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Cervara (Pontremoli)

frazione del comune italiano di Pontremoli
Cervara
frazione
Cervara – Veduta
Panorama di Cervara
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Tuscany.svg Toscana
ProvinciaProvincia di Massa-Carrara-Stemma.png Massa-Carrara
ComunePontremoli-Stemma.png Pontremoli
Territorio
Coordinate44°25′09.98″N 9°49′05.92″E / 44.41944°N 9.81831°E44.41944; 9.81831 (Cervara)Coordinate: 44°25′09.98″N 9°49′05.92″E / 44.41944°N 9.81831°E44.41944; 9.81831 (Cervara)
Altitudine725 m s.l.m.
Abitanti81 (2011)
Altre informazioni
Cod. postale54027
Prefisso0187
Fuso orarioUTC+1
Nome abitanticervaresi o cervarotti
PatronoSan Giorgio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cervara
Cervara

Cervara è una frazione del comune italiano di Pontremoli, nella provincia di Massa Carrara.

Si tratta dell'ultimo centro abitato della Valle del Verde e si trova ad un'altitudine di 725 metri s.l.m..

Essenzialmente il territorio si divide in tre parti principali:

  • Cervara alta
  • Cervara di mezzo
  • Cervara bassa

Indice

Il paeseModifica

Cervara è posta lungo la via del Borgallo che univa la Val di Taro alla Lunigiana ed è considerata la via più antica che portava dalla pianura parmense al mare ed al porto di Ameglia prima e di Luni poi. Veniva attraversata sia da pellegrini che dagli abati dell'Abbazia di Bobbio: vi era la presenza, sul suo percorso, di uno Xenodochio chiamato Nostra Signora della Cervara istituito per assistere i viandanti. Sul territorio si trova anche un toponimo, castello, stante ad indicare una torre difensiva dei Bizantini, la quale raffigurava l'importanza della Via del Borgallo ai tempi (fine VI secolo e metà VII secolo) della guerra fra Bizantini e Longobardi.

ClimaModifica

Nel paese, come in tutta la Valle del Verde, domina il bosco e la montagna. Il clima sarà dunque di tipo montano: freddo d'inverno e abbastanza mite d'estate. La stagione invernale precedente agli anni ottanta del '900 era particolarmente rigida con precipitazioni nevose di notevole entità. Per via dei bruschi cambiamenti climatici, queste ultime si sono ridotte, tant'è che vi sono stati lustri in cui si sono trascorsi inverni con totale assenza di coltre. Sempre per via dei mutamenti del clima, anche la stagione estiva ha cambiato fisionomia: fresca e non eccessivamente calda negli anni novanta e ben più calda ed afosa negli ultimi anni.

Le precipitazioni, specie nella stagione autunnale, sono di forte intensità tanto che frequenti sono i danni provocati:

  • nel 2005 tutti i paesi della vallata, a causa di un'alluvione, sono rimasti isolati a causa del cedimento della strada provinciale in prossimità della stazione ferroviaria dismessa di Grondola-Guinadi;
  • al termine del 2009, un'altra alluvione ha portato nuovamente al quasi totale isolamento del paese e delle frazioni limitrofe, interrompendo un tratto di strada provinciale in località Borgallo ed una porzione della strada minore (la "via vecchia" costruita dai paesani a picco e pala) in località chiamata Lama di Ciatén. Per alcuni mesi l'unica via di collegamento con Pontremoli rimaneva la piccola arteria "Grondola-Guinadi" che di fatto ha reso estremamente disagevole raggiungere la città in quanto i tempi di percorrenza venivano notevolmente allungati, specie per coloro che provenivano dalle due frazioni di Cervara, Prà del Prete e Barca.

Di seguito è riportata la tabella con le medie climatiche e i valori massimi e minimi assoluti registrati dalla Stazione meteorologica di Sarzana-Luni.

Cervara di Pontremoli
(1990-2000)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 8,310,712,615,817,519,621,425,819,914,211,08,19,015,322,315,015,4
T. min. mediaC) 0,00,00,00,05,48,210,812,97,56,82,21,30,41,810,65,54,6
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 159610000014103470546
Precipitazioni (mm) 61,459,543,889,180,547,822,749,4106,5143,3114,576,4197,3213,4119,9364,3894,9
Giorni di pioggia 7871083468109112625132791

Monumenti d'interesseModifica

Architetture religiose e civiliModifica

Cervara vanta un discreto patrimonio artistico rappresentato dalla Chiesa dedicata a San Giorgio, restaurata per buona parte negli anni 2000 e dai cosiddetti santi di chiocca o facion riconducibili al XVI- XVII secolo, collocati sopra i portali delle facciate delle abitazioni. Probabilmente questi elementi avevano in passato una funzione apotropaica, di difesa cioè dalle forze malefiche.

Dall'alto del paese, in particolare su quella che localmente viene chiamata Costa, si possono ammirare gli altri borghi della vallata quali, per esempio, Guinadi, Navola, San Lorenzo e Baselica. Il punto in questione altro non è che una collinetta visibile sin dalla strada principale (lo Stradone) che emerge dal bosco che circonda il paese. Altra attrattiva naturale è rappresentata da un piccolo bacino lacustre chiamato Lago Verde, raggiungibile mediante una strada sterrata agevolmente percorribile anche a piedi o in mountain bike.

  • la già citata chiesa dedicata a San Giorgio con campanile, ristrutturata nel 2001 sia esteriormente che internamente. La pianta è a croce latina ed all'esterno non presenta complementi architettonici degni di nota. Ciò che desta maggior interesse sono le lapidi a memoria dei caduti della Prima guerra mondiale e della Seconda guerra mondiale poste rispettivamente a sinistra e a destra dell'edificio. All'interno è riccamente composta da affreschi (anch'essi oggetto di restauro nel corso degli anni 2000), statue ed altri oggetti di fattura artigianale che completano il patrimonio della chiesa. Tanti di questi ultimi quali piatti, calici e altri sono stati venduti per far fronte alla copertura di debiti e per altre motivazioni di carattere riservato;
  • l'asilo, un edificio utilizzato prettamente per le votazioni amministrative e politiche e per accogliere i numerosi scout che ogni anno si avventurano nel territorio;
  • la scuola elementare, un vecchio stabile adibito, per molti anni, a "magazzino" pubblico. A partire dal 2008 è stato ceduto in locazione, dal comune pontremolese, ad alcune minoranze etniche;
  • l'ospedale, un edificio diroccato situato nella Cervara bassa e sottoposto a ristrutturazione dal Comune, non ancora terminata. Difficilmente tornerà all'attività originaria ed è proprio sulle sue pareti che si trovano gran parte dei santi di chiocca o facion sopra menzionati.

Attrattive naturaliModifica

Tra le bellezze naturali del posto, si annovera il Lago Verde, sito a circa 1068 m. Questo bacino lacustre non riceve un'adeguata manutenzione e pertanto si stima che entro il 2020 tale simbolo di Cervara cesserebbe di esistere. Qualora s'intendesse proseguire oltre si arriva alla Cascata di Farfarà che gli abitanti locali chiamano Fontana Gilente.

Il bosco è la seconda attrattiva del posto specie per i ricercatori di primizie naturali quali fragole, mirtilli, more, lamponi e funghi. Meno nobile, ma sicuramente proficua, la caccia dei cinghiali, cervi e lepri. Tali attività, dal 2010, sono soggette a restrizioni così come i paesi limitrofi. Difatti è stato concordato con la Comunità Montana locale una protezione dell'area boschiva che inibisce chi non è in possesso di regolare tesserino concesso dall'ente stesso, di avventurarsi nel territorio boschivo cogliendo i prodotti del sottobosco, pena una sanzione amministrativa e la confisca immediata del raccolto.

Mediante la strada che porta al cimitero cervarese, attraverso un percorso trekking segnalato da cartelli stradali e cartine, è possibile arrivare al Torrente Darnia. Cammino facendo è possibile ammirare il paesaggio incontaminato e, una volta arrivati al torrente, proseguire oltre per arrivare a Barca sito a 670 metri di altitudine. In questo minuscolo paese, abitato da poco più di 10 persone tutto l'anno, è situato un osservatorio meteorologico non più in uso. A questo punto il percorso trekking si unisce alla strada comunale scendendo la quale si arriva a Prà del Prete, anch'esso immerso nel verde e scarsamente popolato. Continuando per questo tragitto si giunge a quello che è localmente chiamato Bivio di Prà del Prete, lungo la strada vecchia, per mezzo del quale è possibile tornare a Cervara oppure dirigersi verso Pontremoli. L'itinerario in oggetto richiede all'incirca due ore di cammino ed è pertanto ideale per gli amanti delle escursioni podistiche.

PopolazioneModifica

Negli anni novanta contava poco più di 250 abitanti ma oggi vi risiedono all'incirca 30 persone, la maggior parte delle quali anziane; soltanto nella stagione estiva con l'arrivo di turisti svizzeri, francesi ed inglesi si registra una popolazione più elevata.

Festività e culturaModifica

Nella metà degli anni novanta, a Cervara, si svolgevano svariate feste folcloristiche e di puro intrattenimento tanto che questo era considerato il fulcro della Valle del Verde.[senza fonte]

Tra le manifestazioni più celebri il "falò al Perdino" luogo nel quale si disputavano, tra l'altro, partite di calcio, di bocce e feste da ballo.

Un'altra delle tante era la festa del mirtillo durante la quale veniva venduta questa primizia del sottobosco, pazientemente[senza fonte] colta dagli abitanti del paese. All'evento era abbinato il tiro al piattello e tante altre attività che di fatto intrattenevano le persone che si recavano a Cervara per l'occasione.

A poco a poco queste feste paesane sono cadute in disuso a causa della crescente industrializzazione ed alla conseguente migrazione dalle campagne alle città.

Gli unici eventi sono rappresentati dalle feste del patrono San Giorgio (23 aprile) e della Madonna che viene festeggiata tre volte in tre periodi diversi.

  • San Giorgio (23 aprile): Il Patrono viene festeggiato da una messa solenne nel pomeriggio e dopo di essa viene eseguita la processione.
  • Madonna di luglio, la quale rappresenta un saluto alla primavera ed un benvenuto all'estate. Nel passato, la Beata Vergine, augurava buoni auspici per il raccolto; la festa si svolge, come da tradizione, la prima domenica del settimo mese dell'anno con la classica impostazione: recita della Santa Messa in latino da parte del parroco e processione della statua dell'800 fino alla Piana, luogo composto proprio da una "piana" in sasso antico dove viene posata la statua di Maria e recitato il rosario.
  • Madonna d'agosto, storicamente rappresentata da una statua vestita di un antico ed artigianale vestito del '400 che è andato perduto a causa del poco interessamento da parte della committenza locale. La statua veniva in passato usata per la Madonna d'Ottobre, ma questa è stata rinchiusa inspiegabilmente in una cassa nei primi anni del '900 e lì dimenticata. Questa nuova festività, nata nel 2004, riscuote un discreto successo ed i proventi vengono investiti per la manutenzione dell'edificio sacro. Il programma, invariato negli anni, prevede la lotteria dove vengono proposte al pubblico pagante oggetti donati dal paese, la funzione commemorativa recitata per buona parte in latino, la processione sino al cimitero con le candele attraverso il percorso storico ed il saluto, con un lauto buffet, di tutti i partecipanti. La processione è senza dubbio il momento culminante dell'evento: suggestive, infatti, le numerose candele che illuminano la strada sino al camposanto.
  • Madonna d'ottobre: la statua utilizzata è sempre la medesima di luglio, solo che per l'occasione essa viene vestita con un abito differente. Data la stagione autunnale, questa festività non richiama un elevato numero di fedeli, tanto che più volte si è pensato al suo avvicendamento.

Il dialettoModifica

A Cervara la totalità della popolazione limitrofa parla il dialetto locale, il cervarese o cervarotto. Gli abitanti nati e cresciuti in questo paese, infatti, sono da sempre vissuti a contatto con il linguaggio tipicamente locale tanto che molti di loro trovano difficoltà a parlare la lingua italiana. Il dialetto in questione ha una cadenza che lo riconduce, per molti suoi termini, al francese. Questo è dato dal fatto che la maggioranza degli emigrati e dei turisti, che da decenni frequentano il borgo, provengano dalla Francia. Ascoltando una conversazione in "cervarotto" si possono tuttavia percepire vocaboli ed inflessioni di matrice parmense e spezzina. Infatti, pur essendo il paese ubicato in territorio toscano ma in zona di confine con Emilia e Liguria, l'influenza di queste regioni è molto forte e non solo dal punto di vista glottologico.

Come arrivareModifica

Da Pontremoli, proseguendo per la provinciale, raggiungere località Casa Corvi: una volta arrivati in loco, proseguire per la stessa sino allo snodo di due vie di comunicazione che conducono entrambe a Cervara:

  • la strada nuova, più agevole e sicura, inizia con un breve tratto in discesa e permette di raggiungere anche tutti gli altri borghi della vallata;
  • la strada vecchia, più stretta ma breve, permette di raggiungere, tra l'altro, due delle tre frazioni di Cervara: Prà del Prete e Barca. Tuttavia, a causa di violente perturbazioni datate fine 2009, quest'ultima arteria stradale è stata fortemente danneggiata tanto che essa risulta impraticabile ed in attesa di ripristino da parte degli organi locali preposti.

Dopo circa 20 minuti s'arriva alla frazione pontremolese, l'ultima densamente popolata della Valle del Verde.

Proseguendo oltre lungo una strada sterrata, si giunge alla Ceresola prima (terza ed ultima frazione di Cervara) ed al Lago Verde poi. Per arrivare in queste due località è consigliabile l'utilizzo di fuoristrada o automobili prive di assetti ribassati in virtù delle condizioni stradali difficilmente praticabili diversamente.

CuriositàModifica

  • Vi è aria di rivalità tra il paese di Cervara e quelli circostanti: legenda narra che i cervaresi fossero orgogliosi del fatto che si trovassero più in alto degli altri e respirassero ossigeno più fresco e puro. Essi deridevano i paesi vicini poiché non avevano la loro stessa fortuna e da allora i cervaresi chiamarono gli abitanti dei paesi meridionali burcai (popolazione scurrile e poco sana) mentre questi ultimi definirono, a loro volta, i cervaresi micci (popolazione psicologicamente instabile ed attaccabrighe). I soprannomi permangono ma le vicissitudini dai quali derivano sono oggetto di piacevoli e simpatiche chiacchierate nonché di bonarie canzonature.
  • Nel primo dopoguerra, le donne e gli uomini di Cervara hanno deciso di affibbiare un soprannome ad ogni abitante. L'esigenza, inizialmente goliardica, era nata per differenziare le donne e gli uomini che portavano lo stesso nome, in quanto creavano una notevole confusione. Col passar del tempo questo "secondo nome" è diventato una realtà quotidiana tanto che molti turisti estivi abituali non sono a conoscenza della vera identità delle persone poiché li conoscono solo tramite il loro soprannome.
  • I cognomi tipici del posto sono (in ordine alfabetico): Beccari, Cocchi, Corvi, Franchi, Iardoni, Marchetti, Menotti, Perini, Pizzanelli, Rossi, Travaglini, Zuccarelli. Ne esisteva un ultimo (Crovetti) ma non si ha conoscenza certa di soggetti con tale cognome originari del posto. A volte i soprannomi erano addirittura rivolti ad intere famiglie più che al singolo individuo. Eccone alcuni esempi esistenti: la famiglia "Gaiena" (trad. Gallina) sono i discendenti di tale Matteo Menotti, vissuto nel XIX secolo, così soprannominato perché tanto piccino di statura da essere ironicamente paragonato ad una gallina. La famiglia "Barbetta" sono i discendenti di Giuseppe Corvi (1883-1945), conosciuto in paese per la sua lunga e folta barba. I "Cariai" (Famiglia Rossi) venivano così chiamati perché il loro capostipite svolgeva la professione di impagliatore di sedie; infatti tale soprannome altro non è che la traduzione letterale nel dialetto locale di questo mestiere ormai scomparso.

NoteModifica


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