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Cenni al cultoModifica

StoriaModifica

Secondo la tradizione documentata da Francesco Baronio e Pietro Cannizzaro nel 309 sull'area sorgevano la casa natale di Santa Ninfa[2] e l'abitazione di Sant'Oliva.[3][4]

Il monumento nel giardino al centro della piazza, costituito da una colonna ricorda le vittime della bomba che il 9 maggio 1943 centrò un rifugio della zona, uccidendo molti cittadini.

InternoModifica

Il luogo di culto era rivolto a settentrione,[11] sulla facciata recava un medaglione raffigurante San Francesco di Paola, il coro nella controfacciata sovrastava ingresso.[12]

Altare maggiore in pietre dure con tabernacolo[11] e baldacchino in argento. Sull'altare la copia dei Sette Arcangeli, gli antichi affreschi erano localizzati nei locali della clausura del monastero. Titolari del patrocinio del cappellone la famiglia Pignatelli dal 1601.[12]

Sono altresì documentate sette statue in stucco opere di Vincenzo Gagini, un fonte in marmo opera di Antonio Gagini, un dipinto raffigurante San Michele Arcangelo, opera di Giuseppe d'Alvino detto il Sozzo.[19] In una cappella sulla destra è documentato un dipinto su tela, copia di un'opera realizzata da Vincenzo degli Azani.[11]

I Sette AngeliModifica

Nel 1516 furono rinvenute le immagini dei Sette Principi Celesti con i sette nomi e rispettivi attributi nella chiesa di Sant'Angelo Carmelitano[20] adibita a luogo di canto dei chierici della Cattedrale. Il canonico, vicario generale, Tommaso Belloroso, notò tracce di antichi affreschi sulle pareti. Ripuliti e schiariti con olio, restituirono immagini disposte su tre ordini:

  • Creazione del mondo e degli Angeli, con Lucifero ancora in stato di grazia e San Michele Arcangelo davanti al trono di Dio,
  • Vittoria di San Michele su Lucifero, la Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso, Abramo in ginocchio davanti ai tre Angeli e Abramo in atto di servire un banchetto agli Angeli,
  • Sette Angeli Principi con i loro nomi, simboli e raffigurazioni.
    • Michele, il Vittorioso, in atto di calpestare il dragone al centro,
    • Gabriele, il Nunzio, con specchio di diaspro e fiaccola,
    • Barachiele, Colui che viene in aiuto, con rose da distribuire,
    • Uriele, il forte Compagno, con spada e fiamma,
    • Raffaele, il Medico, nell'atto di guidare Tobia e portare un vaso di medicinali,
    • Geudiele, il Rimuneratore, con una corona e un flagello,
    • Sealtiele, l'Orante, raccolto in preghiera.

Il ritrovamento delle sacre immagini ridestò la grande devozione verso i Sette Principi Celesti e un'amplificazione iconografica straordinaria. Carlo V d'Asburgo a Palermo reduce dalla conquista di Tunisi del 1535, commissionò a Hieronymus Wierix delle incisioni fedeli per diffonderne il culto a Roma e nell'Impero.[21]

Confraternita imperiale dei Sette AngeliModifica

[22] La nobiltà di Palermo costituì la Confraternita dei Sette Angeli, che fu detta Imperiale, perché lo stesso Imperatore Carlo V volle essere annoverato tra i devoti.

Monastero dei Sette AngeliModifica

Dopo i danneggiamenti del 1860 le religiose assieme a quelle provenienti dal monastero delle Stimmate, queste ultime sfrattate per esproprio, confluiscono nel monastero di Santa Maria della Pietà.

Ospedale della Madre ChiesaModifica

Altrimenti noto come Ospedale all'arcivescovado o Ospedale della Chiesa Maggiore,[25] struttura fondata nel 1278 sull'area del monastero.[26]

Chiesa di San Giovanni al PianoModifica

Chiesa di San Giovanni Evangelista e Santo Stefano al Piano dei Cavalieri:[27] Primitivo luogo di culto presso il "Piano della Cattedrale".

Il 5 giugno 1580 l'arcivescovo Cesare Marullo fondò temporaneamente il Seminario dei Chierici.[28]

Chiesa di Sant'Angelo CarmelitanoModifica

Chiesa di Sant'Angelo Carmelitano dedicata a Sant'Angelo di Gerusalemme.[20]

NoteModifica

  1. ^ Antonino Mongitore, pp. 21.
  2. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 220.
  3. ^ a b Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 221.
  4. ^ a b Antonino Mongitore, pp. 6.
  5. ^ Antonino Mongitore, pp. 10 e 11.
  6. ^ a b Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 222.
  7. ^ Antonino Mongitore, pp. 29.
  8. ^ Antonino Mongitore, pp. 1.
  9. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 225.
  10. ^ a b Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 226.
  11. ^ a b c Antonino Mongitore, pp. 128.
  12. ^ a b c d Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 227.
  13. ^ a b c d Antonino Mongitore, pp. 132.
  14. ^ a b c d Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 228.
  15. ^ Pagina 578, Gioacchino di Marzo, "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti" [1], Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo, Volume I e II, Palermo, Stamperia del Giornale di Sicilia.
  16. ^ Antonino Mongitore, pp. 104.
  17. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 578.
  18. ^ Antonino Mongitore, pp. 126.
  19. ^ Antonino Mongitore, pp. 27.
  20. ^ a b Antonino Mongitore, pp. 10.
  21. ^ Antonino Mongitore, pp. 23.
  22. ^ Antonino Mongitore, pp. 30.
  23. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 224.
  24. ^ Antonino Mongitore, pp. 47.
  25. ^ Antonino Mongitore, pp. 92.
  26. ^ Pagina 363, "Opere storiche inedite sulla città di Palermo pubblicate su' manoscritti della Biblioteca comunale precedute da prefazioni e corredate di note per cura di Gioacchino Di Marzo" [2] Archiviato l'11 ottobre 2017 in Internet Archive., Volume 5, nello specifico la parte tratta da Francesco Maria Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, "Il Palermo d'oggigiorno", 5 maggio 1874, Palermo.
  27. ^ Antonino Mongitore, pp. 91.
  28. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 342.

BibliografiaModifica