dei quotidiani viene utilizzata per la costruzione, imbevendola nella particolare colla composta d'acqua e farina. Tagliuzzata in spesse striscioline viene fatta aderire al calco precedentemente rivestito d'olio che consentirà alla cartapesta di non attaccarsi alle parti gessate e asciugando ne favorirà il distacco. A questo punto il manufatto in cartapesta, che ha assunto le sembianze del primitivo modello d'argilla, viene rivestito di "carta cemento" per darle più resistenza, tenuta e impermeabilità e quindi dipinto con colori idrosolubili. Grazie alla leggerezza dei materiali sono stati creati carri di dimensioni maggiori e con movimenti effettuati attraverso leve mosse da uomini.

Più tardi, si è ricorso a movimenti elettromeccanici che hanno reso quasi autonomo e più spettacolare il movimento. Negli ultimi anni, l'innovazione tecnologica ha permesso il passaggio a movimenti elettronici, attraverso il ricorso a computer che guidano l'alternarsi dei movimenti. La struttura dei carri di Putignano è realizzata in ferro. Per prepararne uno è necessario un intenso lavoro di almeno 5-6 persone che si dedicano per 3-4 mesi e per diverse ore al giorno. Tra le decine di maestri cartapestai che hanno dato lustro al Carnevale, una menzione doverosa merita il maestro cartapestaio ARMANDO GENCO; il quale per la tanta dedizione e passione, accompagnate da un innato talento, ha primeggiato in Putignano. Nel 1946 incominciò a cimentarsi con la cartapesta; nel 1949 al suo carro "Più ti denudi e menc'illudi" fu assegnato il primo premio, ma tutto il clero locale disapprovò l'audace scollatura della figura femminile.

Instancabile ricercatore e finissimo artigiano, spinto dal desiderio di animare le sue creazioni, nel 1950 sperimentò i primi complessi movimenti e la cartapesta rinforzata sul carro "Due ragazze e un marinaio" (1º premio); infine nel 1953 introdusse la lavorazione dell'argilla. Le potenzialità della cartapesta da lui intuite ed esaltate, gli hanno consentito la realizzazione di vere opere d'arte unanimemente apprezzate, diventando per circa 30 anni il protagonista assoluto delle sfilate dei carri. ARMANDO GENCO è stato, quindi, il maestro che ci ha consegnato un prezioso messaggio di operosità, modestia e di tanta infinita passione per l'arte della cartapesta.

La Campana dei MaccheroniModifica

Si tratta di un rito molto antico, presente anche in altri centri del meridione, rimasto in auge fino alla metà dell'Ottocento e poi bruscamente interrotto. Anticamente, la sera del Martedì Grasso, un'ora prima della mezzanotte, il campanone della Chiesa Madre cominciava a scandire lentamente 365 rintocchi (uno per ogni giorno dell'anno) per ricordare ai putignanesi che il tempo delle feste e degli eccessi era finito e stava per cominciare quello della penitenza. Solo nel 1997 questa tradizione è ritornata in vita, trasformata in una festa di piazza, grazie agli studi del professor Pietro Sisto e all'impegno dell'Associazione Culturale "La Zizzania". In Piazza Plebiscito, sotto il sagrato della Chiesa Madre viene posta una campana in cartapesta e grazie ad un sistema di amplificazione si possono ascoltare i 365 rintocchi registrati su una cassetta. Si mangiano i maccheroni al sugo di pomodoro con salsiccia e si balla durante i sessanta minuti che precedono la mezzanotte, momento in cui due "officianti" cospargono il capo dei presenti con un pizzico di cenere, simbolo dell'inizio della Quaresima.

Nel 2017 è associata l'edizione n° 623.

Dall'edizione del 2013 la Fondazione del Carnevale ha imposto agli artigiani la realizzazione di carri allegorici con un tema comune, in questo caso i film di Federico Fellini.

Nell'edizione 2014 la Fondazione di Carnevale, frutto dell'esperienza dell'anno precedente, ha deciso di assegnare un tema comune per tutti i carri: la musica di Giuseppe Verdi.

L'impostazione di un tema per le sfilate è stato poi riconfermato per gli anni successivi: Sette vizi capitali (2015), Diversità (2016), Mostri (2017) e infine Eroi per il 2018.

NoteModifica

  1. ^ trenitalia.it i 4 carnevali più famosi d'Italia (JPG), su mailcartaviaggio.trenitalia.it. URL consultato il 31 gennaio 2013.

Voci correlateModifica

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