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Le tredici hong intorno al 1805: si riconoscono le bandiere di Danimarca, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Gran Bretagna e Paesi Bassi

Il Cohong (in caratteri cinesi: 公行, in pinyin: gōng háng) era la "gilda" delle hong, ovvero delle case commerciali cinesi autorizzate ad esercitare il commercio con l'estero nel periodo Qing (1644-1911). Durante il secolo che precedette la prima Guerra dell'Oppio (1839) i rapporti commerciali fra la Cina ed il resto del mondo erano condotti esclusivamente attraverso il Cohong, che fu formalizzato con un editto imperiale del 1760 dell'imperatore Qianlong. I mercanti cinesi che facevano parte del Cohong erano detti hangshang (行商) mentre le loro controparti straniere erano dette yanghang (洋行, letteralmente "mercanti oceanici").[1]

StoriaModifica

 
Le "fattorie" europee a Canton intorno al 1785
 
Veduta delle "fattorie" di Canton intorno al 1805
 
Le "fattorie" intorno al 1807
 
L'incendio del 1822
 
le rovine dei magazzini dopo l'incendio del 1822
 
Le "fattorie" europee a Canton nel 1840
 
La mappa delle "fattorie" appena prima dell'incendio del 1841
 
Truppe britanniche salutano il viceré Kiyeng nel 1847
 
La mappa delle "fattorie" appena prima dell'incendio del 1856

A partire dall'epoca Ming (1368-1644), in conseguenza del trauma dalla dominazione mongola, furono emessi una serie di bandi sul commercio marittimo (haijin) che limitavano il commercio estero cinese e per qualche periodo cercavano di proibirlo del tutto.

Nel 1684 l'imperatore Kangxi della dinastia Qing permise agli stranieri di commerciare con la Cina nei quattro porti di Canton, Amoy, Songjiang e Ningpo[2]. A Canton i mercanti erano costretti ad arrivare fra giugno e settembre, sfruttando il monsone, e a ripartire fra novembre e febbraio[3]. I velieri stranieri attraccavano a valle, a Whampoa[4], mentre gli affari venivano trattati nel sobborgo occidentale di Canton[5]. I mercanti europei erano tenuti ad avvalersi come intermediari delle case commerciali cantonesi, dette hong (in caratteri cinesi: 行; in pinyin: háng), le quali garantivano allo Stato che gli stranieri rispettassero le leggi e pagassero le tasse. Le hong erano anche le proprietarie dei magazzini e degli alloggi che i mercanti stranieri dovevano usare[6]. Di solito, le merci erano traghettate dalla nave a terra, e viceversa, dalla ciurma, a spese dei mercanti cinesi e sulle loro barche[3].

Nel 1686 gli Europei furono autorizzati a prendere in affitto degli alloggi nel quartiere dei magazzini, per evitare di dover fare la spola con Whampoa ogni sera. Perlopiù, i mercanti, i loro aiutanti ed impiegati rimanevano nei magazzini; l'equipaggio (salvo qualche guardiano che restava a terra)[3] rimaneva a bordo, mentre i capitani facevano la spola fra la nave e il magazzino[4].

Inizialmente i mercanti andavano e venivano insieme alle navi, ma durante il Settecento le compagnie commerciali cominciarono ad affittare il loro magazzino per tutto l'anno per evitare di essere spostati al loro ritorno. I mercanti ebbero così il permesso di rimanere per qualche settimana dopo la partenza della loro nave, per preparare gli affari della stagione successiva: poi però dovevano trasferirsi a Macao durante la primavera e l'estate, fino all'arrivo della nave successiva[3]. Entro gli anni Sessanta del Settecento tutte le Compagnie delle Indie ebbero rappresentanti permanenti[7] e anche le stanze a Macao furono prese in affitto per tutto l'anno[3].

A metà Settecento la Compagnia britannica delle Indie orientali si rese conto che a Ningpo i prezzi e i dazi erano più bassi: era anche più vicina ai principali centri di produzione del e della seta. L'effetto del loro trasferimento sulle entrate fiscali di Canton e la paura che si creasse una seconda Macao spinsero l'imperatore Qianlong ad emanare nel 1757 un editto con cui proibiva agli stranieri l'accesso a tutti i porti eccetto a quello di Canton[8]. Eccezioni erano concesse con riferimento a tre nazioni: i coreani e i giapponesi commerciavano a Zhapu; i russi commerciavano a Kjachta.

Per mantenere i mercanti nell'area dei magazzini e fuori dei sobborghi occidentali, nel 1760 le 17 hong furono obbligate a costituirsi in Cohong[7]. Ogni hong pagava una tassa d'iscrizione di circa 10.000 dollari messicani (74.000 tael) nonché un contributo pari al 3% dei loro futuri guadagni. Dieci mercanti aderirono, con i fondi raccolti costituirono il fondo Consoo, il mercato coperto, e una nuova strada dove furono obbligati a trasferirsi i piccoli commercianti per continuare a vendere agli stranieri[9].

I magazzini furono distrutti da un incendio accidentale nel 1822.

Durante la prima Guerra dell'Oppio (1839–42) i magazzini furono nuovamente incendiati completamente. Il Trattato di Nanchino del 1842, mettendo fine alla Guerra, obbligò alla cessione dell'isola di Hong Kong agli Inglesi ed all'apertura dei porti aperti di Shanghai, Ningpo, Amoy e Fuchow. Formalmente il Trattato apriva al commercio estero anche la città di Canton dentro le mura di cinta, ma in realtà i governatori resistettero con vari pretesti: I magazzini furono ricostruiti nella loro posizione originaria ma, essendo diminuiti d'importanza, non furono più ricostruiti una terza volta dopo la loro distruzione allo scoppio della Seconda Guerra dell'Oppio. Al loro posto i mercanti stranieri inizialmente svolsero la loro attività al largo dell'isola di Henan sull'altra sponda del Fiume delle Perle e poi, a guerra finita, ricostruirono i propri magazzini in una nuova area sull'isola di Shamian, a sud dei sobborghi occidentali della città[10].

Il termine hong è usato anche in riferimento alle compagnie commerciali della colonia britannica di Hong Kong. Esse erano di proprietà inglese, ma al di sotto vi erano i compradores, dipendenti cinesi che trattavano con i mercanti locali. Le tre principali ditte di questo tipo furono Jardine, Matheson & Co, Dent & Co. e Russell & Co.[11].

Molte di queste aziende divennero imprese multinazionali i cui dirigenti erano in maggioranza europei[12].

In vista del ritorno di Hong Kong alla Cina nel 1997, varie hong avevano diversificato le loro partecipazioni ed avevano trasferito le sedi all'estero, per evitare eventuali espropri da parte dei comunisti[12].

OrganizzazioneModifica

Fra il 1757 e il 1842 i mercanti europei ed americani in Cina erano obbligati a vivere e a gestire i loro affari all'interno dell'area del porto di Canton, avendo rapporti con i cinesi solo attraverso le case commerciali autorizzate, le hong. I loro fondaci costituivano una comunità compatta che lo storico Jacques Downs ha definito un "ghetto dorato"[13].

I fondaci o "fattorie" (dal portoghese feitorias) non erano laboratori o manifatture, ma uffici e magazzini di agenti dei mercanti stranieri[14], che compravano e vendevano prodotti per conto delle case madri in cambio di una provvigione.

Gli agenti stranieri erano popolarmente chiamati supercargos in inglese, daban in cinese mandarino e taipan in cantonese[6]. Un capitano di nave, poteva essere il "supercargo" di se stesso; un grosso vascello East Indiaman poteva contarne cinque o più, che erano chiamati secondo la loro importanza "primo supercargo", "secondo supercargo", e così via. Un gruppo di "supercargos" si divideva il lavoro: qualcuno si occupava delle vendite, qualcuno degli acquisti, uno del tè, uno della seta[15]. I "supercargos" permanenti potevano dividersi il lavoro occupandosi ciascuno di una nuova nave attraccata. I contabili che li aiutavano erano detti writers (scritturali); quelli che operavano a bordo delle navi, anch'essi addetti a controllare questi libri contabili, erano detti pursers (addetti alla borsa, cassieri)[4].

Hong è la pronuncia cantonese del carattere cinese 行, termine che indica l'esercizio commerciale autorizzato[6]. Per estensione, la parola veniva usata anche per indicare il titolare, il mercante Hong, e la sua proprietà, la "fattoria".

Lo Hoppo, o più correttamente il Ministro della Dogana marittima di Canton, era il funzionario imperiale responsabile della Dogana imperiale. La parola Hoppo è un termine del Chinese Pidgin English, forse derivante da Hu Bu, il Ministero delle Finanze della Cina imperiale, ma il funzionario non aveva alcun rapporto con il Ministero. Lo Hoppo era incaricato di fissare i dazi quando una nave entrava in porto, un incarico che gli permetteva di diventare abbastanza ricco[16].

Lo Hoppo era nominato dall'Imperatore per controllare la tassazione e la riscossione dei dazi doganali; egli, inoltre dirimeva le controversie fra i mercanti, per evitare gli stranieri avessero contatti diretti con il Governo imperiale di Pechino[14].

Il primo hong fu fondato da Pan Zhencheng e altri nove seguirono negli anni Sessanta del Settecento: ad essi veniva concesso un redditizio monopolio sul commercio estero in cambio di varie tasse e contributi allo Stato[17].

 
Il giardino della "fattoria" americana intorno al 1845

Il numero di "fattorie" e di hong variò, ma all'inizio dell'Ottocento si stabilizzò a 17 o 18[18], fra cui le seguenti, in ordine da est a ovest:

Traduzione italiana Nome cinese[17] Nome cantonese
Caratteri cinesi Pinyin Caratteri cinesi traslitterazione Sidney Lau
"Fattoria" Creek 小 溪 館 Xiǎoxī Guǎn 怡 和 行 Yi⁴ Wo⁴ Hong⁴
"Fattoria" olandese 荷 蘭 館 Hélán Guǎn 集 義 行 Jaap⁶ Yi⁶ Hong⁴
"Fattoria" britannica
(Nuova "fattoria" inglese)
新 英 國 館 Xīn Yīngguó Guǎn 保 和 行 Bo² Wo⁴ Hong⁴
"Fattoria" Fung-tae
"Fattoria" Chow-Chow
("Fattoria" mista)
炒 炒 館 Chǎochǎo Guǎn 豐 泰 行
巴 斯 行
Fung¹ Taai³ Hong⁴
Ba¹ Si¹ Hong⁴
Vecchia "fattoria" inglese 舊 英 國 館 Jiù Yīngguó Guǎn 隆 順 行 Lung⁴ Sun⁶ Hong⁴
"Fattoria" svedese 瑞 典 館 Ruìdiǎn Guǎn 瑞 行 Sui⁶ Hong⁴
"Fattoria" imperiale
(Fondaco dell'Impero d'Austria)
帝 國 館 Dìguó Guǎn 孖 鹰 行 Ma¹ Ying¹ Hong⁴
"Fattoria" Paoushun 寶 順 館 Bǎoshùn Guǎn 寶 順 行 Bo² Sun⁶ Hong⁴
"Fattoria" americana 美 國 館 Měiguó Guǎn 廣 源 行 Gwong² Yuen⁴ Hong⁴
"Fattoria" Mingqua 明 官 館 Míngguān Guǎn 中 和 行 Jung¹ Wo⁴ Hong⁴
"Fattoria" francese 法 蘭 西 館 Fǎlánxī Guǎn 高 公 行 Go¹ Gung¹ Hong⁴
"Fattoria" spagnola 西 班 牙 館 Xībānyá Guǎn 大 呂 宋 行 Daai⁶ Lui⁵ Sung³ Hong⁴
"Fattoria" danese Factory 丹 麥 館 Dānmài Guǎn 黃 旗 行[19] Wong⁴ Kei⁴ Hong⁴

La "fattoria" Chow-Chow era indirettamente legata alla British East India Company.

Gli hong erano organizzati nella gilda detta cohong, che controllava anche il commercio con il Siam, nonché commercio interno nel Mar Cinese Meridionale[14].

Di nome il cohong era la gilda dei tredici hong, in realtà nel tempo le hong membri del Cohong sono oscillate da cinque a 26[20]. Le hong erano autorizzate dal Governo imperiale cinese ad avere rapporti commerciali con gli Occidentali, in particolare per quanto riguardava il tè e la seta[1]. Essendo le uniche case commerciali all'epoca autorizzate al commercio con l'Occidente, controllavano la maggior parte del commercio estero cinese.

GōngsuǒModifica

Il Cohong svolgeva anche il compito di supervisionare il fondo Gōngsuǒ (公所)(in realtà era il nome dell'ufficio del Cohong nella strada delle Tredici Fattorie), un fondo costituito dal denaro raccolto attraverso contributi obbligatori (公所费, gōngsuǒfèi) sul commercio versati dai singoli mercanti, per coprire i debiti delle hon andate in fallimento, nonché per pagare le tasse richieste dal Governo cinese. Ufficialmente i contributi dovuti erano pari al 3% del valore dei beni scambiati. Questo diritto inizialmente era dovuto solo sul tè, ma alla fine del Settecento riguardava 69 diversi prodotti[21][22]

NoteModifica

  1. ^ a b voce Cohong sulla Encyclopædia Britannica, Encyclopædia Britannica. URL consultato il 31 gennaio 2014.
  2. ^ Yibing Gong, The Circulation of Foreign Silver Coins in Southern Coastal Provinces of China 1790-1890, Hong Kong, University of Hong Kong, agosto 2006.
  3. ^ a b c d e Paul A. Van Dyke e Maria Kar-wing Mok, Images of the Canton Factories 1760–1822: Reading History in Art, Hong Kong, Hong Kong University Press, 2015, p. xvii.
  4. ^ a b c Paul A. Van Dyke e Maria Kar-wing Mok, Images of the Canton Factories 1760–1822: Reading History in Art, Hong Kong, Hong Kong University Press, 2015, p. xvi.
  5. ^ Paul A. Van Dyke e Maria Kar-wing Mok, Images of the Canton Factories 1760–1822: Reading History in Art, Hong Kong, Hong Kong University Press, 2015, p. 2.
  6. ^ a b c Paul A. Van Dyke e Maria Kar-wing Mok, Images of the Canton Factories 1760–1822: Reading History in Art, Hong Kong, Hong Kong University Press, 2015, p. xv.
  7. ^ a b Paul A. Van Dyke e Maria Kar-wing Mok, Images of the Canton Factories 1760–1822: Reading History in Art, Hong Kong, Hong Kong University Press, 2015, p. 1.
  8. ^ Priscilla Napier, Barbarian Eye, London, Brassey's, 1995, p. 58.
  9. ^ Paul A. Van Dyke e Maria Kar-wing Mok, Images of the Canton Factories 1760–1822: Reading History in Art, Hong Kong, Hong Kong University Press, 2015, p. xviii.
  10. ^ Book review of Everything in Style: Harriet Low's Macau, in Asian Review of Books. URL consultato il 14 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 18 luglio 2012)..
  11. ^ Hong Kong Hongs with Long Histories and British Connections (PDF), University of Hong Kong, 1990. URL consultato l'11 aprile 2011.
  12. ^ a b Genzberger, Christine A., Hong Kong Business: The Portable Encyclopedia for Doing Business with Hong Kong, 1994. ISBN 0-9631864-7-7
  13. ^ Jacques M. Downs, The Golden Ghetto: The American Commercial Community at Canton and the Shaping of American China Policy, 1784-1844, Bethlehem, PA, Lehigh University Press; ristampa: Hong Kong University Press, 2014, 1997, p. 4, ISBN 0-934223-35-1.
  14. ^ a b c Eileen Tamura, China: Understanding its Past, University of Hawaii, 1998, ISBN 0-8248-1923-3.
  15. ^ Paul A. Van Dyke e Maria Kar-wing Mok, Images of the Canton Factories 1760–1822: Reading History in Art, Hong Kong, Hong Kong University Press, 2015, p. xv–xvi.
  16. ^ Jacques M. Downs, The Golden Ghetto: The American Commercial Community at Canton and the Shaping of American China Policy, 1784-1844, Bethlehem, PA, Lehigh University Press; ristampa: Hong Kong University Press, 2014, 1997, p. 24], ISBN 0-934223-35-1.
  17. ^ a b Edmund Roberts, Embassy to the Eastern Courts of Cochin-China, Siam, and Muscat in the U.S. Sloop-of-war Peacock, Harper & Brothers, 1837.
  18. ^ Paul A. Van Dyke e Maria Kar-wing Mok, Images of the Canton Factories 1760–1822: Reading History in Art, Hong Kong, Hong Kong University Press, 2015, p. 90.
  19. ^ Paul A. Van Dyke e Maria Kar-wing Mok, Images of the Canton Factories 1760–1822: Reading History in Art, Hong Kong, Hong Kong University Press, 2015, p. xx.
  20. ^ (ZH) Hsien-chuan Liao, The Canton Hong System and Commercial Development in Ching Dynasty: a Study (PDF), Taiwan, Taipei: Chinese Culture University (archiviato dall'url originale il 19 febbraio 2014).
  21. ^ John Phipps, A Practical Treatise on the China and Eastern Trade, =Londra, Londra Wm. H. Allen, 1836, p. 151.
  22. ^ Paul A. Van Dyke, Merchants of Canton and Macao: Politics and Strategies in Eighteenth-Century Chinese Trade, Hong Kong University Press, 2011, p. 29, ISBN 978-988-8028-91-7.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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