Giampaolo Pansa

giornalista, saggista e scrittore italiano (1935-2020)
Giampaolo Pansa nel 2010

Giampaolo Pansa (Casale Monferrato, 1º ottobre 1935Roma, 12 gennaio 2020[1]) è stato un giornalista e scrittore italiano.

BiografiaModifica

Nativo di Casale Monferrato, dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato con 110/110 e lode e dignità di stampa in Storia moderna (Corso di Scienze Politiche, Facoltà di Giurisprudenza) presso l'Università degli Studi di Torino con una tesi intitolata La Resistenza in provincia di Alessandria (1943-1945) (relatore Guido Quazza), il 16 luglio 1959.[2] Il lavoro gli procurò il «premio Einaudi»[3] (la tesi fu poi pubblicata da Laterza nel 1967). Durante gli anni universitari, Pansa fu anche allievo di Alessandro Galante Garrone, il quale lo indirizzò per primo verso gli studi storici sulla Seconda guerra mondiale e sulla Resistenza italiana.

Dal primo matrimonio, con Lidia Casalone[4], è nato nel 1962 un figlio, Alessandro, ex amministratore delegato di Finmeccanica, morto l'11 novembre 2017, all'età di 55 anni.[5] In seconde nozze Pansa ha sposato la scrittrice Adele Grisendi[6] con la quale conviveva dal 1989[7].

È deceduto il 12 gennaio 2020 a Roma.

Carriera giornalisticaModifica

Dagli esordi alla rottura con l'EspressoModifica

Nel 1961 entrò nel quotidiano torinese La Stampa. L'elenco delle sue collaborazioni è il seguente:

con quotidiani

con settimanali

Nella carriera di Pansa hanno avuto un ruolo preponderante i giornali del Gruppo L'Espresso (la Repubblica e L'Espresso), coi quali Pansa ha collaborato ininterrottamente dal 1977 al 2008. Negli anni della sua collaborazione alla Repubblica, Pansa fu tra i rappresentanti della linea editoriale vicina alla sinistra di opposizione, senza risparmiare critiche anche al Partito Comunista Italiano. A la Repubblica ed al suo fondatore Pansa ha dedicato anche un libro: "La repubblica di Barbapapà", dal soprannome che la redazione del giornale aveva dato a Scalfari,[18] il ritratto, tra le tante cose, mette in luce i difetti del fondatore di Repubblica: faziosità politica ed estrema autostima, dall'altra i suoi pregi: genialità e completa dedizione al lavoro.[19]

Abile cronista politico, è considerato un "caposcuola"[20] del giornalismo della prima repubblica; attento osservatore dei fatti e dei personaggi, partecipava ai congressi politici armato di taccuino e binocolo da teatro[21], ed era solito arrivare tra i primi in tribuna stampa.[22]

Dopo la strage di piazza Fontana realizzò una preziosa opera di "controinformazione" che contribuì a smascherare le bugie delle autorità sulla strage[23], tuttavia si tenne lontano dalle campagne più virulente rifiutandosi[24][25][26], ad esempio, di firmare il manifesto contro il commissario Calabresi. È stato, inoltre, uno dei primi giornalisti di sinistra a riconoscere negli anni di piombo che "le Brigate Rosse erano rosse"[27]. Per la sua attività di giornalista finì nel mirino delle stesse Brigate Rosse insieme al collega e amico Walter Tobagi[28], che tuttavia scelsero di colpire quest'ultimo e non Pansa.[29]
Sono note, inoltre, alcune sarcastiche definizioni e neologismi che Pansa ha dedicato ai politici ed ai partiti italiani: "Parolaio rosso" per Fausto Bertinotti, "Dalemoni" allusiva al cosiddetto "inciucio" tra Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi ai tempi della Bicamerale, "Balena Bianca" per la Democrazia Cristiana in riferimento alla capacità di uscire indenne da "mille battaglie" del partito come la balena del romanzo di Herman Melville[30], "truppe mastellate" per indicare i fedelissimi di Clemente Mastella derivando l'espressione da "truppe cammellate"[31], "elefante rosso" per il Partito Comunista Italiano[32], "coniglio mannaro" per Arnaldo Forlani[33]. Pansa non fu tenero neanche con i colleghi giornalisti: nel 1980 scrisse su La Repubblica un articolo titolato «Il giornalista dimezzato», nel quale stigmatizzava il comportamento, da lui giudicato ipocrita, dei colleghi che, a suo dire, "cedeva[no] metà della propria professionalità al partito, all'ideologia che gli era cara e che voleva[no] comunque servire anche facendo il [proprio] mestiere"[34].

Periodo 2008-2020Modifica

Il 30 settembre 2008, trovandosi in contrasto con la linea editoriale, lasciò il Gruppo Editoriale L'Espresso[35]. Da allora ha scritto sui seguenti giornali:

Nel 2018 interrompe la collaborazione con La Verità in contrasto con la linea editoriale del giornale, commentando così le proprie dimissioni: "Non mi piaceva questa deriva leghista. Anzi, più che leghista direi proprio salviniana"[40].

Romanzi e saggi storiciModifica

La sua attività ha avuto come principale interesse la Resistenza italiana, già oggetto della sua tesi di laurea (pubblicata da Laterza nel 1967 con il titolo Guerra partigiana tra Genova e il Po).

Nel 2001 Pansa pubblica Le notti dei fuochi, ambientata tra il 1919 e il 1922, sulla nascita dello squadrismo, la marcia su Roma e i primi anni del regime fascista. Nel 2002 esce I figli dell'Aquila, racconto della storia di un soldato volontario dell'esercito della Repubblica sociale italiana. Comincia poi il ciclo «dei vinti»,[41] cioè una serie libri sulle violenze compiute da partigiani nei confronti di fascisti durante e dopo la seconda guerra mondiale: Il sangue dei vinti (vincitore del Premio Cimitile 2005), Sconosciuto 1945, La grande bugia e I vinti non dimenticano (2010).

Pansa recupera fonti come Giorgio Pisanò e Antonio Serena e racconta molte storie personali di cosiddetti "vinti" con metodo già descritto da Nicola Gallerano[42] e in una forma che è stata definita un misto fra romanzo storico, feuilleton e pamphlet per il gruppo delle sue sei opere principali sulla resistenza.[41]

Nel 2011 pubblica Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri, in cui ritrae l'Italia degli umili tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX attraverso la storia dei propri nonni e genitori.

Le polemicheModifica

In particolare per Il sangue dei vinti, Pansa è stato oggetto di critiche in quanto avrebbe "infangato" la Resistenza[43][44] e fu accusato di aver scritto un libro per mero calcolo economico, per ottenere importanti incarichi editoriali da Berlusconi e di aver romanzato storie già note.[45] Inoltre, a detta dei detrattori, ha utilizzato quasi esclusivamente fonti revisioniste di parte fascista,[43] accuse che Pansa ha sempre respinto con decisione[La fonte citata non dice niente rispetto all'uso o meno dell'uso della memorialistica fascista][46], sostenendo di aver utilizzato fonti di diverso colore politico e di aver fatto luce su una parte di storia sconosciuta senza sminuire il valore della Resistenza, e di aver spesso descritto i crimini che certi esponenti fascisti avevano commesso ai danni dei partigiani prima di essere a loro volta uccisi. Durante la presentazione dei suoi libri in alcune occasioni Pansa è stato oggetto di contestazione da parte di centri sociali di estrema sinistra, nonché da esponenti del mondo accademico[non chiaro], che accusano l'autore di revisionismo[47]. In un caso ci sono stati tafferugli tra gruppi di sinistra e di destra, entrambi presenti all'evento[48],. Tali episodi sono stati condannati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal presidente del Senato Franco Marini[49]. Vi è stato anche chi, come Galli della Loggia, ha giudicato positivamente il lavoro di Pansa, chiedendosi però come mai l'Italia si permetta di far luce sui crimini ignorati della sua storia solo quando sono gli intellettuali di sinistra a renderli noti al grande pubblico[50]. Anche lo storico Sergio Luzzatto, dopo una iniziale perplessità su Il sangue dei vinti, che comportò da parte sua anche dure prese di posizione[51], dichiarò in seguito che nelle sue opere «nulla si inventa» e c'è «rispetto per la storia»[51].

Il libro successivo, La Grande Bugia, è dedicato proprio alle reazioni suscitate da Il sangue dei vinti. Anche quest'opera è stata oggetto di critiche[52]. I gendarmi della memoria ha chiuso il trittico aperto da Il sangue dei vinti: è un atto di accusa contro quanti, a suo avviso, non accettano alcuna forma di ripensamento o di autocritica su quel periodo[53].

OpereModifica

  • Viva l'Italia libera. Storia e documenti del primo Comitato militare del C.L.N. regionale piemontese, Torino, Istituto per la storia della Resistenza in Piemonte, 1964.
  • La Resistenza nel saluzzese, con Mario Giovana, Giorgio Bocca, Piero Caleffi, Saluzzo, R.P.C., 1964.
  • La Resistenza in Piemonte. Guida bibliografica 1943-1963, Torino, Giappichelli, 1965.
  • Guerra partigiana tra Genova e il Po. La Resistenza in provincia di Alessandria, Bari, Laterza, 1967.
  • L'esercito di Salò nei rapporti riservati della Guardia nazionale repubblicana, 1943-44, Milano, Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione, 1969.
  • L'esercito di Salò, Milano, A. Mondadori, 1970.
  • Borghese mi ha detto, Milano, Palazzi, 1971.
  • Bisaglia: una carriera democristiana, Milano, SugarCo, 1975.
  • Cronache con rabbia, Torino, SEI, 1975.
  • Trent'anni dopo, con Vittorio Gorresio e Lietta Tornabuoni, Milano, Bompiani, 1976.
  • Comprati e venduti. I giornali e il potere negli anni '70, Milano, Bompiani, 1977, Premio Nazionale Rhegium Julii per la Saggistica.[54]
  • La guerra lampo di Cefis, Bologna, Il Mulino, 1977.
  • Storie italiane di violenza e terrorismo, Roma-Bari, Laterza, 1980.
  • Ottobre addio. Viaggio fra i comunisti italiani, Milano, A. Mondadori, 1982.
  • Trent'anni di scandali, Milano, Editoriale L'espresso, 1985.
  • Carte false, Milano, Rizzoli, 1986. ISBN 88-17-53597-4; Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1988. ISBN 88-17-11501-0.
  • I soldi in testa, Milano, Imago, 1986.
  • Lo sfascio, Milano, Sperling & Kupfer, 1987. ISBN 88-200-0710-X.
  • Questi anni alla Fiat. Intervista a Cesare Romiti a cura di Giampaolo Pansa, Rizzoli, 1988 - 2004. ISBN 88-17-00427-8.
  • Il malloppo, Milano, Rizzoli, 1989. ISBN 88-17-53605-9.
  • L'intrigo, Milano, Sperling & Kupfer, 1990. ISBN 88-200-1135-2.
  • Il gladio e l'alloro. L'esercito di Salò, Milano, A. Mondadori, 1991. ISBN 88-04-34581-0.
  • Il regime, Milano, Sperling & Kupfer, 1991. ISBN 88-200-1224-3.
  • I bugiardi, Milano, Sperling & Kupfer, 1992. ISBN 88-200-1453-X.
  • L'utopia armata. Come è nato il terrorismo in Italia, Milano, A. Mondadori, 1992. ISBN 88-04-36514-5.
  • L'anno dei barbari, Milano, Sperling & Kupfer, 1993. ISBN 88-200-1690-7.
  • Ma l'amore no, Milano, Sperling & Kupfer, 1994. ISBN 88-200-1886-1.
  • Siamo stati così felici, Milano, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 88-200-2072-6.
  • I nostri giorni proibiti, Milano, Sperling & Kupfer, 1996. ISBN 88-200-2289-3.
  • La bambina dalle mani sporche, Milano, Sperling & Kupfer, 1997.
  • Ti condurrò fuori dalla notte, Milano, Sperling & Kupfer, 1998. ISBN 88-200-2745-3.
  • Il bambino che guardava le donne, Milano, Sperling & Kupfer, 1999. ISBN 88-200-2912-X.
  • Romanzo di un ingenuo, Milano, Sperling & Kupfer, 2000. ISBN 88-200-3059-4.
  • Le notti dei fuochi, Milano, Sperling & Kupfer, 2001. ISBN 88-200-3223-6.
  • Bestiario d'Italia. 1994-2004, Milano, Sperling & Kupfer, 2004. ISBN 88-200-3662-2.
  • Notte a Is Arenas, Sassari, La nuova Sardegna, 2004.
  • Prigionieri del silenzio, Milano, Sperling & Kupfer, 2004. ISBN 88-200-3733-5.
  • I tre inverni della paura, Milano, Rizzoli, 2008. ISBN 978-88-170-2318-4.
  • Il revisionista, Milano, Rizzoli, 2009. ISBN 978-88-170-3040-3.
  • I cari estinti. Faccia a faccia con quarant'anni di politica italiana, Milano, Rizzoli, 2010. ISBN 978-88-170-3945-1.
  • Carta straccia. Il potere inutile dei giornalisti italiani, Milano, Rizzoli, 2011. ISBN 978-88-170-4927-6.
  • Poco o niente. Eravamo poveri, torneremo poveri, Milano, Rizzoli, 2011. ISBN 978-88-17-05210-8.
  • Tipi sinistri. I gironi infernali della casta rossa, Milano, Rizzoli, 2012. ISBN 978-88-17-05695-3.
  • La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti, Milano, Rizzoli, 2012. ISBN 978-88-17-06080-6.
  • La Repubblica di Barbapapà. Storia irriverente di un potere invisibile, Milano, Rizzoli, 2013. ISBN 978-88-17-06446-0.
  • Sangue, sesso, soldi. Una controstoria d'Italia dal 1946 a oggi, Milano, Rizzoli, 2013. ISBN 978-88-17-06874-1.
  • Bella ciao. Controstoria della Resistenza, Milano, Rizzoli, 2014. ISBN 978-88-17-07260-1.
  • Eia Eia Alalà. Controstoria del fascismo, Milano, Rizzoli, 2014. ISBN 978-88-17-07726-2.
  • La destra siamo noi. Controstoria da Scelba a Salvini, Milano, Rizzoli, 2015. ISBN 978-88-17-08050-7.
  • L'Italiaccia senza pace. Misteri, amori e delitti del dopoguerra, Milano, Rizzoli, 2015. ISBN 978-88-17-08290-7.
  • Il rompiscatole. L'Italia raccontata da un ragazzo del '35, Milano, Rizzoli, 2016. ISBN 978-88-17-08702-5.
  • Vecchi, folli e ribelli. Il piacere della vita nella terza età, Milano, Rizzoli, 2016, ISBN 978-88-17-09009-4.
  • L'Italia non c'è più. Come eravamo, come siamo, Milano, Rizzoli, 2017, ISBN 978-88-17-09368-2.
  • Il mio viaggio tra i vinti. Neri, bianchi e rossi, Milano, Rizzoli, 2017, ISBN 978-88-17-09573-0.
  • Uccidete il comandante bianco. Un mistero nella Resistenza, Milano, Rizzoli, 2018, ISBN 978-88-17-09817-5.
  • La repubblichina. Memorie di una ragazza fascista, Milano, Rizzoli, 2018, ISBN 978-88-17-10394-7.
  • Quel fascista di Pansa, Milano, Rizzoli, 2019, ISBN 978-88-17-10932-1.
  • Il dittatore. Matteo Salvini: ritratto irriverente di un seduttore autoritario, Milano, Rizzoli, 2019, ISBN 978-88-17-14132-1.

Il «ciclo dei vinti»Modifica

OnorificenzeModifica

  Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 27 marzo 2003. D'iniziativa del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.[55]

NoteModifica

  1. ^ Morto Giampaolo Pansa: il giornalista e scrittore aveva 84 anni, su Il Mattino.it, 12 gennaio 2020. URL consultato il 13 gennaio 2020 (archiviato il 13 gennaio 2020).
  2. ^ Dati desunti dai documenti posseduti dall'Archivio storico dell'Università di Torino
  3. ^ Massimiliano Bonino, Biografia di Giampaolo Pansa, su cinquantamila.it, 15 gennaio 2020. URL consultato il 15 gennaio 2020 (archiviato il 16 giugno 2018).
  4. ^ Un secolo di Monferrato (PDF), su ilmonferrato.it, p. 127 (archiviato il 5 settembre 2019).
  5. ^ È morto Alessandro Pansa, vicepresidente di Feltrinelli e figlio del giornalista Giampaolo Pansa, Il Post.it, 12 novembre 2017 (archiviato il 16 novembre 2017).
  6. ^ PressReader.com - Giornali da tutto il mondo, su www.pressreader.com. URL consultato il 12 gennaio 2020 (archiviato il 12 gennaio 2020).
  7. ^ Mal di Pansa (PDF), su stefanolorenzetto.it.
  8. ^ Angelo Scarano, È morto Giampaolo Pansa, su il Giornale.it, 12 gennaio 2020. URL consultato il 15 gennaio 2020 (archiviato il 12 gennaio 2020).
  9. ^ Dal 1º gennaio 1961 al giugno 1962 Pansa fece il praticantato.
  10. ^ Pansa scrisse un reportage da Longarone che iniziava con la frase: «Scrivo da un paese che non esiste più».
  11. ^ Cesare Martinetti, Addio a Giampaolo Pansa, giornalista totale oltre destra e sinistra, su Il Secolo XIX, 13 gennaio 2020. URL consultato il 15 gennaio 2020 (archiviato il 14 gennaio 2020).
    «Gampaolo Pansa [...] 57 di giornalismo, cominciati nel 1961 a La Stampa, ma segnati dal suo battesimo come inviato l’11 ottobre 1963 a Longarone, sulla spianata di fango e di morte del Vajont: "Vi scrivo da un paese che non c'è più..."».
  12. ^ Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà, Milano, Rizzoli, 2013. Pag. 149.
  13. ^ Massimiliano Lenzi, Se ne va Giampaolo Pansa, gigante del giornalismo, su IL TEMPO.it, 13 gennaio 2020. URL consultato il 18 gennaio 2020 (archiviato il 15 gennaio 2020).
  14. ^ Marco Damilano, Giampaolo Pansa e il potere di narrare, su l'Espresso, 12 gennaio 2020. URL consultato il 16 gennaio 2020 (archiviato il 13 gennaio 2020).
  15. ^ Stefano Di Michele, Giampaolo Pansa, su www.ilfoglio.it, 28 giugno 2010. URL consultato il 16 gennaio 2020 (archiviato il 14 gennaio 2020).
  16. ^ Simonetta Fiori, È morto Giampaolo Pansa, il giornalista e scrittore che ha segnato un'epoca, su la Repubblica, 12 gennaio 2020. URL consultato il 16 gennaio 2020 (archiviato il 13 gennaio 2020).
  17. ^ Pansa, che "liberò" il Pci dal mito della Resistenza, su Tempi, 13 gennaio 2020. URL consultato il 16 gennaio 2020 (archiviato il 14 gennaio 2020).
  18. ^ Pasquale Ferraro, Giampaolo Pansa: la verità oltre l'ideologia, su L'Occidentale, 25 gennaio 2020. URL consultato il 18 gennaio 2020 (archiviato il 18 gennaio 2020).
  19. ^ Gianpaolo Pansa, Giampaolo Pansa: 'Povero Eugenio Scalfari, finito in caserma', su www.panorama.it. URL consultato il 16 gennaio 2020 (archiviato il 18 gennaio 2020).
  20. ^ il manifesto, su ilmanifesto.it. URL consultato il 16 gennaio 2020.
  21. ^ Walter Veltroni, Pansa, un giornalista onesto anche nelle scelte più radicali, su Corriere della Sera, 13 gennaio 2020. URL consultato il 18 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 18 gennaio 2020).
  22. ^ Roberto Zichittella, Addio a Pansa, il cronista col binocolo, su Famiglia Cristiana, 13 gennaio 2020. URL consultato il 16 gennaio 2020 (archiviato il 18 gennaio 2020).
  23. ^ Raffaele Liucci, Pansa, da cronista di razza a spettatore disincantato, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 15 gennaio 2020 (archiviato il 15 gennaio 2020).
  24. ^ Pietro Mancini, Luigi Calabresi fu fucilato per lettera, su ItaliaOggi, 28 novembre 2015. URL consultato il 18 gennaio 2020 (archiviato il 18 gennaio 2020).
  25. ^ Antonio Giangrande, Malagiustiziopoli Malagiustizia Contro La Collettivita Seconda Parte: Disfunzioni Del Sistema, p. 123.
  26. ^ Sergio Lepre, Dentro le notizie: cinquant'anni di cronaca, storie e personaggi, Mondadori, p. 89.
  27. ^ Gianluigi Da Rold, GIAMPAOLO PANSA/ "Per favore non farmi piangere": il mio ricordo di un amico, su il Sussidiario.net, 13 gennaio 2020. URL consultato il 18 gennaio 2020 (archiviato il 14 gennaio 2020).
  28. ^ Sergio Menicucci, Le attuali idee di Walter Tobagi, su L'Opinione delle libertà, 1º giugno 2018. URL consultato il 18 gennaio 2020 (archiviato il 15 gennaio 2020).
  29. ^ web.archive.org, http://web.archive.org/save/http://www.rainews.it/dl/rainews/media/ultimo-saluto-a-Giampaolo-Pansa-lutto-cittadino-a-San-Casciano-dei-Bagni-Siena-672a891a-84f1-43cd-a554-8c832e143927.html.
  30. ^ Chi era Giampaolo Pansa, il giornalista che inventò la Balena Bianca, su Open, 12 gennaio 2020. URL consultato il 16 gennaio 2020 (archiviato il 13 gennaio 2020).
  31. ^ Origine e significato del modo di dire “truppe cammellate”., su Treccani, l'Enciclopedia italiana. URL consultato il 16 gennaio 2020 (archiviato il 24 giugno 2019).
  32. ^ Pansa, l'uomo che scoprì il Coniglio mannaro, su il Resto del Carlino, 15 gennaio 2020. URL consultato il 16 gennaio 2020 (archiviato il 18 gennaio 2020).
  33. ^ Shrek-Crosetto sfotte Letta "Coniglio mannaro come Forlani", su www.liberoquotidiano.it. URL consultato il 16 gennaio 2020.
  34. ^ Gabriele Marconi, Io, antifascista, dico che…, Area, 24 gennaio 2004. URL consultato il 6 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 16 aprile 2012).
  35. ^ Giampaolo Pansa, Carta straccia, 2011 (pp. 299-300).
  36. ^ Libero, giornalisti in fuga: Pansa, un vicedirettore e due cronisti lasciano. Feltri troppo renziano, su Il Fatto Quotidiano, 28 luglio 2016. URL consultato il 28 luglio 2016 (archiviato il 5 novembre 2016).
  37. ^ Editoria, Giampaolo Pansa ritorna con il Bestiario, su affaritaliani.it. URL consultato il 25 novembre 2018 (archiviato il 22 novembre 2018).
  38. ^ Giulio Gambino, "Promettimi che non mi censurerai mai": per oggi, il Bestiario di Pansa rinasce su TPI, su TPINEWS, 3 agosto 2019. URL consultato il 29 agosto 2019 (archiviato il 29 agosto 2019).
  39. ^ Davide Casati, Antonio Scurati e Giampaolo Pansa scriveranno per il Corriere della Sera, su Corriere della Sera, 20 settembre 2019. URL consultato il 21 settembre 2019.
  40. ^ italiaoggi.it, https://www.italiaoggi.it/news/pansa-lascia-laverita-a-causa-della-deriva-salviniana-2281728.
  41. ^ a b Luca Telese, Il sangue di Pansa, 6 ottobre 2010 (archiviato il 27 dicembre 2010).
  42. ^ Gino Candreva, La storiografia à la carte di Giampaolo Pansa (PDF), in Zapruder, nº 39, Storie in Movimento, 2016 (archiviato il 16 maggio 2018).
  43. ^ a b Angelo d'Orsi, Dal revisionismo al rovescismo. La Resistenza (e la Costituzione) sotto attacco, Micromega, 18 gennaio 2010. URL consultato il 22 febbraio 2012 (archiviato il 9 febbraio 2019).
  44. ^ Bocca: «Ci vuole una legge come per gli armeni», La Stampa, 18 ottobre 2006 (archiviato il 9 febbraio 2019).
  45. ^ Giacomo Galeazzi, Testimone di un'epoca - Addio a Giampaolo Pansa, cronista del Vajont e della Prima Repubblica, su www.interris.it. URL consultato il 16 gennaio 2020 (archiviato il 13 gennaio 2020).
  46. ^ Vedi Il Revisionista, pagg. 375-388. Nel capitolo intitolato «Maledetto Pansa!» l'autore elenca le cinque "verità" in cui ha sempre creduto:
    1 In tutte le guerre le parti coinvolte sono sempre due: i vincitori e i vinti.
    2 Nessuna guerra si può raccontare senza tener conto del punto di vista di entrambi i contendenti.
    3 Ascoltare e riferire le ragioni dei vincitori e degli sconfitti non significa condividerle.
    4 La quarta verità riguarda la sorte dei fascisti sconfitti. Anche volendolo, è impossibile costringere al silenzio le migliaia e migliaia di persone che hanno messo in gioco la loro esistenza e quella dei loro familiari. Ma il silenzio obbligato di chi ha partecipato a una guerra genera soltanto una storiografia faziosa e dunque falsa.
    5 In una società democratica, nata dalla vittoria contro una dittatura, tappare la bocca a chi ha perso significa contraddire un principio che tutti dovremmo aver caro: la superiorità del sistema liberale rispetto a qualunque regime autoritario, nero o rosso che sia.
  47. ^ Tiziano Tussi, Attorno al libro di Giampaolo Pansa, il sangue dei vinti, su resistenze.org (archiviato il 5 luglio 2019).
  48. ^ Aldo Cazzullo, Skinhead di sinistra e partigiani, rissa per Pansa, Corriere della Sera, 17 ottobre 2006. URL consultato il 22 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 12 novembre 2006).
  49. ^ Marini solidale con Pansa: "Aggressione da rifiutare", Repubblica.it, 18 ottobre 2006. URL consultato il 22 febbraio 2012 (archiviato il 7 novembre 2006).
  50. ^ Ernesto Galli della Loggia, I padroni della memoria, su Corriere della Sera, p. 1, 1º novembre 2003. URL consultato il 15 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 23 dicembre 2014).
  51. ^ a b Paolo Mieli, I compagni dimenticati del partigiano Primo Levi, su Corriere della Sera.it, 16 aprile 2013. URL consultato il 15 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 30 aprile 2013).
  52. ^ Durante la presentazione del libro in un hotel di Reggio Emilia il 16 ottobre 2006, il giornalista è stato apertamente contestato da alcuni giovani dei centri sociali (Aldo Cazzullo, Skinhead di sinistra e partigiani, rissa per Pansa). In seguito ad altri analoghi episodi, Pansa ha annullato le successive tappe del tour promozionale.
  53. ^ In particolare, il capitolo dedicato alla figura di Riccardo Fedel, comandante partigiano "liquidato" - sostiene Pansa - da una cospirazione stalinista, ha scatenato, poco dopo la pubblicazione, la reazione di alcuni "gendarmi" che, rivendicando - orgogliosamente - di essere tali, hanno attaccato la ricostruzione ad opera di Pansa: la rivista Il Calendario del Popolo, nella persona di Davide Spagnoli. Dopo l'uscita del libro si è rotta l'amicizia con il concittadino Davide Sandalo («Gendarmi della memoria» e fine di un'amicizia - Botta e risposta Pansa-Sandalo)
  54. ^ premio Rhegium Julii, su circolorhegiumjulii.wordpress.com. URL consultato il 3 novembre 2018 (archiviato il 24 aprile 2019).
  55. ^ Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana Pansa Dott. Giampaolo, quirinale.it. URL consultato il 22 febbraio 2012.

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