Costa Smeralda

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La Costa Smeralda (Monti di Mola in gallurese) è un tratto costiero della Gallura nel nord-est della Sardegna, che si estende per 55 chilometri.[1][2] L'espressione indica il tratto della costa di Arzachena, in provincia di Sassari, che si estende dal Capo Ferro – situato poco più a nord di Porto Cervo –, fino al golfo di Cugnana, all'inizio del territorio comunale di Olbia[3], presso la spiaggia di Rena Bianca Portisco.

Vista panoramica della Costa Smeralda

La Costa Smeralda, pur essendo un tratto di costa ben individuato, viene erroneamente confusa con tutta la costa nord-orientale della Sardegna. Anche i vicini borghi di Poltu Quatu, Baja Sardinia, Cannigione e Porto Rotondo vengono ad essa talvolta associati.[4]

DescrizioneModifica

 
Cartina della Gallura con l'indicazione della Costa Smeralda

La regione turistica, compresa nel territorio comunale di Arzachena, si estende su un tratto di costa di circa cinquanta chilometri. La costa è caratterizzata dalla presenza di numerose insenature, piccole spiagge, e poco distante da numerose isole dell'arcipelago di La Maddalena come Cappuccini, Bisce, Li Nibani, Mortorio, Le Camere e Soffi. Il territorio era prevalentemente disabitato fino a tutta la prima metà del XX secolo fino alla nascita, il 14 marzo 1962, del Consorzio Costa Smeralda per decisione del principe Karim Aga Khan IV, imam dei musulmani Ismailiti Nizariti, di cittadinanza britannica. Ben presto questo divenne un luogo di elezione del jet set internazionale, con locali come il Billionaire, e ripreso da film come Vacanze sulla Costa Smeralda e Vita Smeralda. Gli architetti incaricati di progettare le prime strutture, tra cui il villaggio di Porto Cervo e i principali alberghi, erano famosi: Jacques Couelle, Michele Busiri Vici e Luigi Vietti, uno dei fondatori dello Yacht Club.[5][6]

 
Da destra a sinistra: promontorio di Petra Ruja, penisola del Golfo Aranci, isola di Tavolara

Il cuore della Costa Smeralda è Porto Cervo dove si trovano anche tutti i servizi e altre numerose zone commerciali e residenziali come Romazzino, Capriccioli, Cala di Volpe, Golfo Pevero, Pantogia e Liscia di Vacca. Tra Porto Cervo e Cala di Volpe anche se al di fuori del Consorzio Costa Smeralda, si è sviluppata la zona commerciale e abitativa di Abbiadori.

Simbolo storico di Porto Cervo è la chiesa di Stella Maris, realizzata nel 1968 dall'architetto Michele Busiri Vici con uno stile mediterraneo che si adatta perfettamente all'architettura circostante. L'edificio si trova in una posizione favorevole con una vista panoramica che abbraccia l'intera insenatura del porto da un lato e monte Moro dall'altro. Custodisce la Mater Dolorosa, del pittore El Greco.[7]

La zona è servita, anche ai fini del notevole transito turistico, dal vicino aeroporto di Olbia-Costa Smeralda, a cui dà nome. Nel 2012 il controllo del Consorzio Costa Smeralda passa dalla società presieduta da Tom Barrack all'emiro del Qatar Hamad bin Khalifa al-Thani il quale gestisce il fondo sovrano del Qatar, per la cifra di 750 milioni di euro.

NoteModifica

  1. ^ Sardegna: uno “smeraldo” di costa, su www.siviaggia.it. URL consultato il 4 maggio 2020.
  2. ^ Costa Smeralda, eccellenza del turismo italiano, su www.mondodelgusto.it. URL consultato il 4 maggio 2020.
  3. ^ Costa Smeralda, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 1º marzo 2020.
  4. ^ Cunaccia, introduzione
  5. ^ Bandinu, prefazione
  6. ^ Pietro Clemente
  7. ^ in Bandinu

BibliografiaModifica

  • Bachisio Bandinu, Costa Smeralda. Come nasce una favola turistica, Milano, Rizzoli, 1980
  • Pietro Clemente, "Un'isola nell'isola": un bricolage antropologico con pezzi di Costa Smeralda, in Luciano Marrocu, Francesco Bachis, Valeria Deplano (a cura di), La Sardegna contemporanea. Idee, luoghi, processi culturali, Roma, Donzelli, 2015, 153-194
  • Cesare Cunaccia, Costa Smeralda. 50 anni di dolce vita in Sardegna, Milano, Rizzoli, 2012
  • Sandro Roggio, I cinquant'anni della Costa Smeralda, in La Nuova Sardegna, 25 settembre 2011
  • “La Principessa”: Guido Piga racconta l’origine del mito"
  • Gian Carlo Cocco, Quale futuro per la Costa Smeralda?, in Costa Smeralda Magazine, N.4 1993

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