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Cesare Forni

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXVII
Gruppo
parlamentare
Misto
Circoscrizione Lombardia

Dati generali
Partito politico Fasci nazionali

Cesare Forni (Vespolate, 17 novembre 1890Milano, 2 luglio 1943) è stato un politico e militare italiano.

Indice

BiografiaModifica

Nato nel 1890 in un'agiata famiglia di affittuari agrari lomellini, studiò ingegneria presso il Politecnico di Torino senza terminare gli studi. Di carattere irrequieto e ribelle, partecipò con il grado di tenente alla prima guerra mondiale, guadagnandosi il grado di capitano[1] nel corpo dei bombardieri, reparto che, al pari degli Arditi, era destinato alle azioni più pericolose. Ottenne una medaglia d'argento al valor militare e due di bronzo.

Nel 1919, convinto dall'allora capitano Cesare Maria De Vecchi,[2] aderì allo squadrismo fascista, di cui divenne rapidamente un esponente di spicco in Piemonte, fondando anche un giornale, Il Trincerista.[3] Nel frattempo, trasferitosi a Mortara, centro politico ed economico della Lomellina di allora, si mise a capo di un autentico esercito personale, composto da centinaia di squadristi, in maggioranza reduci. In breve, fu riconosciuto quale ras incontrastato dell'intera provincia di Pavia. Le sue squadre imperversarono soprattutto in Lomellina, con azioni di estrema violenza e spregiudicatezza. Nel 1921 divenne membro del Comitato Centrale del PNF in rappresentanza della Lombardia[4] e capo della federazione provinciale fascista di Pavia. Mussolini gli affidò il coordinamento di tutte le squadre di Lombardia e Piemonte nei giorni della marcia su Roma.

Personaggio vulcanico, capace di grandi atti di generosità così come di crudi pestaggi, Cesare Forni venne definito «un cuore di bambino in un corpo di leone». Fu esponente dell'ala più radicale del movimento, diretta espressione del mondo agrario e del reducismo forsennato. Nel 1923 fu luogotenente generale della prima zona (Piemonte e Liguria) della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale.[5]

Popolarissimo tra gli squadristi, dopo la marcia su Roma e la presa del potere, venne considerato sempre più come un personaggio scomodo per il suo fascismo intransigente e poi come un vero e proprio dissidente, per i suoi violenti attacchi contro i nuovi arrivati nella classe dirigente del partito, senza un passato di convinta militanza nel movimento. Nel febbraio 1923 fu eletto presidente della provincia di Vigevano.[6] Sindacalista fascista, un altro motivo di scontro fu il mancato rispetto dei patti agrari da parte dei latifondisti pavesi. Sfidò in un duello alla sciabola l'allora segretario politico Francesco Giunta, beniamino di Mussolini, che ebbe luogo nell'aprile del 1923 a Roma e venne sospeso dai padrini quando entrambi i duellanti erano rimasti feriti.[7] Nel dicembre 1923 la giunta disciplinare del PNF lo sospese da tutte le cariche che ricopriva, la federazione pavese fu commissariata e nel febbraio 1924 fu espulso dal PNF.[6]

Presentò allora, in occasione delle elezioni del 1924, per il rinnovo del Parlamento italiano, sciolto nel gennaio da Vittorio Emanuele III, insiema a Raimondo Sala una lista fascista dissidente presente solo in Piemonte e Lombardia, in contrapposizione a quella ufficiale Lista Nazionale, denominata Fasci nazionali[8]. Il 12 marzo 1924 Cesare Forni venne assalito alla stazione centrale di Milano da alcuni squadristi tra cui Dumini, Volpi, Malachia, i consorziati nella cosiddetta Ceka Fascista, gli stessi che di lì a poco avrebbero ucciso Giacomo Matteotti.[9] Il 26 aprile 1924 si svolsero le elezioni e Cesare Forni risultò eletto,[10] unico deputato della sua lista.

Cesare Forni rimase comunque fedele a Mussolini e votò più volte la fiducia al suo governo[11], compresa quella richiesta nel 1925 dal Duce dopo il delitto Matteotti.[12] Si dichiarò in aula "interprete dell'opinione pubblica sanamente fascista"[13]. Nel 1926 pregò Roberto Farinacci di intercedere per una riconciliazione con Mussolini [6]. Nel 1927 e nel 1928 partì per lunghi periodi alla volta della Somalia per realizzare, senza fortuna, alcuni progetti agricoli. Restò deputato fino al 1929. Tuttavia, deluso e politicamente ormai del tutto ai margini, finito il mandato parlamentare, si ritirò a vita privata. Agli inizi degli anni trenta si trasferì a Milano dove lavorò come agente assicurativo dell'INA. Si sposò con Maria Maddalena Pira di Dogliani[14]. Secondo alcune fonti nel 1933 fu riammesso nel PNF e in seguito di nuovo espulso,[15] ma secondo altre non fu riammesso nel PNF, che anzi lo teneva sotto sorveglianza e nel 1941 lo fece arrestare per poco tempo.[16] Morì a cinquantadue anni, per una malattia incurabile, il 2 luglio 1943.

Restano alcune pagine del suo diario in cui, sul finire degli anni Trenta, traccia giudizi impietosi su Mussolini. Nel 1941, rifiutò sprezzante di tornare nel PNF, richiesta fattagli personalmente dal segretario politico di allora, Ettore Muti.[senza fonte] I suoi funerali, celebrati nella basilica di San Lorenzo di Mortara, furono seguiti da migliaia di lomellini, tra i quali molti dei suoi vecchi avversari politici.

Cesare Forni, Al capitan, riposa nel piccolo cimitero di Tornaco, nel novarese, luogo di origine della sua famiglia.

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'argento al valor militare
«Capitano di complemento, reggimento artiglieria di montagna - Durante tutta l'operazione contro un'importante posizione diede costante e mirabile esempio ai dipendenti di coraggio e sprezzo del pericolo, specio sotto il violento bombardamento dell'avversario e contribuì validamente al buon esito dell'azione.»
— Badoni, altipiano di Bainsizza, 29 settembre 1917

[17]

Ottenne pure due medaglie di bronzo e una medaglia d'oro conferitagli dalla Serbia[18]

NoteModifica

  1. ^ Giampaolo Pansa, Eia Eia Alalà, p. 88
  2. ^ Giampaolo Pansa, Eia Eia Alalà, p. 89
  3. ^ Giampaolo Pansa, Eia Eia Alalà, p. 91
  4. ^ Giampaolo Pansa, Eia Eia Alalà, p. 122
  5. ^ Dizionario biografico degli italiani (Treccani)
  6. ^ a b c Dizionario, cit.
  7. ^ Giampaolo Pansa, Eia Eia Alalà, p. 172
  8. ^ Giampaolo Pansa, Eia Eia Alalà, p. 189
  9. ^ Giampaolo Pansa, Eia Eia Alalà, pp. 202-203
  10. ^ Sito storico Camera dei deputati
  11. ^ http://storia.camera.it/regno/lavori/PDF/RI_LEG27/unica/00748.pdf
  12. ^ Giampaolo Pansa, Eia Eia Alalà, p. 229
  13. ^ http://storia.camera.it/regno/lavori/PDF/RI_LEG27/unica/00248.pdf
  14. ^ Giampaolo Pansa, Eia Eia Alalà, pp. 230-231
  15. ^ Mario Missori, Gerarchie e statuti del PNF, Bonacci, 2006, pagina 199
  16. ^ Treccani Nel maggio del 1929 gli venne tolta la sorveglianza. Anche se dai documenti non risulta il suo rientro ufficiale nel PNF, tuttavia per tutti gli anni Trenta i suoi rapporti con i vertici del partito appaiono buoni
  17. ^ Nastro Azzurro
  18. ^ Treccani

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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