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Dioscoro I di Alessandria

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Dioscoro I
patriarca della Chiesa ortodossa copta
Dioskur I. Aleksandrijski.jpg
Elevato patriarca444
Deceduto454
 

Dioscoro I di Alessandria (... – Gangra, 4 settembre 454) fu il sedicesimo Papa della Chiesa copta (massima carica del Patriarcato di Alessandria d'Egitto) dal 444 al 451, quando fu deposto dal concilio di Calcedonia a causa del suo sostegno al monofisismo di Eutiche. È considerato santo da tre Chiese non calcedonesi: copta ortodossa, assira d'Oriente e apostolica armena..

BiografiaModifica

Dioscoro era il decano della Scuola catechetica di Alessandria e il segretario personale del Patriarca di Alessandria Cirillo, che accompagnò al Concilio di Efeso nel 431, dopo di che fu promosso Arcidiacono[1]. Dioscoro divenne Patriarca di Alessandria dopo la morte di Cirillo. Eletto Patriarca nel 444, aderì alla teoria cristologica del monaco bizantino Eutiche, suo contemporaneo, il quale sosteneva la predominanza della natura divina su quella umana[2].

Nel 448 un sinodo della Chiesa di Costantinopoli (cui apparteneva Eutichio), presieduto dal Patriarca Flaviano (446-449), condannò la teologia di Eutichio definendolo “monofisita”. Dopo la condanna, Crisafio, nemico politico di Flaviano, scrisse a Diodoro promettendogli la sua amicizia e protezione se avesse voluto prendere le difese di Eutichio. Crisafio fece in modo che l'imperatore Teodosio II (401-450) indicesse un concilio ecumenico e che Diodoro fosse nominato presidente.

Il concilio di Efeso si tenne nel 449. Dioscoro si presentava ad esso come difensore della fede e delle formule di San Cirillo, ma era innanzi tutto preoccupato dall'idea d'umiliare quella cattedra di Costantinopoli che pretendeva di esser superiore alla cattedra alessandrina in Oriente[3]. Da Roma Papa Leone I, deciso a sostenere Flaviano, inviò due rappresentanti, i quali depositarono una lunga lettera, nota come Tomus ad Flavianum, in cui il pontefice enunciò in modo esemplare la dottrina della duplice natura, umana e divina, di Cristo[4]. Nonostante l'intervento dei legati pontifici, Dioscoro intervenne per far sì che i documenti papali non venissero letti. L'8 agosto proclamò la dottrina di Eutiche conforme all'ortodossia[4] e il 22 depose parecchi vescovi: Eusebio di Dorilea, Teodoreto di Cirro, Iba di Edessa, Domno di Antiochia e specialmente Flaviano, che fu oggetto di un duro pestaggio e morì dopo tre giorni per le percosse ricevute[4].

Esercitando il pugno di ferro, Dioscoro era riuscito quindi a far approvare una professione di fede ispirata alla dottrina di Eutiche, ribaltando così i rapporti di forza tra Alessandria e Costantinopoli ed affermando l'autorità e l'indipendenza della sede patriarcale egiziana. Dopo il colpo di mano di Dioscoro, Leone I dichiarò nullo il concilio, definendolo un latrocinium[5] (infatti questo episodio è a volte citato in Occidente come "brigantaggio di Efeso"). A differenza della Chiesa di Roma, le tesi di Dioscoro furono ritenute valide dall'imperatore Teodosio II e i suoi atti furono quindi inclusi nel Codice teodosiano.

Alla morte di Teodosio, nel 450, gli ortodossi ottennero dall'imperatrice Pulcheria, poi canonizzata, la convocazione di un nuovo concilio che si tenne a Calcedonia nell'ottobre del 451, in cui il monofisismo venne condannato.
Furono esiliati sia Eutiche che Dioscoro, che morì nel 454 a Gangra in Anatolia[6].

Quando i fedeli seppero della sua morte, si consultarono con il clero egiziano ed elessero patriarca Timoteo II, discepolo di Dioscoro, senza chiedere l'assenso dei patriarchi bizantini. Questo metodo di elezione divenne da allora in poi la regola con la quale vennero eletti tutti i papi di Alessandria.
Gli effetti dell'operato di Dioscoro furono molto duraturi. La Chiesa di Alessandria, infatti, rifiutò la definizione della natura di Cristo sancita dal Concilio[7] ed uscì dall'ecumene cristiana.

NoteModifica

  1. ^ Encyclopædia Britannica, Micropædia vol. 4, p. 112. Chicago: Encyclopædia Britannica, Inc., 1998.
  2. ^ Battista Mondin, Dizionario dei teologi, p. 234. URL consultato il 23/03/2015.
  3. ^ Storia dei Concili di Efeso, di Nicea e di Calcedonia (PDF), su studiodomenicano.com. URL consultato il 27 marzo 2019.
  4. ^ a b c Acta Oecomenicorum Conciliorum, II, IV, 9, Berlino, E. Schwartz-J.Straub, 1914.
  5. ^ G.Filoramo - D.Menozzi, L'Antichità, Storia del Cristianesimo, p. 349.
  6. ^ DIOSCORO o DIOSCURO, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  7. ^ Non fu l'unica. Stessa decisione presero le chiese: apostolica armena, ortodossa siriaca e ortodossa d'Etiopia e (da quando faceva parte della Chiesa siriaca) Chiesa ortodossa siriaca del Malankara.

Collegamenti esterniModifica

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