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Carta europea delle lingue regionali o minoritarie

trattato internazionale
Stati membri che hanno firmato e ratificato in verde scuro, stati che hanno firmato ma non ratificato in verde chiaro, altri stati del Consiglio d'Europa in bianco, stati non membri del Consiglio d'Europa in grigio

La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie[1] (in lingua inglese: European Charter for Regional or Minority Languages, ECRML) è un trattato internazionale concluso a Strasburgo il 5 novembre 1992 nell'ambito del Consiglio d'Europa (STE 148).

Per la Costituzione italiana la legislazione relativa alla ”politica estera e ai rapporti internazionali dello Stato” è esclusiva del legislatore statale. [2]


Indice

Obiettivi e motivazioniModifica

La Carta intende, da un lato, tutelare e promuovere le lingue regionali o minoritarie come parti del patrimonio culturale europeo in pericolo d'estinzione e, dall'altro, promuovere l'uso di queste lingue nella vita pubblica e privata. Il suo scopo è essenzialmente culturale. Contiene molte norme di tutela linguistica.

Essa nasce dalla constatazione che in varie parti d'Europa vivono popolazioni autoctone che parlano una lingua diversa da quella della maggioranza della popolazione dello Stato di appartenenza.

La Carta non comprende le lingue parlate dalle comunità di immigrati.

AdesioniModifica

Tutti i paesi europei, senza eccezione, possono firmare la Carta, anche se non hanno una lingua regionale o minoritaria (come il caso del Lussemburgo per esempio). Gli Stati membri possono scegliere di riconoscere la lingua che vogliono ma devono operare in conformità delle regole stabilite dalla Carta. Inoltre, gli Stati possono sempre aggiungere altre lingue dopo quelle già proposte all'atto della ratifica.

La carta è entrata in vigore quando è stata ratificata da almeno cinque stati, cioè il 1º marzo 1998.

Al 28 giugno 2009 la Carta è stata firmata da 33 stati europei, tra cui la Svizzera (nel 1993) e l'Italia (nel 2000).[3] Di questi, 24 stati l'hanno anche ratificata.

La Francia, dopo aver firmato la convenzione, non l'ha ratificata, ma ha redatto una lista delle lingue regionali[4] riconoscendole come patrimonio nazionale[5]. L'Italia ha ugualmente firmato la carta il 27 giugno del 2000, ma non l'ha ratificata. Una legge in materia di protezione delle minoranze linguistiche era stata approvata nel 1999[6]; nel 2012, il Consiglio dei ministri aveva approvato un disegno di legge di ratifica, ma il Parlamento non si è pronunciato in materia[7][8].

I paesi nei quali la carta è in vigore nel 2009 sono: Armenia, Austria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Germania, Liechtenstein, Lussemburgo, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia (dal 1º giugno 2009), Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ucraina e Ungheria.

Definizioni e lingue interessateModifica

Le lingue di cui al presente accordo sono le lingue tradizionalmente usate dai cittadini di una parte di uno Stato europeo. La definizione di «lingua regionale o minoritaria» si applica principalmente alle lingue parlate da una minoranza della popolazione:

  • La lingua regionale è una lingua, parlata all'interno di un Paese, espressione di una cultura regionale distinta dalla cultura del Paese stesso (ad esempio, il bretone, il basco e il sardo rispetto al francese, lo spagnolo e l'italiano). I sardi sono minoranza linguistica tutelata e riconosciuta dalla Repubblica italiana ai sensi dell'art. 6 della Costituzione italiana.
  • La lingua minoritaria è la lingua parlata da una significativa minoranza etnica di un Paese situata in un altro Paese (ad esempio, il tedesco parlato da una minoranza tedesca in Danimarca e l'ungherese parlato dalla relativa minoranza in Romania). In Italia sono minoranze linguistiche, tutelate e riconosciute, le dodici comunità etnico-linguistiche elencate all'art. 2 della L. 482/99, inclusi i sardi, i friulani, i ladini, gli occitani, etc. Per la Costituzione italiana e per il Consiglio d'Europa, non c'è alcuna distinzione tra minoranze linguistiche "con Stato" e le minoranze linguistiche "senza Stato"[9].

La "Carta" usa sempre l'espressione "lingue regionali o minoritarie" senza distinguere tra "lingue regionali" e "lingue minoritarie" e anche la definizione all'art. 1) fa riferimento all'intera espressione prima citata. In nessuna parte del trattato la "lingua regionale" e/o la "lingua minoritaria" sono normate separatamente, né vengono distinte sul piano concettuale fornendo due diverse definizioni delle stesse. All'articolo 1) la Carta si limita a poche indicazioni per definire il quadro entro il quale poi gli Stati firmatari sceglieranno le lingue tutelate dalla "Carta": al punto "a" - ii) è precisato che sono escluse le "lingue ufficiali" dello Stato, i "dialetti" delle lingue ufficiali (ma non specifica cosa costituisca un dialetto), le lingue dei migranti. La "Carta" all'art. 1 punto c), prevede inoltre anche la tutela delle comunità linguistiche parlanti una "lingua non territoriale" (Rom e Sinti): tutela non prevista dalla Legge italiana 482/99 (tutela minoranze linguistiche).

All'articolo 1 - Definizioni,[10] la Carta stabilisce che:

«a) per «lingue regionali o minoritarie» si intendono le lingue:
i) usate tradizionalmente sul territorio di uno Stato dai cittadini di detto Stato che formano un gruppo numericamente inferiore al resto della popolazione dello Stato; e
ii) diverse dalla(e) lingua(e) ufficiale(i) di detto Stato; questa espressione non include né i dialetti della(e) lingua(e) ufficiale(i) dello Stato né le lingue dei migranti;
b) per «territorio in cui è usata una lingua regionale o minoritaria» si intende l'area geografica nella quale tale lingua è l’espressione di un numero di persone tale da giustificare l'adozione di differenti misure di protezione e di promozione previste dalla presente Carta;
c) per «lingue non territoriali» si intendono le lingue usate da alcuni cittadini dello Stato che differiscono dalla(e) lingua(e) usata(e) dal resto della popolazione di detto Stato ma che, sebbene siano usate tradizionalmente sul territorio dello Stato, non possono essere ricollegate a un'area geografica particolare di quest'ultimo.»

La Carta non riporta uno specifico elenco di lingue in quanto ai sensi dell'art. 3 punto 1) tale elenco va comunicato da ogni Stato firmatario all'atto della ratifica della Carta stessa. Alcuni paesi, aderendo alla carta, hanno specificato l'elenco delle lingue applicabili[11]. Tra gli altri:

  • Austria: ceco, croato del Burgenland, romani, slovacco, sloveno, ungherese;
  • Croazia: ceco, italiano, ruteno, serbo, slovacco, sloveno, ucraino, ungherese
  • Slovenia: italiano e ungherese
  • Svizzera: italiano e romancio

Ai sensi della Carta, l'italiano è riconosciuto lingua minoritaria in Svizzera, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Romania[12].

Azioni che gli Stati firmatari devono o possono adottareModifica

 
Un esempio di azione proposta dalla Carta: cartelli bilingui in francese e bretone a Quimper.
 
Segnale stradale bilingue: Polacco e Casciubo

Gli Stati che hanno firmato e ratificato la Carta si impegnano a:

  • Riconoscere le lingue regionali o minoritarie come espressione della ricchezza culturale;
  • Rispettare la zona geografica dove una lingua regionale o minoritaria è radicata;
  • Adottare azioni efficaci per promuovere queste lingue;
  • Facilitarne e incoraggiarne l'uso, scritto e parlato, nella vita pubblica e privata;
  • Mettere a disposizione forme e mezzi adeguati di educazione a tutti i livelli appropriati;
  • Promuovere gli scambi transfrontalieri;
  • Proibire ogni distinzione, discriminazione, esclusione, restrizione o preferenza relative alla pratica di una lingua minoritaria o ogni atto destinato a scoraggiare o mettere in pericolo il mantenimento o lo sviluppo di essa;
  • Promuovere la comprensione reciproca tra tutti i gruppi linguistici di un Paese.

La Carta fornisce un elenco di azioni che gli Stati firmatari possono adottare per proteggere e promuovere le lingue storiche regionali e delle minoranze, come ad esempio l'uso di segnaletica bilingue [13] o l'apertura di scuole specializzate nell'insegnamento della lingua protetta. Gli Stati dovrebbero mettere in atto almeno 35 di queste azioni.

NoteModifica

  1. ^ Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, Consiglio d'Europa, CoE.int
  2. ^ https://www.senato.it/1025?sezione=136&articolo_numero_articolo=117 - Art. 117 Costituzione italiana (…) - Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea;
  3. ^ Consiglio d'Europa, su conventions.coe.int.
  4. ^ Langue française et langues de France, su culture.gouv.fr.
  5. ^ Constitution de la République française, Article 75-1, su assemblee-nationale.fr.
  6. ^ Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, su camera.it.
  7. ^ Italia, sulle lingue minoritarie passi ancora da fare, su affarinternazionali.it.
  8. ^ Lingua sarda, Marilotti (M5s): “Occorre ratifica della Carta europea delle lingue minoritarie”, su cagliaripad.it.
  9. ^ Legge 15 Dicembre 1999, n. 482 - "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 20 dicembre 1999 Art. 2. punti 1 In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo.
  10. ^ Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, su coe.int.
  11. ^ Convenzione, su conventions.coe.int.
  12. ^ Carta delle lingue, su languagecharter.eokik.hu (archiviato dall'url originale il 25 marzo 2012).
  13. ^ Carta europea delle lingue regionali o minoritarie del Consiglio d'Europa, 5 novembre 1992, articolo 10 (autorità amministrative e servizi pubblici), comma 2, lettera g

Voci correlateModifica

BibliografiaModifica

  • Mario d'Angelo, Paolo Vesperini,Le politiche culturali in Europa: Regioni e decentramento culturale, Consiglio d'Europa, Strasburgo, 2000

Collegamenti esterniModifica

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