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Colobus vellerosus

specie di animale della famiglia Cercopithecidae

DescrizioneModifica

Con un corpo di 61-64 cm, una coda di 75-81 cm e circa 9,9 kg di peso, il colobo velleroso è di colore prevalentemente nero, e mostra meno zone ricoperte di peli bianchi di tutte le altre specie del genere Colobus (a eccezione, ovviamente, del colobo nero, C. satanas, interamente di questo colore)[3]. Le zone bianche sono disposte attorno alla testa a formare una sorta di candida barba che si congiunge sopra le sopracciglia in una sottile striscia dello stesso colore; sono bianche anche una striscia presente sulle cosce e la coda, leggermente cespugliosa[4][5]. Si ritiene che la colorazione bianca e nera di questo animale sia di aiuto nello spezzarne il profilo nell'ombrosa volta della foresta[3]. I piccoli nascono ricoperti da una pelliccia completamente bianca, che inizia a cambiare colore intorno ai tre mesi[6]. Il corpo è snello, con una lunga coda e grandi callosità ischiatiche (le zone di pelle nuda inspessita presenti sul posteriore)[7]. Come negli altri colobi africani, il pollice è ridotto a un piccolo moncherino, ma le altre dita sono lunghe e quando la mano stringe un ramo costituiscono una sorta di gancio che consente all'animale un'ottima presa[3]. In passato questa specie era considerata una sottospecie del colobo orsino (C. polykomos), ma è stata elevata al rango di specie nel 1983[5][8].

Distribuzione e habitatModifica

Il colobo velleroso è diffuso nell'Africa occidentale dalla Costa d'Avorio alle regioni occidentali della Nigeria(8), in Benin, Ghana, Costa d'Avorio orientale, Nigeria occidentale e Togo[5].

Vive nelle foreste pluviali di pianura, nelle foreste a galleria decidue e nelle foreste circondate da savana, fino a 350 m di quota[4][5].

BiologiaModifica

Il colobo velleroso vive in gruppi misti costituiti in media da 16 esemplari, comprendenti ciascuno fino a quattro maschi adulti[4][5]. Ciascun territorio misura circa 50 ettari. Conosciamo ben poco sul comportamento e sulla biologia riproduttive di questo colobo: sappiamo solamente che la femmina partorisce sempre un unico piccolo[5]. Diurna e arboricola, questa specie predilige rimanere sugli alberi, sebbene talvolta, nelle zone di foresta inframmezzate da savana, si sposti sul terreno da un'isola forestale all'altra. La dieta consiste prevalentemente di foglie, frutta e semi[4]. Come tutte le altre specie di colobo, questa scimmia possiede uno stomaco multicamerato che gli consente di digerire anche le foglie più coriacee[6].

ConservazioneModifica

I maggiori pericoli che minacciano le specie di colobo bianche e nere sono la distruzione dell'habitat e la caccia[3][7]. La distruzione e la frammentazione dell'habitat sono state causate dall'agricoltura di sussistenza, dall'agricoltura commerciale e dall'industria del legname[7]. Anche i danni della pressione venatoria, per la carne, la pelliccia e la cattura di esemplari da vendere come animali domestici, sono stati ingenti. Molti popoli africani indossavano tradizionalmente pelli di colobo come ornamento e, all'estero, le pelli venivano utilizzate per foderare cappotti o tessere tappeti o arazzi. La richiesta dall'estero si fece particolarmente elevata sul finire del XIX secolo, quando vennero uccisi uno-due milioni di colobi. Oggi, in alcune parti dell'Africa, i turisti continuano a contribuire al declino di questi animali acquistando souvenir fatti con la pelliccia di questi animali[3]. Tuttavia, questa pratica influisce soprattutto sulle popolazioni di altri colobi bianchi e neri, come il guereza (C. guereza) dell'Africa orientale, mentre il colobo velleroso, più che per la pelle, viene cacciato per la carne[5].

La Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate (CITES) inserisce il colobo velleroso nell'Appendice II, regolandone così il commercio oltre i confini nazionali[9]. Attualmente questo colobo non è presente in cattività, ma esso è ospitato in 15 aree protette[5]. Allo scopo di migliorare la conservazione di questo animale, bisognerebbe anzitutto vietarne o regolarne la cattura, e proteggere le zone forestali rimaste da ulteriore degrado e distruzione[7].

NoteModifica

  1. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Colobus vellerosus, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ (EN) Oates, J.F., Gippoliti, S. & Groves, C.P. 2008, Colobus vellerosus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  3. ^ a b c d e SZG Docents Archiviato il 5 agosto 2006 in Internet Archive. (November, 2005).
  4. ^ a b c d bbc.co.uk - Science and Nature Archiviato il 24 marzo 2012 in Internet Archive. (November, 2005).
  5. ^ a b c d e f g h Richardson, M. (2005) Pers. comm.
  6. ^ a b Primate Behaviour (November, 2005).
  7. ^ a b c d Animal Diversity Web (October, 2005).
  8. ^ African Mammals Databank Archiviato il 4 febbraio 2012 in Internet Archive. (November, 2005).
  9. ^ CITES (November, 2005).

Voci correlateModifica

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