Costantino Arianiti

condottiero albanese
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Costantino Arianiti
SoprannomeCominato
Comneno
NascitaDurazzo, 1456 circa
MorteMontefiore Conca, 8 maggio 1530
Dati militari
Paese servitoFlag of Most Serene Republic of Venice.svg Repubblica di Venezia
Flag of Montferrat.svg Marchesato del Monferrato
Flag of the Papal States (pre 1808).svg Stato Pontificio
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Costantino Arianiti, detto anche Cominato o Comneno (Durazzo (?), intorno al 1456[1]Montefiore Conca, 8 maggio 1530), è stato un condottiero e capitano di ventura (stradiot) albanese, attivo in Italia.

Stemma Arianiti Comneno

BiografiaModifica

Appartenente alla casata degli Arianiti, era figlio del feudatario albanese Giorgio Arianiti che combatté in Albania contro i turchi, e di Pietrina Francone, figlia del barone Oliviero Francone, luogotenente aragonese a Lecce. Una sua sorella, Andronica, fu moglie di Giorgio Castriota Skanderbeg.

Dopo la morte del padre, la vedova richiese nel 1463 la protezione della Repubblica di Venezia e i suoi figli, tra cui Costantino, ottennero nel 1464 il titolo di patrizi veneziani. La madre si trasferì quindi da Durazzo a Lecce e poi a Roma e qui Costantino divenne protonotaro apostolico, carica a cui rinunciò probabilmente dopo la morte di papa Sisto IV nel 1484.

Dalla fine del 1486 entrò al servizio di Maria Branković, sua parente e moglie del marchese di Monferrato Bonifacio IV Paleologo. Nel 1489 sposò una Francesca, figlia illegittima del marchese, che gli portò in dote terre e castelli. Dopo la morte del marchese Bonifacio (1494) e della moglie Maria (1495) assunse la tutela dei loro figli minorenni, Guglielmo Giovanni e Giorgio Sebastiano, con conferma dell'imperatore Massimiliano I.

Tramite le sue attività diplomatiche mantenne l'autonomia del marchesato in occasione della spedizione in Italia del re Carlo VIII di Francia, che appoggiò nel suo progetto poi fallito di invadere l'Albania con una flotta per sollevare la regione contro i turchi. Iniziò in questo periodo ad assumere i titoli di principe di Macedonia e di duca di Acaia.

Morto Carlo VIII nel 1498 perse l'appoggio della corte francese. Offrì i suoi servizi prima alla corte papale, poi ancora alla Repubblica di Venezia. Nel 1501 fu nominato ambasciatore dell'imperatore Massimiliano I presso la corte pontificia, aiutato dal matrimonio di una sua sorella con un parente del papa Giulio II.

Alla morte di Andrea Paleologo nel 1502, il titolo di despota di Morea (regione greca caduta in mano agli Ottomani circa mezzo secolo prima) fu da lui reclamato.[2]

Dopo essere passato direttamente direttamente al servizio del papa, nel 1512 fu nominato capitano generale delle truppe del concilio lateranense. Nel 1515 ottenne da papa Leone X il feudo di Fano[1] e nel 1524 il castello di Montefiore Conca e Mondaino. A causa delle lotte con le popolazioni del suo feudo scelse come residenza Montefiore Conca e progressivamente perse o vendette i possedimenti che ancora conservava nel Monferrato.

Il figlio Arianit (Arianito) Arianiti fu al servizio del papa come capitano delle truppe pontificie e morì nel 1551 durante la guerra tra Giulio III e Ottavio Farnese. Sua figlia Andronica sposò in prime nozze Orazio Trivulzio e in seconde nozze il nobile milanese Giorgio Secco.

Costantino Arianiti ebbe anche sei figlie:

  • Andronica, sposa di Carlo III Tocco
  • Pentesilea, sposa un albanese, Lekë del clan dei Dukagjini[3]
  • Ippolita, sposa in prime nozze di Zanobio de' Medici e in seconde nozze di Lionello Pio di Carpi
  • Polissena, sposa di Rinaldo degli Ottoni di Matelica
  • Deianira, sposa in prime nozze di Gaspare Trivulzio e in seconde nozze con Giorgio Trivulzio
  • Elena, sposa di Juan de Luna, conte spagnolo e castellano di Milano

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Natasha Constantinidou; Han Lamers, Receptions of Hellenism in Early Modern Europe: 15th-17th Centuries, BRILL, 2019, ISBN 978-90-04-40246-1, p. 286.
  2. ^ (EN) Jonathan Harris, Despots, Emperors, and Balkan Identity in Exile, in The Sixteenth Century Journal, vol. 44, n. 3, 2013, pp. 643–661, ISSN 0361-0160 (WC · ACNP).
  3. ^ Paolo Petta, Despoti d'Epiro e principi di Macedonia. Esuli albanesi nell'Italia del Rinascimento, Lecce, Argo, 2000, p. 205, ISBN 88-8234-028-7.

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